Venerdì 10 Febbraio 2012
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Londra-Parigi: le relazioni pericolose ma non troppo

8 Luglio 2007

I cambiamenti che negli ultimi mesi si sono prodotti ai massimi livelli della vita politica francese e britannica ci spingono ad interrogarci seriamente sulle affinità e sulle differenze riscontrabili in maniera chiara e palese da parte di qualsiasi osservatore delle realtà d’Oltralpe e d’Oltremanica. Se l’Europa nel suo concreto divenire politico del secondo dopoguerra deve molto all’asse preferenziale franco-tedesco, è innegabile che la stessa idea politica del continente sia anche  frutto di una lunga e tormentata  relazione anglo-francese che si è sempre dimostrata resistente all’usura del tempo, pur rimanendo in perenne oscillazione tra amore e odio, o più prosaicamente tra sentimento e ragione.

Nel corso degli ultimi tre secoli, le potenze anglosassoni sono riuscite ad edificare in modo progressivo sistemi globali di proiezione di potenza (economica, militare, culturale) basati sul principio comune fondamentale costituito dal liberalismo economico. La Francia osteggiò strenuamente la scalata della Gran Bretagna ai vertici del potere mondiale in un arco di tempo che va dalla salita al trono inglese di Guglielmo III (1689) sino alla sconfitta di Napoleone a Waterloo (1815). Ma a partire da quella data, Parigi rinunciò effettivamente a qualsiasi tentativo di contrastare manu militari la potenza britannica, accontentandosi dell’obiettivo più modesto e più lungimirante, costituito dalla tutela dei suoi interessi politici e dalla difesa dei suoi valori identitari, culturali ed economici in un mondo caratterizzato dalla prevalenza politica delle potenze anglosassoni, che produceva come conseguenza l’affermazione del liberalismo economico e una globalizzazione a tassi accelerati.

L’interscambio tra queste due società ha generato cambiamenti in grado di mutare il volto del mondo occidentale sotto il profilo geo-politico, culturale ed economico e non è esagerato affermare che le due forze che continuano a dominare il mondo traggono origine dalla complessa dinamica storico-relazionale anglo-francese. Cogliere la storia di quella dinamica ci mette in grado di comprendere in maniera più approfondita la politica mondiale contemporanea. La maggior parte di quello che presumiamo di sapere sulle relazioni anglo-francesi si rivela sbagliato ad un più accurato esame. Il cibo inglese, per esempio, non sempre è stato considerato incommestibile dai francesi. Nel secolo XVIII, le pietanze della campagna britannica erano spesso considerate deliziose quanto quelle galliche, e i giudizi gastronomici francesi sulla qualità degli alimenti inglesi erano molto più variegati rispetto a quanto sarebbe stato possibile riscontrare solamente mezzo secolo più tardi. Vi sono anche evidenti segni di contaminazione britannica sulla cucina transalpina. Lo stesso Roland Barthes ha dimostrato come un emblematico piatto della gastronomia francese, le cd steak–frites, fossero state in realtà esportate a Parigi dal vittorioso esercito di Wellington. Inglese era il fondatore della moderna sartoria parigina, Charles Frederick Worth, che rese famoso il termine chic e fu il maggior artefice della trasformazione che fece di  Parigi il centro più importante della moda internazionale. Se il Regno Unito era meno rigido, la Francia era meno tollerante in materia di morale rispetto a quanto gli abitanti di entrambi i paesi siano usi pensare al giorno d’oggi. Arthur Rimbaud e Paul Verlaine trovarono rifugio a Londra quando la loro relazione sessuale, unitamente alle loro opinioni politiche, rese per loro necessario dover abbandonare Parigi. Rimbaud, per esempio, pensava che la vita londinese  facesse apparire provinciale quella parigina.

Prima della Rivoluzione del 1789, i francesi erano sbalorditi dallo egualitarismo regnante nella vita sociale inglese. Un osservatore del tempo scrisse con stupore di aver visto spesso signori e artigiani conversare amabilmente di politica, seduti ai tavoli di una taverna. I due paesi esercitarono una forte influenza uno sull’altro. E fu per contrastare la potenza francese che il Regno Unito introdusse il sistema fiscale noto come Dutch Finances, alla fine del secolo XVII,  e  forgiò un durevole consenso popolare attorno alla gloriosa rivoluzione del 1688-1689. Alla stessa maniera, i francesi devono ringraziare gli inglesi per la loro rivoluzione del 1789, anche se a volte in maniera indiretta.  La popolarità di cui oggi godono il decostruzionismo e altre bizzarre forme di pensiero francesi è solo l’ultimo episodio nella lunga lista di interscambi culturali che si sono venuti a stabilire nel corso del tempo tra le due rive della Manica. Voltaire portò le idee dell’Illuminismo britannico in Francia; politici e uomini di Stato francesi guardarono continuamente al Regno Unito come fonte di ispirazione e direzione. Gli stereotipi nazionali hanno avuto un ruolo speciale nel determinare l’atteggiamento mentale collettivo di entrambi i popoli. Per secoli, i francesi hanno considerato gli inglesi come culturalmente isolati, eccentrici, rudi, ed in ogni caso forieri di disturbo. Per un periodo egualmente lungo, i britannici hanno visto i francesi come esseri altamente civilizzati, una sorta di  marchio di garanzia  del gusto sofisticato e delle buone maniere, sia nell’abbigliamento che nel cibo, quanto nelle arti. L’antagonismo tra i due paesi è anch’esso sopravissuto all’usura del tempo, anche se i più recenti sondaggi tendono a rilevare come i francesi abbiano un maggior grado di antipatia verso gli abitanti del Regno Unito che viceversa.

La durevolezza di tali stereotipi e il persistente sentimento di diffidenza reciproca nutrito da questi due popoli dovrebbe scoraggiare gli entusiasti della globalizzazione, i quali reputano che comunicazioni più ravvicinate e continue possano condurre ad una maggiore comprensione e a una migliore armonia a livello mondiale. I francesi e gli inglesi si sono vicendevolmente trovati in una situazione più o meno da “comunicazione in tempo reale”, sin da quando la prima linea telegrafica venne istituita tra Londra e Parigi, nel 1850. Ma questo non sembra esser stato d’aiuto per una migliore comprensione reciproca. Se il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America sono due paesi divisi da una lingua comune, Francia e Regno Unito sono divisi da una storia comune. Ciascuna cultura nazionale ha costruito la propria versione del passato. Non stupisce affatto che l’attacco britannico contro la flotta francese a Mers-el-Kébir nel 1940, successivo alla resa francese nei confronti della Germania, sia più vividamente ricordato in Francia piuttosto che nel Regno Unito. Sino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna poteva tranquillamente guardare alla propria storia moderna come a un’epopea piena di successi ridondanti. Viceversa, la Francia era alle prese non solamente con una lunga sequenza di ambizioni frustrate e sconfitte militari, ma doveva comunque imparare ad adattarsi alla conseguenza di vivere in un mondo le cui principali coordinate politico-economiche venivano modellate in base alle preferenze degli odiati rivali britannici. Anche quando entrambi i paesi decaddero allo status di potenze di secondo rango, dopo il  secondo conflitto mondiale, tale situazione non subì significativi mutamenti. L’ascesa degli Stati Uniti a potenza mondiale fu più facile da accettare per i britannici che per i francesi. Ed essa venne percepita come un altro episodio nella lunga saga del potere anglo-sassone. Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno il compito di  guidare lo sviluppo di questa gradevole inimicizia alla fine del primo decennio del secolo XXI verso nuovi e importanti traguardi. Dalla misura del loro successo sarà possibile rilevare anche le effettive possibilità di riuscita del progetto comune europeo.

 

Commenti
UnfetteredThinker
08/07/07 18:25
Francia, Gran Bretagna e Germania: il futuro siamo noi.
Sebbene sia ancora vero che in molti aspetti la Manica sia molto più larga dell’Atlantico, il rapporto tra Francia e Gran Bretagna ha storicamente influito nei rapporti tra il vecchio continente e il nuovo mondo. Nel 1815 con il Congresso di Vienna la Gran Bretagna vincitrice iniziava il suo secolo d’oro per il suo Impero e acconsentiva ad un rientro della Francia monarchica nell’ambito del Concerto Europeo. Nel 1823 la dottrina Monroe iniziava l’isolazionismo americano garantito dalla Royal Navy che teneva “chiusi nella loro bottiglia gli scorpioni europei”. Nel 1904 l’Entente Cordiale sistemava i conflitti coloniali tra Francia e Gran Bretagna specialmente in Africa il cui evento più grave fu lo scontro avvenuto a Fashioda, prima pietra su cui verrà costruito l’edificio dell’Intesa che sarà poi rilevante nella prima guerra mondiale. Questa scelta pone l’Impero Britannico in contrasto con la Germania nata nel 1870. Il fallimento della politica dell’appeasement di Chamberlain e i sentimenti filo-francesi di Churchill e il suo sacrificio nel portare la “croce di Lorena” rappresentata da De Gaulle permisero alla Francia di uscire dalla Seconda Guerra Mondiale come vincitrice nonostante la riluttanza di Roosevelt. Il fallimento dell’iniziativa di Suez nel 1956 provocata dalla contrarietà americana del Presidente Eisenhower pose fine alle ultime velleità imperiali di Francia e Gran Bretagna ( ed europee !) Il Trattato dell’Eliseo del 1963 lega strettamente Francia e Germania. Mentre la Francia di De Gaulle, che nel 1962 aveva posto il veto sull’adesione britannica alla Comunità europea, vuole essere più indipendente dagli Stati Uniti, la Germania invece rimane completamente fedele all’Alleanza Atlantica come indica il preambolo del documento votato dal parlamento tedesco di Bonn e promuove più stretti rapporti con la Gran Bretagna. Senza la Germania riunificata, Francia e Gran Bretagna oggi possono influire ben poco sul futuro dell’Europa. La Gran Bretagna è oggi evidentemente la nazione europea più orientata alla globalizzazione mentre la Francia è quella più restia ad aprirsi, sebbene molte sue aziende siano in cima alle classifiche internazionali. La Germania è in termini demografici ed economici la prima tra le nazioni europee. Ad incidere sul futuro del vecchio continente sarà indubbiamente l’ulteriore stringersi dei rapporti o meno tra Francia-Gran Bretagna-Germania. Sempre che gli interessi nazionali e le diverse sensibilità culturali non suggeriscano altrimenti.
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