Il Consiglio di amministrazione dell’ Alitalia riunito per scegliere il partner con cui avviare le trattative – badate bene avviare, non chiudere, le trattative – ha stabilito di rinviare la decisione al 18 dicembre.
Tutto ciò dopo che la questione è stata oggetto di approfondimenti da molti mesi da parte dell’azienda e dei suoi advisor; dopo che l’amministratore delegato Prato ha fatto chiaramente intendere di essersi fatto un’opinione in materia, con un’intervista rilasciata a un grande quotidiano; mentre l’azienda continua a perdere ricavi e passegeri.
Cosa ha determinato
l’ulteriore rinvio? La lunga è inconcludente riunione sull’argomento che si é
tenuta a Palazzo Chigi e che ha visto la
partecipazione di diversi ministri e del capo del Governo, dove è emersa la
forte spaccatura all’interno della compagine governativa.
Il danno più grave causato da questo ulteriore rinvio non è solo il ritardo che si accumula nell’affrontare il problema di un’azienda che perde tra i 40 e i 50 milioni al mese.
Il danno più grave è il segnale che si fornisce agli operatori e ai mercati: che la politica non riesce a trattenersi dal debordare nelle scelte aziendali; che il Governo che certamente è legittimato ad avere un’opinione in materia, non è neanche in grado di adottare una posizione unitaria.
Con quale
stato d’animo gli eventuali acquirenti che saranno prescelti per la trattativa
finale andranno a negoziare sapendo che diversi ministri – più o meno
competenti – sono titolati ad impicciarsi dell’argomento e ostili alla
soluzione prescelta?


Pensionata