“Scontro politico ad alto grado di tossicità”. Questo ci
fa sapere l’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica, questo il
contributo della più alta carica dello Stato alla spaventosa crisi politica,
sociale ed istituzionale che il nostro Paese sta attraversando ormai da mesi.
Un Governo spaccato in più parti che litiga su ogni provvedimento, una coalizione che è contemporaneamente di lotta e di governo, maggioranza ed opposizione. Ministri e sottosegretari che sfilano in piazza contro i loro stessi provvedimenti, un protocollo sul welfare approvato tre volte dal Consiglio dei Ministri e poi cambiato ripetutamente, una confusione senza precedenti, un’economia a rotoli. Una legge finaziaria bocciata dalla Banca d’Italia, dall’Unione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla coalizione di Governo stessa, che ha presentato più emendamenti dell’opposizione. Una tassazione totale che raggiunge i livelli più alti di sempre e la spesa pubblica che cavalca inarrestabile, l’unico Governo al mondo a voler tassare anche i frequentatori della rete. E questo mentre a seguito dell’aumento dei beni di prima necessità, con il prezzo del pane quasi raddoppiato negli ultimi due mesi, sembra ci si stia preparando all’assalto ai forni, come ai tempi di Renzo Tramaglino.
Una guerra tra le istituzioni. Una procura indaga sul Presidente del Consiglio ed il Ministro della Giustizia che a loro volta chiedono al CSM di trasferire il relativo magistrato inquirente. Giullari, giustizialisti (è ormai una professione) e presentatori che intervistano a ripetizione il magistrato-martire con tanto di piazza munita di cappio. Il magistrato non si lascia intimidire e il Ministro di Grazia e Giustizia apprende dalla stampa (ormai una decennale consuetudine) di essere formalmente indagato e chiede al Governo di difenderlo, altrimenti si va alle elezioni. L’indomani la Procura Generale decide di avocare a sé l’inchiesta del magistrato, giudicando incompatibile che egli indaghi sul Ministro, dopo che il Ministro ne aveva chiesto la rimozione.
Una melma devastante che sta ricoprendo di ridicolo le istituzioni l’una contro le altre armate in un magma inarrestabile, senza controllo, senza contrappesi.
I tre poteri dello Stato allo sbando: il potere esecutivo ricattato da corporazioni di ogni natura, occupato a difendersi dal potere giudiziario che, metabolizzata la sindrome di “rivoltare l’Italia come un calzino”, vorrebbe sostituirsi al potere legislativo che agonizzante mendica ad ogni occasione la propria legittimazione, sopravvivendo solo con l’aiuto acritico di chi dal popolo non è stato eletto.
Che cosa deve succedere ancora perché il supremo garante delle istituzioni intervenga ad arrestare questa deriva invasiva, che mina la nostra vita democratica e che sta portando il Paese allo sfascio?
Che cosa deve succedere perché il Capo dello Stato convochi il Consiglio Superiore della Magistratura, che cosa si attende, la fine totale dello stato di diritto?
Che cosa deve succedere ancora perché il Presidente della Repubblica eserciti il proprio diritto (ma si sta rapidamente trasformando in un dovere) a sciogliere le Camere, perchéi cittadini si riapproprino della loro libertà?
Il momento è giunto, il tempo è scaduto.


Cossiga dixit: :"Anche oggi
Il caro "nostro"
E si, il nostro capo dello
Napolitano
Cosa fa