Giovedì 17 Maggio 2012
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Io, Bondi e le donne

5 Aprile 2008

C’era una volta un libricino della Sellario di Dodi Negri, indimenticato amico. S’intitolava La Gabbia. Raccontava di una spia russa infiltrata in Vaticano.

Ripercorreva la sua lenta conversione, fino al punto che, attraverso un gioco di specchi abilmente descritto, finiva per collocarsi dalla parte della Chiesa di Roma, tradendo l’originaria fede comunista. Il lungo racconto non si limitava ad attestare la superiorità della Chiesa ufficiale su quella Chiesa comunista, assai prima che fosse attestata dalla storia. Celebrava, ancor più, la duttilità, la forza di assorbimento e insieme di contagio propria del cristianesimo, indicando in ciò la ragione principale della sua durata nei secoli.

Alla fine della giornata di ieri - giornata convulsa -, il pensiero è andato a quelle pagine lette tanti anni fa.%0D Perché questo giorno di campagna elettorale ha avuto un prologo, un momento centrale e una conclusione. E cercarne una cifra complessiva ha rinverdito in me il senso di ciò che Negri seppe allora trasmettermi.

Il prologo si svolge da Marione, osteria fiorentina nella quale spesso sfociano le mattinate di lavoro. Sono con Verdini, Bondi appena giunto a Firenze e l’amico Pietro De Marco, coltissimo e raffinato professore di sociologia delle religioni. Verdini tiene banco, esibendo il miglior repertorio di scurrilità toscana, a tal punto condita di vita vissuta da smaltire ogni ombra di volgarità: un lungo e riuscito editoriale del Vernacoliere, per intenderci. Sono un po’ preoccupato per i miei commensali, che so assai più cattolici di me. Ma, con sorpresa, li scorgo perfettamente a loro agio. Sembrano carta assorbente. Con modi differenti - curiali e di sottecchi il Bondi, diplomatici e naturalmente predisposti al distinguo il De Marco – superano ogni allusione sottile o grossolana che sia senza imbarazzo. Con una gioia che fa intravvedere capacità non comuni di scrutare gli abissi di quel mistero del vivere che anche Verdini, a suo modo, dimostra di conoscere.

La scena cambia e ci porta a Siena, nel pomeriggio, per la manifestazione contro la moschea di Colle Val d’Elsa. Siamo un piccolo “esercito della salvezza”; con me vi sono infatti Carlo Panella, Riccardo Mazzoni, Suad Sbai e Khaled Fouad Allam. Sala gremita fino all’inverosimile: roba da non credere nella inespugnabile capitale del potere rosso. Ognuno parla il suo linguaggio. Carlo descrive il nuovo pericolo totalitario. Riccardo, grande amico di Oriana Fallaci, ne ricorda il percorso e la sua ultima battaglia, proprio contro quella moschea. Souad parla dei più deboli - donne e bambini - e dei loro diritti. E Khaled, infine, ricorda la forza della democrazia che deve piegare, se è necessario, costumi e tradizioni. Alla fine, da questa polifonia si produce un solo inno al cristianesimo: alla forza di contagio dei suoi sentimenti, alla sua incoercibile sostanza e, insieme, alla sua capacità d’influenzare e farsi influenzare senza per questo snaturarsi.

La conclusione va in scena ad Arezzo, dove Rossella Angiolini ha riunito 250 donne a cena, per presentare loro il libro-intervista di Sandro Bondi Io, Berlusconi, le donne e la poesia. Provo a gettarla in scherzo. Dico a Bondi che se il dottore - così Sandro chiama ancora oggi Berlusconi - avesse saputo di quell’evento avrebbe immediatamente sfornato un volume concorrente, intitolandolo Io, Bondi, le donne e se proprio è necessario anche la poesia. Ma Sandro si lancia in una serissima quanto colta perorazione del modello femminile, esaltandone la differenza e la superiorità rispetto a quello imposto dai maschi. Applica il suo paradigma alla politica, riconoscendo nella maschilità prevalente di quest’attività una delle ragioni principali dei drammi vissuti nell’età dei totalitarismi. Si dice infine convinto che solo se la politica saprà farsi donna, senza imitazioni né travestimenti, vi sarà rivoluzione e rigenerazione. Ci penso un po’. Non sempre è andata così. Mi viene in mente Rosa Luxemburg la cui sensibilità tutta femminile conviveva perfettamente con il più spietato ideologismo. Mi vengono in mente le donne terroriste e la forza del loro fanatismo. Maschi travestiti, direbbe Sandro. Non sempre. In qualche caso vi è stato uno speciale supplemento. Non c’è dubbio, però, che la differenza che Bondi ha voluto elogiare - forse ideale più che reale - abbia una matrice tutta cristiana che porta a un femminismo per larghi tratti alternativo a quello che storicamente conosciamo. Per il quale la donna non sarà mai una ventiseienne da mettere in testa a una lista come simbolo ma una esperienza di verità, che sa vivere e affermarsi in mezzo ai problemi della quotidianità. In un tempo non drogato come quello di una campagna elettorale.

Diario di un candidato

Commenti
Marcello Sladojevich
06/04/08 10:42
Mi complimento con il Sen.
Mi complimento con il Sen. Quagliarello per la frizzante descrizione della sua campagna elettorale, soprattutto del diario del 4. Manca l'incontro con i Rumeni pero! Scherzo. Seguo il senatore da non molto, l'occasione è stata la campagna elettorale, e ne apprezzo la capacità di saper anche sdramatizzare talvolta l'ececssiva e tronfia ritualità della vecchia politica. Bella la puntura amichevole a Verdini da Marioni... ma poi sa cogliere il valore di Denis... lui si manifesta in quella maniera ma poi dentro è in altra persona... concreto, pragmatico e mira sicuro agli obiettivi. Si riocrdi Senatore di leggere i miei romanzi che le ho fatto recapitare a San Donnino. Con stima Marcello Sladojevich
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