Nei giorni scorsi il ministero del Lavoro ha diffuso i primi dati in ordine allo sviluppo del settore della previdenza complementare, concluso il semestre di valutazione da parte dei lavoratori circa l’utilizzo del TFR a finalità pensionistiche. Anche se un’analisi approfondita sull’andamento delle iscrizioni ai fondi pensione nel primo semestre dell’anno potrà essere effettuata solo tra qualche settimana, quando cioè si conosceranno i numeri definitivi non solo delle adesioni esplicite, ma anche di quelle avvenute con il meccanismo del conferimento tacito, una prima stima evidenzia che, su una platea di 12.200.000 lavoratori interessati dalla riforma, sono circa 2.400.000 coloro che hanno aderito esplicitamente ad un fondo pensione. Circa 1.500.000 hanno scelto i fondi negoziali, 94.000 i fondi aperti, 154.000 polizze pensionistiche individuali e 560.000 i fondi preesistenti - cioè quelli istituiti prima del 1993. Nessun dato è ancora disponibile sui silenti, i lavoratori, cioè, che al 30 giugno non hanno espresso alcuna opzione.
In prima battuta le
quantità indicate sembrerebbero evidenziare un’adesione piuttosto scarsa dei
lavoratori alla previdenza complementare. In realtà così non è. Per una lettura
più equilibrata del risultato, infatti, si dovrebbe superare l’ossessione del
numero complessivo e cercare invece di interpretare i dati in funzione della
peculiarità delle singole realtà lavorative, che, sotto il profilo delle
adesioni, mostrano uno scenario molto differenziato.
Chi scrive è da sempre
sostenitore della rilevanza dell’informazione per lo sviluppo della previdenza
complementare. In effetti, laddove i lavoratori sono stati raggiunti da un’
efficace attività di informazione, i tassi di partecipazione sono saliti in media di oltre il 40 per cento
rispetto allo scorso anno. Lo si rileva, in particolare, nei settori più
strutturati, come il metalmeccanico, il chimico, quello delle
telecomunicazioni, dove l’informazione è stata capillare ed ha giocato un ruolo
cruciale per le scelte dei lavoratori riguardo al loro futuro pensionistico.
L’incertezza dei lavoratori, invece, è risultata evidente nelle realtà
lavorative ove è mancata un’efficace attività di comunicazione e di
informazione. E’ il caso dei settori del commercio e dell’artigianato, che
peraltro, al loro interno, presentano realtà molto variegate.
I dati riferiti ai due
settori evidenziano che, a fronte di un potenziale bacino di utenti di oltre 5
milioni di lavoratori, sono meno di centomila gli aderenti alla previdenza complementare.
Tornando dunque al dato d’insieme, se scorporiamo dal numero complessivo delle
adesioni i dati del settore del commercio e dell’artigianato, il tasso di
partecipazione complessivo, stimato nella misura del 19 per cento, sale
considerevolmente, per arrivare a circa il 27 per cento. Non vi è dubbio,
quindi. che la riforma del sistema ha prodotto una trasformazione epocale
nell’approccio dei lavoratori alla previdenza. Fino a ieri essi erano abituati
a pensare alla pensione come a “qualcosa” di dovuto e sulla cui misura non era
possibile incidere. Ora non è più così. Molti hanno già compreso di dover
pensare alla pensione come ad un componente reddituale da costruire giorno dopo
giorno, per poter condurre una vita dignitosa anche nell’età anziana. E’ dunque
necessario continuare con determinazione l’adeguata opera d’informazione già
avviata dal Governo, proseguendola sia sotto il profilo della diffusione di una
“cultura previdenziale”, sia sotto quello della pianificazione di adeguati
canali e strumenti, che consentano a ciascun lavoratore di aderire in piena
consapevolezza alla previdenza complementare.
La Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensioni (Covip) già nel 2002, in occasione del Forum della PA a Bologna, pose all’attenzione delle forze politiche la necessità di avviare un’informativa efficace sul tema della previdenza complementare. Tale informativa è chiamata a svolgere un ruolo essenziale nell’ambito dei diritti fondamentali del cittadino, cioè quello di indurlo ad integrare la pensione di base, così da garantire un ragionevole grado copertura pensionistica. Sin da allora, la Commissione evidenziò la necessità di favorire lo sviluppo del processo informativo, in particolare verso le piccole e medie imprese del settore del commercio e dell’artigianato, aventi caratteristiche tra loro assai diverse. Il settore, infati, pur avendo percepito l’insufficienza del sistema pubblico in proiezione futura e compreso, quindi, la necessità di istituire fondi pensione di categoria, presentava già evidenti difficoltà nella raccolta delle adesioni. A distanza di cinque anni il dato pressoché negativo trova conferma. Un maggiore sforzo dovrà, pertanto, essere compiuto da parte di tutti gli attori del sistema (Governo, Sindacati, Associazioni di categoria, ecc.) per offrire ai lavoratori del settore idonei strumenti di conoscenza, che evidenzino in proiezione futura l’insufficienza del sistema pubblico e la necessità di costruirsi una pensione complementare.
Fabio Ortolani è Commissario Covip

