Giovedì 17 Maggio 2012
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L'informativa è alla base della previdenza complementare

11 Agosto 2007

Nei giorni scorsi il ministero del Lavoro ha diffuso i primi dati in ordine allo sviluppo del settore della previdenza complementare, concluso il semestre di valutazione da parte dei lavoratori circa l’utilizzo del TFR a finalità pensionistiche. Anche se un’analisi approfondita sull’andamento delle iscrizioni ai fondi pensione nel primo semestre dell’anno potrà essere effettuata solo tra qualche settimana, quando cioè si conosceranno i numeri definitivi non solo delle adesioni esplicite, ma anche di quelle avvenute con il meccanismo del conferimento tacito, una prima stima evidenzia che, su una platea di 12.200.000 lavoratori interessati dalla riforma, sono circa 2.400.000 coloro che hanno aderito esplicitamente ad un fondo pensione. Circa 1.500.000 hanno scelto i fondi negoziali, 94.000 i fondi aperti, 154.000 polizze pensionistiche individuali e 560.000 i fondi preesistenti - cioè quelli istituiti prima del 1993. Nessun dato è ancora disponibile sui silenti, i lavoratori, cioè, che al 30 giugno non hanno espresso alcuna opzione.

In prima battuta le quantità indicate sembrerebbero evidenziare un’adesione piuttosto scarsa dei lavoratori alla previdenza complementare. In realtà così non è. Per una lettura più equilibrata del risultato, infatti, si dovrebbe superare l’ossessione del numero complessivo e cercare invece di interpretare i dati in funzione della peculiarità delle singole realtà lavorative, che, sotto il profilo delle adesioni, mostrano uno scenario molto differenziato.

Chi scrive è da sempre sostenitore della rilevanza dell’informazione per lo sviluppo della previdenza complementare. In effetti, laddove i lavoratori sono stati raggiunti da un’ efficace attività di informazione, i tassi di partecipazione  sono saliti in media di oltre il 40 per cento rispetto allo scorso anno. Lo si rileva, in particolare, nei settori più strutturati, come il metalmeccanico, il chimico, quello delle telecomunicazioni, dove l’informazione è stata capillare ed ha giocato un ruolo cruciale per le scelte dei lavoratori riguardo al loro futuro pensionistico. L’incertezza dei lavoratori, invece, è risultata evidente nelle realtà lavorative ove è mancata un’efficace attività di comunicazione e di informazione. E’ il caso dei settori del commercio e dell’artigianato, che peraltro, al loro interno, presentano realtà molto variegate.

I dati riferiti ai due settori evidenziano che, a fronte di un potenziale bacino di utenti di oltre 5 milioni di lavoratori, sono meno di centomila gli  aderenti alla previdenza complementare. Tornando dunque al dato d’insieme, se scorporiamo dal numero complessivo delle adesioni i dati del settore del commercio e dell’artigianato, il tasso di partecipazione complessivo, stimato nella misura del 19 per cento, sale considerevolmente, per arrivare a circa il 27 per cento. Non vi è dubbio, quindi. che la riforma del sistema ha prodotto una trasformazione epocale nell’approccio dei lavoratori alla previdenza. Fino a ieri essi erano abituati a pensare alla pensione come a “qualcosa” di dovuto e sulla cui misura non era possibile incidere. Ora non è più così. Molti hanno già compreso di dover pensare alla pensione come ad un componente reddituale da costruire giorno dopo giorno, per poter condurre una vita dignitosa anche nell’età anziana. E’ dunque necessario continuare con determinazione l’adeguata opera d’informazione già avviata dal Governo, proseguendola sia sotto il profilo della diffusione di una “cultura previdenziale”, sia sotto quello della pianificazione di adeguati canali e strumenti, che consentano a ciascun lavoratore di aderire in piena consapevolezza alla previdenza complementare.

La Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensioni (Covip) già nel 2002, in occasione del Forum della PA a Bologna, pose all’attenzione delle forze politiche la necessità di avviare un’informativa efficace sul tema della previdenza complementare. Tale informativa è chiamata a svolgere un ruolo essenziale nell’ambito dei diritti fondamentali del cittadino, cioè quello di indurlo ad integrare la pensione di base, così da  garantire un ragionevole grado copertura pensionistica. Sin da allora, la Commissione evidenziò la necessità di favorire lo sviluppo del processo informativo, in particolare verso le piccole e medie imprese del settore del commercio e dell’artigianato, aventi caratteristiche tra loro assai diverse. Il settore, infati, pur avendo percepito l’insufficienza del sistema pubblico in proiezione futura e compreso, quindi, la necessità di istituire fondi pensione di categoria, presentava già evidenti difficoltà nella raccolta delle adesioni. A distanza di cinque anni il dato pressoché negativo trova conferma. Un maggiore sforzo dovrà, pertanto, essere compiuto da parte di tutti gli attori del sistema (Governo, Sindacati, Associazioni di categoria, ecc.) per offrire ai lavoratori del settore idonei strumenti di conoscenza, che evidenzino in proiezione futura l’insufficienza del sistema pubblico e la necessità di costruirsi una pensione complementare.


Fabio Ortolani è Commissario Covip

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