Venerdì 10 Febbraio 2012
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"Martino ha ragione, i soldati italiani sarebbero più utili in Iraq"

20 Marzo 2008

Intervista a David Wurmser di Andrea Holzer

Le dichiarazioni dell’ex ministro della Difesa, Antonio Martino, in merito all’auspicato ri-dispiegamento delle truppe italiane di stanza in Libano nell’ambito della missione UNIFIL verso teatri di guerra più scottanti, come quello iracheno e quello afghano, hanno scatenato un vespaio di polemiche da parte della sinistra. Prodi e D’Alema, in particolare, hanno definito le parole di Martino “oltraggiose” e “sconcertanti”. Abbiamo chiesto al riguardo il parere di David Wurmser, in passato consigliere per il Medio Oriente del vice Presidente americano Cheney ed assistente di John Bolton al Dipartimento di Stato.    

Che ne pensa delle affermazioni di Antonio Martino?
Mi sembra che Martino abbia preferito un’analisi spassionata alla correttezza politica. È chiaro che, invece, gli uomini dell’ex governo Prodi non riescono a liberarsi dei loro preconcetti ideologici ormai fuori luogo. Invece di criticare Martino, dovrebbero starlo di più ad ascoltare. L’ex ministro, infatti, dimostra una comprensione profonda dal punto di vista strategico. Mi spiego: quando Martino dichiara che le truppe italiane sarebbero impiegate meglio se si potessero schierare nei teatri di battaglia più importanti e utilizzare per sconfiggere i terroristi che minacciano la sicurezza delle città italiane, invece di fare involontariamente da scudo a terroristi che hanno già ucciso migliaia di persone, ha pienamente ragione.

Si può dire che la missione in Libano dei soldati italiani sia utile?
Aldilà dei meriti ideologici di cui la missione UNIFIL potrebbe fregiarsi, la realtà sul campo ha dimostrato che invece le truppe schierate in Libano sono poco più che uno scudo umano per Hezbollah e la missione nel suo insieme sembra un manifesto all’equivalenza morale tra terroristi e militari.

Martino ha anche detto che sarebbe più utile stanziare i soldati italiani in Iraq e in Afghanistan invece che lasciarli in Libano...
Qualsiasi siano le difficoltà ancora da affrontare in Libano, la realtà del campo di battaglia in Iraq e Afghanistan ha dimostrato che questa era una guerra contro il centro direzionale delle strutture terroristiche che hanno colpito Madrid e Londra, strutture che stavano sicuramente pianificando un attacco contro le altre capitali europee, Roma inclusa. In Afghanistan, per esempio, c’è bisogno di riprendere in mano l’iniziativa.

Crede che l’impegno contro il terrorismo stia dando i suoi frutti?
Per stessa ammissione dei terroristi, la guerra sta volgendo a favore dell’Occidente e contro di loro. I jihadisti si trovano oggi a dover incassare un severo colpo che è stato inflitto al loro mondo attuale e al regime di barbarie che sognano di instaurare nel mondo.

Secondo lei un governo di centrodestra sarebbe più qualificato a dare una risposta alle minacce poste dal terrorismo organizzato?
Anche se  il compito di dire agli italiani da chi si dovrebbero fa governare non spetta certo a me, il governo Prodi avrebbe dovuto – e se non il suo esecutivo almeno gli italiani stessi – ergersi al di sopra della gretta politica e far parte di una battaglia che poi si è rivelata vittoriosa (quella irachena)  in difesa dell’Occidente tutto, dalla quale invece il vostro paese è fuggito.  Ora si tratta di conquistare un’altra vittoria in Afghanistan prima che sia ancora una volta troppo tardi. L’Italia rischia infatti di perdere credibilità in una regione – quella mediorientale – che è troppo importante sia dal punto di vista culturale che geopolitico per voltargli le spalle.

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