Giovedì 17 Maggio 2012
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Cosa sta facendo la Germania per combattere l'islam radicale?

28 Novembre 2007
di Fiamma Nirenstein

Mark Helprin ha scritto sul Wall Street Journal un articolo davvero lungimirante. La Germania è stata per anni insieme alla Francia il cuore della dura posizione anti americana: questo ha influenzato la posizione europea nel suo insieme.

Così la Spagna a seguito del terribile attentato di Madrid e l'Italia sull'onda dei sentimenti filopalestinesi e filoarabi incuneati nella sua stessa natura catto-comunista si sono sentite autorizzate a manifestare un  antiamericanismo selvaggio che – in Italia -  fu interrotto dal governo Berlusconi per poi ripresentarsi con l'attuale governo

Adesso la Germania viene giustamente incitata a valutare a fondo il suo ruolo strategico nella battaglia contro l'islamismo estremo e la guerra che esso già ci porta e si prepara a intensificare.

Helprin col suo articolo tutt'altro che fuori tema si rivolge alla Germania di Angela Merkel, quella che ormai è pronta a questo ruolo. La Francia a sua volta da quando Sarkozy  ha sostituito Chirac sembra aver compreso che la leadership europea risiede nel comprendere che l'Occidente oggi deve  presentarsi unito alla battaglia. Solo l'Italia e la Spagna si attardano nel sogno ormai obsoleto di un rapporto dinamico e costruttivo con l'Iran e in genere con l'Islam jihadista. Eppure basta guardare la carta geografica per capire quanto questi due Paesi possano invece svolgere un ruolo strategico fondamentale di filtro e anche di deterrenza.

Commenti
vittorio
29/11/07 12:16
Più che la posizione sulla
Più che la posizione sulla lotta al terrorismo mondiale,certo importantissima,a me sembrano determinanti le politiche verso l'immigrazione e la difesa dell'identità.Che poi,nel mondo della tecnologia,la collocazione geografica sia così rilevante a me non sembra.Spagna e Italia rimarranno sempre due paesi minori.
enrico
29/11/07 18:50
era ora!
Era ora che qualcuno accennasse al fatto che in alcuni paesi europei esiste da sempre un antiamericanismo imperante, che critica qualsiasi mossa di Washington senza neanche riflettere se è giusta o sbagliata; gli esempi sono tanti (basti pensare alle reazioni della UE quando gli USA hanno aiutato la Somalia a combattere il terrorismo). Italia e Spagna in effetti sono i paesi in cui si pensa meno prima di parlare, ma anche la Germania fa la sua parte: proprio la nazione con la maggior presenza di musulmani dovrebbe impegnarsi attivamente contro il terrorismo, e nn gingillarsi come sta facendo (e come stiamo facendo anche noi italiani) in Afghanistan.
Oceano
07/12/07 13:23
Quando si parla di
Quando si parla di antamericanismo è giusto sottolineare quando siano poco avvedute le tradizionali politche estere di Paesi come Italia, Spagna ed in europa in generale. Molte, poi, delle critiche antiamericane provengono dalla proprio sinistra in funzione antioccidentale (critica sterile perchè non ha mai portato ad una costruzione alternativa). Un punto merita però di essere sottolineato. L'Italia e la sua politica estera mancano di un progetto per il futuro. La logica del "tirare a campare" serpeggiante tra i palazzi porta all'alternativa di aderire in maniera acritica alle politiche dei nostri partner occidentali oppure a fare la parte dell'italiano "amicone di tutti" (ma proprio tutti) quando ciò significa, soprattutto di questi anni, essere come minimo ambigui alleati nella lotta al terrorismo. L'America però sbaglia in un punto essenziale, in quanto se vuole l'appoggio dell'Europa e degli europei deve considerare il differente ruolo geografico che essa assume. Anche noi Italiani del resto non possiamo "fare gli Americani" con i nostri vicini di casa per il semplice motivo che il Nemico rispetto a noi è vicinissimo, confrontato con la distanza che ha con gli USA. Temo che una politica occidentale non accorta possa fare danni all'Italia. Ed a portarci a pagarne da soli le conseguenze. E' come se da un giorno all'altro in Europa ci mettessimo a fare, che so, gli anti-messicani o gli anti-canadesi con la pretesa di trovare consenso tout-court nella società americana (vicini di casa sono comunque vicini di casa...). L'Italia non dovrebbe avere interesse a dividere politicamente il Mediterraneo, cosa che sembra essere invece un obiettivo della politica estera statunitense. Signora Nirenstein, come conciliare queste due differenti esigenze?
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