Questo commento saudita è il primo che io abbia letto che mette il pericolo iraniano in prima linea rispetto a quello israeliano.
A noi sembra ovvio che Israele non abbia, ne avrebbe senso che ne avesse, alcun piano espansivo nell'area mediorentale, mentre gli preme fortemente acquisire una posizione riconosciuta da parte degli Stati Arabi così da potere affrontare il pericolo della jihad di Hamas e Hezbollah sostenuta dalla Sira e dall'Iran stesso.
Una jihad che richiede un impegno di mezzi molto complesso e innovativo, dato che si è ormai definita su base strategica balistica (il che rende le cose molto più difficili che non fermare il terrorismo suicida). Ma per il mondo arabo ribadire l'idea di una cospirazione sionista per invadere il Medio Oriente fino in Mesopotamia è sempre stato un leit motiv, una ben sperimentata macchina di propaganda per tenere puntata verso un nemico inesistente l'aggerssività che altrimenti potrebbe svilupparsi verso regimi oppressivi.
Questo articolo abbandona la strada consueta. E ciò che lo rende ancora più interessante è che esso riflette anche una discussione interna al mondo saudita: non bisogna dimenticare che il re Abdullah durante la visita di Bush in Medio Oriente ribadì la volontà di mantenere con l'Iran rapporti completamente autonomi quali che fossero state le decisioni e le prese di posizione americane. La volontà saudita di cercare un rapporto di appeasement sia con Ahmadinejad recentemente incontrato, che con i suoi protetti, seguitando a sponsorizzare per esempio la rimessa in giuoco di Hamas, è l'oggetto della polemica dell'articolo che qui segnaliamo, in cui si avverte della decisione egemonica di Ahmadinejad di ingoiare il mondo arabo ("dal movimento Huthista sulle montagne dello Yemen allo stato segreto degli hezbollah in Libano") e renderlo di nuovo, come in secoli lontani, vassallo della potenza persiana.
I piani dell'Iran per esportare la rivoluzione
di Abha Al-Watan
Chi oggi afferma che l’Iran ha fallito nel suo intento di esportare la rivoluzione si illude e si dimostra incapace di comprendere la realtà dei fatti. Io mi prendo la responsabilità di affermare che il vero pericolo per il futuro della regione è costituito dall’Iran e da Israele, in quest’ordine, che non è arbitrario, ma basato sulla realtà dei fatti.
Nel peggiore dei casi Israele sarebbe comunque schierato contro di noi sulla base di un fronte ben definito e di confini geografici precisi al singolo miglio. I centri segreti e quelli pubblici del potere Iraniano sono invece distribuiti all’interno dell’Arabia come dei vulcani pronti a esplodere inaspettatamente.
Dal movimento Huthista sulle montagne dello Yemen allo stato segreto costituito da Hezbollah in Libano, includendo anche la realtà iraniana che oggi ha separato il sud dell’Iraq dal resto del paese, i centri di espansione dello schema volto a esportare la rivoluzione sono stati scelti per essere pronti ad essere trasformati velocemente in barricate.
L’ultima vittima in questo elenco non è altro che il Regno del Bahrain, nostro fratello. Il piano iraniano di esportazione della rivoluzione sta giocando sulle sue contraddizioni con calcolato equilibrio. Allo stesso tempo, mentre l’apparato ufficiale dei leader politici Iraniani si astiene dall’esprimere un commento sulle rivolte provocate dalla questione settaria, l’Ayatollah Shariatmadari, uno dei giocatori, esercita il ruolo annunciando, in un incaldescente sermone del venerdì, che il Bahrain è uno stato iraniano. Si sbaglia chi pensa che queste osservazioni siano solo un pensiero personale di un uomo che esprime a voce la sua opinione e non il punto di vista ufficiale di uno Stato.
Tutto il problema sta nella suddivisione dei ruoli che è ben radicata nella letteratura del grande piano politico di esportazione della rivoluzione.
Se avete letto il famoso libro intitolato “Lo Stato Segreto di Hezbollah” potete capire le dimensioni del progetto e l’entità dell’obiettivo nazionale Persiano, sebbene questo sia mascherato da un convincente alone religioso.
Oltre giocare apertamente sulle contraddizioni settarie che abbondano nel Golfo Arabo, in Libano e in Iraq, il progetto di esportazione della rivoluzione ha raggiunto anche le società Sunnite originarie facendo ampiamente leva sulle loro condizioni politiche infauste.
Il gioco Iraniano volto a estraniare l’entità Siriana dalle sue naturali radici Arabe è chiaro ed evidente.
I leader di Hamas hanno trovato una solida parete cui appoggiarsi in Iran, finendo così prigionieri degli ordini della leadership iraniana.
Questo libro dimostra innanzitutto che l’Iran ha esteso le sue radici verso il Movimento dei Fratelli Mussulmana, approfittando del fatto che il Movimento ha un’ampia base religiosa e nessun limite riguardo alle sette, essendosi trasformato da movimento religioso ad ideale politico. In secondo luogo conferma il fatto che l’Iran rappresenta il tipo più pericoloso di vulcano all’interno del corpo Arabo, essendo è diffuso a macchia di leopardo sulle carte geografiche, dentro le istituzioni professionali, i parlamenti e all’interno della elite araba.
Si sbaglia chi crede ancora che la guerra civile araba non sia già scoppiata nonostante questi centri vulcanici che l’Iran ha infiltrato all’interno del mondo Arabo, dal momento che stanno esplodendo uno dopo l’altro, con il prossimo già in arrivo.
Infine, mi prendo la responsabilità di affermare che le nostre future guerre intestine Arabe saranno contro lo “stato segreto Iraniano” all’interno della mappa Araba.
Articolo di Abha Al-Watan
(Traduzione di Francesco Perrone Capano)


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