Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il vicolo cieco dell'Udc

20 Dicembre 2007

La lezione di Follini deve pur servire a qualcosa. L’Udc è irrecuperabile: è da un po’ che segue un percorso diverso e spesso ambiguo. Ha un’idea diversa della società e della politica rispetto alla stragrande maggioranza degli italiani. La politica dei compromessi e delle mediazioni non provoca, infatti, nessuna nostalgia nel Paese. Nostalgici del dirigismo politico sulle opzioni degli elettori non se ne trovano. Al contrario c’è una gran parte di cittadini che vorrebbero scelte più dirette e semplici e senza il filtro rappresentativo di mestieranti e manovratori. Gli italiani sono stufi dei politicanti che rendono le soluzioni più complesse, incomprensibili e spesso anche improduttive.

E’ sempre più evidente che il partito di Cesa, Casini e Tabacci è rimasto all’opposizione solo perché i loro parlamentari non sono sufficienti a sostituire quelli della sinistra alternativa, e non possono neanche essere aggiunti a quelli di Diliberto, Caruso, Giordano, Pecoraro Scanio e Luxuria. E che anzi una confluenza potrebbe essere addirittura dannosa, perché l’elettorato moderato e gli ambienti cattolici difficilmente riuscirebbero a comprendere una virata a sinistra senza moderarne il percorso. Solo per questa ragione il centrodestra non li ha già definitivamente persi. Se fossero stati, invece, determinanti, Prodi avrebbe già assegnato alla truppa di Buttiglione, Cesa, Baccini e Tabacci due ministeri di medio peso, ridistribuiti tra quelli tolti a Bianchi, Pecoraro e Ferrero, o un ministero di rango per Casini. Un piccolo nugolo di Udc, forse anche Cosimo Mele, avrebbero già occupato un pacchetto di poltroncine, tra viceministeri e sottosegretariati.

Altro che elezioni e lealtà verso gli elettori, ed il richiamo all’etica del Presidente del Consiglio. Altro che rispetto della volontà popolare quando il Professore di Scanziano minaccia i partiti della sua maggioranza che dopo di lui ci sono solo le lezioni anticipate. Prodi le sue chiappe dalla poltrona più alta del Governo non vorrebbe assolutamente sollevarle, costi quel che costi.

I voti dell’Udc non sono sufficienti, però: quel che si poteva è stato già fatto. Quando è stato utile Follini, per la fredda logica dei numeri, l’operazione è stata fatta senza scrupoli di sorta, anche se “io c’entro” politicamente non ha smosso una virgola.

La strategia dell’Udc è chiara, ed è la stessa iniziata dall’ambiguo Follini già nella legislatura passata: demolire Berlusconi ed il bipolarismo. E’ chiara a tutti anche alle pietre. Casini ha una gran voglia di ricostituire la Democrazia Cristiana raccogliendo tutti gli spezzoni della vecchia “balena bianca” della prima repubblica. L’obiettivo è quello di occupare stabilmente ed in via prevalente lo spazio politico di centro per porsi in bilico tra i due schieramenti e privilegiare ora l’uno ora l’altro, a seconda dei vantaggi fruibili. Un fine da perseguire a tutti i costi, benché lo spazio da occupare sia già diffusamente e stabilmente frequentato ed a pieno titolo da FI o dal nuovo soggetto politico che si andrà a formare su iniziativa di Berlusconi.

La strategia di Casini, però, è destinata a fallire. Il popolo moderato è con Berlusconi: ed è per questa ragione che l’Udc è persa. Dinanzi al fallimento della strategia tentata, le truppe di Casini e compagni non potranno che ripiegare nel centrosinistra. Un contenitore, quest’ultimo, già abbastanza confuso per le strategie diverse dei partecipanti e per la presenza ancora massiccia di una visione comunemente centralistica dell’azione politica, retaggio di cultura post marxista. In quest’area, e soltanto in questa, l’integralismo post democristiano può recuperare spazio e credibilità politica ed uscire dall’isolamento.

Il partito di Casini, con il pretesto di ostacolare la soluzione bipartitica della riforma elettorale, intende ostacolare invece la soluzione bipolare. L’auspicio per loro è il proporzionale della prima repubblica, il sistema che rende indispensabile le coalizioni ed il potere di veto dei piccoli partiti. Anche aver dichiarato da tempo l’opzione per la soluzione tedesca è un depistaggio. La bozza Bianco, sul modello tedesco, l’Udc ora non la vuole neanche discutere specie se corretta con l’indicazione dello schieramento prima delle elezioni. Il sistema tedesco distribuisce i seggi al 50% con il maggioritario ed al 50% con il proporzionale e con lo sbarramento al 5%. Un sistema che consentirebbe ad un piccolo partito come quello di Casini di mantenere la sua identità, ma non d’essere determinante.

Il sistema tedesco non garantisce la governabilità se non corretto con le indicazioni sulle alleanze prima del voto. I correttivi e le indicazioni su leader e coalizioni costringerebbero, però, l’Udc ad abbandonare la strategia della formazione di un partito neocentrista autonomo, spingerebbero addirittura a ricercare la confluenza o la federazione nel C.D.

Discutere ancora con l’Udc non vale la pena. Casini ed i suoi vanno lasciati perdere. La riforma elettorale va ricercata bipolare anche se rispettosa della pluralità democratica. Da soli i post democristiani non rappresentano niente, il loro elettorato non li seguirebbero. E’ persino utile per la chiarezza e la semplificazione che, ad esempio, Buttiglione vada a porgere l’altra guancia a coloro che finora l’hanno sempre guardato con ironia e diffidenza: non l’hanno mai voluto né ad un ministero e né alla Commissione Europea. Uomini come il presidente Udc non hanno valore aggiunto, allontanano persino le coscienze intelligenti e dinamiche del moderatismo liberale. Con l’ipocrisia e l’ermetismo furbesco non si va da nessuna parte. L’Italia liberale, moderata, cattolica e laica non può riproporre personaggi già sufficientemente logorati dalla loro spesso impudente mutabilità politica.

Gli elettori sapranno cosa fare al momento di scegliere tra la voglia di rilanciare il Paese in un percorso di modernizzazione e di crescita nelle certezze dei valori e delle tradizioni comuni o consentire alla sinistra di modificare ed azzerare il patrimonio della nostra civiltà e l’origine della nostra identità nazionale. Gli Italiani sapranno respingere le scelte che mortificano l’uomo, la famiglia. Sapranno schierarsi con coloro che richiamano le nostre tradizionali collocazioni in un contesto occidentale e di democrazia liberale, e allontanare la confusione dei neutralismi supini e le nuove ideologie che si ispirano a civiltà diverse: a valori che non ci appartengono, per storia e cultura, e che minacciano di prevalere per inedia e pavida viltà.

Commenti
DANTE ARMANI
27/12/07 17:00
PROFESSORE DI SCANZIANO?
Egregio Prof. Schepisi, per quanto Prodi mi diventi gradualmente sempre più inviso giorno dopo giorno, non posso rinnegare la mia terra natale: sarà senz'altro (ed è) un borgo popolato da comunisti di ogni specie (compresi quelli molto numerosi che si comportano da comunisti nella morale pubblica e sono dei voraci ipercapitalisti quando è in gioco il loro interesse personale), ma il nome corretto del paese natale di Prodi è Scandiano, non Scanziano. Diamo pure della mortadella (salume tipico del bolognese più che del reggiano) a lui, ma non offendiamo il luogo, che ha dato le origini anche a Lazzaro Spallanzani, tra gli altri.
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