Navi da guerra americane verso lo Stretto

Mubarak se ne andrà presto ma gli Usa restano a Suez

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 | 11 Febbraio 2011
egitto

Per capire che fine farà l'Egitto teniamo d'occhio il Canale di Suez, dove passano milioni di barili di petrolio al giorno. Se venisse chiuso provocherebbe il crollo della disastrata economia egiziana, l'aumento del greggio, un nuovo sgambetto alla ripresa mondiale. Le autorità egiziane affermano che la situazione è sotto controllo ma gli operai hanno incrociato le braccia chiedendo le dimissioni delle autorità portuali. La gente è allo stremo, nei giorni scorsi la repressione è stata violenta.

Ieri nel suo discorso Mubarak ha fatto sapere che resterà al potere fino alla fine del suo mandato e che l'Egitto non tollera l'ingerenza di potenze straniere. Obama saltella amleticamente fra richiami ideali e transizioni ordinate, il senatore McCain ha sentenziato che il Faraone avrebbe fatto meglio ad andarsene. Nessuna gratitudine verso chi ha sostenuto la sicurezza, l'economia, l'esercito egiziano negli ultimi trent'anni, con decine di miliardi di dollari: l'antiamericanismo è l'ultima faccia del regime. Perso l'appoggio degli Usa, restano i sauditi per continuare a sfamare i militari del Cairo e reggere il triplice urto della Fratellanza Musulmana, di Hamas ed Hezbollah (c'erano gli uomini del partito di dio fra gli evasi dalle prigioni egiziane nei giorni scorsi. Terroristi che hanno per obiettivo Israele).

Seguiamo la rotta della Uss Kearsarge e della Uss Ponce, le navi da guerra americane che sorvegliano la zona dello Stretto pronte a un'azione di salvataggio del personale diplomatico e dei civili americani. Un contingente di duemila marines aspetta il da farsi. Barack Obama vuole Suez, centro nevralgico dei traffici marittici internazionali. Non più di questo. Mentre si rivolge idealmente ai giovani egiziani, pensa prosaicamente alle "transizioni" sullo stretto.

Commenti

Sinceramente non capisco piu i manifestanti, ma nemmeno USA e UE.
Mubark non si presenterà piu alle elezioni, ha gia ceduto i poteri a Suleiman per preparare delle libere elzioni, l'esecito si è reso garante di questo passaggio. Ma cosa c'è di meglio di un passaggio ordinato alla democrazia nell'arco di sei mesi? Pensano che la democrazia possa venire dal caos?
Tutti dicono che se ne deve andare, ma per lasciare il potere a chi? e per fare cosa?
Mi sembra che la priorità siano le elezioni ma non si puo pretendere che avvengano domani, dopo 30 anni di dittatura mi sembra che sei mesi siano un bel passo in avanti.
Chi verrà eletto farà le riforme, e chi altro le dovrebbe fare?

Le ultime di agenzia raccontano la pagina successiva del racconto sull'Egitto:
Mubarak si è dimesso, potere alle forze armate,
immenso boato a piazza Tahrir, bandiere egiziane e..
fantoccio presidente impiccato.

Se va bene ricorda l'Irak dopo Saddam.
Oppure l'Iran della rivoluzione khomeinista.
Forse ci già andrebbe benone se ci potesse ricordare la Turchia dei colonnelli ed è tutto dire,
ma oggi la Turchia ha preso una poderosa svolta islamista e mi pare improbabile.

I segni non sono buonissimi: anche uno sfegatato ottimista avverte intimamente motivi ragionevoli di inquietudine: potere alle forze armate, fantocci impiccati, forze islamiste in campo, applausi ed inviti di forze jihadiste esterne che sembrano già pregustare insperati e nuovi successi su altri fronti..
Tuttavia, forse il quadro è ancora troppo confuso, nebbioso, ancora capace di una fluidità, è ancora illeggibile, non emerge bene per trarne conclusioni: i pronostici e le analisi in prospettiva navigano a vista in un banco di nebbia ancora fitto.

Solo un punto è emerso chiarissimo, svelato limpidamente: la incredibile debolezza ed inconsistenza, quasi patetica, sicuramente patologica della politica estera degli Usa, della sua capacità e volontà nel relazionarsi allo scenario mondiale.
Dimostrando a tutti l'inadeguatezza (sono stati completamente presi di sorpresa) ma anche lasciando un messaggio chiarissimo a tutti:
non ci si può più fidare degli Usa.
Prontissimi a sostenerti e nello spazio di pochi giorni, ad abbandonarti unendosi maldestramente in fretta, a chi ti accoltella.
Chiunque fino ad oggi tra le governance internazinonali, ha creduto che sponsor e sostegno degli USA, fosse in qualche modo un vantaggio, una garanzia credibile e spendibile ha un messaggio chiarissimo ed esplicito:
sono traditori, viscidi come i più viscidi cortigiani e ruffiani, subdoli come serpenti.
Ugual messaggio sarà spendibile per chi promuove odiologia e sentimenti anti-Usa: vedete che farlocchi siano, che traditori indegni di fiducia e rispetto siano,
guardateli in faccia, guardateli mentre si arrabattano spaventati cercando disperatamente di accattivare la nostra simpatia, piegandosi vilmente senza ritegno e motivo in più per non meritare rispetto e credibilità nemmeno come nemici!

Ne vedremo delle belle, temo. Valeva proprio la pena di dare il premio nobel per la pace a Obama sulla fiducia: dopo avrebbe potuto essere complicato riconoscerglielo..

Proprio una bella figura gli Usa, in questa storia ancora da definire, ma intanto questo risultato è certo.
Proprio una gran bella figura gli Usa, scaricando in fretta e furia Mubarak: in Egitto c'è ancora molto da definire, ma intanto questo autogol gli Usa lo portano a casa di sicuro.

WesternAlliance

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