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"L'Europa si frammenterà sempre più e la Germania guarderà alla Russia"

Intervista a Carlo Jean di
 | 17 Luglio 2012
merkel putin

La crisi dell'Europa. L'egemonia tedesca nell'Ue. Le mosse goffe della Francia. L'opportunità russa. Il ruolo dell'Italia. Quando si parla con il Gen. Carlo Jean, stratega militare e docente di geopolitica alla L.U.I.S.S. e alla Link Campus di Roma, i fenomeni internazionali assumono divengono intellegibili, d'un tratto. Una fortunata epifania.

L'Occidentale ha contattato il Gen. Jean per parlare della grande novità dell'ultimo anno: la svelata egemonia della Germania in Europa e dell'impatto che essa avrà sull processo d'integrazione europeo. Ci dice che quello che sta accadendo è invece una frammentazione dell'Europa.

Inoltre gli chiediamo di declinare per noi la figura geopolitica di "Ge-Russia" che Jean ha evocato in uno studio a sua firma dell'Osservatorio Politico Economico della fondazione Magna Carta. "Se lo e inventato il centro di geopolitica della Duma russa. In sostanza spinge per maggiori rapporti tra Russia e Germania. Un rapporto bilaterale nel quale c'è spazio anche per l'Italia". 

La crisi fiscale dell’Europa ha fatto emergere una realtà di fatto: la politica del Vecchio Continente è in mano alla Germania. Questo dato di fatto come impatta il futuro del processo d’integrazione europea? 

Il futuro del processo d’integrazione europea sarà molto diverso da quello prospettato solo qualche tempo fa in un rapporto dal ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle il quale ha prospettato un futuro per l’Europa di maggiore integrazione. In realtà, l’Europa si sta frammentando su diverse linee. Dal Nord al Sud e sull’asse franco-tedesco. E ancora tra l’eurozona e il resto dei paesi dell’Unione Europea. La frammen-tazione più pericolosa in questa fase, è quella che sta avvenendo tra i membri dell’Eurogruppo -  i 17 paesi della zona euro di cui dieci sarebbero maggiormente disponibili a rinunciare alla propria sovranità in favore di una maggiore solidarietà europea - e i rimanenti 10 paesi dell’Unione europea che ancora non hanno adottato la divisa unica europea.

Qual è la conseguenza geopolitica diretta di questo processo?

Questo potrebbe avere effetti geopolitici anche molto rilevanti, soprattutto perché questi paesi, soprattutto quelli dell’Europa centro-orientale. Dai paesi scandinavi, alla Polonia, alla Romania e la Bulgaria. Ma anche le Repubbliche baltiche e i Balcani. Tutti questi paesi, cercano di ovviare al processo di frammentazione in corso, creando dei raggruppamenti regionali. Si pensi all’Unione Nordica dei paesi scandinavi, pilotato dalla Svezia e di cui fa parte anche la Polonia. Il gruppo di Visegrad, anche in questo caso con la Polonia a guidare. Ancora: la Eastern Dimension, cioè la dimensione orientale dell’UE, pilotata da Svezia e Polonia, accanto alla situazione piuttosto instabile che si stiamo osservando in Ungheria, Romania e Bulgaria rispetto ai principi di Copenhagen, ci dice che siamo di fronte a un processo di forte frammentazione.

Lei ha appena disegnato un quadro piuttosto lugubre sul futuro della politica europea. Il Regno Unito che ruolo avrà in questo processo? Resterà parte della politica continentale oppure assisteremo a un suo progressivo allontanamento? 

Londra di fatto si sta allontanando dalla politica europea. Questo perché avendo il Regno Unito ancora in mano il controllo della leva monetaria, sta conducendo una politica di sostegno della propria economia molto simile a quella messa in campo dal governo degli Stati Uniti. Alcuni sospettano che in tal modo Londra possa riprendere la via di una certa autonomia, anche di carattere politico strategico, come dimostra il fatto la rinuncia al programma strategico comune assieme alla Francia nell’acquisto della portaerei comune.

In suo studio per l’Osservatorio Politico Economico della fondazione Magna Carta, lei ha affermato che “Parigi si era illusa di essere il cocchiere del cavallo tedesco che tirava il carro dell’Unione e dell’Eurozona. Ha avuto un brusco risveglio. Il cavallo non ubbidisce … ”. Secondo lei è plausibile affermare che la Francia del presidente Hollande stia cercando, in funzione di contro bilanciamento della Germania, di prendere la leadership dell’Europa Latina, con una triangolazione Parigi – Madrid – Roma? 

Quel passaggio è un formula di una dichiarazione attribuita al presidente De Gaulle fondata un po’ sugli accordi dell’Eliseo. Anche se De Gaulle non teneva molto conto del fatto che negli accordi dell’Eliseo, il cancelliere tedesco Konrad Adenauer volle inserire nel preambolo nel quale si affermava che, comunque, l’accordo franco-tedesco non dovesse entrare in contrasto con l’Alleanza atlantica e i rapporti tra Germania dell’Ovest e Stati Uniti. Ora con l’unificazione della Germania, l’euro è stato imposto alla Germania nell’illusione che, ciò facendo, si sarebbe europeizzata la Germania.

Qualcosa non ha funzionato però?

Di fatto con la crisi finanziaria del 2007-08, ma soprattutto grazie alle riforme anticipate dal governo socialdemocratico – verde dei governi di Gerhard Schroeder, la Germania ha ristabilito una fortissima competitività rispetto agli altri paesi europei. Dunque l’area euro non è mai diventata un’area monetaria ottimale, ma si è frazionata in due con una fortemente competitiva, guidata appunto dall’economia tedesca (la bilancia commerciale tedesca ha superato quella della Cina negli ultimi dodici mesi) e una meno competitiva come quella francese, italiana e spagnola contraddistinta da bilance commerciali negative. L’appartenenza all’euro di Francia, Spagna e Italia impedisce loro di effettuare svalutazioni competitive per mettere in ordine la propria bilancia commerciale.  Di conseguenza il divario a favore della Germania cresce sempre di più, un fenomeno accompagnato anche da una fuga di capitali proprio verso il sistema tedesco dai paesi più deboli della zona euro, Italia compresa.

Ma la Francia non resterà immobile, non crede?

Quanto ai tentativi d’Hollande, la Francia nei prossimi mesi vedrà i propri fondamentali macroeconomici deteriorarsi fortemente. Certo, magari a livello europeo l’Eliseo potrà tentare di portare dalla sua Spagna e Italia, ma quello che contano sono i soldi e la Francia non ne ha. La Spagna vuole l’unione bancaria. L’Italia vuole l’unione fiscale. Entrambi sono disponibile a cedere sovranità. Mentre la Francia vuole solidarietà senza voler cedere nulla. In questo senso la dichiarazione rilasciata dalla cancelliera tedesca alla ZDF Domenica scorsa “Qualunque tentativo di dire ‘Vogliamo la solidarietà, ma non vogliamo essere controllati’, non avrà alcuna chance con me o con la Germania”, era indirizzata alla Francia del presidente François Hollande. Non v’è dubbio.  

Lei ha recentemente rievocato la figura geopolitica di Ge-Russia, crasi di Germania e Russia. Ce ne spieghi il significato. Che significa praticamente?

La figura è stata introdotta anni fa dal Centro di Studi di Geopolitica della Duma russa e che consiste nel privilegiare i reciproci rapporti tra Russia e Germania, i quali sono peraltro dei rapporti di carattere tradizionali e che risalgono a prima dell’unificazione tedesca. Quelle relazioni erano integrate perfettamente all’interno del pensiero nazionalista tedesco e della scuola geopolitica di Monaco. Delle relazioni che furono violentate dal razzismo di Hitler che, come sappiamo, con la Russia entrò in conflitto. Questa convergenza russo-tedesca dovrebbe (condizionale d’obbligo) crescere considerevolmente con il programma di modernizzazione e privatizzazione che è stato lanciato da Vladimir Putin e da Dimitri Medvedev. La modernizzazione dell’economia russa dipende di fatto dalla collaborazione della Germania. Questa azione tedesca potrebbe far aumentare di almeno di 7-8 punti percentuali l’attuale percentuale di esportazioni tedesche verso la Russia – che è ancora molto bassa, attorno al 4%. L’Italia, attraverso il proprio settore energetico e bancario, può anch’essa ambire a giocare un proprio ruolo nel processo di modernizzazione dell’economia russa.

 

Commenti

Gauleiter per i 25 EU e rinverdimento patto Ribbentropp/Putin o Stasi per tutti?

Che la Germania - e non solo - guardi ad est, verso la Russia, non è una novità ma fa parte della storia. La Germania, pur essendo Ovest Europa, da sempre volge il suo sguardo con attenzione ad Est, avendo ad Ovest una antica e compatta nazione, la Francia, orgogliosa e indipendente. L'Europa, così come esiste, è forzata, l'Unione è un'unione economica più che politica, economica più che culturale, economica più che unione di popoli. L'Europa potrà davvero stare unita quando prenderà coscienza della sua storia e di ciò che realmente l'ha unita nel passato e che potrà ancora unirla. Una fede comune, una visione culturale comune: solo così l'Europa può unirsi. Solo che la fede l'abbiamo defenestrata e di conseguenza, la visione culturale che dalla fede discende, non può essere comune. Hanno voluto unirci economicamente, dicendo che quella era la base per unirci anche politicamente: illusione! Si sta uniti economicamente finchè conviene e si riduce uno Stato ad un'azienda, ma le unioni commerciali fra aziende durano finchè conviene e così sarà per l'Europa, anzie per le Europe. Già si prospettano altre unioni, scandinave, ma anche mediterranee (molto più omogenee fra i componenti) e chissà quali altre. Si sente parlare di unione di Spagna, Italia, Grecia con l'Argentina piena di italiani e di spagnoli e via di questo passo. Forse l'Europa così com'è si disferà, forse no e si unirà senza essere davvero unita, ma non durerà molto. Sappiano i responsabili che o si uniscono i popoli attorno ad una roccia sicura, indistruttibile, oppure insieme non si starà mai, se non per poco tempo. La roccia c'è, si chiama Fede cristiana, ha sede a Roma, ed è rappresentata dal Papa. E proprio la Chiesa da oltre cent'anni ha aumentato i suoi interventi di Dottrina Sociale (non socialista!) proprio per unire i popoli attorno a principi certi, eterni, i quali soli possono unire davvero i popoli. Ma la parola della Chiesa non è stata ascoltata e l'Europa è stata così travolta e distrutta da due spaventose guerre mondiali e da una crisi morale senza precedenti. Ora anche da una crisi economica terribile. E' ora che ce ne rendiamo tutti conto ed iniziamo a porvi rimedio recuperando la nostra antica e vera Fede.

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