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Quagliariello: sulla Puglia serve un’intesa nazionale

Intervista a Gaetano Quagliariello di
 | 01 Settembre 2014
Gae

Un tavolo nazionale per decidere sulla coalizione di centrodestra (primarie comprese) che ambisce a governare la Puglia. Altrimenti sarà Ncd a costituire in proprio un’area di tutti i moderati pugliesi e, a quel punto, toccherà a Forza Italia dimostrare perché a Roma plaude alle riforme di Renzi e a Bari gioca allo sfascio. Gaetano Quagliariello, senatore e coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra, indica la linea del suo partito all’alba degli Stati generali che FI ha convocato a Monopoli per lanciare le primarie per le regionali 2015. E lo fa richiamandosi alle riforme su cui sta spingendo il governo nazionale Pd-Ncd, un programma che dovrebbe essere la bussola per la Puglia del dopo Vendola. «Un anno fa – dice – avevamo visto giusto».

 Perché ?

 «Pensare di uscire da una strategia riformista per portare il Paese di nuovo di fronte alle urne sarebbe stata una follia. E questa follia è stata evitata anche grazie a noi di Ncd. C’è bisogno di una cura da cavallo di riforme in questo Paese e non ci sono alternative. La nostra ambizione, in questo quadro, è non solo accettare la sfida ma esserne l’anima. Lo abbiamo fatto per la giustizia, ma anche sui grandi temi come l’immigrazione o il lavoro, dove guardiamo al modello spagnolo. Ricette demagogiche non sono più ammissibili, sia chiaro a tutti».

 Non tutti, però, sono ancora convinti che agli annunci del governo siano effettivamente seguiti gli effetti. O no ?

 «E io chiedo: è un caso che il ministro Lupi abbia privilegiato l’Alta capacità Napoli-Bari e un altro importante intervento in Sicilia ? Bisogna far partire le opere pubbliche nella parte del Paese che più soffre per le infrastrutture o vogliamo continuare a parlare di “meridionalismo” mentre il Paese affonda ? E la sfida dei 40 miliardi di fondi Ue è o no una questione essenziale per il Paese ?».

 Il gasdotto Tap sta facendo insorgere mezzo Salento.

 «Insisto: è finita l’epoca della demagogia. Il contesto internazionale è complicato dai rapporti economici con la Russia, non possiamo renderlo ancora più complicato con opzioni ideologiche e localismi che frenano l’approvvigionamento energetico. È evidente che c’è una vocazione turistica e culturale del Salento così come mi auguro che Matera possa diventare capitale della cultura europea, ma la vocazione turistica non basta. Un problema di sviluppo industriale va posto e bisogna creare le condizioni favorevoli, dal taglio del cuneo fiscale (costo lavoro) alla sburocratizzazione delle procedure, per realizzarlo. È proprio questa la cifra che dobbiamo seguire in Puglia».

 Si spieghi.

 «Intendo un disegno politico per la Puglia fondato su queste regole e che abbia una cifra alternativa rispetto alle politiche dell’ultimo decennio. E la questione politica che pongo per la Puglia è nazionale: noi abbiamo rotto una prospettiva, che era quella perseguita da una politica estremistica orientata alla crisi di governo, e abbiamo lanciato l’idea di stagione di ricostruzione nazionale che riguardasse le regole ma anche le politiche, le riforme attese da un ventennio».

 Forza Italia, però, è all’opposizione.

 «Nell’ultimo periodo mi sembra di notare una virata da parte di FI: ha riconosciuto la linea ed è rientrata nel percorso riformatore. Dunque, la prima cosa da fare, anche in Puglia, è consolidare un atteggiamento che non sia schizofrenico: la ricostruzione del rapporto del centrodestra non va fatta su opportunità elettorali ma su una base politica condivisa, che orienti una coalizione nella stessa direzione. Se c’è questo, ci deve essere un tavolo nazionale nel quale si stabiliscono le regole di questa alleanza, in modo da sfuggire a qualsiasi opportunismo. E solo dopo si discute dello strumento».

 Ma voi non eravate da sempre per le primarie di coalizione ?

 «Contro le primarie non ho nulla, ma questo è un passo successivo: prima si stabiliscono i pilastri di un’alleanza a livello nazionale, poi si fissano le regole su come stare insieme. E se ci affidiamo alle primarie, dobbiamo fissarne i contorni: non può prevalere la logica che quando i nostri alleati sono sicuri di vincerle si fanno e quando, come per le elezioni a Bari, c’è il rischio di una competizione aperta non si fanno. Né si può essere alleati sui territori e poi a livello nazionale leggere ogni giorno attacchi dai “giornali di famiglia”».

 Non tutti, in Forza Italia, la pensano come Berlusconi su questo governo. A cominciare proprio dal leader pugliese di FI, Fitto. È lui il vostro problema ?

 «È un vecchio vizio meridionale quello per cui dietro le specificità dei territori si nascondono i trasformismi. Se si stabilisce un accordo, all’interno di questo possono valere i diversi accenti, ma non può funzionare che a seconda delle convenienze si stabiliscono alleanze o divisioni ad esclusivi fini di potere. Su questo hanno già pagato altre forze moderate, non commetteremo lo stesso errore».

 Mettete in conto anche l’eventualità di correre da soli alle regionali ?

 «Lo escludo. Ncd ha un percorso: unificare sulla base di una proposta tutte le forze moderate che condividono l’esperienza del governo nazionale e non sono del Pd. In Puglia sono forti e numerose: penso all’ex Scelta civica, all’Udc e allo stesso movimento Schittulli. Intendiamo discutere con queste forze di una strategia nazionale e poi calarla nei territori, non chiudendo a metodologie come quella delle primarie ma precisando che vengono dopo e non risolvono il problema. Se a livello nazionale ci sarà chi si prenderà la responsabilità di far fallire l’alleanza, dovrà dirlo. E questo, ovviamente, renderà per noi necessario salvaguardare un’area che non vogliamo vada dispersa».

 Nel frattempo il centrosinistra litiga sui presunti accordi per le nuove province tra Pd e FI. Che ne pensa e come intendete collocarvi ?

 «Sarebbe auspicabile un comportamento omogoneo in tutta la Puglia, ma non sono pregiudizialmente contrario a questi tentativi perché il senso di quella riforma è proprio quello di “spoliticizzare” questo livello di governo. Le elezioni di secondo grado non sono un modo per non andare alle urne davanti ai cittadini, ma un tentativo di togliere alle coordinate della politica questi governi locali. Per questo non credo vadano letti come tentativi di consociativismo, semmai come percorsi che la stesa riforma detta».

 (Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

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