Una domanda al nuovo Vescovo di Palermo

Costituzione, Vangelo e Corano

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 | 06 Dicembre 2015
vescovo

Il nuovo vescovo di Palermo, don Corrado Lorefice – così vuole essere chiamato, senza l’Eccellenza, e con il “tu” – il giorno del suo insediamento in città ha scelto di leggere non passi del Vangelo, ma l’articolo tre della costituzione italiana, quello che recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, assicurando i suoi nuovi concittadini che sarà questa la “bussola del suo operato”.

 

Rispettando le sue richieste, gli chiediamo: caro Don Corrado, chi secondo te a Palermo dovrebbe citare il Vangelo, a questo punto?  Il sindaco Orlando, il prefetto antimafia, oppure chi? Chi spiegherà ai palermitani la lezione di papa Francesco, che incessantemente ci ricorda che è il Vangelo che ispira la sua pastorale della povertà, che è la buona novella quella che lui porta agli emarginati, agli ultimi, alle periferie del mondo? E d'altra parte, se bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, lasciamo che siano le autorità laiche a citare la legge, e a dichiarare che la costituzione sarà la "bussola" del loro operato. Per chi è preposto a coltivare le vigne del Signore, la bussola immagino sia costituita dalle parole di Gesù, che nel mondo di oggi sono sempre più dimenticate, o strumentalizzate.

 

Forse bisognerebbe ricordare anche che i concetti di laicità, di uguaglianza e dignità affondano le  radici proprio  nel Vangelo;  è il cristianesimo che li ha introdotti nel pensiero dell'occidente, ed è da lì che si sono sviluppati, sono diventati patrimonio comune, e infine sono penetrati nelle costituzioni. L'uguaglianza e la dignità di ogni essere umano derivano dall’essere tutti figli di Dio, quel Dio che ci ha mandato Suo Figlio per salvarci: non sarebbe magari utile ripeterlo, se si sceglie di citare la costituzione? Senza qualche accenno a tutto questo, l'insediamento di un vescovo rischia di assomigliare un po' troppo ai convegni di Giustizia e Libertà con Zagreblesky , con  i cattolici  sempre più confusi e disorientati.

 

Nel frattempo, altre comunità, in questo stesso paese, agitano il proprio libro sacro come la fonte di ogni verità, anche storica: impressiona quello che è accaduto in una scuola milanese, di cui si è finalmente accorta anche la grande stampa, visto che erano proprio due giornalisti del Corriere ad animare la discussione con gli studenti. La divisione tra sunniti e sciiti, secondo il gruppetto di ragazzi islamici presenti al dibattito, non va spiegata con altri libri a parte il Corano: basta leggere questo, il resto è superfluo: tutte bugie. L'operazione compiuta dal vescovo di Palermo è insieme, contraria e convergente: citiamo la costituzione, perché è il testo laico quello più importante per guidare il nostro operato. Se siamo i primi a ignorare le radici cristiane del nostro mondo, se persino il vescovo sceglie di non ricordare che è quello il libro che guida le nostre vite e ispira le nostre azioni, non è in pericolo la fede cristiana (quella vive nei cuori e nelle opere dei credenti) ma proprio la costituzione.

Commenti

"Ma qual è, alla buonora, questa fantomatica operazione culturale? Questa: la sinistra laico-progressista, che un giorno fu comunista, e che ha sempre dettato l’agenda culturale nella nostra epoca repubblicana, col tempo si è convertita a ciò che prima disprezzava, dal tricolore al Festival di Sanremo, ma solo per impadronirsene e piegarlo al patriottismo-costituzionale, cioè alla religione nata dalla Resistenza: ora è il momento di impadronirsi della Chiesa cattolica italiana, sogno ineffabile che si può raggiungere solo trasformandola in una di quelle accomodanti confessioni protestanti del Nord Europa che ormai, non avendo più nulla da dire, si sono trasformate in santuari del politicamente corretto. Di questa nomenklatura i Benigni, o i Saviano, sono gli alfieri istituzionali. Ascoltare questi predicatori di regime diventa un dovere civico. La suggestione fa il resto." (Massimo Zamarion, 23-12-2014)

Il compito di ogni cristiano e dunque anche dei vescovi e' annunciare il vangelo. Punto e strapunto-
m

Purtroppo questi sono i vescovi voluti e scelti da Bergoglio. Da un papa che afferma che Dio non è cattolico e che il proselitismo è una sciocchezza cosa ci si può aspettare? Un papa non cattolico sceglie coerentemente vescovi non cattolici.

Non è papa Francesco, ma sono i suoi zelanti sostenitori, che continuamente lo mettono in costante contrapposizione con l'insegnamento della Chiesa, che confondono le carte.
Pensiamo alla forza della denuncia di Giovanni Paolo II contro la mafia in nome di Dio e della sua giustizia, che è misericordia solo se c'è il pentimento del cuore!

Nel saluto alle autorità civili di chi si dichiara discepolo di Dossetti non stupisce il richiamo alla costituzione. Consiglio comunque di leggere l'intero discorso del nuovo vescovo e anche il saluto ai fedeli della diocesi in cattedrale. Li trovate linkati qui:
http://www.c3dem.it/20191
"in forza del Vangelo il vescovo è chiamato, insieme con tutti i cristiani, a stare accanto ad ognuno di voi, accanto alla vostra storia che è la stessa storia della comunità cristiana"

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