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Banca Etruria insolvente, Minzolini (Fi) attacca papà Boschi

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 | 13 Febbraio 2016
Banca

Dopo la sentenza che ha dichiarato insolvente la vecchia Banca Etruria, la palla passa alla Procura di Arezzo. Non c'è ancora un fascicolo d'inchiesta per bancarotta fraudolenta, né indagati per questa ipotesi di reato, ma il procuratore della Repubblica Roberto Rossi ha dato delega ai nuclei di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Arezzo e Firenze per effettuare i relativi accertamenti.

 

Restano aperti quattro filoni di inchiesta sulle vicende della Banca aretina: l'ostacolo alla vigilanza di Banca d'Italia; le false fatturazioni; il conflitto di interessi; la truffa ai danni dei risparmiatori per le obbligazioni subordinate. Per quanto riguarda quest'ultimo filone il pool di magistrati ha sentito in questi giorni numerosi risparmiatori e prosegue l'esame caso per caso.

 

Secondo la procura proprio la dichiarazione di insolvenza potrebbe mettere sotto una luce diversa altri accertamenti come quelli sulle consulenze per 17 milioni di euro, la liquidazione da 1,2 milioni all'ex direttore Luca Bronchi, i premi ai dipendenti e soprattutto i crediti finiti in sofferenza per quasi 2 miliardi di euro.

 

A quanto si apprende, la procura rivedrà anche le posizioni di chi aveva ruoli direttivi negli ultimi mesi di vita della Banca, del cui ultimo cda hanno fatto parte, tra gli altri, il presidente Lorenzo Rosi, il vicepresidente vicario Alfredo Berni, ed il vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del ministro Maria Elena. Secondo il parlamentare di Forza Italia, Augusto Minzolini, "Nella sentenza per il fallimento di Banca Etruria ci elementi per salvare papà Boschi dalla accusa di bancarotta: vengono contestati solo 2 mesi della sua gestione". "Come al solito..." conclude polemicamente Minzolini in un tweet.

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