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Abu Omar, la storia iniziata nel 2003 e la condanna di Strasburgo

23 Febbraio 2016
abu omar

Era il 17 febbraio del 2003 quando l’imam Abu Omar, cittadino egiziano che aveva ottenuto l’asilo politico in Italia, venne rapito a Milano da agenti della Cia e trasferito in Egitto. Il religioso ha raccontato di essere stato sottoposto a torture fino a quando, nel 2004, venne liberato, con l’ordine di non parlare  con nessuno di quel che era successo. Meno di un mese dopo, e fu nuovamente arrestato. Trasferito in più prigioni e poi definitivamente rilasciato nel febbraio 2007. 

 

La "extraordinary rendition" (cioè l'azione clandestina da parte della Cia) è cominciata secondo Strasburgo "con il rapimento di Abu Omar in Italia ed è continuata con il suo trasferimento all'estero".  

 

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il rapimento e la detenzione illegale di Abu Omar: “Tenuto conto delle prove, la Corte ha stabilito che le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un’operazione di ‘extraordinary rendition’ cominciata con il suo rapimento in Italia e continuata con il suo trasferimento all’estero”. Secondo i giudici l’Italia ha applicato il legittimo principio del segreto di Stato in modo improprio e tale da essicurare che i responsabili per il rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti ad Abu Omaro “non dovessero rispondere delle loro azioni”. E sempre secondo i giudici di Strasburgo, l’Italia avrebbe anche violato il diritto dell’ex imam e della moglie al rispetto della vita familiare. 

 

L’Italia quindi sarà costretta a pagare 70mila euro a Abu Omar e 15mila a sua moglie per danni morali. La sentenza definitiva arriverà tra tre mesi, se lo Stato italiano non chiederà e otterrà dalla Corte di Strasburgo un nuovo esame davanti alla Grande Camera. 

 

Per accertare le responsabilità nella vicenda Abu Omar, si sono susseguiti numerosi processi. Nel 2009 sono stati condannati in contumacia 22 operativi Cia e un ufficiale dell’esercito USA. Tre ufficiali del Sismi, furono condannati per depistaggio, mentre le condanne dei vertici del servizio furono annullate dalla Cassazione. Due agenti della Cia sono stati graziati prima da Napolitano e poi da Mattarella

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