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L'Italia di Renzi non è un Paese per giovani

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 | 01 Marzo 2016
lavoro

Ci sono due modi per commentare gli ultimi dati Istat su occupati, disoccupati, inattivi, under 25 al lavoro: uno è brindare come fa il governo, l'altro guardare le cose in modo realistico. I dati: la crescita del PIL allo 0,8% è un segno più ma ancora troppo basso per parlare di crescita. Il tasso di disoccupazione a gennaio resta all'11,5%, uguale a dicembre e ai mesi precedenti, mentre la media Ue è al 10,4%.

 

Repubblica fa notare che il numero degli occupati, in particolare a tempo indeterminato, cresce nonostante gli sgravi contributivi che sono stati tagliati del 40 per cento, ma i risultati del Jobs Act non sembrano sufficienti; in moltissimi casi gli ex contratto a progetto o che lavoravano con altre forme contrattuali si sono trasformati in lavoratori a tempo indeterminato, quindi non sono veri e propri "nuovi occupati".

 

Ma il ministro del lavoro Poletti esulta: "E' un grande risultato, sono felice per tutte queste persone e le loro famiglie. Ringrazio tutte le aziende e gli imprenditori. Le riforme sono essenziali ed il Governo le ha fatte, ma senza l'impegno responsabile di tutta la comunità nazionale i risultati sarebbero meno significativi". Matteo Renzi twitta "Con questo governo le tasse vanno giù, gli occupati vanno su, le chiacchiere dei gufi stanno a zero".

 

I dati Istat sugli under 25, i più giovani nel mercato del lavoro, sono deprimenti. La disoccupazione giovanile (15-24 anni) a gennaio torna a salire al 39,3%, mentre per gli under 25 la disoccupazione media nei Paesi della Eurozona è pari al 22,0% e nella Ue addirittura al 19,7%. Secondo Istat, in generale gli occupati crescono di 70mila unità su dicembre 2015 (+0,3%) e di 299mila su gennaio 2015 (+1,3%), il tasso di disoccupazione cala di 0,7 punti percentuali sull'inizio del 2015.

 

Secondo i dati di Eurostat, nei 19 paesi della Eurozona, la disoccupazione è scesa a 10,3% dal 10,4% di dicembre e dall'11,3% del 2015. Questi i tassi di disoccupazione di due grandi Paesi Ue, Germania 4,3%,  Regno Unito 5,1%. Noi siamo all'11 e passa. La Spagna è tra i peggiori al 20,5%, maglia nera per la Grecia al 24,6%.

 

Eurosud si conferma il ventre molle dell'Europa del lavoro e della occupazione, in particolare quella giovanile. Forse il ministro Poletti e Matteo Renzi farebbero meglio a festeggiare meno e a realizzare strategie che colmino questo gap tra le due Europe.

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