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Turchia: tra kamikaze una ex studentessa. 37 morti, censura dei media

14 Marzo 2016
ankara

Secondo la stampa turca uno dei due kamikaze che ieri hanno compiuto l'attacco con un'autobomba nella capitale Ankara, uccidendo almeno 37 persone, è una ex studentessa universitaria, Seher Cagla Demir, che si sarebbe unita al Pkk curdo nel 2013. La giovane sarebbe stata identificata attraverso le impronte digitali e alcune parti del suo corpo, rimaste riconoscibili nonostante l'esplosione.

 

Le stesse fonti indicano che l'attacco è stato compiuto con una Bmw bianca del 1995 carica di tritolo. La donna sarebbe già finita sotto processo con altre 4 compagne (di cui tre sorelle) con l'accusa di far parte del Pkk, considerato un'organizzazione terroristica in Turchia. Il processo era stato aggiornato nel dicembre scorso in attesa della sentenza.  L'esplosione è avvenuta tra il parco Guven e il boulevard Ataturk, luoghi molto frequentati della capitale turca. Giusto a poca distanza, i ministeri della Giustizia e dell'Educazione e gli uffici del primo ministro Ahmet Davutoglu. E solo due giorni fa, l'ambasciata americana ad Ankara aveva inviato un messaggio di allerta ai suoi cittadini. 

 

Ad Ankara, è il terzo attentato suicida con decine di morti in 5 mesi. Le modalità di quest'ultima azione ricordano da vicino quelle dell’autobomba del 17 febbrario scorso, che aveva provocato 29 morti, prendendo però di mira mezzi militari. Stavolta, invece, a essere colpita è stata una zona piena di civili. Dopo l'attacco di ottobre alla stazione di Ankara, attribuito dal governo all'Isis come quello del 12 gennaio a Istanbul, per l'autobomba del mese scorso le autorità avevano puntato il dito contro i curdi del Pkk attivi in Turchia e quelli siriani del Pyd.

 

E’ una vera e propria guerra intestina che ha spinto i gruppi curdi più radicali a minacciare rappresaglie nel resto della Turchia. Il partito filo-curdo Hdp, presente in Parlamento, ha subito condannato l'attacco di ieri. Il fronte siriano, con le infiltrazioni dell'Isis, rappresenta l'altra grande spina nel fianco del governo di Ankara, pur accusato da più parti di aver collaborato con i jihadisti. Intanto, l'autorità radiotelevisiva ha subito imposto una censura ai media vietando la pubblicazione delle immagini dal luogo dell'esplosione.  

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