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Pressione fiscale locale più alta da inizio secolo: in due anni 7 miliardi di balzelli in più

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 | 23 Marzo 2016

L'ultima conferma arriva dallo studio della Uil sulla fiscalità locale. I pochi tagli non sono sufficienti a far ripartire il motore dell'economia locale. E soprattutto sono spesso pagati dagli enti locali che poi si rifanno sugli italiani. Che nel 2015 hanno pagato 49 miliardi di tasse locali, ben sette in più di quanto versavano nel 2013. Fa un 16,7% in più, negli anni dei governi Letta e Renzi, anni in cui la crescita del Pil è stata praticamente nulla.

 

Il gettito per l'Imu-Tasi sugli immobili diversi dalla prima casa è aumentato dell'8,4% rispetto al 2013 (1,5 miliardi di euro); quello per l'Irpef Regionale dell'11,8% (1,4 miliardi di euro); l'Irpef Comunale dell'11,7% (469 milioni di euro); la Tari del 7,3% (556 milioni di euro). Discorso a parte è quello della Tasi sulla prima casa: nel 2013 si pagò la mini Imu (il 40% della differenza dell'aumento dell'aliquota deliberata su l'aliquota base) e il gettito fu di 625 milioni di euro. L'aumento tra il 2014 e il 2015 è stato del 6,2% (220 milioni di euro in più).

 

Guardando alla famiglia invece si scopre che nell'ultimo anno la famiglia campione ha pagato 1.969 euro di tasse locali, con un aumento di 308 euro tra il 2013 e il 2015 e di 83 euro tra il 2014 e il 2015. Oltre all'Imu Tasi (937 euro, +72 euro in 2 anni) ci sono stati i versamenti delle addizionali regionali Irpef (nel 2015 è stato di 389 euro medi pro capite, +27 euro in 2 anni), quelle comunali Irpef (156 euro pro capite, +28 euro in 2 anni) e la tariffa dei rifiuti. Quest'ultima ha avuto un costo medio nel 2015 di 296 euro pro capite (+23 euro in 2 anni), con punte di 462 euro a Salerno, 454 euro a Benevento, 450 euro a Cagliari e Grosseto. 

 

Di recente il Pd si è perfino vantato con dei manifesti di aver abolito la Tasi sulla prima casa, dimenticando che era stata introdotta dallo stesso governo Renzi. Misura oltretutto che, spiega il segretario della Uil Guglielmo Loy, darà qualche beneficio nel 2016, ma rischia di essere vanificata da altri rincari, visto che «il blocco degli aumenti delle tasse locali non riguarda Tari e tariffe locali, come asili nido e mense scolastiche e poi le regioni potrebbero alzare l'addizionale Irpef per coprire i buchi della sanità». Giusto due giorni fa Maria Elena Boschi prometteva «nuovi tagli del carico fiscale per il 2016», lavorando «sulla spesa pubblica». Se le premesse sono quelle descritte dalla Uil, non c'è da stare allegri. 

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