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Padoan: regole Europa danneggiano Italia. Per Brunetta serve manovra da 40-50 miliardi

30 Marzo 2016
padoan

I conti pubblici non sono messi bene. All'orizzonte tira una brutta aria di manovra aggiuntiva. Si parla da un po’ di una stangata da 25 miliardi di euro. Cosa che Matteo Renzi puntualmente smentisce. Ma la situazione è tutt'altro che rosea. L’Unione Europea ha già chiesto al nostro Paese uno sforzo nell’aggiustare i conti pubblici. E allora Padoan, il ministro dell’Economia, intervistato da ‘Le Figaro’ ci ha tenuto a puntualizzare che il punto di vista dell’Ue sul Bel Paese è «deformato da considerazioni statistiche» e «queste regole, imponendo all'Italia aggiustamenti dolorosi, le recano maggior danno che ad altri Paesi, e questo non mi va bene».

 

Ma comunque «l'Italia rispetterà lo sforzo di aggiustamento che le è richiesto». Per poi aggiungere: «Si rimprovera a volte all'Italia di chiedere troppa flessibilità, di mostrarsi insaziabile, dimenticando che questa domanda è del tutto legittima, perché si iscrive nelle regole europee». Il nostro Paese «è quello che ha fatto gli sforzi di aggiustamento più intensi della sua politica di bilancio». 

 

Nel corso dell’intervista, Padoan ha fatto presente quella che dal suo punto di vista è un’esigenza per l’Europa: «Serve un ministro delle Finanze unico della zona euro. In primo luogo, un ministro unico delle Finanze servirebbe a garantire la messa in atto di una politica di bilancio europea più equilibrata e dovrebbe anche gestire eventuali azioni di sostegno che implichino risorse comuni, come la gestione dei flussi migratori o del rafforzamento della sicurezza europea». 

 

A maggior ragione ora che «l'Europa deve dotarsi di risorse proprie» in quanto «è difficile immaginare che si continuino a spendere tante energie per arrivare ad accordi come quello con la Turchia sui migranti» Quanto alla questione banche italiane dice: «escono da tre anni di profonda recessione, l'hanno sormontata rafforzando il loro capitale proprio e diminuendo progressivamente i loro crediti in sofferenza». E ricorda: il governo ha «incitato le banche cooperative a trasformarsi in Spa e a consolidare i propri asset con i loro mezzi». Fa l’esempio della fusione tra Banco popolare e Bpm e spiega: «questa fusione mostra con evidenza che il sistema bancario italiano è molto forte».  

 

Brunetta, invece, in una nota, espone il suo punto di vista sullo stato dell'Italia e si rivolge a Renzi: per rivolvere qualcosina servirebbe una manovra da 50 miliardi.
"Sulla base delle ultime previsioni pubblicate da Ocse, Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea, Banca d'Italia, Corte dei
Conti, Istat e Standard & Poor's sull'andamento del Pil e dell'inflazione in Italia, nel 2016 avremo una crescita nominale (data da crescita reale più inflazione) nel nostro paese pari, se va bene, all'1,3% (1%-1,1% di crescita reale più 0,2% di inflazione).  

 

Esattamente la metà del 2,6% (1,6% di crescita reale più 1% di inflazione) previsto dal governo nei suoi ultimi documenti di finanza pubblica (Nota di aggiornamento al Def). Ma noi temiamo possa andare ancora peggio, perchè le stime ad oggi disponibili non scontano ancora gli effetti dell'aggravata deflazione, degli ultimi attacchi terroristici e
dell'incertezza delle aspettative di consumatori e imprese che ne deriva.  Da qui a ottobre sarà un crescendo tragico per Renzi. Fino a quando, in un mese solo, si concentreranno, da un lato, il referendum sulla riforma costituzionale e, dall'altro, la recessione economica - che farà manifestare
in tutto il suo fulgore il flop del Jobs act, con relativo aumento della disoccupazione e crollo dei consumi - e la manovra da fare necessariamente nella Legge di stabilità per correggere i conti: 21,8 miliardi per riportare il deficit dal 2,4% del 2016 all'1,1% del 2017 pattuito con l'Europa; 17 miliardi per evitare le clausole di salvaguardia già previste per il 2017; e altri 5-8 miliardi per colmare i buchi delle mancate privatizzazioni e della mancata Spending review. Totale: 40-50 miliardi. Caro Renzi, è noto: i governi cadono in autunno". 

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