"Se passano i Dico gli ebrei rischiano di scomparire"

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 | 07 Maggio 2007

“C’è uno strano silenzio dei diversi esponenti dell’ebraismo italiano su un tema che è stato tanto dibattuto in Italia negli ultimi mesi, quello dei Dico, la legge sulle convivenze che è stata presentata e poi rallentata nel suo iter parlamentare.” Inizia così l’articolo del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che sarà pubblicato nel numero di maggio di Shalom a pagina 19 e che è stato in parte anticipato alle agenzie di stampa. E la ratio di questo scritto è un no secco al riconoscimento legislativo delle unioni di fatto, specie se tra omosessuali. E’ la prima volta che il rabbino della più grande comunità italiana di persone di religione ebraica, quella di Roma, interviene in maniera così diretta e drastica in questo dibattito. E i toni usati, come quello di denunciare l’assottigliamento numerico dei componenti dell’ebraismo italiano, gli hanno subito tirato addosso le ire del deputato Franco Grillini che adesso chiede che siano i capi delle comunità ebraiche italiane a “scomunicare” il rabbino. Ecco il ragionamento di Di Segni: “Uno dei temi più delicati e controversi nella proposta di legge sui Dico è il riconoscimento giuridico delle convivenze tra persone anche dello stesso sesso; non è certo il matrimonio omosessuale accettato formalmente in altri Paesi, ma in ogni caso è una prima forma di riconoscimento legale di unioni omosessuali.”

Secondo Di Segni “nel dibattito su questo tema entrano in gioco elementi di principio dei fondamenti della società moderna, la questione della laicità dello Stato, le libertà individuali, l’interferenza dei principi religiosi eccetera.” “Che cosa ha da dire in proposito la tradizione ebraica?”, si chiede il rabbino capo di Roma. Che si risponde così: “ Una posizione politica abituale tra gli ebrei e spesso condivisa anche tra i più osservanti è quella di non intervenire nelle scelte di libertà che lo Stato fa per i suoi cittadini, riservando solo alla coscienza individuale il diritto e dovere di fare scelte rigorose personali su argomenti nei quali la legge dello Stato concede spazi permissivi e di libertà.” Poi Di Segni entra nel vivo “ma questa non è una regola che può valere sempre: secondo la Torà gli ebrei devono osservare 613 regole, ma questo non vuol dire che i non ebrei non debbano avere alcuna regola, perché in realtà le hanno anche loro, inquadrate in sette capitoli fondamentali (i cosiddetti precetti Noachidi),  ed è nostro dovere come ebrei indurre i non ebrei a rispettare le loro regole”.

In che modo? “ Come questo si possa realizzare è difficile dirlo, certo è che non possiamo rimanere indifferenti al superamento di determinati limiti, acconsentendo per esempio che la legge dello Stato ammetta l’omicidio, il furto, l’incesto.” Questa frase, con questi paragoni, assomiglia tanto a quella per la quale volevano crocifiggere monsignor Bagnasco. Anche perché subito dopo Di Segni la esplicita: “L’argomento di cui ora si dibatte rientra per certi suoi aspetti (non le convivenze in generale, quanto specificamente le coppie omosessuali maschili) in limiti ritenuti insuperabili.”

Di Segni spiega poi, al di là dell’etica, quale sia il motivo pratico che lo ha convinto a prendere carta e penna e a dire no ai Dico dalle colonne di Shalom, il mensile più rappresentativo delle comunità ebraiche italiane. “Il secondo motivo per il quale il dibattito in corso non ci deve lasciare indifferenti riguarda le tematiche generali della famiglia - si legge nel pezzo del rabbino   - e questa legge è l’espressione di un mutamento radicale nelle strutture della società contemporanea, nella quale il tradizionale istituto della famiglia non rappresenta più il modello assolutamente prevalente di organizzazione.”

Tutto ciò però ha delle conseguenze per gli ebrei e Di Segni le spiega senza girarci attorno: “E’ un dibattito appassionante, ma se ci si ferma a queste due polarità si rischia di ignorare quello che deve essere il vero problema per noi e che sta all’origine della legge e che, a parte questa legge, ci coinvolge come ebrei italiani in un modo devastante, anche se sembra che non ce ne siamo ancora accorti: la società ebraica italiana (come nel resto del mondo occidentale) ha fatto suoi i modelli di organizzazione della società non ebraica, anzi molto spesso li ha anticipati, ma il prezzo che ha pagato e sta pagando per questa sua scelta collettiva è l’evoluzione verso la drastica contrazione numerica.”

E il perché viene spiegato così: “In alcune Comunità c’è stata una riduzione percentuale fino al 45%. Solo Roma sembra essersi un po’ salvata dal “ciclone” demografico, ma i risultati attesi a medio termine non sono incoraggianti. Le cause del disastro sono molteplici: ci si sposa di meno e molto più tardi, si fanno molti meno figli (anche perché ci si sposa tardi), i vincoli matrimoniali sono molto instabili (separazioni, divorzi), la popolazione generale invecchia e il numero dei morti ogni anno supera quello dei nati.” Poi una virata sul  “problema dei matrimoni misti (quando ci sono, molto spesso sono solo convivenze)”.

 “Senza entrare nel merito delle problematiche religiose, è innegabile dal punto di vista sociale che queste unioni sono il segno di un rapporto debole con l’ebraismo – scrive Di Segni - e che da due partner, uno non ebreo e l’altro debolmente legato all’ebraismo, nella grande maggioranza dei casi la discendenza sarà ancora più debolmente legata all’ebraismo e a ben poco servirà, in termini ebraici, la conversione formale richiesta da un genitore.” Le parole del rabbino capo di Roma, sembrano, mutatis mutandis, intercambiabili con quelle del Papa Ratzinger, di Ruini o del suo successore Bagnasco. Le reazioni che stanno generando pure. Per ora si registrano quelle di Franco Grillini : “Quello di Di Segni è un razzismo anti-omosessuale,  inaccettabile, forse ha  dimenticato che insieme agli ebrei, nei campi di sterminio  nazisti, c'erano anche degli omosessuali”.

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il passaggio fra i dico e la sparizione degli ebrei è stato fatto interamente dal giornalista

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