Via i crocefissi nelle aule scolastiche

L'Europa nega la sua identità e pretende che anche gli altri lo facciano

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 | 04 Novembre 2009
crocefisso

L’Europa ha deciso: niente crocefissi nelle scuole italiane. Ancora una volta i soloni europei hanno sentenziato: rappresenta "una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione "della libertà di culto degli alunni". E lo Stato italiano – che poi siamo noi - sarà costretto a pagare alla donna che ha fatto richiesta di rimuovere i simboli religiosi dalle aule scolastiche un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.

La storia è presto detta. Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi e socia dell'Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti), nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. Inascoltata nelle sue richieste fece ricorso al Tar. Il tribunale amministrativo, aveva sollevato la questione alla Corte Costituzionale, che la dichiarò inammissibile perché questo tipo di materie sono regolate con norme di rango regolamentare e rientrano di fatto sotto la competenza dei tribunali amministrativi. Rispedita al mittente la spinosa questione, il Tar non ha avuto dubbi, rigettando la richiesta della donna. Non soddisfatta del primo grado di giudizio la signora Lautsi è ricorsa a quello superiore. Ma anche il Consiglio di Stato non le diede soddisfazione delle sue richieste, con una sentenza di rigetto. Sostenuta tecnicamente nell'iter giuridico dall’Uarr, la giovane mamma finlandese, dopo aver già passato Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato, è approdata a Strasburgo, con l’esito giudiziario che conosciamo.

La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche e siamo certi che farà discutere a lungo. “Di fatto – sostiene Nicolò Zanon, costituzionalista – Strasburgo condanna lo stato al risarcimento dei danni morali ma la sentenza, che arriva dopo tutti i gradi di giudizio, non costituisce un ordine di rimozione. L'unico effetto che ha è un risarcimento monetario ma non caducatorio o di legge”. Eppure, il caso della donna di Padova è emblematico di  molto altro, per primo di quella volontà sempre più diffusa di voler far passare a tutti i costi per diritti delle libertà personali e di reiterare questa prassi ancora una volta per via giudiziaria. Ma se così è deciso a colpi di sentenze,  dove sta la libertà di tutti gli altri genitori, convinti al contrario che quel simbolo non leda in alcun modo le proprie convinzioni culturali prima che religiose? “Bisogna leggere la sentenza e la motivazione – aggiunge Zanon - ma sembra una ennesima, inaccettabile ingerenza della magistratura in tutto ciò che attiene l’identità, la cultura e la libertà politica prima che religiosa di un paese”.

L’Europa ha dimenticato se stessa, le sue radici, il suo passato, la sua stessa identità. Negando nella sua costituzione ogni richiamo alle sue radici cristiane concretamente ha negato lo stesso principio in nome del quale decide tutto questo: la laicità. Perché laicità non vuol dire soffocare ogni possibilità di guardare a se stessi e agli altri senza pregiudizi e senza identità. Senza coscienza delle proprie radici, non possono esserci né  libertà né democrazia. “Togliere il segno della tradizione cristiana dalle scuole italiane – ha detto Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e deputato del Pdl – è un atto di ignoranza culturale e di ostilità nei confronti della storia del nostro Paese e della stessa Europa. Questa sentenza è l'affermazione di un pregiudizio, quello che nega l'originalità della nostra nazione e del nostro continente. Che facciamo? Per salvare un'idea astratta di neutralità - si chiede Lupi - dovremmo abbattere le Cattedrali dalle città o eliminare dai Musei le crocifissioni di Duccio da Bon Insegna o le Madonne di Caravaggio?”

Il governo non ci sta. Ed ha già dichiarato battaglia. Ma il coro di critiche questa volta è piuttosto unanime, e coinvolge laici e cattolici. Un buon segno nel lungo percorso alla ricerca di una definizione del chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove pensiamo di andare.
 

Commenti

“È vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e vogliono fondare sull’assenza di Dio. Si dice che siamo i fautori delle vecchie superstizioni…fanno ridere! Ma di fronte a questi demoni che rinascono di secolo in secolo, noi siamo la gioventù, signori, siamo la gioventù di Dio. La Gioventù della Fedeltà!"
Françoise-Athanase Charette de La Contrie

C'è uno spunto molto interessante in quest'articolo, quando si accenna:
"Eppure, il caso della donna di Padova è emblematico di molto altro, per primo di quella volontà sempre più diffusa di voler far passare a tutti i costi per diritti delle libertà personali e di reiterare questa prassi ancora una volta per via giudiziaria. Ma se così è deciso a colpi di sentenze, dove sta la libertà di tutti gli altri genitori, convinti al contrario che quel simbolo non leda in alcun modo le proprie convinzioni culturali prima che religiose?"
Come dicevano i romani nella loro infinita saggezza giurisprudenziale: summum jus, summa iniuria. Il massimo della giustizia è il massimo dell'ingiustizia.
Questa pretesa di origine laicista, utilizzata ogni due per tre dalle minoranze più ideologizzate (i radicali, gli atei) sarà proprio la corda con cui questi impiccheranno l'Europa stessa e -speriamo- anche se stessi.
E' lo strumento preferito, per esempio, dai Fratelli Musulmani per spargere devastanti semi di contraddizione logica dentro i nostri sistemi giuridici, in modo da introdurre per via di sentenze obbrobri islamici come la sharia, i tribunali etnici, la poligamia, l'obbligo per tutti di rispettare le usanze e le festività maomettane.
E' uno strumento insano, perchè i giudici in nessun sistema civile possono formare norme o indirizzare comportamenti. Anche i buontemponi dell'Uaar potrebbero essere spazzati via da una sentenza.
Intanto i cristiani e i cattolici si preparino ad una battaglia appena iniziata, e che sarà molto meno ideale che materiale. Vexilla regis prodeunt inferni.

Usiamo con intelligenza la sentenza. Gli sciagurati dell'uaar e loro amici non vogliono il CRocifisso ? Bene !
Mettiamo nelle scuole e negli uffici l'immagine della 'Sacra Famiglia' che rappresenta diversamente ma altrettanto bene le radici della nostra civiltà, basata appunto sulla famiglia.
Famiglia resa sacra proprio da Cristo, che diventa uomo come noi all'interno di una normale famiglia.
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Credo che la politica del muro contro muro sarebbe improduttiva, anzi creerebbe maggiori danni.
Aggiriamo quindi l'ostacolo, sostituendo, dove richiesto, il Crocifisso con una immagine della Sacra Famiglia.

Aldous Huxley, scrittore britannico del secolo scorso, disse: “Tantum religio potuit suadere malorum (Tanto male può causare la religione). Ma guardando dal nostro vantaggioso punto di osservazione sulla strada discendente della storia moderna, su al passato, vediamo ora che tutti i mali della religione possono fiorire senza alcuna fede nel soprannaturale, materialisti convinti sono pronti ad adorare le proprie creazioni malcostruite come se fossero l’assoluto, e che sedicenti umanisti perseguiteranno i loro avversari con tutto lo zelo di inquisitori intenti allo sterminio dei fedeli di un Satana personale e trascendente. [...] Allo scopo di giustificare la loro condotta, essi trasformano le loro teorie in dogmi, i loro regolamenti in principi essenziali, i loro capi politici in dei e tutti i dissenzienti in demoni incarnati".
Ecco, il pensiero di Huxley riassume perfettamente la situazione attuale. E le sue parole risalgono alla prima metà del '900!
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@ carlo II:

Sostituire il Crocefisso con la Sacra Famiglia? E scatenare, così, le ire di tutti i feroci avversari delle famiglie "tradizionali" uomo+donna? Direbbero: "Eh, no, io che ho una famiglia uomo+uomo o donna+donna mi sento discriminato!" (vedi il caso del presepio con due S. Giuseppe e nessuna madonna, per sostegno alle coppie omosessuali). Con gente di questo tipo, purtroppo, non si può ragionare...anche quando si hanno intenzioni buone come le tue.

Non e' l'Europa ma la corte dei diritti umani europea, composta da fanatici atei, che vorrebbe togliere le nostre radici cristiane, usando le altre religioni per i propri fini. Questa gente viola la nostra liberta' e i nostri diritti. Sembra che solo loro hanno diritti e si comportano da dittatori, obbligando ad accettarela loro visione.
E allora la cosa piu' senzata sarebbe liberarci di loro, abolire queste corti. In Canada e nel Regno Unito i conservatori vogliono farlo . Perche' non lo facciamo anche noi?

La Uaar è stata poco furba e sta ora scambiando una sconfitta per una vittoria.
Se si fosse dedicata ad altre cause per loro piu importanti anzichè ai simboli religiosi percepiti come patrimonio dei costumi e delle tradizioni nazionali avrebbe probabilmente ottenuto l'appoggio di qualche componente della sinistra e destra moderate, ora invece si ritrovano isolati con il solo appoggio della sinista radicale.
Si sta celebrando una alleanza che non porterà loro nulla di buono, poteva essere l'unione di tutti gli atei e invece sarà in futuro l'unione degli atei che si riconoscono nella sinistra radicale.
Quando avranno qualche rivendicazione che vadano a bussare a casa di chi in parlamento non c'è più.

Se per europa intendiamo l'ue,l'europa ha deciso niente.Anche se,a parer mio,ha deciso anche troppo e male.L'europa, come espressa dalla corte che ha emesso la sentenza, è ancor più artificiosa,visto che comprende Turchia,Azerbaigian....Credo che l'Italia dovrebbe semplicemente uscire da un organismo che è inutile e dannoso.

Il suo è un punto di vista; rispettabile (come tutti gli altri, spero) ma solo suo e di chi lo condivide, non della totalità dei cittadini italiani. E francamente nemmeno della totalità dei credenti, mi creda. Il "coro di critiche" non è affatto unanime, basterebbe uscire dai canali di informazione canonici per rendersene conto.
Mi preme, però, puntualizzare alcuni aspetti del suo discorso: ad esempio dove lei scrive "E lo Stato italiano – che poi siamo noi - sarà costretto a pagare alla donna che ha fatto richiesta..." dovrebbe per completezza ricordare anche che dello Stato italiano fanno parte anche milioni di atei, agnostici, credenti di altre religioni che sono tutti (chi paga le tasse) costretti a finanziare con milioni di euro annui la Chiesa Cattolica, visto il perverso meccanismo dell'otto per mille, visto lo stipendio che prendono gli insegnanti di religione (cattolica) scelti dal Vaticano, e in molti altri modi alcuni dei quali decisamente fantasiosi.
Poi, dove lei scrive: "quella volontà sempre più diffusa di voler far passare a tutti i costi per diritti delle libertà personali e di reiterare questa prassi ancora una volta per via giudiziaria. Ma se così è deciso a colpi di sentenze, dove sta la libertà di tutti gli altri genitori, convinti al contrario che quel simbolo non leda in alcun modo le proprie convinzioni culturali prima che religiose?", per onestà lei dovrebbe anche ammettere che purtroppo non c'é altra via se non quella giudiziaria, visto che -salvo poche eccezioni- l'intera classe politica nostrana guarda al Vaticano come un organo parecchio influente per orientare il voto, e quindi da assecondare sempre e acriticamente, direi anche ipocritamente visto che, come ben saprà, molti difensori della morale cristiana sono i primi a devastarla nelle proprie vite. Inoltre, la sentenza riguarda (semmai sarà applicata) solo le aule scolastiche (le ricordo che la scuola pubblica è pagata con le tasse di tutti, anche dei non credenti), non è affatto in gioco la libertà di culto e non lo sarà mai, se è onesta questo lo sa bene anche lei. In altre parole, la sentenza dice solamente che lo Stato, fatto di cittadini eterogenei per credenze e culture, nei suoi luoghi pubblici è opportuno rimanga neutrale. Usciti da scuola, siete e restate liberi di educare i vostri figli come meglio credete.
Eppoi le radici europee: il cristianesimo risale a 2000 anni fa, prima c'era il paganesimo, c'erano i culti ancestrali, la cultura giuridica greco-romana, ci sono stati gli islamici e gli ebrei, c'é stato (per fortuna!) il razionalismo e l'illuminismo... come vede le radici del continente sono molto più profonde, perché solo il cristianesimo?
Infine, mi faccia dire che sto osservando con costernazione come tanti credenti, loro per primi stanno facendo a gara a chi svuota prima e meglio del suo significato il simbolo cristiano per eccellenza, il crocefisso: dire "che non fa male a nessuno" o dire che rappresenta l'identità o la cultura italiana significa proprio questo, svuotarlo del suo significato più grande. Lo dico per voi, mica per me che non sono credente (e pago le tasse).
Saluti.

"E’ una scelta aberrante figlia anche della mancanza del riconoscimento delle radici cristiane nella nostra Costituzione europea. Nessun crocifisso nelle scuole italiane ha mai vulnerato la nostra possibilità di crescere e di fare scelte nella piena libertà. Quel crocifisso non è ostentazione religiosa ma è l’espressione di una identità di un popolo e di un continente.”
Sono parole di Pier Ferdinando Casini, e non saprei esprimere in maniera migliore il mio parere!
Marta

È ripugnante l'uso politico del Crocifisso per verniciare di una ipocrita patina di cristianesimo culturale l'ateismo pratico di una politica basata sul culto dell'Oro, sull'individualismo esasperato, sulla caccia feroce agli immigrati in cerca di pane alle mense dei nostri Epuloni.

Come dunque si può pretendere che sia il simbolo dell'Occidente?

Anche il nazismo ornava le sue armate messianiche con la croce, per quanto uncinata.
La Chiesa firmava concordati con Hitler, con Mussolini e con Franco, ma la croce era al suo posto nell'immoralismo politico delle dittature e sulle stragi del fascismo in Etiopia?

E cosa dire della colonizzazione delle americhe, filippine, ecc.... ?
Nelle crociate:
Si tirava l'asta verticale e dal crocifisso si estraeva un pugnale.
Era usato dai crociati per offrirlo al bacio dei prigionieri musulmani. Se non lo baciavano venivano infilzati.
Nell'inquisizione, neanche a parlarne..........

Una piccola regola per distruggere il fondamento della nostra civiltà nata dalla ribellione all'assolutismo religioso viene fissata dalla voce ufficiale dello Stato Teocratico Vaticano, quello Stato riconosciuto come tale da tutti gli altri Stati e comunemente definito anche "Santa (?) Sede".

Ed ecco la diabolica regoletta proclamata dal Vaticano:

«Il diritto alla libertà di pensiero e di espressione, sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, non può implicare il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti. Tale principio vale ovviamente in riferimento a qualsiasi religione».

E così il diritto alla libertà viene limitato dalle turbe psichiche di chi percepisce uno scritto, un'immagine, un suono come "offensivo" delle proprie credenze religiose per quanto assurde, indimostrabili, false e ridicole.

Questa sortita costituisce un' ulteriore prova della guerra di civiltà dichiarata dai sistemi religiosi totalitari e totalizzanti, in stretta alleanza fra loro, contro il sistema delle libertà civili del mondo occidentale.
E la prima libertà da colpire è quella relativa al diritto di espressione.

La Chiesa Cattolica non ha mai sottoscritto la
CARTA UNIVERSALE dei DIRITTI DELL’UOMO:
un documento creato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 10 Dicembre del 1948.

I trenta articoli di cui si compone, sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Una Carta che promuove e garantisce il rispetto, la dignità e la libertà di ogni essere umano, con lo sforzo di far conoscere tali diritti attraverso l’educazione e l’insegnamento.

Ciò, per portare altresì alla buona convivenza alla pace e alla fratellanza tra i popoli.
Molti insegnamenti che diffonde la Chiesa Cattolica sono contrari alla
CARTA UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO …

Essa ha nel corso di migliaia di anni, ucciso, perseguitato, bruciati vivi e torturatimilioni di individui, solo per il fatto di avere un pensiero differente ...

La S. Inquisizione, la Caccia alle Streghe, la Persecuzione degli eretici e le Crociate, sono solo alcuni esempi ...
Solo per portare alcune cifre:
con le Crociate, nel periodo che va dall'11° al 13° secolo ci furono 22 milioni di morti, tra i quali migliaia di ebrei tedeschi.
Con l'Inquisizione, nel periodo che va dal 13° al 18° secolo ci furono quasi 10 milioni di morti, innumerevoli altre persone furono torturate, maltrattare e terrorizzate.
Nei primi 150 anni, dopo la conquista dell'America da parte degli spagnoli, 100 milioni di persone morirono "in nome di Dio".
Si tratta del più grande genocidio di tutti i tempi.

Alla fine della Prima Guerra mondiale iniziarono i negoziati tra Santa Sede e Regno d'Italia per chiudere la Questione Romana.
Nel gennaio 1923 iniziarono delle trattative segrete tra Stato Fascista e Vaticano per il riconoscimento del futuro Stato Vaticano con un incontro tra Benito Mussolini e il Segretario di Stato Cardinale Pietro Gasparri.

Un primo risultato visibile fu l'introduzione della religione cattolica insieme allo studio della filosofia (1923) e l'autorizzazione ad esporre il crocifisso nelle scuole: Crocifisso di Stato!

Con la firma dei Patti Lateranensi l'11 febbraio 1929 da parte di Benito Mussolini e da Papa Pio XI, rappresentato dal Segretario di Stato Cardinale Pietro Gasparri, dopo una negoziazione durata due anni e mezzo la Questione Romana venne chiusa definitivamente con il riconoscimento ufficiale dello Stato Vaticano.

Per poi, non menzionare quelchè è successo ad un magistrato molto di recente, di nome Luigi Tosti.......:

Un magistrato, obietta al crocefisso nelle aule giudiziarie e viene condannato,come nel medio evo.

L’articolo di Cristina Vivenzio è molto interessante e coglie soltanto uno dei conflitti interni dell’Ue. Solo un provincialismo estremo può leggere la sentenza della corte europea come la risposta a un conflitto tutto italiano. Ora comincerà l’ordalia dei laici alle vongole, ma per chi conosce un po’ di storia dell’Europa il problema è l’infinita guerra dei Trent’anni, guerra tutta politica, che si continua a combattere in termini religiosi, perché l’ideologia ormai non funziona più. Ci sono parecchie Europe con interessi diversi e conflittuali. Gli Stati Uniti d’Europa vanno contro tutta la storia d’Europa. Bisogna essere politicamente ingenui per ridurre a uno scontro tra laici e cattolici italiani la sentenza contro il crocifisso nelle scuole: infatti tutti i politici italiani, compresi i laici hanno protestato e non per ragioni religiose. Sono stato europeista quando c’era l’Urss e quando l’Impero americano esisteva davvero, allora era necessaria una qualche unione europea, ma ora? L’UE dopo Lisbona crollerà velocemente come l’ex Jugoslavia. Gli Stati non si creano con i trattati, ma con le guerre e chi vince ordina lo stato secondo la sua concezione della stato. Gli Stati Uniti sono nati da una guerra d’indipendenza contro la Gran Bretagna e da una guerra ferocissima tra gli Stati del Sud e quelli del Nord. La cosiddetta guerra di secessione, perché gli Stati del Sud volevano abbandonare la Confederazione. Si profila una guerra tra gli Stati in Europa simile a quella americana? No, perché la guerra dei Trent’anni c’è già stata e ha sancito due Europe, i vari tentativi francesi ( Napoleone), tedeschi ( Hitler), inglesi ( la seconda guerra mondiale) di avere l’egemonia in Europa sono falliti e quindi è prevedibile non vi sarà nessuna guerra in Europa. La crisi dell’impero americano provocherà inevitabilmente una crisi dell’UE, ma ci sono importanti interessi economici in gioco e si assisterà a una separazione indolore. Rimarrà l’euro, forse una politica estera comune per qualche decennio, ma non di più. L’UE è l’ultima utopia del ‘900.

Corte Europea?

Ci sono stati tempi in cui i sovrani medievali divennero più deboli dei sudditi quando delegarono loro( i grandi vassalli) l’augusta sovranità.
Recuperarla costò guerre ,omicidi,eccidi e devastazioni ; così sarà anche per i popoli sovrani che si sono fatti mettere in gabbia dai funzionari imboscati in Belgio dove non rischiano nulla.
Se vorranno però essere ubbiditi dovranno mandare le loro Legioni e le loro Direttive di cui ci faremo un baffo ,poi si vedrà.
Intanto gli arrivi un bel pernacchio partenopeo a loro ed ai nostri politici che hanno permesso l’affronto , da destra a sinistra.

Ritengo che l’esposizione del crocifisso in scuole ed ospedali sia un dovuto riconoscimento culturale alla lodevole tradizione cattolica nel campo della sanità e dell’istruzione della popolazione, ben prima che lo Stato vi provvedesse (semmai personalmente lo trovo superfluo, se non inopportuno, nelle aule di giustizia terrena, così come in ogni altro ufficio della pubblica amministrazione). In ogni caso, sarei dell’avviso che sulla questione non debbano dettar legge minoranze più o meno turbolente ed agguerrite, né tribunali disposti ad accordare presunti “danni morali” a genitori i cui figli sono venuti a contatto visivo col crocifisso a scuola. Pertanto, suggerirei un referendum su scala nazionale – da accorpare alle prossime elezioni - per dare la possibilità al popolo italiano di decidere a maggioranza su tale questione.

"La nostra patria sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi, la nostra patria è la nostra Fede, la nostra terra".

Françoise-Athanase Charette de La Contrie

I tribunali rivoluzionari di Strasburgo non attaccano un simbolo, attaccano la nostra identità, la nostra storia, attaccano la nostra patria.
Se vogliamo cambiare la nostra identità lo facciamo noi, qui in Italia, non ce lo facciamo imporre da altri che non condividono i nostri stessi valori.
Ricorrere in appello va bene, ma occorre anche una visione di medio-lungo periodo. Non è pensabile che un popolo possa accettare di sottomettersi per lungo tempo senza preparasi una via di uscita.
Urgono prese di posizione coraggiose.

È assurda la sentenza della Corte Europea di Strasburgo. Il crocifisso nelle aule rappresenta il simbolo della religione maggiormente presente in Italia e in Europa ed è un simbolo molto significativo per i credenti e per nulla lesivo per gli atei agnostici o credenti di altre religioni. Io personalmente credo che per ovviare al problema non sia necessario togliere i crocifissi nelle scuole, bensì rendere obbligatoria l’ora di religione e spiegare dettagliatamente tutte le religioni esistenti al mondo, in modo da poter capire i simboli e i loro significati, capire le usanze e i riti anche delle altre religioni e perciò rispettare non solo il credo cristiano, ma anche tutti gli altri. È perciò inutile togliere i crocifissi nelle scuole, perché non porterebbe ad alcuna soluzione. È veramente corretto il commento del leader dell’UDC Pierferdinando Casini il quale si è espresso contrariato alla sentenza e ha giudicato l’Europa laicista che non lascia spazio né a Dio né alla religione. Casini aggiunge: “Noi siamo per una Europa laica che riconosca le proprie origini cristiane”. Questa sentenza lede le libertà di religione. Non si può che concludere dicendo COMPLIMENTI On. CASINI!!!!!

E cosi' per rispettare il volere di una esigua minoranza di fanatici ideologizzati si impone alla maggioranza della popolazione italiana una vera e propria prepotenza.

Il rispetto delle minoranze e' giusto ma non puo' significare la sottomissione della maggioranza, questa non e' piu' democrazia ma il suo contrario.

L'Europa si dimostra giorno dopo giorno un coacervo di laicisti fanatici ed intolleranti.

Io me ne ricordero' al momento del voto, i partiti dei fanatici laicisti non vedranno mia piu' il mio voto.

Ritengo profondamente sbagliata la sentenza della Corte Europea. Una sentenza che attacca e offende profondamente le nostre radici.Il crocifisso è il simbolo più rappresentativo di una serie di valori di vasta portata, che non possono essere cancellati da una sentenza. Io vorrei porre l'accento su un'altra questione : se il caso fosse capovolto, ovvero, un italiano emigrato in arabia saudita, chiedesse di togliere in un luogo pubblico un segno distintivo della religione musulmana, cosa succederebbe? beh allora io credo che qui bisogna riflettere. Ogni straniero, in quanto tale, credo debba rispettare le tradizioni e la cultura del paese che lo ospita, visto che d'altronde non imponiamo nessuna obbligatorietà di culto o altro; stiamo andando verso una deriva anti cattolica laicista e moralista che di certo non fa bene alla nostra gente. E' sempre la mia modesta opinione, ma credo che la condividano parecchi cattolici italiani e non. Mattia Ventroni

Speri che la politica, più precisamente l’UDC (per mie convinzioni politiche), si muovi per cancellare questa sentenza, a dir poco aberrante.

Il lato positivo di tutta questa storia è che sembra che buona parte della popolazione e dei partiti politici italiani sia unita nell’opporsi a questa sentenza. Ma veniamo al ben più consistente “lato negativo”… sono indignata. Cos’è che stranieri (in questo caso finlandese)/atei/ di diversa religione reclamano veramente? Perché non mi sembra che il crocifisso abbia mai dato seri problemi di identità, abbia vietato religioni diverse dal cattolicesimo, abbia imposto questo come unica religione, abbia limitato le libertà individuali. Ciò che loro reclamano non è la laicità, ossia una libertà di culto e una tolleranza religiosa, che già c’è, ma ciò a cui tendono è il laicismo. Un rifiuto radicale e un atteggiamento mal disposto verso la nostra religione. Che poi, come tutti dicono, qua oltre che della nostra religione, che può essere più o meno condivisa dagli stessi italiani, si parla della nostra storia, e non solo di quella italiana. Riporto le parole di Natalia Ginzburg in un articolo intitolato “Non togliete quel crocifisso”: “La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo ‘prima di Cristo’ e ‘dopo Cristo’. O vogliamo smettere di dire così?”. E ancora: “Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo”. Quindi il crocifisso è un simbolo religioso, culturale, storico, appartenente alla tradizione dei Paesi, è un simbolo in cui si riconosce la nostra identità. E noi abbiamo il diritto di poter continuare ad averlo sotto i nostri occhi nei luoghi pubblici. Loro non hanno il diritto di togliercelo.
Concludo con lo spunto per una riflessione: La scorsa settimana mi trovavo in un albergo di Praga e sono rimasta stupita nell’aver trovato sul comodino della camera il Nuovo Testamento scritto in più lingue, in uno Stato, la Repubblica Ceca, che ha una percentuale di atei del 60%!
Chiara Cudini

Il terzo millennio si apre, con sconvolgimenti e paure che, tuttavia, richiamano le coscienze rette, guidate dalla prudenza, recta ratio agibilium, ad interrogativi ineludibili, perché decisivi per il futuro: Quid est homo? Quo vadis homo? Quid est Veritas ? E per noi Europei: Quid est Europa ? Quid est radix Europae ? Il pensiero debole che carattarizza la postmodernità, con il suo nichilismo e decostruttivismo, conseguenzialmente, porta con sè una ragione debole, vacua, strumentale e funzionale, ridotta a mera regolazione di un’antropologia degli istinti e dei capricci (Cfr. Gorgia 429C – 494B), con una libertà che si capovolge, per eterogenesi dei fini, in schiavitù e in anarchia autodistruttiva (è evidente che una libertà spinta all’eccesso si rivolti in una schiavitù spinta all’eccesso , così nella sfera privata come in quella pubblica…la più assoluta e la più dura schiavitù deve venire da un’estrema libertà. Platone, Rep. VIII, 552 A- 564 A). La scienza ha perso la sua dimensione contemplativa ed euristica, per ridursi, come il concetto di ragione filosofica che la sostiene, così allo scientismo tecnologico finalizzato alle leggi del mercato e dell’edonismo, dimentico dell’antropologia della relazionalità, fondamento ed espressione della dignità della persona. Sì della Persona, quale categoria ontologica, eredità della tradizione giudaico cristiana, che ha segnato, indelebilmente, l’anima dell’Occidente. Il Crocifisso Testimone muto, affisso nelle aule e negli uffici pubblici, esprime quella profonda radice che anima i valori autenticamente umani e universali, il Cuore della Civiltà dell’Amore: il Vero, il Bello, il Giusto, il Liberante. (Sentenza del Consiglio di Stato [sezione II] n. 63/88 del 27/04/1988 che è stato reso noto dal M. P. I., (ora M.I.U. R.) con circolare n. 157 [prot. M. 13039/571/GL] del 09/06/88.). Inoltre, riteniamo che il Crocifisso costituisce il fondamento e l'anima più profonda della nostra identità e civiltà, nella sua altissima valenza teologica, spirituale, esistenziale, filosofica, antropologica, letteraria, artistica (arti figurative), giuridica, paesaggistica... insomma una identità storico-culturale-valoriale espressa nelle innumerevoli e inenarrabili espressioni delle opere e dei giorni di codesta Nazione e di codesto Popolo, nonché dell’Europa. Non Siamo, né possiamo, né dobbiamo, né vogliamo essere figli del nulla, a forziori di una cultura ideologica, utopica formulata nei cabinets de travail, nello scintillio mondano dei salotti, ove si dimentica, ingenuamente, la complessità umana, riducendola in limiti angusti, misurandola con il metro di una “Ragione” finita divinizzata (anche se fosse il risultato della somma di tutte le intelligenze umane, comunque sarebbe la somma, finita di intelligenze finite, non darebbe mai l’infinito qualitativo, in atto), posta come misura senza misura, una “irrazionalità della Ragione divinizzata” (Von Hayek). Pura Egologia o egolatria, l'io contingente finito caduco e le sue voglie. Una Ragione immanentista delirante ed autofagica, che non si conforma all’essere (anzi che si pone contro i fatti, contro l’essere e che conclude: “tanto peggio per i fatti”… per l’essere), ma che vuole porsi, come norma dell’essere, mentre essa semplicemente ex-siste (nello spazio e nel tempo) non è l’Essere, ma ha e partecipa dell'Essere hic et nunc. (“L’uomo fuori di senno, in preda all’esaltazione si mette in testa non solo di avere potere sugli uomini, ma addirittura sugli dèi. [...] L’uomo diventa completamente tirannico, quando o per natura o per abito acquisito, o per l’una e l’altra cosa insieme, assume a un tempo il carattere di essere facile all’‘ebbrezza’, avido di ‘eros’ e ‘depresso’ “ Platone, Rep. IX, 573 C ). Non vogliamo essere eristicamente figli di una filodossia, irretiti in una dialettica eristica, corrosiva, oudenologica, kratokratika ed egokratika, che nel nome della negazione di Verità assolute e di certezze ci imponga le "certezze" ideologiche e contraddittorie: "La verità assoluta, della negazione della Verità assoluta" o meglio la “verità” del relativismo, nuovo super dogma, teologico, filosofìco, ecc. che sfocia nell'anarchia o sì trasforma nell'impero e nell’abisso dell'oudenologia. Si Sostiene, “Io non ho certezze”, “io dubito”, ma non si accorgono, contraddittoriamente, di possedere, tuttavia, pena l’essere una “pietra o un albero” (Aristotele, Met. Lib.IV), “la certezza di non avere certezze”, quanto al dubbio presuppone l’esitenza del dubitante e poi, perché non dubitare di dubitare!? "Diecimila difficoltà non fanno un dubbio" (J.H.Newmann). S.Agostino aveva giustamente sostenuto, contro codesti inflessibili assertori dogmatici, “dall’incertezza certa, per poter esercitare arbitrariamente: la ragione, la verità ed il diritto della forza!”, che presidiano in cattività permanente la verità:“La mente empia disdegna perfino lo stesso intendere. Talvolta chi è troppo perverso d'animo teme di capire, per non essere costretto a mettere in pratica ciò che può avere capito”. (Serm. 156, 1). Si rivela egemone una stoltezza che si dichiara sapienza, che chiama “il bene male e il male bene”,(Is. 5, 20). Per il Crocifisso e i suoi valori universali, profondamente radicati nell'animo umano, "anima naturaliter christiana" (Tertulliano), insigni uomini non solo della nostra cultura, ma della cultura universale hanno consacrato e donato tutta la loro vita: Paolo Di Tarso, Giustino di Neapolis, Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino, Galileo, A. Secchi, ecc…Come questi, innumerevoli uomini, intere generazioni hanno condiviso e perseguito lo stesso cammino. Il Crocifisso è negazione di tutti i totalitarismi vecchi e nuovi (Ancora oggi c’è chi inveisce, nihil sub sole novi, come in altri momenti drammatici della storia ( cfr. dalla rivoluzione francese ai totalitarismi del 900 comunismo, nazismo [ La Beata Suor Restituta Kafka fu barbaramente decapitata il 30 marzo del 1943, per le disumane leggi del nazismo che avevano inoltre proibito i crocifissi negli ospedali, la suora riportò il crocifisso dove era stato tolto, morendo professava “ Per Cristo sono vissuta per Cristo voglio morire”]), contro la presenza della croce e/o del Crocifisso:” il segno di contraddizione” che resta sempre “scandalo e follia”, ma anche “potenza e sapienza di Dio e dell’Amore Crocifisso” [Lc.2,34;1Cor. 1,23-24].), con il suo disarmato e non violento appello alla Verità, alla Giustizia, alla Amore, alla Vera Libertà e Responsabilità. Esso espone un simbolo, legato ad un Evento storico unico ed irrepetibile, con una velenza espressiva universale, anzi cosmica (“ Il Verbo, preannunciando per mezzo del profeta Isaia gli avvenimenti futuri, i profeti sono tali perché annunciano gli avvenimenti futuri, si esprime così: “Io non rifiuto e non contraddico: ho presentato il mio dorso ai flagelli, le mie guance agli schiaffi e il mio volto non l’ho sottratto all’ignominia degli sputi ”. Dunque, in forza “ dell’obbedienza che accettò fino alla morte pendendo dall’albero », ha annullato l’antica disobbedienza consumata sull’albero. Egli stesso è il Verbo di Dio onnipotente, che nello stato di invisibilità si e diffuso nell’universo intero e ne abbraccia la lunghezza, la larghezza, l’altezza e la profondità - tutte le cose infatti sono governate e amministrate dal Verbo di Dio -. In queste dimensioni fu crocifisso il Figlio di Dio già impresso sull’universo a forma di croce; fattosi visibile, manifestò la universalità della sua croce mostrando chiaramente, nella forma visibile, la sua attività consistente nell’illuminazione dell’altezza, cioè di ciò che è nei cieli, nello scrutare le profondità, cioè i meandri della terra, nella estensione della lunghezza dall’Oriente all’Occidente, nel governo come di un pilota della regione (dell’Ovest) e dell’ampiezza del Sud e nella chiamata alla conoscenza del Padre di tutti gli uomini dovunque dispersi.” s.Ireneo, Epideixis. la Dimostrazione della Predicazione Apostolica c.34 ). Esprime valori intimi alla natura umana, alla sua ontologica dignità: la centralità della persona e in suo nome la negazione di ogni Idolatria e sacralizzazione del potere umano mondano, inteso come sopraffazione dell’uomo sull’uomo, contro la Statolatria, Bestiale e Tirannica (“Sempre l’uomo ha fatto dello Stato un inferno, perché ha voluto farne il suo paradiso” F. Holderlin, Hyperion, I, in “Samtliche Werke und Brief“, II, Lipsia, 1914, p. 43): contro la divinizzazione irrazionale dell’io. “Di qui l’accusa che ci si fa di atei. E noi conveniamo di essere sì atei verso siffatti dèi, ma non verso il Dio verissimo Padre della giustizia, della saggezza e delle altre virtù, immune da malvagità: Lui onoriamo e adoriamo e il Figlio… e con lo Spirito profetico, onorandolo secondo ragione e verità…ma noi non vogliamo vivere col dire menzogne…Pertanto solo Dio, sì, noi adoriamo, ma, per tutto il resto di buon grado serviamo a voi, riconoscendovi imperatori e capi di uomini, mentre facciamo voti che si trovi in voi saggezza di pensiero, insieme al potere imperiale” (s. Giustino, I Apol., VI,1; VIII,2; XVII,3). Contro ogni idolatria, come sosteneva Luigi Sturzo nel 1933: “Ma perché meravigliarsi? Forse non ci sono più idoli e non c’è più idolatria nei tempi moderni e nei popoli cristiani e civilizzati? Se non si chiamano più Giove e Moloch, i nostri idoli hanno nomi più seducenti: si chiamano Nazione, Stato, Libertà, Autorità, Repubblica, Monarchia, Razza, Classe. E se non si dà loro l’incenso profumato e non si danno riti ieratici ovvero occultistici, si ha l’altro incenso, ch’è più significativo, quello della lode infinita; e non mancano i riti civili che si vestono spesso di forme religiose. E’ vero: le idolatrie moderne sono religioni laicizzate, ma non mancano di santuari, di altari e di vittime. Dal culto della dea ragione in poi, in certi momenti frenetici, gli idolatri moderni sentono la nostalgia delle idolatrie antiche e il bisogno dell’imitazione dei riti del culto. Ma quello che soprattutto esigono sono le vittime; oggi le vittime immolate a queste divinità crudeli, nelle guerre civili e in quelle militari, sono superiori a quelle dei tempi d’Ifigenia; si contano a migliaia e a milioni”( Cfr. Luigi Sturzo, Idolatria collettiva, in “ El Matì “, 19 Dicembre 1933, in Id. Miscellanea Londinese, vol II, Bologna 1967, p. 286. Cfr. L. Sturzo, Il Panteismo di Stato, in AA.VV., Le Eresie del Secolo, Assisi, 1952, pp. 107-122). Del ritorno nalla storia di idoli che volevano distruggere la cristianità e suoi valori universali scriveva nel 1937 il pastore francese Elie Gounelle, direttore della “Revue du Christianisme Social”: “ Tutti gli dei morti, che uno credeva seppelliti per sempre nel loro sudano di porpora, si sono risvegliati e sono risorti. E stata la grande invasione degli idoli, che scendono in campo per scacciare tutte le forme del Cristianesimo, per assaltare la Chiesa di Cristo disonientata e disunita, per farla finita con la Religione dello Spirito. Le mistiche della Classe, della Razza, del Sangue, della Nazione, della Forza, della Guerra — si sostituiscono ovunque, nell’opinione, nella stampa, nei partiti, nella politica — e persino in certi santuari conniventi — alla mistica salvifica del Vangelo. Il centro prospettico dei problemi non è più tanto l’economia quanto la politica; e ancor più che politico, è spirituale. Il peggiore fra i pericoli pagani che si ergono davanti alla coscienza delle Chiese forse non è più il pericolo del Mammone della Malvagità (che del resto, ha trionfato ovunque e in tutti i campi), ma piuttosto il pericolo dello Stato totalitario”. (Cfr. Gentile, Le Religioni della Politica, fra democrazie e totalitarismi, ed. Leterza, Roma-Bari,2001 p. 104.) Il Crocifisso è anche il Vertice, impensato, impensabile, imprevedibile e incalcolabile, di un Dio che non è il prodotto, delle proiezioni umane e non è misurato dalla ragione contingente, labile e finita. Esso è la Rivelazione stolta e impotente, alla miopia di una ragione autoreferenziale (“La maggior parte degli uomini giudica la credibilità di quanto viene raccontato secondo il metro delle proprie esperienze, mentre ciò che supera le effettive capacità di chi ascolta viene bollato come estraneo alla verità con il sospetto che si tratti di una menzogna”. (s.Gregorio di Nissa, La vita di s. Macrina, 33. ed. Paoline,1988, p. 150.), ottusa e ottenebrata (Rm 1, 18-32), ma Sapienza e Potenza dell’Amore di un Dio Amante dell’uomo sua creatura. Il Crocifisso è ” il segno di contraddizione” che resta sempre “scandalo e follia”, ma anche “potenza e sapienza di Dio e dell’Amore Crocifisso” [Lc.2,34;1Cor. 1,23-24].) (1 Cor 1, 17-31; At 17, 16-34 ). Un Dio che non è il frutto dell’astuzia finita di una ragione finita, Egli non è “Nec in genere, Nec in specie” è Principio senza Principio: “Ma per quale motivo dunque la divinità è discesa in una condizione così bassa?... Se dunque l'amore per l'umanità è una caratteristica propria della natura divina, ecco la ragione che tu cercavi, il motivo della presenza di Dio nell'umanità....Il fatto che la Natura onnipotente sia discesa fino alla povertà della natura umana costituisce una prova di maggior potenza di quanto non lo siano la grandiosità e il carattere soprannaturale dei miracoli...L'abbassamento (ekenosen) di Dio fino alla debolezza dell'uomo costituisce una sovrabbondanza della sua presenza, che non trova alcun impedimento in ciò che è al di fuori della sua natura.” (Gregorio Nisseno, Oratio Catechetica Magna,14,1;15,2; 24,2). La Hybris di una Ragione autocratica e non Autocritica, delirante e non Adorante del Mistero: “Vi sono infatti taluni che presumono tanto del loro ingegno che si credono di poter misurare con il loro intelletto tutta la natura e ritengono vero ciò che ad essi appare e falso ciò che non appare. Affinché, dunque, l'animo umano liberato da siffatta presunzione potesse giungere a ricercare con modestia la Verità, era necessario che Dio proponesse all'uomo delle nozioni che superano del tutto l'intelligenza umana. (S.Tommaso,Cont.Gent.,I, 3, 5,). Quanto alla “Laicità”, tanto declamata, è un valore eminentemente Cristiano "Reddite ergo quae sunt Caesaris, et quae sunt Dei Deo"(Mt. 22, 21) e nel senso cristiano essa si oppone ad ogni Ideologia ed ideologizzazione di realta finite e strumentali. Correttamente dice Laura Boccenti “Il detto evangelico non si limita a distinguere i due ambiti, ma contemporaneamente stabilisce un nesso tra ciò che va reso al potere politico, cioè il riconoscimento della legittima autonomia dell'ordine temporale, e ciò che deve essere reso a Dio. E a Dio va reso il culto, che non è riducibile alla sola azione liturgica in senso stretto, né alla sola preghiera privata; che non è azione volontaristica o sentimentale, ma coinvolge tutto l'uomo, compresa la sua ragione. Nel suo nucleo più profondo il culto è riconoscimento della dipendenza da un Fondamento che supera l'uomo e da cui il suo essere è causato: l'uomo può conoscere che il suo essere non ha in sé la propria causa, nessuno infatti è capace di autoporsi. All'origine dell'uomo c'è la relazione con la Causa da cui dipende per essere. Questa verità, che può essere negata, ma non distrutta, non dipende da una scelta; essa è donata a ciascuno insieme all'essere. Rivendicare l'autosufficienza assoluta significa rifiutare di riconoscere questa relazione di dipendenza, significa compiere un'opzione contro il proprio fondamento che è Dio. Come si vede, il problema non riguarda in primo luogo la Rivelazione, ma piuttosto la conoscenza della verità sull'uomo, una verità su cui la ragione ha il diritto e il dovere di esprimersi. Se si deve rendere a Dio ciò che è di Dio, la società e la politica devono riconoscerne l'esistenza e l'azione nella storia, almeno l'azione creatrice (anche se è difficile ipotizzare che la ragione non sia interpellata anche dalla testimonianza che Cristo ha dato di se stesso come Figlio e Redentore).Perciò Benedetto XVI ha potuto dire: «La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza, ma ipocrisia» (omelia di domenica 2 ottobre 2005). Alla radice della riduzione di Dio a opinione privata c'è la convinzione che Egli sia un'idea, un contenuto della coscienza umana, e che perciò dipenda dall'uomo credere o no nella sua esistenza. Questa convinzione deriva dalla rivoluzione nel pensiero filo-sofico avviata con Cartesio (1596-1650). Per illustrare questo fenomeno utilizziamo la descrizione datane da Giovanni Paolo II in Memoria e identità. Il cogito, ergo sum di Cartesio - penso, dunque sono - capovolge il modo di fare filosofia. «Nel periodo pre-cartesiano la filosofia, e dunque il cogito, o piuttosto il cognosco, era subordinato all'esse, che era considerato qualcosa di primordiale [...]. Prima tutto veniva interpretato nell'ottica dell'Esse... Dio come Essere pienamente autosufficiente era ritenuto l'indispensabile sostegno per ogni ens non subsistens (ente non sussistente, ente che non ha in sé la causa del proprio essere), cioè per tutti gli esseri creati, e dunque anche per l'uomo». In questa prospettiva l'uomo inizia a pensare solo in quanto c'è. Prima vive, si trova come esistente con determinate capacità tra cui il pensiero, poi pensa. Il pensiero è sempre pensiero di qualcuno su qualcosa. Il primum è l'essere, solo in seguito viene il pensiero. “(in “Il Timone”, Dic 2005). Inoltre si potrebbe citare un personaggio della cultura italiana, non sospetto di criptocattolicesimo: "Benedetto Croce scriveva, nel 1943, che le potenze alleate èrano unite da "un legame diverso e superiore a quello dei trattati politici, degli armistizi e delle rese, perché è in una promessa di carattere morale e religioso, da noi religiosamente accolta". E "religioso" Croce definiva lo spirito che animava i combattenti contro il fascismo e nazismo. Per il filosofo la guerra era la conseguenza della crisi spirituale e morale della coscienza europea, sopraffatta dagli idoli del nazionalismo, dell’imperialismo dell'attivismo e dell'irrazionalismo, che avevano imposto il culto della violenza e della potenza. Perciò, contro fascismo e nazismo bisognava lottare non solo con la forza delle armi, ma con una rinnovata e rinvigorita fede negli ideali umanitari e universali che erano patrimonio comune del cristianesimo e del liberalismo, congiunti e riappacificati dal filosofo, il quale rivendicava anche ai liberali il nome di "cristiani", nella comune lotta per difendere e proseguire il processo, iniziato dalla rivoluzione cristiana Verso una umanità accomunata nell'amore e nel dolore e nella aspirazione all'eccelso" Cfr. E. Gentile, Le Religioni della Polìtica, fra democrazie e totalitarismi, ed. Leterza, Roma-Bari, 2001 pp. 164-165. Ora il Crocifìsso, al di là del significato salvifico che ha per i credenti, ha un significato universale. E' il segno delle sofferenze e del dolore dell'uomo. E' il segno dei limiti, delle preoccupazioni, delle ansie, delle nostre solitudini, delle malattie, della vecchiaia, della morte. Ci sono però anche laici come Piero Calamandrei che avrebbero voluto il crocifisso di fronte ai giudici non alle loro spalle, per ricordar loro il dolore del condannato innocente. Il rispetto non è perdita della propria identità e della propria storia, né irenismo, né sincretismo o peggio nichilismo e relativismo dissolutore. In una celebre opera, La sfera e la croce, Gilbert Keith Chesterton immagina un colloquio tra due personaggi che ben si addice al problema in questione " "Come ti stavo dicendo" seguitò Michele, "anche quell'uomo aveva adottato l'opinione che il segno del cristianesimo fosse un simbolo di barbarie e di irragionevolezza. E una storia assai interessante. Ed è una perfetta allegoria di ciò che accade ai razionalisti come te. Egli cominciò naturalmente, col bandire il crocifisso da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri. Diceva, come tu dici, che era una forma arbitraria e fantastica, una mostruosità; e che la si amava soltanto perché era paradossale. Poi diventò ancora più furioso, ancora più eccentrico; e avrebbe voluto abbattere le croci che si innalzavano lungo le strade del suo paese, che era un paese cattolico romano. Finalmente s'arrampicò sopra il campanile di una chiesa, ne strappò la croce e l'agitò nell'aria, in un tragico soliloquio sotto le stelle. Una sera d'estate mentre ritornava lungo il viale, a casa sua, il demone della sua follia lo ghermì di botto gettandolo in quel delirio che trasfigura il mondo agli occhi dell'insensato. S'era fermato un momento, fumando la sua pipa di fronte a una lunghissima palizzata: e fu allora che i suoi occhi si spalancarono improvvisamente. Non brillava una luce, non si muoveva una foglia; ma egli credette di vedere, come in un fulmineo cambiamento di scena, la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci legate l'una all'altra, su per la collina, giù per la valle. Allora, facendo volteggiare nell'aria il suo pesante bastone, egli mosse contro la palizzata come contro una schiera di nemici. E, per quanto era lunga la strada, spezzò, strappò, sradicò tutte quelle assi che incontrava sul suo cammino. Egli odiava la croce: ed ogni palo era per lui una croce. Quando arrivò a casa, era pazzo da legare. Si lasciò cadere sopra una sedia, ma rimbalzò subito in piedi perché sul pavimento scorgeva l'intollerabile immagine. Si buttò sopra un letto; ma tutte le cose che lo circondavano avevano ormai l'aspetto del simbolo maledetto. Distrusse tutti i suoi mobili, appiccò il fuoco alla casa, perché anche questa era ormai fatta di croci: e l'indomani lo trovarono nel fiume. Lucifero guardò il vecchio monaco mordendosi le labbra. "È vera questa storia?" "No!" disse Michele. "È una parabola: la parabola di voi tutti razionalisti e di te stesso. Cominciate con lo spezzare la croce; ma finite col distruggere il mondo abitato", s.Giustino aveva rilevato la presenza del simbolo della croce in tutto l'universo: nella vela attaccata all'albero della nave, nell'aratro, nella zappa; negli strumenti del meccanico, nella figura eretta dell'uomo che stende le mani, nel disegno del suo volto, nei vessilli e nei trofei che precedono le legioni romane. Tutti questi segni ne esprimono la potenza e la signoria (1 Apol 55, 1-16). Ireneo, riferendosi a s. Paolo, Ef 3, 18, sviluppa la speculazione sulla croce, i cui quattro bracci indicano la universalità dell'azione soterìologica del Cristo. Il Verbo, passato dalla sua presenza nel mondo in condizione di invisibiltà a quella di visibilità, abbraccia e ricapitola nel senso più ampio del termine tutto l'universo imprimendovi il segno de la croce e compie un'azione soteriologica che si estende alle quattro dimensioni del mondo con modalità adatte a ciascuna di esse. L'ultimo gesto soteriologico è il raduno dei dispersi figli di Dio (cfr. Giov 11, 51-52; 12, 32).

La Corte dei Diritti, ha solo offeso la nostra Nazione, religione, storia, identità. Il Crocefisso rappresenta la sofferenza, l'Amore verso gli uomini, la voglia di fare un sacrificio per salvare e credere in un mondo migliore. Non è offensivo il Crocefisso appeso sui muri, anzi serve a riflettere, a darci forza e coraggio, indipendentemente dalla nostra fede religiosa. Questa sentenza offensiva, farà solo crescere odio religioso e razziale tra i cittadini, tra credenti e non. Mi chiedo se a Natale potrà il comune addobbare la città, fare presepi viventi, o capanne nelle propie piazze...non vorrei che qualcuno si sentisse offeso dentro...
Concordo con il Presidente dell'UDC Casini quando afferma <<altro non è che la conseguenza della pavidità dei governanti europei>>. Presidente non stiamo a guardare, insieme facciamoci sentire, perchè non prevalga la politica delle urla, minaccie, dell'odio religioso e razziale, ma sopratutto la politica che cancelli la nostra identità, cultura e storia.

In Italia entro 5 anni le nascite di bambini stranieri saranno almeno il 20% del totale, in gran maggioranza islamici. Ciò significa, in proiezione stastistica, consegnare questo Paese all'islam entro 50 anni e diventare minoranza a casa nostra. L'Italia verrà annientata e nascerà un impero islamico senza neanche la mediazione di stati formalmente laici, come nel Maghreb. A questo punto, i simboli cristiani verranno cancellati da ogni luogo pubblico o aperto al pubblico, compresi Chiese, musei, palazzi. Il problema è dunque demografico e si può risolvere soltanto eliminando l'immigrazione musulmana presente e futura, che deve essere totalmente annullata. Anche solo la presenza di una famiglia musulmana in Europa è una bomba demografica che va disinnescata immediatamente e ad ogni costo

E' interessante leggere tutti questi commenti, sebbene molti siano prevedibili offrono lo spunto per delle riflessioni che credo tutti dovremmo fare.
La prima riguarda l'informazione: questa sentenza è stata presentata dai media (con qualche eccezione) come fosse l'apocalisse! Si tratta -se mai verrà applicata- solo dei simboli di una (una sola, per quanto di maggioranza tra le tante religioni professate in Italia) religione nell'ambito delle scuole pubbliche. Stop. Ma viene presentata come fosse la fine del mondo, mentre sarebbe onesto constatare che i tempi -e la Nazione- sono cambiati, la croce sarà pure la nostra tradizione ma il futuro sta davanti, non dietro, e davanti bisogna guardare. Già il presente è diverso: cresce il numero di fedeli di altre religioni, cresce -che vi piaccia o no- il numero di atei e agnostici, non ha più senso seguitare ad imporre il simbolo di una sola religione. Ma sappiamo bene che la religione (che è diversa dalla spiritualità e pure dalla cultura) è ed è sempre stata funzionale al potere politico, al controllo delle masse, e così si capisce la disonestà intellettuale di gran parte dei media. Da qui viene anche l'impressione della presunta unanimità della condanna della sentenza.
Ma soprattutto vorrei che si ragionasse sul concetto di Democrazia, perché pare che tantissimi la confondano con la dittatura della maggioranza: già epiteti come "fanatici ideologicizzati" e roba simile affibbiata algi atei ha a che fare più con l'intolleranza che con la democrazia, vi siete mai chiesti che concetto di democrazia avete? Avete mai provato ad immaginare in che posizione stareste se la religione di maggioranza e voi in minoranza, e si imponessero altri simboli? Un giorno potrebbe accadere, e non vorrei che quel giorno dobbiate rimpiangere di non aver mai costruito uno Stato veramente laico e neutrale.
Più banalmente, vorrei solo far presente che quel simbolo, il crocefisso, ha una moltitudine di significati: oltre a quelli che avete già ricordato voi, ci sono anche i ricordi delle crociate, dell'inquisizione, delle torture e condanne a morte, dello sfruttamento degli ultimi per arricchire il patrimonio di pochi, e -ancora adesso- dell'odio verso i diversi (tra cui i non credenti) e la discriminazione.
Delitti per i quali i seguaci di quel simbolo non si sono mai pentiti (salvo la persecuzione degli ebrei). Questo punto di vista non conta niente?

La sentenza dell'Unione Europea scade nel ridicolo, in quanto calpesta la storia e la cultura di un paese quale l'Italia, riconosciuto in tutto il mondo anche grazie al fatto di essere la culla del Cristianesimo oltre che del Rinascimento. Purtroppo ormai si fa di tutto per non dar fastidio alle persone musulmane che vivono in Italia, mentre gli italiani che si recano nei paesi a maggioranza islamica quasi quasi devono nascondere la loro fede se vogliono salvaguardare l'incolumità fisica! Io sono contro l'obbligatorietà dell'ora di religione, perchè nessuno deve essere obbligato ad avere una fede, ma il crocifisso deve rimanere perchè non disturba nessuno e rappresenta una fetta importantissima della cultura e della storia italiana. A questo punto sennò potremmo anche togliere dai programmi di storia la parte che riguarda l'impero romano, non si sà mai che qualche studente si possa offendere! Come ha detto giustamente l'On. Casini "Noi siamo per un'Europa laica che riconosca le proprie origini cristiane" perchè non si può costruire nulla di serio se si rinnegano le proprie origini.

Secondo me qui si è in presenza di due ordini di problemi: da un lato, quello del sì/no al crocefisso nelle aule; dall’altro, quello del soggetto cui spetta decidere se tenerlo o abolirlo. In sostanza penso che anche chi sia personalmente opposto ai simboli religiosi nei luoghi pubblici possa , senza incoerenze, trovare molto a ridire nella sentenza di Strasburgo. Un conto infatti sarebbe se una decisione di questo genere venisse presa democraticamente dal popolo italiano: uno potrebbe trovarla sbagliata, ma perlomeno sarebbe stata il riflesso del sentire dei cittadini. Quello che grave qui è che sia stato un organismo esterno, composto da cittadini stranieri (tranne uno), non eletto da nessuno e che rappresenta soltanto se stesso, a imporre la sua volontà agli italiani. E siamo soltanto ai primi passi, cari occidentali: perlomeno la corte di Strasburgo non è un organo dell’Unione europea e al limite il governo italiano potrebbe bellamente infischiarsene delle sue sentenze (altri l’hanno fatto in passato). Ben altro discorso invece quando, grazie al trattato di Lisbona sottoscritto con tanta irresponsabilità dai governi compreso quello italiano, l’Unione europea avrà poteri assai più estesi di quelli degli apprendisti sanculotti strasburghesi e potrà imporre ogni sorta di follia politicamente corretta di fronte alla quale anche i politici nazionali più decisi avranno pochissimo margine di manovra. Prendiamo la direttiva sul principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, approvata lo scorso aprile dal parlamento europeo: vista la vaghezza dei termini utilizzati nel definire, ad esempio, il concetto di “molestie”, sarà estremamente difficile per gli stati membri recepirla senza violare libertà fondamentali come quella di espressione e di critica (nei confronti dell’islam, per esempio). E via di questo passo: l’Europa si sta costruendo con le proprie mani una prigione ideologica in cui tutti i principi alla base della nostra civiltà verranno progressivamente e sistematicamente svuotati di significato.

Signori, siete terribilmente apocalittici... perché guardare solo a chi sta peggio di noi, perché non osservare chi sta meglio? Sulle teocrazie islamiche siamo tutti d'accordo, è persino banale rilevarlo. Ma c'é di molto meglio: il nord Europa, per esempio, chiari esempi di democrazie liberali che funzionano, i paesi scandinavi sono veramente laici e la libertà di culto è comunque pienamente realizzata. Perché non tendere a quel modello, anche nella costruzione della casa comune europea? Ma davvero siete convinti che la cultura italiana fondata sul cattolicesimo sia in pericolo? Su, siamo seri.
Sui "difensori dei valori cattolici" devo dire qualcosa, perché mi viene da vomitare: vi piace tanto Casini: un concubino non pentito. Berlusconi: conclamato frequentatore di prostitute, corruttore, evasore fiscale, divorziato e risposato... i leghisti: la mattina difendono il cristianesimo, il pomeriggio vanno ad adorare il Dio Po e a sposarsi con rito celtico e la sera vanno a oliare i fucili per sparare ai barconi degli immigrati. Bersani: comunista per tutta la vita. Devo andare avanti? Ah si, il silenzio complice della Chiesa ufficiale. Il quadro da teatro dell'assuro è completo.

Ha ragione Ferrara:non dobbiamo nessuna spiegazione sulle nostre tradizioni.Però abbiamo il diritto e il dovere di difendere proprio quei figli che del Crocifisso si fidano e nei quali suscita compassione.Forse è questo che disturba gli atei,che guardare il Crocefisso induce riflessione.Forse gli atei agnostici non sentono questa necessità naturale,ma non riusciranno mai a impedirlo a chi lo voglia.Fuori da questa Europa.

Ha ragione Ferrara:non dobbiamo nessuna spiegazione sulle nostre tradizioni.Però abbiamo il diritto e il dovere di difendere proprio quei figli che del Crocifisso si fidano e nei quali suscita compassione.Forse è questo che disturba gli atei,che guardare il Crocefisso induce riflessione.Forse gli atei agnostici non sentono questa necessità naturale,ma non riusciranno mai a impedirlo a chi lo voglia.Fuori da questa Europa.

Non serve indire una manifestazione di protesta per esprimere il nostro dissenso e tutto il nostro disprezzo nei confronti di quelle persone che si sono affannate per anni affinché il crocifisso fosse tolto dalle aule delle nostre scuole, arrivando persino alla corte di Strasburgo.
La firmataria del ricorso non è neanche italiana, proviene, udite, udite dalla Finlandia.
Da noi ha ottenuto ospitalità e cittadinanza
Il comportamento di lei e del marito, dimostra che costoro non sono espressione della nostra cultura, dunque non sono espressione del nostro popolo.
Sono inoltre dei vigliacchi in quanto appaiono in televisione di spalle per borbottare le loro confuse idee.
Per questo inqualificabile comportamento meritano un provvedimento amministrativo esemplare.. A costoro deve essere tolta la cittadinanza italiana, < per i servizi resi al Paese >, avendo dimostrato un profondo livore nei confronti di noi italiani.
Rispediamoli al fresco, nella loro terra affinché si rinfreschino le idee.
Propongo inoltre a tutti i credenti di esporre in luoghi privati un crocifisso che deve però essere ben visibile al pubblico, ( sulle facciate delle loro case, nei giardini, incorniciato in un albero ).
Non dobbiamo però temere nulla, ma quelli di Strasburgo..…..chi si credono di essere ? Boh ! non li abbiamo mica eletti noi! Sono li per caso ! Quello che pensano e dicono non ci interessa per niente!
Antonio Zanatta

Una differenza fondamentale sussiste tra la Dottrina, i Principi e la Verità e l’incoerenza e la fragilità dei cristiani (tuttavia non di tutti = sarebbe un sofisma dell’induzione o della falsa enumerazione errore logico), Tuttavia non dimentichiamo i santi: quelli straordinari Canonizzati e la moltitudine dei santi non canonizzati. E’l’umanesimo cristiano che produce la santità, la promozione ed il rispetto dell’uomo nalla sua reltà di spirito incarnato (distinctum subsistens in natura intellectuali S. Tom. S.Th. I, 19, ad. 1), di persona, che con il suo intelletto penetra nell’essenza delle cose “intellectus intelligendo fit omnia”. Plat. Sof. 254 A1: “Straniero: Il primo (il sofista), sfuggendo nell'oscurità del non essere, e indugiando attaccandosi ad essa, è difficile da vedere, a motivo dell'oscurità del luogo: O no? Teeteto: Pare! Str.: Invece il filosofo, attraverso i suoi ragionamenti essendo sempre vincolato all'idea dell'essere, non è per niente facile da vedere, a causa dello splendore del luogo. Infatti gli occhi dell'anima dei più non sono capaci di resistere alla visione del divino (scil. verità)".
Invece certe Ideologie o presunti “umanesimi” (se tutti gli umanesimi sono veri = sono tutti falsi cfr. Platone, Teeteto; Gorgia, Eutidemo, Sofista), o meglio antiumanesimi riduttivisti, miopi e corrosivi, riducono l’uomo ad un ammasso di chimismi ed in morte ad una qualsiasi carogna, mentre non sanno spiegarsi, come la mente umana che non è cervello (Cfr. già Platone Fedone, prendeva le distanze, da qualsiasi riduttivismo naturalista (presocratico o preplatonico) che invece di chiarire oscurava, e non offriva alcuna ratio rerum valida, finendo in un ginepraio di contraddizioni. Logiche ed ontologiche.) scopre una ratio rerum nelle cose, scopre non crea "La conoscenza non fa essere l'oggetto, lo fa solo conoscere [...] la verità ha il suo fondamento nelle cose, ma la sua essenza si realizza nella mente, quando questa apprende le cose così come sono" S. Thom., In Sent. dist.19,q.5,a. 1." Non scire quid homines senserint, sed qualis se habeat veritas rerum" Id. De coelo et mundo,I,22,8. “ e veramente parmi che saria cosa ridicola il credere, che allora comincino ad esser le cose della natura, quando noi cominciamo a scoprirle ed intenderle. Ma quando pure l’intender degl’uomini dovesse esser cagione della esistenza delle cose, bisognerebbe, o che le medesime cose fussero ed insieme non fussero( fussero, per quelli che le intendono; e non fussero, per quelli che non l’intendono), o vero che l’intender di pochi, ed anco di uno solo, bastasse per farle essere “.Galileo Galilei, Opere, XI, 108. Nel suo profondo vidi che s’interna legato con amore in un volume, ciò che per l’universo si squaderna; sustanze e accidenti e lor costume, quasi conflati insieme, per tal modo che ciò ch’io dico è un semplice lume” (Parad., 33, 85 - 90)
“..Quando io vo considerando quante e quanto meravigliose cose hanno intese investigate ed operate gli uomini pur troppo chiaramente conosco io ed intendo esser la mente umana opera di Dio e delle più eccellenti”.”… Quel medesimo Dio che ci ha dotati di sensi, di discorso e d’intelletto,.. Del voler che gl’intelletti creati liberi da Dio si facciano schiavi dell’altrui volontà,..” G. Galilei, Opere, V, 284, VII, 540 “Se io domanderò ... di chi siano opera il sole, la luna, la terra, le stelle, le loro disposizioni e movimenti, penso che mi risponderà essere fatture di Dio; e domandato di chi sia dettatura la Scrittura Sacra, so che risponderà essere dello Spirito Santo, cioè parimente di Dio. Il mondo dunque son le opere, e la Scrittura son le parole, del medesimo Dio”. Opere, X, 24. Il mondo è comprensibile risponde Galilei perché Dio Intelligenza Suprema ed Assoluta ha creato il cosmo“È temerità voler far giudice il nostro debolissimo discorso delle opere di Dio, e chiamar vano o superfluo tutto quello che non serve per noi”. Opere, VII, 394-395.
Insomma amare la verità E S.Tommaso:“Prima ergo comparatio entis ad intellectum est ut ens intellectui concordet, quae quidem concordia adequatio intellectus et rei dicitur, et in hoc formaliter ratio veri perficitur( la prima comparazione dell’ente all’intellettoè dunque che l’ente concordi con l’intelletto, la quale concordanza è detta ‘ adeguazione della cosa e dell’intelletto’, e in ciò formalmente si compie la definizione del vero)”.(S. Thom. Aquin., De Veritate, I, 1) non le letture ideologiche della storia fatte da certe ideologie. Letture della Religione della Ragione (Vandea, Insorgenze…), ci sono anche le inquisizioni 1792-95, Cheteaubriand, Di Bonaparte e dei borboni, Adelphi, 2000, (Tutto). E’ utile e rigoroso: E. Gentile, Le Religioni della Polìtica, fra democrazie e totalitarismi, ed. Leterza, Roma-Bari, 2001. Quanto allo sfruttamento dei pochi sono state le ideologie Illuministe borghesi, i collettivismi che hanno annientato chi non condivideva le loro ideologia “Il mondo perfetto” ha prodotto i Gulag, i Lager, la Vandea, ivi contava l’appartenenza ideologica o lo sterminio. Il cristianesimo prescrive l’amore del nemico non perché resti nemico, ma perché persona imago Dei redento in Cristo, oggettivamente: Altri umanesimi ed antropologie propongono la selezione dei difettosi, la volontà di potenza, la classe, la razza, il dominio del più forte (questo si che vero sfruttamento furto della dignità trascendente ontologica e metafisica dell’uomo, negata negli altri e di conseguenza in sé). Oportet studere, studere, studere

L’Inquisizione. Atti del Simposio internazionale (Città del Vaticano 29-31 ottobre 1998), a cura di Agostino Borromeo, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 2004, pp. 788, € 60,00

Annus Domini Duemila: in occasione del Giubileo, Papa Giovanni Paolo II indice una riflessione sulla storia della Chiesa cattolica che non ha eguali presso altre fedi e altre comunità religiose. Il Papa domanda ai cristiani di chiedere perdono a Dio per tutte quelle occasioni in cui non si siano dimostrati sufficientemente cristiani, quindi quando hanno peccato contro la fede, la speranza e la carità, quando si sono lasciati irretire da idee e da ideologie non cristiane, insomma quando hanno imboccato vie diverse da quell’imitazione perfetta di Cristo che sola conduce alla santità. È una iniziativa tutta cristiana e tutta interna alla Chiesa cattolica: il Papa, supremo pastore cattolico, invita il gregge dei cattolici affidati alle sue cure ad aderire sempre più al cattolicesimo. In attesa, insomma, che i non cattolici possano anche solo pensare di fare cosa analoga, Giovanni Paolo II afferma, ribadisce e promulga il concetto di «purificazione della memoria» dalle pagine della lettera apostolica Tertio millennio adveniente, del 1994, scritta in vista del Giubileo, a cui, proprio nel 2000, viene ad appoggiarsi il documento della Commissione teologica internazionale Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato.
Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1997 il pontefice giudica quel concetto premessa indispensabile per un ordine internazionale di pace e nel messaggio in lingua latina inviato ai partecipanti al convegno del Pontificio Comitato di Scienze Storiche su Leone XIII e gli studi storici, del 28 ottobre 2003, proprio citando Papa Leone XIII che a propria volta citava Cicerone, il pontefice afferma: «La prima regola della storia è non osare affermare nulla di falso, né tacere qualcosa di vero, perché nello scrivere non vi siano sospetti di partigianeria o di avversione».
Inquinamenti e inquisizioni
Se la memoria storica dei popoli va purificata vuol dire evidentemente che in più di un caso detta memoria è adulterata. Così infatti il Papa: «Non di rado [...] queste memorie “inquinate” sono addirittura diventati punti di cristallizzazione dell’identità nazionale e, in alcuni casi, persino di quella religiosa. Ecco perché occorre rinunciare a qualsiasi strumentalizzazione della verità». E ancora: «L’invito ad onorare la verità storica non comporta, ovviamente, che lo studioso abdichi a un suo orientamento o abbandoni la sua identità». Il che significa – afferma il pontefice, impartendo una lezione di metodo storico di per sé basilare per chiunque affronti la disciplina della storiografia, ma certamente ignorata il più delle volte – che «[...] nello studio della storia non si possono automaticamente applicare al passato criteri e valori acquisiti solo dopo un processo secolare».
Oggi, tutto torna di attualità dopo la pubblicazione del volume L’Inquisizione (Biblioteca Apostolica Vaticana, pp.788, E60,00), a cura di Agostino Borromeo – specialista di Storia moderna all’università La Sapienza di Roma –, che raccoglie gli atti del simposio internazionale sulla Santa Inquisizione, tenuto in Vaticano dal 29 al 31 ottobre 1998 dalla Commissione Storico-Teologica del Comitato per il Grande Giubileo dell’Anno 2000, in preparazione dell’atto penitenziale poi celebrato il 12 marzo 2000. Presentato al mondo nella Sala Stampa della Santa Sede il 15 giugno scorso, il volume L’Inquisizione è stato salutato da Giovanni Paolo II con una lettera indirizzata lo stesso giorno al cardinale Roger Etchegaray, già presidente del Comitato giubilare. In essa il pontefice si domanda: «nell’opinione pubblica l’immagine dell’Inquisizione rappresenta quasi il simbolo [di] antitestimonianza e scandalo. In quale misura questa immagine è fedele alla realtà?». E così risponde: «prima di chiedere perdono è necessario avere una conoscenza esatta dei fatti e collocare le mancanze rispetto alle esigenze evangeliche là dove esse effettivamente si trovano». E il responso della commissione di esperti è questo: a volte i cattolici sono stati acquiescenti verso l’intolleranza e la violenza. Ovvero i cattolici hanno peccato e peccano. Cosa, peraltro, che i confessori sanno da sempre.
E l'Inquisizione? O, meglio, L'Inquisizione, frutto di ricerche colossali? Il tribunale fu istituito nel Duecento per indagare l’eresia, e questo anche per sottrarre gl’imputati agli arbìtri. Fu soppresso nell’Ottocento in Spagna dove ne sopravvivevano gli ultimi resti, nacque al suo posto il Sant’Uffizio romano, e questo fu riformato nel 1908 per poi essere sostituito nel 1965 dalla Sacra Congregazione per la dottrina della fede. Qualcuno, Juan Antonio Llorente, in Spagna, all’inizio del secolo XVIII, ha parlato di 100mila vittime. Ma dai documenti storici si ricava invece che i processi furono in totale 125mila e meno di 1300 i consegnati al potere temporale, che decise per la morte. E le streghe ? Un centinaio di roghi ecclesiastici fra Portogallo, Spagna e Italia, ma 50mila condanne nel resto d’Europa da parte dei tribunali civili, mica sempre ispirati al cattolicesimo. Su tutto, una chicca (che però gli specialisti di storia e anche di giurisprudenza conoscono da sempre): fu proprio l’Inquisizione, e proprio per i motivi che ne ispirarono la fondazione, a istituire l’antenato di quello che oggi è la figura dell’avvocato difensore nei processi. Ossia, l’Inquisizione è all’origine stessa del concetto di garantismo, il quale, non essendo affatto equipollente all’innocentismo contra res, svolge la propria suprema e benemerita funzione di difesa degl’imputati innocenti fino a prova contraria, garantendoli nei propri diritti e nella dignità. E quindi – in caso di prova contraria, ma solo in questo caso – condannando. Se no, liberi tutti come è giusto che sia. Infatti, la “leggenda nera” che riguarda l’Inquisizione è prodotto del Seicento protestante, assunto poi in toto dal Settecento illuminista: gli stessi che inventarono la dizione, buia e tempestosa, di “Medioevo” per indicare la Cristianità romano-germanica. Dunque, garantire l'ortodossia è compito anzitutto dell'episcopato, cui spetta non solo insegnare le verità della fede, ma anche difenderle contro le insidie. Ora, l’Inquisizione ha conosciuto diverse fasi storiche. Anzitutto vi è stata quella medioevale. Nel 1184 Papa Lucio III (1181-1185) promulga la costituzione Ad abolendam che istituisce l’Inquisizione obbligando tutti i vescovi a visitare due volte l’anno le proprie diocesi alla ricerca, inquisitio, degli eretici. Poi Papa Innocenzo III (1198-1216) istituisce la cosiddetta Inquisizione “legatina” inviando i monaci cistercensi a predicare nei Paesi più colpiti dall’eresia e a disputare pubblicamente con gli eretici. Quindi la costituzione Excommunicamus di Papa Gregorio IX (1227-1247), del 1231, nomina i primi inquisitori permanenti, scelti in preferenza fra i domenicani e i francescani.
La seconda fase è quella dell’Inquisizione detta spagnola, creata da Papa Sisto IV (1471-1484) nel 1478, su pressione della regina Isabella di Castiglia (1451-1504) e di re Ferdinando d'Aragona (1452-1516). Infine, nel 1542, Papa Paolo III (1534-1549) istituisce la Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione, durata grosso modo fino alla trasformazione in Sant’Uffizio.
Parliamo di Medioevo L’Inquisizione medioevale nacque in risposta agli eccessi degli eretici nella misura in cui questi, al di là della teologia, insidiavano mortalmente la società civile. A tale proposito è opportuno rileggere un piccolo classico: Fra Dolcino. Nascita, vita e morte di un’eresia medievale, a cura di Raniero Orioli, riedito da poco con prefazione di Daniele Solvi (Jaca Book, Milano 2004). Del resto, la più aggiornata scienza sociologica e storica delle religioni, sempre giustamente attenta ai confini e alla salvaguardia delle libertà, distingue, con formula inglese ormai divenuta espressione tecnica, i creed (la teologia) dai deed (i fatti, comprese le violazioni di quelli che oggi sono i codici civili e penali). Fu infatti la riprovazione dei civili contro le vessazioni degli eretici che costrinse le autorità ecclesiastiche a intervenire, anzitutto per controllare e per frenare una reazione nata dal popolo e gestita, non sempre con il necessario discernimento, dai tribunali laici, i quali ritenevano di risolvere il problema inviando con disinvoltura gli eretici al rogo. Un po’ come oggi, per arginare qualche setta che disturba il protrarsi oltre misura del sonno mattutino domenicale, qualcuno chiamerebbe subito e volentieri i carabinieri.
Non fu infatti istituito alcun tribunale speciale per certi reati o certi rei, ma si nominò un giudice straordinario, la cui competenza si affiancò a quella del giudice ordinario, il vescovo. E gl’inquisitori erano competenti a giudicare solo i battezzati, quindi né gli ebrei né i musulmani. Del resto, come ha osservato lo storico protestante Henry Charles Lea (1825-1909), peraltro non tenero verso dell'Inquisizione, in quei tempi, «[...] la causa dell'ortodossia non era altro che la causa della civiltà e del progresso». Dopo aver agito separatamente, quindi – la prima con i suoi tribunali, l'impiccagione e il rogo, la seconda con la scomunica e le censure ecclesiastiche –, le autorità temporale e spirituale si unirono. Solo un dato sull’Inquisizione in Spagna in epoca moderna: fra secolo XIV e XVI, gl’imputati per stregoneria furono lo 0,2% della popolazione, il tasso più basso d’Europa (376,9 imputati per milione di abitanti in Svizzera e 956,5 nell’area di Norimberga), come evidenzia il sociologo statunitense non cattolico Rodney Stark in For the Glory of God: How Monotheism Led to Reformation, Science, Witch-Hunts, and the End of Slavery (Princeton University Press, Princeton 2003). E l’Inquisizione represse duramente soprattutto gli aspiranti cacciatori di streghe: nelle Fiandre essa infatti cessò proprio con l’occupazione spagnola.

Verità, carità e storia
Grazie alla prescrizione di mettere per iscritto le fasi della procedura, le deposizioni e le testimonianze, dell’Inquisizione si sa tutto. E così gli studiosi hanno scoperto tribunali dotati di regole eque e di procedure non arbitrarie, corti giudiziarie pronte a sconsigliare l’uso della tortura o a scoraggiare denunce infondate e delazioni, organismi molto più miti e indulgenti dei tribunali civili del tempo. In genere, gl'inquisitori erano persone dotte, oneste e di costumi irreprensibili, poco inclini a decidere in fretta e arbitrariamente la sorte dell'imputato, e volti invece ad accordare il perdono al reo e a farlo rientrare in seno alla Chiesa.
È l’Inquisizione del secolo XIV che inventa la giuria, il consilium che permette all’imputato di essere giudicato da un collegio numeroso, e altri istituti in favore del condannato (la semilibertà, la licenza per buona condotta e gli sconti di pena). L’uso della tortura non fu indiscriminato e gl’inquisitori del secolo XIV, a differenza dei giudici civili, vi ricorrevano raramente e nel rispetto di regole severe. Le condanne, soprattutto alla pena capitale, furono pochissime giacché si voleva correggere e riavvicinare l’eretico alla fede. Gl’inquisitori imponevano penitenze di ordine spirituale, che davano al reo la possibilità di emendarsi, attenuavano le pene più gravi quando ravvisavano in lui indizi di ravvedimento e abbandonavano al braccio secolare, cioè alla morte, i recidivi che, essendo tornati ai loro errori, facevano perdere ogni fiducia nella loro conversione e nella loro sincerità. La pena capitale era peraltro spesso commutata, in netto contrasto con l'immancabile esecuzione del colpevole da parte dei tribunali secolari e con la crudeltà degli organismi inquisitoriali nei Paesi protestanti.
Insomma, riecheggiando Cicerone, citato da Giovanni Paolo II, vale sempre più quanto disse nell’Ottocento lo storico francese Jacques Crétineau-Joly: «La verità è l’unica carità concessa alla storia».
Di Marco Respinti

Avete capito che non si tratta di una sentenza di un organo dell’Unione europea? Che la sede per dibattere di radici cristiane dell’Europa non è la corte di giustizia di Strasburgo (che non è quella di giustizia dell’UE, che invece si trova a Lussemburgo) ma semmai il Parlamento europeo o il Consiglio europeo?

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è un organo del Consiglio d’Europa, un’organizzazione internazionale creata nel 1949 come banco di prova del progetto (fallito) di creare un’unione sovranazionale di stati, a cui oggi aderiscono 47 paesi anche extraeuropei. La Corte europea nasce nel 1959 e applica la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, un trattato internazionale firmato nel 1950 e valido tra i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, che hanno aderito alla Convenzione. Nulla a che vedere col diritto dell’Unione europea e con la Corte di Lussemburgo insomma, che si basano invece non solo su di un trattato internazionale (Trattati UE) ma anche sui principi generali di diritto vigenti nei 27 Stati membri. La Corte di Lussemburgo quindi, al contrario di quella di Strasburgo, è obbligata a esprimersi contemperando le culture giuridiche interne agli stati membri.

Il dibattito europeo sulle radici cristiane d’Europa è stato lungo e complesso, ha attraversato l’intera fase costituente della Convenzione europea (2001-2005) e continua periodicamente nelle sedute delle commissioni e in quelle plenarie del Parlamento europeo. Non confondiamo la sentenza di una corte (la CEDU) che parla con la voce di 47 stati con le sentenze di una Corte (di giustizia UE) che ha una composizione molto più complessa, espressione della voce non solo degli Stati ma anche del Parlamento europeo e quindi dei cittadini europei.

Sullo sfondo il problema resta, ma non è solo di natura antropologica o culturale è soprattutto di natura politica. L’Europa decide in senso laico e non potrebbe essere diversamente, visto che il suo traino sono 2 paesi(Francia e Germania) dalla tradizione laica di gestione dello stato. L’Italia, che è il paese che per tradizione cattolica e peso politico dovrebbe “spingere” una maggiore apertura verso la difesa delle radici cristiane d’Europa, di fatto non ha peso nei processi decisionali strategici europei. Lo si è visto con il trattato di Lisbona, che non accoglie la proposta di inserire nel suo preambolo un richiamo alle radici cristiane d’Europa.

L’Italia ha l’opportunità di cogliere questa occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica europea sul tema delle radici cristiane ma per farlo deve credere di più nel valore delle istituzioni europee, unire le forze politiche interne su questo tema per avere un impatto maggiore nelle arene di dibattito a Bruxelles. Strapparsi le vesti per questa sentenza della Corte di Strasburgo è da farisei, chiediamoci invece perché a Bruxelles l’Italia è un peso “leggero” e non riesce a far avanzare il dibattito sul tema.

Democrazia non significa certamente dittatura della maggioranza ma NON SIGNIFICA NEMMENO DITTATURA DELLA MINORANZA, il 90% degli studenti delle scuole italiane sceglie l'insegnamento della religione cattolica, vuol dire qualcosa questo o no ?

Senza contare poi che il crocifisso non da fastidio agli alunni cinesi o agli alunni rumeni (che anzi sono spesso piu' religiosi di noi), il problema il crocifisso lo crea ad una minoranza di intolleranti laicisti adeguatamente sostenuti da vere e proprie lobby (poi ne dovremo parlare della massoneria...) ultra presenti nell'europa materialista odierna.

Il Cristianesimo oggi come ieri da fastidio, ieri dava fastidio ai comunisti ed ai nazisti, oggi infastidisce il materialismo al potere, questo Cristo che ancora vuole parlare di sobrieta', di rinunce, di amore, di pace...forse hanno ragione coloro che odiano il crocifisso e non lo sopportano, in un mondo dove i ragazzini sono pronti a picchiarti per uno sguardo o per rubarti un cellulare che cosa ci sta a fare Cristo ?

2000 anni fa il popolo si fece giudice e lo uccise , oggi i giudici europei impongono a noi tutti di togliere il simbolo di quel supplizio, meglio rimuovere del tutto...

Io sono cristiano ed amo andare in giappone e vedere le statue di Buddha, il mio avversario non e' il buddhista o l'islamico, il mio avversario e' colui che mi vuole imporre l'annullamento di ogni mia (ed altrui) identita' storica e religiosa.

Le istituzioni europee mirano ad annullare le differenze ed ad omologare i cittadini per farli diventare tutti potenziali consumatori inebetiti, non ci riusciranno perche' i popoli non si piegano cosi' facilmente.

Viva le differenze, viva le diversita', no a quest'Europa dispotica e totalitaria.

Io spero che tutti coloro che sentono dentro di loro un sentimento religioso non votino mai piu' per i partiti fanatici e totalitari della sinistra italiana, io non li votero' mai piu'.

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