Oggi il "verdetto" decisivo

Nel Lazio il Tar boccia le liste Pdl che ora puntano tutto su un nuovo ricorso

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 | 09 Marzo 2010
renata polverini

Se il Tar chiude la porta alla lista del Pdl per Roma e provincia, c'è ancora una decisione che quella porta potrebbe riaprire. Nella "guerra" a colpi di ricorsi e carte bollate che finora ha scandito il timing di questa campagna elettorale, il d-day è atteso per oggi: l'ufficio circoscrizionale centrale del tribunale dirà sì o no all'ammissione della lista  del Pdl depositata e accolta ieri sulla base del decreto interpretativo che da sabato è legge.

Un'altra giornata incredibile, carica di tensione e attesa, di accuse e controaccuse, della chiamata alle armi in stile dipietrista, dell'ostruzionismo totale in parlamento annunciato dal Pd, del "no" del centrodestra a elezioni falsate, a chi spera nella vittoria a tavolino e della determinazione nel difendere il decreto interpretativo e il diritto di quindici milioni di elettori ad esercitare il voto. Attesa che si trasforma in "sconcerto" nei ranghi della maggioranza e in "trionfo" in quelli dell'opposizione dopo la decisione del tribunale amministrativo del Lazio di respingere il ricorso del Pdl.

Due le motivazioni di fondo, anche se i dettagli si conosceranno solo il 6 maggio quando è stata fissata la discussione di merito sul ricorso del Pdl. La prima: il decreto legge interpretativo non può essere applicato perché la Regione Lazio ha una sua legge elettorale. La seconda: la lista Pdl Roma non è stata presentata all'ufficio elettorale entro il termine ultimo delle 12 di sabato 27 febbraio e il fatto che esponenti del Pdl fossero all'interno del Tribunale di per sè non è sufficiente a dimostrare che la documentazione per la presentazione della lista Pdl Roma fosse completa.

Il centrodestra non demorde e prepara le contromosse. Lo fa con un ricorso al Consiglio di Stato - linea decisa a tarda sera nel summit dei vertici del partito con il pool di avvocati da giorni al lavoro sui dossier - ma anche confidando nel nuovo iter avviato proprio ieri all'ufficio elettorale centrale del Tribunale dove è stata consegnata ex novo la documentazione. Un ulteriore passaggio, quello del ricorso al Consiglio di Stato, che tuttavia deve fare i conti coi tempi stretti della campagna elettorale: l'eventuale riammissione della lista Pdl, infatti, dovrebbe essere decisa entro i 15 giorni precedenti il voto per permettere ai candidati di presentare i loro programmi agli elettori. Se i tempi non fossero rispettati si correrebbe il rischio di un rinvio del voto.

"Siamo convinti che la nostra lista sarà ammessa alla competizione elettorale come lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha auspicato" dice il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini. In pratica, il Pdl punta sul fatto che l'ufficio centrale circoscrizionale - che ha accettato il plico contenente la lista riservandosi di decidere entro oggi - non segua l'orientamento del Tar secondo i quali il decreto interpretativo non "può trovare applicazione" nel Lazio. Una decisione, quella dei giudici amministrativi che in qualche modo non è stata vissuta come un fulmine a ciel sereno, se è vero come è vero che qualche ora prima, le parole del ministro Maroni facevano già pensare che tirasse una brutta aria: "Se il Tar decide che la lista è fuori, quella lista resta fuori nonostante il nostro decreto'', aveva detto il titolare del Viminale, auspicando una decisione in tempi rapidi, pena il rischio di un rinvio del voto.

Sul piano politico, il no del Tar viene letto non senza preoccupazione tra gli esponenti del Pdl convinti del fatto che, a questo punto, i giudici rischiano di essere determinanti in quella che è e resta la più alta espressione democratica: il voto. Ed è su questo che nelle prossime ore si batterà il tasto della campagna elettorale che nonostante tutto, va avanti. Non a caso Maroni osserva che "il cosiddetto decreto 'salva-liste' non salva alcuna lista, perché la decisione spetta sempre ai giudici". Concetto che Berlusconi avrebbe ribadito nei ragionamenti fatti nel suo entourage. Nessun commento ufficiale sul pronunciamento del Tar anche perché c'è da attendere la decisione di oggi, e tuttavia il Cav. avrebbe confermato la convinzione che la via del decreto interpretativo era quella più giusta, ricordando che la firma del capo dello Stato ne conferma la correttezza.

Non solo: la decisione del Tar, è il ragionamento del Cav., smonta le accuse di chi ha gridato al golpe (Di Pietro) e dimostra, ancora una volta, che l'ultima parola resta ai magistrati. E se il premier per il momento sceglie la via attendista, sono i big del partito a commentare la vicenda e a replicare alla sinistra già passata alle vie di fatto: la diffida al Tar ad accogliere il ricorso del Pdl e i ricorsi alle Consulta presentati dalle giunte regionali del Lazio e del Piemonte (in scia anche la Toscana) .Cicchitto e Gasparri insistono su un punto: l'ufficio centrale circoscrizionale presso il Tribunale ha accettato la lista del Pdl "sulla base di una legge dello Stato e sulla base del fatto che i nostri rappresentanti di lista erano dentro il Tribunale prima delle ore 12 di sabato 27 febbraio. Il Tar, invece, ha considerato inefficace una legge dello Stato e ha anche fatto una ricostruzione dei fatti contraddetta dalle prove da noi esibite. Di conseguenza confermiamo la convinzione che la nostra lista sarà ammessa alle elezioni, anche perché rimane aperta una questione di fondo sottolineata anche dal Presidente della Repubblica nella sua risposta ad alcuni cittadini: non è concepibile che una lista come quella del Pdl, rappresentativa del maggior partito di Roma, possa essere esclusa a colpi di cavilli dalle elezioni. Questo il dato di fondo su cui la sinistra sta costruendo una indegna mistificazione mediatica che rovescia totalmente la realtà".

Ed è anche per questo che Capezzone, portavoce del partito, si spinge a dire che "sostenere il centrodestra" nel voto "è l'unico modo per difendere la democrazia, oggi più che mai a rischio". Lapidario il commento di Renata Polverini che attende di conoscere le motivazioni della decisione del Tar, come quello del sindaco di Roma Alemanno per il quale "c'è un rischio di elezioni a Roma profondamente alterate".

Di diverso segno le reazioni nelle file dell'opposizione dove spiccano i toni trionfalistici di Di Pietro e della Finocchiario, già proiettati sulla mobilitazione di sabato a Roma, nonostante il freno a mano di D'Alema per nulla intenzionato a seguire il leader Idv nella "crociata" populista contro il Colle. 

Ma al di là delle posizioni in campo, il paradosso di tutta questa vicenda sta in un dato oggettivo: il confronto politico dalle piazze della campagna elettorale si sta spostando nelle aule dei tribunali. Oggi sapremo se questo paradosso diventerà realtà.

 

Commenti

Al di là di tutto, questa vicenda è l'apoteosi delle mille competenze, dei mille tribunali, Corti d'appello, TAR, Consigli di Stato, giunte elettorali e chi più ne ha più ne metta. Il trionfo del Paese delle carte bollate, dei bizantinismi formali, della retorica dei tromboni di vecchia e nuova generazione. Azzeccagarbugli è più vivo che mai e lotta insieme a noi.

Basta con questi giochi ... i nostri bravi giudici dicano chi devono essere i presidenti delle regioni, senza sprecare risorse per le elezioni.

Meno male. La Democrazia rischia di morire sotto i colpi di chi si sta mobilitando per rendere legale una palese e clamorosa illegalità.
Per fortuna il TAR del Lazio si è dimostrato garantista dei princìpi sui quali si fonda la nostra Repubblica.
Riammettere quelle liste sarebbe un suicidio morale prima che politico.

Se dovesse accadere che metà dell'elettorato non possa votare i propri candidati per un cavillo burocratico sarebbe estremamente grave, anzi peggio.

NEL CASO in cui non ci siano errori importanti nella presentazione delle liste, ma solo cavilli a cui i GIUDICI si sono appigliati, allora saremo difronte ad un GOLPE vero e proprio!!

NEL CASO in cui ci siano VERAMENTE errori gravi nella presentazione delle liste ( e sembrerebbe così in Lazio, non in Lomabardia) ed i giudici siano pertanto in buona fede, sarebbe comunque grave che un aspetto formale/burocratico per quanto importante, neghi il più importante e basilare diritto di una democrazia a milioni di persone.

Se fossi un elettore a cui viene negato, in queso modo, d'esprimersi, sarei furioso e sconvolto.
Se fossi un elettore della fazione opposta sarei molto spaventato, perchè si aprirebbe un precedente pericoloso per la democrazia, soprattutto perchè potrebbe capitare anche a me in futuro.

Mi sento di fare due commenti su questa vicenda.
Il primo è una dura critica al PDL che ha sbagliato e ha preso sotto gamba qualcosa di serio. Per questo sarebbe necessario un atto di umiltà e di consapevolezza dei propri errori da parte del premier & Company.

In secondo luogo però non trovo giusto che in definitiva a pagare siano degli elettori, che si vedono negare il sacrosanto diritto di voto.
Certo, il PDL ha sbagliato ma d'altra parte mi sembra un torto più grande il non permettere la partecipazione alle regionali che un vizio di forma burocratico.
Inutile contare su tribunali e giudici che è noto da che parte pendono. E' come se mi rivolgessi a degli ecologisti di greepeace per chiedere il permesso di costruire una centrale nucleare!

In un mondo ideale dove a prevalere fosse la sostanza e non la forma, il diritto a votare di migliaia di cittadini conterebbe più dei fogli di carta.

Ma non siamo in un mondo ideale, siamo in Italia.

Saluti,
Simmaco
http://fragmenta.weebly.com/

Se dovesse accadere che metà dell'elettorato non possa votare i propri candidati per un cavillo burocratico sarebbe estremamente grave, anzi peggio.

Nel caso in cui non ci siano errori importanti nella presentazione delle liste, ma solo cavilli a cui i GIUDICI si sono appigliati, allora saremo difronte ad un GOLPE vero e proprio (vedi definizione)!!

Nel caso in cui ci siano VERAMENTE errori gravi nella presentazione delle liste ( e sembrerebbe così in Lazio, non in Lomabardia) ed i giudici siano pertanto in buona fede, sarebbe comunque grave che un aspetto formale/burocratico per quanto importante, neghi il più importante e basilare diritto di una democrazia a milioni di persone.

Se fossi un elettore a cui viene negato, in queso modo, d'esprimersi, sarei furioso e sconvolto.
Se fossi un elettore della fazione opposta sarei molto spaventato, perchè si aprirebbe un precedente pericoloso per la democrazia, soprattutto perchè potrebbe capitare anche a me in futuro.

il teatrino a cui stiamo assistendo mortifica le speranze riformatrici che molti elettori riponevano nel voto del prossimo 28 marzo.
non è sufficiente vincere le elezioni ma è necessario proporre un progetto di governo effettivamente nuovo.
il dubbio (!) è che con questa classe dirigente al massimo si possa vincere.

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