Il modello della sinistra nordeuropea in crisi

Benvenuti a Rosengard, Svezia. Il primo quartiere islamico d'Europa

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 | 03 Maggio 2010
moschea

Come tutti i prodotti letterari dell’industria editoriale, anche il genere “Eurabia” può essere demitizzato analizzando i meccanismi (le narrazioni, gli stili, eccetera) che ne hanno determinato il successo. Scrivere che entro il 2050 l’Europa sarà islamizzata suscita certamente grande clamore e fa schizzare le tirature, soprattutto in America. Molti dei bestseller eurabici provengono infatti dall’altra parte dell’Oceano: i libri di Bat Ye’Or che descrivono l’Europa come un’appendice ormai asservita al mondo arabo, l’iperbolico America Alone di Mark Steyn, i lavori di Bruce Thornton, Walter Laqueur, Bruce Bawer, ma anche quelli di autori europei come Oriana Fallaci o Melanie Phillips. In tutte queste opere possiamo rintracciare delle immagini ricorrenti che alimentano una pesante e greve islamofobia.

Il primo stereotipo è la descrizione di una Europa debole e vecchia, che ha perso i suoi valori e la sua identità. Il Vecchio Continente viene visto dall’America come la linea del fuoco dello "scontro di civiltà" e, proprio come avveniva durante la Seconda Guerra mondiale o nella Guerra Fredda, il fronte è sempre sull’orlo di cadere vittima di qualcuno, del Nazismo, del Comunismo, dell’Islamismo. C’è una continuità nei cliché eurofobici della cultura americana, l’Europa ‘ateniese’, molle, decadente, femminea, che ha detto addio agli Stati Nazione, alla religione Cristiana, allo spirito dell’Occidente. Altre idee recues rintracciabili in questi bestseller sono invece collegate a una visione “orientalistica” del fenomeno migratorio, che tende a ridurre l’Islam a una forza maschile, fertile, dirompente dal punto di vista della procreazione, un mondo chiuso, che non si integra quando raggiunge le città europee, una cultura patriarcale che grazie alla forza della legge religiosa impone uno stile di vita che contrasta con i diritti individuali tipici dell'Occidente, come dimostra la condizione della donna o il destino degli "apostati" e dei dissidenti che non si piegano alla sharia. L’Islam come un numero, quindi, una minaccia religiosa e culturale. Nelle opere in questione viene taciuto l’apporto, anch'esso determinante, delle condizioni sociali ed economiche in cui vivono gli arabi in Europa, disoccupazione, discriminazione e razzismo compresi.

Steyn ha scritto che “L’Europa sarà semi-islamica nel giro di una generazione” ma, attualmente, in Europa Occidentale ci sono circa 18 milioni di Musulmani, il 4,5 per cento della popolazione, ed è difficile immaginare che da un giorno all’altro questo dato possa raddoppiarsi o triplicarsi, anche se nelle metropoli o nelle grandi città europee si verificano casi di aree fortemente etnicizzate con una predominanza araba. I tassi demografici ‘islamici’ probabilmente si uniformeranno a quelli occidentali quando dalla prima si passerà alla seconda generazione di immigrati e alle successive. Proprio l’evoluzione dei comportamenti procreativi degli arabi dimostra che l’Islam, inteso come identità, valori, credenze e comportamenti, non è qualcosa di irriducibile al cambiamento, una forza che non subisce le influenze della Storia. La cultura islamica, come tutte le altre, con il passare del tempo si conformerà a quella delle società europea. I musulmani chiederanno sempre più insistentemente di poter praticare la propria fede in modo libero più che battersi per il Califfato. Nei prossimi decenni, l’integrazione dell’Islam in Europa continuerà, accompagnata da grandi tensioni culturali e sporadici ma nefasti attacchi terroristici, con esiti diversi fra Paesi e Paese. I musulmani diventeranno sempre più europei. Il contrario di quello che raccontano gli autori del genere eurabico.

Questa la tesi di un saggio apparso sulla rivista Foreign Policy, intitolato Eurabian Follies e scritto da Justin Vaisse, un ricercatore del Brookings Institution’s Centre, che abbiamo voluto riassumere perché dettato da un ragionamento critico, pacato, demistificatorio, che non sottovaluta i rischi dell’immigrazione islamica in Europa ma vuole liberarsi dalla ‘propaganda’ che se ne fa attorno. Intento nobile e in linea con la politica editoriale di FP o di Newsweek, due autorevoli riviste che negli ultimi tempi si sono date un gran da fare per farci sapere che c'è un risveglio dell'Islam moderato, che Al Qaeda è stata sconfitta, che in Pakistan  un dottore della legge legato ai deobandi ha sottoscritto la prima fatwa contro Bin Laden. Così diamo pure per buona la tesi di Vaisse e diciamo che il problema della "islamificazione" si riduce ai ghetti delle grandi città dove la popolazione musulmana è prigioniera di minoranze fondamentaliste che la spingono a isolarsi dal resto della comunità generando un clima di sospetto e intolleranza reciproci. Non sembra un problema di poco conto, se pensiamo che questi “ghetti” sono quartieri dove vivono decine e decine di migliaia di persone.

Si prenda quanto è accaduto nei giorni scorsi a Rosengard, il sobborgo a prevalenza islamica di Malmo, la terza città della Svezia. Qui il tasso di disoccupazione degli immigrati sfiora l’80 per cento. La maggioranza dei nuovi arrivi viene dalla Palestina, dal Kosovo, dall’Iraq. I profughi che cercano riparo dalla guerra mondiale islamica portano in Svezia la loro rabbia, le loro rivendicazioni politiche, l'antisemitismo. Lo scorso anno, la nazionale di Tennis israeliana passa da Malmo per un evento sportivo e scatta il boicottaggio. Gli islamici protestano in piazza. Stessa storia durante l’ultima Guerra di Gaza. Gli ebrei scendono in strada per una manifestazione di pace. Sventolano bandiere con la stella di Davide. I dimostranti vengono circondata dai militanti islamici e da quelli della sinistra antagonista. Volano insulti, fischi, bottiglie. La polizia non reagisce. Il capo della sicurezza dichiara che gli islamici hanno il diritto di protestare perché è la legge svedese che glielo consente. Giovedì scorso, puntuale, riscoppia l’Intifada contro polizia e vigili del fuoco. Bruciano cassonetti e cabine del telefono. Un ragazzo viene ferito. Le bande di giovani teppisti arabi spadroneggiano per le strade di quella che doveva essere la società europea più avanzata dal punto di vista dei modelli di integrazione sociale. La dolce, quieta e un po’ noiosa Malmo, si risveglia in preda al panico.

Forse è vero che i “riots” di Rosengard sono il prezzo, endemico, che dovremo pagare prima di assistere una normalizzazione nei processi di integrazione fra islamici ed europei. Non avendo la palla di vetro è impossibile sapere cosa accadrà nel 2050, se la "fantascienza" eurabica dovesse avverarsi (Vaisse sottovaluta la forza premonitrice dei generi letterari), oppure se assisteremo alla nascita di un Islam europeo. Certo è che il governo svedese e un intero modello politico e sociale, quello dell’accogliente socialismo dei Paesi nordici, sembra aver fallito. La Svezia aveva offerto una grande opportunità ai nuovi arrivati ed è stata tradita. Dagli anni Settanta i programmi di edilizia popolare della sinistra svedese diedero case a buon mercato alla working class che successivamente è stata sostituita dalla popolazione immigrata. Sussidi di disoccupazione, servizi sociali, assistenza sanitaria, istruzione. Il risultato è stato da una parte l'integrazione mancata dall'altra l’aumento esponenziale della conflittualità, soprattutto dopo l’11 Settembre e la pubblicazione delle “vignette sataniche”. 

A Rosengard la sera scatta il coprifuoco ma il sindaco continua a ripetere che vuol farne una zona residenziale come tutte le altre. Un sindaco socialista che evidentemente ha chiuso gli occhi sulla alleanza fra “rossi” e “verdi”, arabi e anarchici, islamici e centri sociali, che votano nello stesso modo e manifestano insieme contro gli ebrei. Minoranze, si dirà, ma il mondo dell’immigrazione araba è una delle constituency della sinistra europea che lo difende e lo coccola con la stessa esagerazione con cui gli autori del genere eurabico lo attaccano e lo ostracizzano. La risorgenza di un “comunismo verde” o islamismo di sinistra, fortemente antisemita e anticristiano, non è un'invenzione fascista, razzista e bigotta. E' proprio il modello multiculturale svedese ad aver prodotto una polarizzazione etnica e politica che favorisce gli estremismi idelogici (e religiosi). L'islamizzazione di Malmo, in definitiva, rappresenta la crisi d'identità in cui vegeta la sinistra europea e la sua incapacità di gestire la conflittualità sociale prodotta da decenni di multiculturalismo e relativismo culturale.
 

Commenti

Per accelerare il processo di islamizzazione do pieno appoggio a Fini per dare cittadinanza e diritto di voto agli immigrati, soprattutto a quelli clandestini.

Concordo con kt. Aggiungo che, in virtù della destra moderna e Europea promulgata testè da Fini, si aprano semplicemente le frontiere Italiane e Europee e si accolgano TUTTI quelli che cercano un futuro migliore. Nostro dovere sacrosanto è NON RESPINGERE NESSUNO, perchè chi respinge è solo un barbaro-lerghista-razzista-fascista. Punto. L'invasione dovrebbe avvenire con preferenza, sempre in virtù del modernismo e dell'apertura mentale, agli immigrati islamici, meglio ancora se integralisti. Il rischio di attentati, mosso dai soliti squadristi Berlusconiani rincoglioniti,non c'è affatto; se casomai ci fosse uno zinzino si deve correre volentieri, sempre in nome dell'avere idee di progresso e non-come-quelle-barbare-della -Lega. (Tanto l'invasione se la puppano le persone normali, mica Fini o la Tulliani). Dove trovare le risorse e le case e il lavoro con cui mettere in essere questo piano di vera lungimiranza e progresso politico e culturale, solita domanda stolta fatta dai medesimi rincoglioniti fascisti Berlusconiani, sarà argomento delle prossime esternazioni del Presidente della Camera.

Sono abbastanza scettico nei confronti della teoria sull'Eurabia propugnata da Bat ye'or, mi sembra un po' esagerata e troppo complottista, tuttavia è innegabile che con il passare degli anni il numero dei musulmani in Europa aumenterà inesorabilmente, e con esso il loro peso politico, la continua e massiccia immigrazione islamica che l'Europa sta subendo non è infatti un'invenzione degli scrittori "eurabisti", così come non è una loro invenzione la denatalità degli europei autoctoni e l'elevato tasso di natalità degli immigrati islamici (in Italia più che doppio rispetto a quello degli Italiani).
Insomma come ovvio nessuno ha la sfera di cristallo, ma non ci vuole molto a comprendere che nei prossimi decenni il volto, l'identità ed il panorama etnico/culturale europeo cambierà radicalmente, e non necessariamente in meglio come certi illusi vorrebbero farci credere... penso inoltre che il maggiore ostacolo all'integrazione degli islamici sia il fatto che questi immigrati provengono perlopiù da paesi non secolarizzati dove la separazione stato/religione è inesistente e la laicità sconosciuta, da ciò possono infatti scaturire conflitti etnico/religiosi, tra l’altro abbastanza frequenti quando vengono a contatto culture piuttosto differenti.
Ricordo per esempio il caso delle vignette satiriche su Maometto apparse su un quotidiano danese (falsamente descritto come di estrema destra) e le violente reazioni che in tutto il mondo islamico ne sono conseguite, a preoccuparmi di più a quel tempo non sono state solo queste violente reazioni popolari, ma soprattutto il fatto che anche gli intellettuali musulmani più moderati pur condannando tali violenze invocavano allo stesso tempo la censura nei confronti di quelle vignette e le scuse ufficiali del governo danese (nonostante il giornale che ha pubblicato le vignette fosse privato).
Insomma, visto che per i musulmani è vietata la raffigurazione di Maometto si pretendeva l’estensione di questo precetto religioso a tutto il resto del mondo, con buona pace della libertà d'espressione e del diritto di fare satira su tematiche religiose.
Certo c’è poi la speranza che le nuove generazioni di musulmani si integrino più facilmente, ma vista l’odierna situazione delle seconde generazioni (spesso più ostili ed oltranziste dei loro stessi genitori) presenti in quei paesi europei dove l’immigrazione islamica è iniziata parecchi anni prima che da noi, non sono molto ottimista...

Io credo che da noi il problema islamico creerà situazioni simili a quelle che oggi si registrano in Campania etc: se in Italia, l'accoglienza si è accompagnata con l'assistenzialismo a senso unico ed interessato, tollerando il 'lavoro nero' degli immigrati e disinteressandosi sulla loro realtà fiscale, per l'Italia gli immigrati saranno fonte di caos e delinquenza.

La conclusione delle ultime righe dell'articolo mi lascia veramente perplesso. Insomma, il trascurabile sporadico fenomeno dell'islamizzazione segue strade tutte particolari nella placida Malmő? Nella placida Malmő esso diventa dunque una spia della crisi d'identità in cui vegeta la sinistra europea con la sua incapacità di gestire la conflittualità sociale prodotta da decenni di multiculturalismo e relativismo culturale? La Svezia è stata tradita... Nel Regno Unito - o in Italia, siamo al 4,5% anche qui? - invece l'islamizzazione a che cosa è dovuta in definitiva? Ma i musulmani lo sanno di essere una constituency (mah... ) della sinistra europea? E' vero che a Milano la sinistra antagonista potè sfilare sì alla manifestazione islamica, ma purché se ne stesse ben in coda al corteo? Ben in coda. Sarà stato per sicurezza?

L'uso della parola xenofobia,ormai assimilata a razzismo,è vergognoso.Un razzista è uno che crede di essere superiore e che,in virtù di questa superiorità,adotta comportamenti discriminatori e/o violenti.E questo mi sembra calzi a pennello anche agli islamici.Xenofobo è uno che ha paura,quindi che ha un atteggiamento difensivo.Si tratta poi di vedere se questa paura è realistica o no.Nei confronti degli islamici non lo è?In quanto alle tesi "complottiste",era una tesi complottista dire che c'erano accordi fra i governi italiani ed i terroristi palestinesi?Quelli che portavano i palestinesi a scorrazzare liberi per l'Italia,ad essere liberati dopo atti di terrorismo,ad assaltare il quartiere ebraico di Roma o a commettere la strage di Bologna,(testimonianza di Cossiga,stranamente pressoché nascosta).I libri di Bat Ye'or sono libri seri,come l'autrice,non fantascienza.

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