Berlusconi torna in campo e Repubblica risponde con le intercettazioni

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 | 22 Novembre 2007

Intercettazioni: “ma non dovevamo rivederci più?” avrebbe detto una celebre voce d’autore. E il motto sembra quanto mai appropriato, ripensando alle grida manzoniane con le quali sembrava che dovesse essere messa al bando ogni fuga di notizie dalla magistratura alla stampa; in particolare quando le notizie riguardano l’operato di esponenti delle istituzioni. Eppure, quando l’istituzione in questione è incarnata dalla persona di Silvio Berlusconi, la tentazione deve essere troppo forte per resistere: specialmente se la suddetta persona è appena reduce da un bagno di consenso popolare, sfociato nella nascita di un nuovo partito che promette battaglia a vecchi alleati e nuovi avversari.  E così, solo ieri la pratica di celebrare i processi a orologeria sulle pagine dei quotidiani veniva deplorata dagli stessi che oggi, dimentichi delle travi nei loro occhi, alzano il ditino contro le pagliuzze altrui.

Perché, siamo chiari, di pagliuzze si tratta. Le paginate di Repubblica - quotidiano la cui proprietà, com’è noto, ha reclamato per sé la tessera numero uno del Partito Democratico – sulla presunta “rete segreta” di Berlusconi per pilotare Rai e Mediaset tradiscono la strategia consueta. Attorno a un nucleo (assai povero, per la verità) di affermazioni forse discutibili, ma affatto nuove e tutt’altro che drammatiche, si ricama una corolla di supposizioni, insinuazioni, reticenze e argomenti ad personam che servono (almeno nelle intenzioni) a passare dalle parole ai fatti, dimostrandone la valenza criminosa come nemmeno il terzo grado di un maxiprocesso. Tanto per incominciare, le intercettazioni in questione - come spesso già accaduto – riguardano un’inchiesta nella quale nessuno degli intercettati figura come indagato; ancora una volta, persone che per la magistratura sono estranee al reato non sono tali per la stampa, che le mette in mora di fronte a un’opinione pubblica avida come mai di capri espiatori.

E veniamo ai cosiddetti fatti. Dalle intercettazioni emerge che il direttore marketing della RAI, Deborah Bergamini – ex assistente personale di Berlusconi – conserva un rapporto personale e confidenziale con il suo ex capo, ora premier. E allora? E’ anche solo lontanamente realistico il contrario? Lo stesso direttore dice di aver dato un consiglio al premier sulla comparsa in video in una circostanza particolarmente critica: embè? Sempre la stessa Bergamini commenta i risultati delle elezioni amministrative, sfavorevoli alla CdL, con affermazioni “pericolose” come “dovrebbero migliorare le condizioni di vita degli italiani”. Ma và?  Ancora, i direttori dei TG e i dirigenti RAI organizzano i palinsesti in modo che il governo in carica non faccia eccessiva brutta figura. Sai che novità. RAI e Mediaset concordano preventivamente le programmazioni: davvero, dopo decenni di polemiche sul duopolio televisivo, c’è qualcuno che non lo immaginasse? O che la ritenga un’esclusiva dell’era berlusconiana?

La narrazione imbastita dall’articolo di Repubblica non solo ingigantisce queste e simili conclusioni, ma in alcuni casi offre interpretazioni fuorvianti, se paragonate con le stesse intercettazioni che riporta. Ad esempio, parlando della comparsa in video del presidente della Repubblica in occasione della morte di Giovanni Paolo II, l’articolo recita “La Bergamini allerta prima l'assistente personale del Cavaliere e poi Del Noce per preparare una performance parallela dell'inquilino di Palazzo Chigi”. In realtà, scorrendo il brogliaccio si scopre che la conversazione tra la Bergamini e un “Vale” che solo ipoteticamente coincide con Valentino Valentini, assistente di Berlusconi, non è riportata; e nella conversazione con “Fabrizio” (anche qui, che sia Del Noce è solo un’ipotesi) la Bergamini afferma solo che Berlusconi “avrebbe considerato l’ipotesi di rilasciare delle dichiarazioni”, e in una terza telefonata dice addirittura che “avrebbe dato parere negativo a Berlusconi sulla sua comparsa in TV”.

Dettagli buoni forse a stimolare l’alzata di sopracciglio dei tanti moralisti della domenica, insomma, ma non a documentare il truce scenario che i titoloni del quotidiano di De Benedetti vorrebbero suggerire. Ma la circostanza nella quale questa ennesima bordata viene portata alla corazzata del Cavaliere, di nuovo trionfante dopo la domenica di gloria, non può non destare sospetti sui reali intenti dell’operazione. Le pagine di Repubblica suonano oggi come un’eloquente risposta all’apertura offerta dal Cavaliere agli avversari politici sul dialogo per le riforme. Sarà forse vero, come ha scritto don Gianni Baget Bozzo, che con la nascita del Partito Democratico ha trionfato l’anticomunismo: e il battesimo della sua nuova creatura politica è stata, in questo senso, una straordinaria dimostrazione di perspicacia da parte del Cavaliere, che ha abbandonato i fantasmi rossi sinora agitati davanti all’elettorato per annunciare una nuova missione, benedetta da una nuova legge elettorale e possibilmente da nuovi equilibri parlamentari e governativi. Ma a quanto pare, se i comunisti sono ormai morti, è ben viva e vegeta la loro abitudine a delegittimare l’avversario, creando un’atmosfera di ricatto, schierando i veri poteri forti – magistratura e stampa, fuori dal controllo del voto democratico - contro di lui, esattamente come quindici anni fa. Come finì allora, lo sappiamo: i comunisti non ci sono più, ma Berlusconi è sempre lui, e nonostante tutto è ancora lì.


Commenti

Queste inchieste ad orologeria tirate fuori dai cassetti al momento opportuno, ormai stanno diventando la specialità dei giornalisti nostrani.
L'intento in questo caso è evidente: epurare definitivamente la Rai dai pochi soggetti rimasti di orientamento politico contrario alla sinistra.

Il problema della Rai è facilmente risolubile, se ci fosse la volontà politica di farlo: visto che il servizio pubblico è tale solo sulla carta, privatizzi la Rai si e i tanti giornalisti che vi sono entrati grazie alla tessera di qualche partito (soprattutto PCI, PSI e DC) dimostrino di essere dei professionisti veri, non solo ammanicati politicamente, altrimenti cambino lavoro.

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