Venerdì 10 Febbraio 2012
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Friends of Israel

Senza Israele l'Occidente è perduto

29 Luglio 2010

Da ormai troppo tempo, in Europa è diventato fuori moda pronunciarsi a favore di Israele. All’indomani dell’incidente a bordo della nave colma di attivisti anti-israeliani che si trovava nel Mediterraneo, è davvero difficile immaginare una causa più impopolare da difendere.

In un mondo ideale, l’assalto dei commando israeliani alla Mavi Marmara non si sarebbe concluso con nove morti e una ventina di feriti. In un mondo ideale, infatti, i soldati sarebbero stati accolti pacificamente sulla nave. In un mondo ideale, nessun Paese, tantomeno un recente alleato di Israele qual è la Turchia, avrebbe sponsorizzato e organizzato una flotilla il cui unico scopo era creare una situazione impossibile per Israele: cioè metterlo nella condizione di dover scegliere tra la rinuncia della sua politica di sicurezza e del blocco navale, o il rischio di far scoppiare l’ira del mondo intero.

Dobbiamo cancellare la rossa foschia di rabbia che troppo spesso  appanna il nostro giudizio quando abbiamo a che fare con Israele. Un approccio ragionevole e bilanciato dovrebbe inglobare le seguenti realtà: innanzitutto, lo Stato d’Israele è stato creato con una decisione delle Nazioni Unite. Di conseguenza, la sua legittimità non dovrebbe neppure essere messa in discussione. Israele è una nazione con delle istituzioni fortemente democratiche. E’ una società dinamica e aperta che da sempre eccelle in ambito culturale, scientifico e tecnologico.

In secondo luogo, Israele è una nazione pienamente occidentale per via delle sue radici, storia e valori. Infatti, è uno Stato occidentale normale che deve gestire una situazione anormale. Unica nell’Occidente, è la sola democrazia la cui esistenza è stata messa in discussione sin dalla sua nascita. All’inizio venne attaccata dai suoi vicini con armi da guerra convenzionali. Successivamente, si è trovata ad affrontare un terrorismo culminato con ondate di attacchi suicidi. Ora, per volontà degli islamisti radicali e dei loro simpatizzanti, si trova a dover fare i conti con una campagna di delegittimazione basata sul diritto internazionale e la diplomazia.

Sessantadue anni dopo la sua creazione, Israele continua a lottare per la sua sopravvivenza. Punita da missili che piovono da nord e da sud, minacciata dalla distruzione da parte di un Iran bramoso di acquisire armi nucleari, pressata da amici e nemici, a quanto pare Israele non ha mai avuto un attimo di pace. Per anni, il processo di pace tra israeliani e palestinesi è stato comprensibilmente al centro dell’attenzione occidentale. Ma se oggi Israele è in pericolo e l’intera regione sta scivolando verso un preoccupante futuro problematico, ciò non è dovuto ad una mancanza di comprensione tra le due parti su come risolvere il conflitto. Per quanto difficile possa sembrare per entrambe le parti dare la spinta finale verso una soluzione, i parametri di un qualunque accordo di pace futura sono chiari.

In realtà, le vere minacce per la stabilità regionale si trovano nella nascita di un islamismo radicale che vede la distruzione di Israele come la realizzazione del suo fine religioso e, contemporaneamente nel caso dell’Iran, come la concretizzazione delle sue ambizioni di egemonia regionale. Entrambi questi fenomeni sono una minaccia non solo per Israele ma anche per l’Occidente e il mondo intero.

Il problema principale sta nel modo ambiguo, e spesso erroneo, in cui troppi Paesi occidentali stanno reagendo a questa situazione. E’ facile incolpare Israele di tutti i mali del Medio Oriente. Qualcuno addirittura agisce e parla come se una nuova comprensione con il mondo musulmano si possa ottenere solo qualora siamo pronti a sacrificare sull’altare lo Stato Ebraico. E questo sarebbe una follia.

Israele è la nostra prima linea di difesa in una regione turbolenta, costantemente a rischio di finire nel caos; una regione vitale per la nostra sicurezza energetica a causa della nostra eccessiva dipendenza dal petrolio del Medio Oriente; una regione che è anche in prima linea nella lotta contro l’estremismo. Se Israele cade, cadiamo tutti. Difendere il diritto di Israele ad esistere in pace, entro confini sicuri, richiede un certo grado di chiarezza morale e strategica che troppo spesso sembra essere scomparso in Europa. Per di più, gli Stati Uniti mostrano a loro volta segnali preoccupanti nella stessa direzione.

L’Occidente sta attraversando un periodo di confusione su come sarà il mondo futuro. In gran parte, questa confusione è causata da una sorta di masochistico “dubbio autoindotto” sulla nostra identità; dalla regola del politicamente corretto; da un multiculturalismo che ci obbliga a genufletterci prima degli altri; e da un secolarismo che, ironia della sorte, ci rende ciechi anche quando ci troviamo di fronte a jihadisti che promuovono la più fanatica incarnazione della loro fede. Lasciare Israele al suo destino, proprio in questo momento, servirebbe meramente a dimostrare fino a che punto siamo affondati e quanto inesorabile sembra adesso il nostro declino.

Non possiamo permettere che questo accada. Motivato dalla necessità di ricostruire i nostri valori occidentali, esprimendo profonda preoccupazione per le continue aggressioni contro Israele, e ricordando che la forza di Israele è la nostra forza e la sua debolezza la nostra debolezza, ho deciso di promuovere una nuova iniziativa: “Friends of Israel”, grazie all’aiuto di persone di spicco: David Trimble, Andrew Roberts, John Bolton, Alejandro Toledo (ex presidente del Peru), Marcello Pera (filosofo ed ex presidente del Senato italiano), Fiamma Nirenstein (giornalista e politico italiano), il finanziere Robert Agostinelli e l’intellettuale cattolico George Weigel.

Non è nostra intenzione difendere alcuna politica specifica o un particolare governo israeliano. Gli sponsors di questa iniziativa sono talvolta in disaccordo con le decisioni adottate da Gerusalemme. Noi siamo democratici e crediamo nella diversità. Ciò che ci lega, tuttavia, è il nostro continuo sostegno al diritto di Israele di esistere e di difendersi. Per i Paesi occidentali che appoggiano gli Stati che mettono in dubbio la legittimità di Israele, per quelli che giocano negli organismi internazionali su questioni di vitale importanza per la sicurezza di Israele, per quelli che cercano di placare coloro che si oppongono ai valori occidentali piuttosto che difenderli con forza, per tutti questi Paesi il principale sbaglio non è solo un grave errore morale, ma un errore strategico colossale.

Israele è una parte fondamentale dell'Occidente e l’Occidente è tale grazie alle sue radici giudaico-cristiane. Se l’elemento ebraico di queste radici venisse eliminato e perdessimo Israele, allora anche tutti noi siamo perduti. Che ci piaccia o no, i nostri destini sono inestricabilmente intrecciati.

*José María Aznar è stato primo ministro spagnolo dal 1996 al 2004

Tratto dal The Times©

Traduzione di Fabrizia B. Maggi

Commenti
daniele
29/07/10 08:26
Presidente Aznar i miss you.
Presidente Aznar i miss you.
Anonimo
29/07/10 09:08
missing
I don't miss him at all...
nicoletta
29/07/10 11:23
condivido
condivido e sostengo il punto di vista. sono anche contenta di essere "fuori moda" ...
vanni
29/07/10 11:27
Sogni? Prospettive?
Due popoli due stati: è quanto non interessa al mondo musulmano, che ha già dato prova - e continua a darne copiosamente - del suo amore letale per i Palestinesi. I capi palestinesi stessi sono legati al loro popolo dal medesimo amore incondizionato che lega il caro leader ai Coreani: un abbraccio soffocante. Cominci quindi l'Occidente a considerare Israele da un punto di vista fattivo e fecondo, e a disegnare altri scenari: una nazione civile che aspira ad una civile convivenza, che va difesa. Ineluttabilmente, risolutamente. Duramente. Per il Medio Oriente tutto una occasione di fioritura e riscatto. È vero che musulmani - e palestinesi in particolare - lavorano e vanno a scuola in Israele? Siamo schietti e meno stràbici: meno ipocrisìe con sprechi di commissioni d'inchiesta e pretese di bollini di qualità per le operazioni belliche di eserciti in divisa riconoscibile. L'adeguamento alla volgarizzazione musulmana sarebbe già una ottusa ridicolaggine, non fosse una turpe stortura della mente e della coscienza. O stiamo forse aspettando che siano gli obnubilati Medvedev e Putin a iniziare ad aprire gli occhi? Poiché sostiene di preoccuparsene tanto, l'Occidente lo faccia almeno per il popolo palestinese, figlio di un dio minore nel mondo maomettano. Oppure i Palestinesi dovranno aaspettare Siria, Libano, Egitto, Giordania? Iran?? Turchia??? La speranza di futuro per i Palestinesi risiede nell'Occidente, e Israele fa parte dell'Occidente. E forse anche per il mondo musulmano consegue da un Occidente solido e lucido il transito oltre la sclerotizzazione deprimente e oscurantista. Il confronto dialettico con l'Islam è millenario: per secoli - forse sempre - ci sono state condizioni ben peggiori delle attuali per uno sviluppo costruttivo. Certo bisogna fare esercizio d'ottimismo ed operare con perseveranza convinzione e consapevolezza di se stessi. Non è che ce la caveremo con un “we can” e una bella soffiata di naso: non può finire né domani né posdomani. Certo che se non si comincia...
Grisostomo
29/07/10 12:26
Forte e chiaro
Sono veramente felice di aver letto questo intervento di Aznar. Lo condivido parola per parola, e penso che al più presto occorrerebbe una chiara ed inequivoca presa di coscienza da parte del mondo libero occidentale: Israele nell'ONU e nell'Unione Europea! Altro che gli ottomani tagliateste.
Anonimo
29/07/10 12:30
Il titolo potrebbe
Il titolo potrebbe tranquillamente invertirsi in: SENZA L'OCCIDENTE ISRAELE SAREBBE PERDUTO, perche' le volte che abbiamo dovuto porteggerli anche di fronte ad indifendibili scempi disumani su donne e bambini e continui soprusi ed abusi sui palestinesi neanche si contano...Quindi apriamo gli occhi, ha ragione il/la sig./sig.ra Vanni, almeno in prospettiva, sul discorso della secolare dialettica con l'Islam, e sul fatto che per i palestinesi la salvezza non saranno certo Turchia/Iran ecc., quanto piuttosto noi occidentali, ma e' innegabile che il nostro tacere ed accondiscere, di fronte ad atti che se commessi da chiunque altro avrebbero avuto durissime risposte, provoca un senso di disgusto e ribrezzo in chiunque sia dotato di senso di umanita'.
daniele
29/07/10 13:35
Come si sa la madre dei
Come si sa la madre dei cretini è sempre incinta.Quella degli antisemiti lo stesso.Non a caso.E' la stessa madre.
Nikita
29/07/10 13:43
Aznar?
Aznar? Da non dimenticare che é quel politico che senza pensarci due volte diede la colpa degli attentati subiti dalla Spagna ai Baschi. Lo fece sapendo di mentire ... quindi qualsiasi cosa dica é di poco valore.
Grisostomo
29/07/10 15:02
Baschi
Invece, come è noto, l'attentato di Madrid fu fatto dagli islamici, contro i quali Israele sta combattendo da 60 anni, anche per difendere noi.
joseph
30/07/10 19:43
Aznar su come difendere Israele
Ovviamente ha ragione Aznar e la sua parola ha un certo peso. Ma soprattutto Israele deve vivere perchè condannato dagli islamici a morire.
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