Giovedì 17 Maggio 2012
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Il presidente georgiano

"La guerra in Georgia è una guerra dell’Occidente"

12 Agosto 2008
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Tbilisi, Georgia. Mentre vi scrivo la Russia conduce una guerra contro il mio paese.

Venerdì scorso, centinaia di carri armati russi hanno fatto ingresso in territorio georgiano, i jet delle forze armate russe hanno bombardato i nostri aereoporti, basi militari, porti e mercati pubblici. Tanti i morti e molti di più i feriti. Un’invasione questa che ci riporta alla mente l’invasione dell’Afghanistan nel 1979 e la Primavera di Praga del 1968, e che rischia di mettere a repentaglio la stabilità del sistema di sicurezza internazionale. 

Perché è scoppiata questa guerra? Questa è la domanda che la mia gente si pone in questo momento. Questa guerra non è il frutto di una cospirazione georgiana, né tanto meno può dirsi una scelta georgiana. 

Il Cremlino ha architettato questa guerra. Già all’inizio di quest’anno la Russia ha tentato di provocare la Georgia annettendo parti considerevoli di territori separatisti, in particolare l’Abkhazia. Abbiamo risposto con moderazione e allora la Russia ha deciso di portare lo scontro in Sud Ossezia. 

A prima vista potrebbe sembrare una guerra le cui cause affondano le proprie radici in un irrisolto conflitto separatista. In realtà si tratta di una guerra che ha a che fare con l’indipendenza e il futuro della Georgia; una guerra che ci dirà in quale Europa vogliamo che i nostri figli crescano. Siamo franchi: si tratta di un conflitto che parla del futuro di libertà nell’Europa stessa. 

Nessun paese appartenente all’ex Unione Sovietica ha fatto più progressi verso il consolidamento della democrazia, verso uno sradicamento della corruzione e verso la costruzione di una politica estera indipendente di quanto non ne abbia fatto la Georgia negli ultimi anni. Ecco cosa la Russia cerca di distruggere con questa guerra. 

Questo conflitto ha a che fare prima di tutto con i nostri valori comuni transatlantici di democrazia e libertà. Si tratta del diritto delle piccole nazioni a vivere in libertà e di poter liberamente auto-determinare il proprio futuro. Si tratta di un conflitto tra un’idea novecentesca di scontro tra sfere d’influenza e il cammino d’integrazione e unità definito dall’Unione Europea in cui siamo già immersi in questo ventunesimo secolo. La Georgia ha compiuto la sua scelta. 

Quando il mio governo è stato condotto al potere dalla rivoluzione pacifica nel 2004, ereditavamo uno Stato disastrato e dagli anni ‘90 afflitto dalle pene di due conflitti irrisolti. Mi sono battuto per riunificare il mio paese; non con la forza delle armi, bensì con la forza dell’attrazione. Volevo che la mia gente, ormai abituata a vivere in zone di guerra potesse sperare di vivere in un paese prospero e democratico cosa che forse la Georgia ha già incominciato ad essere.

Con lo stesso spirito abbiamo tentato di intrattenere relazioni amichevoli anche con la Russia che è e resterà un vicino della Georgia. Abbiamo cercato di costruire legami fondati sul rispetto della reciproca indipendenza e dei reciproci interessi. Ma mentre riconoscevamo i legittimi interessi della Russia, abbiamo sempre reso chiaro che la nostra indipendenza e la nostra sovranità non sarebbero stati principi negoziabili. Così facendo, abbiamo creduto di poter perseguire liberamente la scelta sovrana di una nazione georgiana, e questo al fine di ricercare una maggiore integrazione nelle istituzioni economiche e di sicurezza europee. 

Abbiamo lavorato duramente perché un ritorno pacifico dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud nelle maglie della Georgia fosse possibile, tenedo a mente i diritti e gli interessi dei residenti di quei territori. Per anni, abbiamo offerto ai leader dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud la possibilità di negoziare direttamente cosicché insieme potessimo discutere piani comuni col fine di riconoscer loro la più ampia autonomia all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti della Georgia.

La Russia, che da tempo controlla i separatisti, ha risposto ai nostri sforzi con una politica illegale di annessione. Così, mentre noi chiedevamo ai residenti dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud d’unirsi ai nostri sforzi di pacificazione in vista di un futuro comune, Mosca ha perpetrato una politica di controllo sui gruppi separatisti. Il Cremlino è giunto al punto da nominare ufficiali russi con la finalità precisa di armare e amministrare i c.d. “governi separatisti”. 

In qualunque circostanza, le interferenze della Russia nei nostri affari  interni rappresenterebbero una lampante violazione delle norme internazionali. Le interferenze russe sono oggi ancora più gravi però, se si considera che ormai dall’inizio degli anni 90 la Russia ricopre anche varie responsabilità nelle operazioni di peace-keeping e di mediazione diplomatica proprio in Abkhazia e in Ossezia del Sud. Invece di comportarsi come un onesto broker, la Russia è divenuta parte del conflitto, e ora un manifesto aggressore.

Quando l’Europa cominciò ad espandere le proprie strutture di sicurezza collettiva al Mar Nero, il mio governo chiese alla comunità Occidentale delle nazioni (in particolar modo ai governi europei e alle istituzioni comunitarie) di giocare un ruolo guida nella chiusura del nostro conflitto separatista. La chiave di volta per una qualsivoglia soluzione del conflitto rimaneva e rimane la sostituzione delle vecchie strutture diplomatiche e di peace-keeping  (ormai vecchie di venti anni) con un nuovo sforzo internazionale.   

Ma l’Europa ha tenuto le distanze e, come previsto, la Russia ha dato il là ad un’escalation militare. I nostri amici in Europa ci hanno invitato alla prudenza, argomentando che la diplomazia avrebbe preso il sopravvento. Abbiamo seguito i loro consigli e, a nostra volta, abbiamo dato il nostro apporto mettendo sul tavolo nuove soluzioni che potessero mettere fine ai conflitti in corso. Durante le negoziazioni della scorsa primavera, abbiamo offerto ai leader separatisti un’ampia autonomia, garanzie internazionali e larga rappresentazione nel nostro governo centrale.

Le nostre offerte di pace sono state respinte. Mosca cercava la guerra. In Aprile, la Russia ha incominciato a comportarsi come se l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud fossero sue province. Ancora una volta i nostri amici in Occidente ci hanno chiesto di agire con moderazione, e così abbiamo fatto. Ma sotto le mentite spoglie di operazioni di peace-keeping, la Russia ha inviato truppe para-militari e artiglieria pesante in Abkhazia. In molte occasioni la Georgia è stata provocata con la finalità ultima di imbarcarci in una guerra.

Nonostante i falliti tentativi russi di condurci alla guerra, il Cremlino ha incominciato ad interessarsi sempre più dell’ Ossezia del Sud, ordinando ai “propri” separatisti in loco di incrementare gli attacchi contro le posizioni georgiane. Il mio governo chiese già allora un cessate-il-fuoco unilaterale; i separatisti allora incominciarono ad attaccare obiettivi civili e a quel punto i carri armati russi hanno incominciato ad oltrepassare i confini georgiani. Non abbiamo avuto scelta se non quella di difendere i nostri civili e ripristinare il nostro ordine costituzionale. Mosca ha così usato questo pretesto per un attacco su vasta scala contro la Georgia.

Negli scorsi giorni la Russia ha condotto un attacco aggressivo contro la Georgia. Colonne di loro carri armati si sono inoltrati in Ossezia del Sud. I loro caccia hanno bombardato oltre alle nostre basi militari, anche infrastrutture civili ed economiche compreso il porto di Pori sulle coste del Mar Nero. La loro flotta del Mar Nero si sta concentrando in queste ore sulle nostre coste e un attacco è in corso sull’Abkhazia del Nord. 

Qual è la vera posta in gioco in questa guerra?

Ovviamente, in palio c’è il futuro della mia terra. Il popolo georgiano ha parlato forte e chiaro: loro vedono il loro futuro in Europa. La Georgia è un’antica nazione europea, legata proprio all’Europa da cultura, civilizzazione e valori comuni.

Lo scorso Gennaio attraverso un referendum, tre georgiani su quattro hanno espresso il loro sostegno all’adesione della Georgia alla Nato. Le loro volontà non sono negoziabili: in questo momento stiamo pagando il duro prezzo delle nostre ambizioni democratiche. 

Ma anche il futuro della Russia è in gioco. Può una Russia che conduce una guerra d’aggressione nei confronti di un proprio vicino, essere un partner affidabile per l’Europa? E’ evidente che l’attuale leadership russa persegue un progetto di restaurazione neocoloniale basato sul controllo di tutto lo spazio un tempo governato dall’impero sovietico. 

Se le mura georgiane dovessero veramente cedere, questo vorrebbe dire che le sorti dell’intero Occidente sarebbero a repentaglio, e il rischio di ricadere di nuovo sotto il giogo dell’impero post-sovietico diverrebbe reale. I leader dei paesi della regione (siano essi quelli di Ucraina, Caucaso o Asia Centrale) valuteranno allora se il prezzo da pagare per la loro libertà e indipendenza non sia davvero troppo altro.

Mikheil Saakashvili è il Presidente della Georgia

© Wall Street Journal

Traduzione di Edoardo Ferrazzani

Commenti
Massimo
12/08/08 13:16
Viva la Russia, viva L'Europa.
Un articolo fumoso, fazioso e colmo di volontarie omissioni. Mikhail Saakashvili è responsabile di una feroce politica interna ostile alla Russia. Non appena giunto al potere, ha perfino abolito la scrittura cirillica nei luoghi pubblici e vietato la lingua russa. Tutti sanno inoltre che recentemente è stato contestato in piazza dagli stessi georgiani, e che la sua elezioni è potuta avvenire solo grazie ai finanziamenti della CIA, l'intelligence americana. Un dato fondamentale: la Georgia, paese in cui parte della popolazione vive in miseria, spende il 70% del suo prodotto interno lordo in armamenti. Questa la democrazia delle banane di Mikhail Saakashvili. Il presidente georgiano è inoltre palesemente colpevole di svariate uccisioni e crudeli massacri ai danni degli abitanti dell'Ossezia del Sud, la cui unica colpa è quella di chiedere l'indipendenza della loro Terra. La reazione della Russia in soccorso dell'Ossezia del Sud quindi è legittima, responsabile e doverosa. Del tutto irresponsabili invece le dichiarazioni di Mikhail Saakashvili, che invece di dimettersi e riconoscere le sue colpe in Ossezia, rincara la dose chiedendo un sostegno "concreto" degli USA. La folle ambizione del presidente georgiano è quindi quella di scatenare un conflitto atomico tra le due superpotenze. C'è quindi solamente da sperare che l'Italia e l'Europa, invece di scondinzolare ad ogni imposizione degli USA, che ci trattano da decenni come colonie da sfruttare ed umiliare, stringano una solida partnership con Mosca. Riaquisteremmo indipendenza e sovranità. L'Europa potrebbe finalmente tornare ad essere un continente libero e prosperoso, indipendente economicamente da ogni punto di vista, non più succube di chi vuole la nostra rovina. Senza scordare che alla Russia ci legano non solo comuni interessi economici, geopolitici e strategici, ma anche comuni radici storiche, culturali e religiose.
Francesco Mangascià
12/08/08 14:57
I morti..
Se la Russia, non si ferma, se la Russia non smette di massacrare cittadini georgiani, così come massacrò i ceceni incolpevoli della strage di Beslan, un conflitto armato tra Mosca e gli Usa con i suoi alleati, potrebbe rendersi indispensabile. E'altamente ingiusto che si vociferi sui morti dell'Ossezia e si ignorino i morti georgiani, causati da Mosca. Almeno di fronte alle stragi, bisognerebbe accettare che tutti i morti sono uguali. Così come Totò disse nella sua bellissima Livella.
giuan pers
12/08/08 16:37
e bravo Micheil
Mi pare che Saakashvili esprima un pò di megalomania. Sostiene che i bombardamenti georgiani cui abbiamo assistito su Tshkinvali servivano a "ripristinare il nostro ordine costituzionale", ovvero quello che la Georgia ha esteso unilateralmente al Sud Ossetia e alla Abckazia, incurante del fatto che fin dal 1989 questi territori si siano dichiarati indipendenti e come tali abbiano sempre agito. Egli si è dato la funzione di punta di diamante "transatlantico" nella complessa regione del Caucaso. Ma i cinici "transatlantici", quando la punta si spezza contro qualcosa di più duro...la buttano.
Franco Cattaneo
12/08/08 17:05
Alfabeti
Del commento del sig. Massimo mi sono bastate poche righe per smettere di leggerlo. Quel sanguinario dittatore georgiano ha abolito l'uso del cirillico e della lingua russa in Georgia! La Georgia è stranamente abitata da gruzini (georgiani) che si ostinano a parlare il georgiano e utilizzare l'alfabeto georgiano risalente al Terzo secolo (la prima testimonianza storicamente non controversa è una iscrizione in una chiesa cristiana risalente al 430 D.C.). L'alfabeto cirillico risale al X secolo...
12/08/08 20:39
Assurdo
Perchè pubblicate questo articolo talmente di parte e fazioso, intriso di propaganda? Mi meraviglio. Un articolo un poco più equilibrato tra i tanti della stampa estera sono convinto riuscivate a trovarlo. Sono un tanto perplesso. Sarà in caldo estivo? :-D A presto.
Massimo
13/08/08 23:20
precisazione
Ho scordato di citare un'altra vicenda del tutto significativa per intendere che razza di "democrazia" sia quella georgiana, e con quale scelleratezza governi l'infausto presidente al potere. Lo scorso novembre in Georgia sono esplose grandi manifestazione di piazza in cui il popolo ha contestato a gran voce la politica irresponsabile di Saakashvili, chiedendone le dimissioni. Il democratico presidente georgiano ha risposto anche in questo caso democraticamente: ha imposto la legge marziale. E' allora che varie figure politiche decisero di passare immediatamente all'opposizione. Tra questi troviamo l'ex ministro della difesa, Okruashvili, che ebbe il coraggio di dichiarare pubblicamente che il presidente georgiano era non solo un corrotto, ma anche il diretto responsabiole di una lunga serie di omicidi politici. Oggi Okruashvili è rifugiato in Francia. Concludo invitando i lettori a riflettere sulle sagge considerazioni di Vladimir Vasiliyev, presidente della Commissione Sicurezza della Duma di Mosca: «Gli anni della presidenza Saakashvili potevano essere impiegati in tutt’altro modo, rafforzando l’economia, sviluppando infrastrutture, risolvendo i problemi sociali nel Paese e anche in Sud-Ossezia ed Abkhazia. Invece, Saakashvili ha impiegato le risorse del Paese per accrescere la spesa militare da 30 milioni di dollari a un miliardo: tutto per prepararsi all’azione militare».
Daniele Bertaggia
15/08/08 22:30
RUSSIA VS GEORGIA
Spero vi rendiate conto che le esternazioni del presidente georgiano sono solo propaganda statunitense. Come sempre, come ovunque, due pesi due misure. Il Kosovo indipendente merita il bombardamento di Belgrado, l'Ossezia libera non deve esistere. O si è in malafede, e allora si può credere alla propaganda americana, o si è normalmente dotati di intelletto e si comprende che la realtà è una: la giusta reazione della Russia ad una minaccia di genocidio degli Osseti ( fra l'altro cittadini russi )da parte dei georgiani, il che, unito al dovere di contrastare, da parte russa, le pretese egemoniche americane nella regione, ha reso NECESSARIO l'intervento armato russo. Il resto sono chiacchere. E per fortuna che la Russia si è mossa: quella meravigliosa nazione sta dimostrando di essere l'unica ancora di salvezza per un mondo di libertà contro la dittatura del pensiero unico statunitense.
Francesco
31/08/08 23:53
Antiamericanismo come religione
Il fatto che i georgiani e il loro presidente siano filo-americani fa perdere a molti la testa. Ma sapete cos'e' la Russia ? Un'immensa Arabia Saudita, piena di povera gente, ricca solo di petrolio e gas...e armi. La Russia è proprio un "povero paese" , pieno di gente che pensa di essere ancora ai tempi dello Zar e di poter rendere schiave le ex-province del suo ex-impero. Ma perchè mai Georgia e Ucraina dovrebbero ostinarsi a fare i paesi "satelliti" di una potenza di pezzenti ?
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