Giovedì 17 Maggio 2012
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Un eroe afghano

"Mozzate il naso e le dita a chi è andato a votare"

11 Settembre 2009

Riportiamo, sintetizzandola, la traduzione di un lungo articolo apparso sul quotidiano francese "Le Figaro", che racconta la storia di Lal Mohammad, un povero contadino afghano che si è trovato con il naso mozzato dopo che aveva osato andare a votare in Afghanistan.

Lal Mohammad

Afganistan, montagne dell’Oruzgan. E’ il 20 agosto e Lal Mohammad si rivolge verso la Mecca per le preghiere del mattino. Poi va nei campi perché, se vuoi sfamare tua moglie e i nove figli, non hai tempo da perdere. Verso le nove del mattino, Lal si dirige verso il villaggio di Shiran, a un’ora e mezza di cammino  dalla sua casa. E’ il giorno delle elezioni in Afghanistan.

Lal Mohammad è analfabeta ma vuole votare come i suoi compaesani. Parlando con loro ha compreso di avere questo diritto, nonostante sia povero e senza istruzione. Durante il percorso, però, Lal incontra tre giovani dalla lunga barba e dai turbanti bianchi, armati di kalashinikov. “Dove  vao”, gli chiede uno a brutto muso; “Scendo a Shiran”, risponde lui. Lo accerchiano e lo perquisiscono. Quando trovano il certificato elettorale danno di matto e iniziano a prenderlo a pugni e a picchiarlo con il calcio del fucile finché sviene.

Quando riprende i sensi, Lal si accorge che i bravi sono spariti ma si accorge di avere il volto coperto di sangue. I talebani gli hanno mozzato il naso e le orecchie con un pugnale. “Non erano briganti,perché non mi è stato rubato nulla” racconta al quotidiano francese “Le Figaro”. Ha la voce flebile, è steso sul letto di chirurgia plastica dell’ospedale Maiwand di Kabul. I medici hanno accettato di lasciar passare il giornalista di Le Figaro perché il pronto soccorso beneficia dell’aiuto tecnico e finanziario di La Chain de l’espoir, una ONG francese presieduta da Padre Deloche.

Con il viso coperto di bende, Lal è troppo provato per proseguire il racconto del suo calvario. E’ un suo parente a raccontare com’è finita quella terribile giornata. Dopo l’incontro con i Talebani, barcollando, Lal arriva al villaggio. Un negoziante lo ripulisce e gli offre da bere. Suo zio gli consiglia di andarsi a farsi curare a Kabul (300 km a est in linea d'aria). Dopo essersi fatto fare un prestito dall’usuraio del villaggio, Lal e lo zio viaggiano in montagna e dopo tre lunghi giorni raggiungono un ospedale a Kabul. 

Lal viene operato ma soffre moralmente oltre che fisicamente e adesso si chiede “Cosa succederà alla mia famiglia – sospira – è impossibile chi possa tornare a casa, mi ucciderebbero. Come farò a restituire i soldi presi a usura? Il governo mi aiuterà, farà venire qui la mia famiglia?”. Ormai è disperato.

Nelle campagne a sud dell’Afghanistan, i Talebani si muovono praticamente senza ostacoli. Per far circolare i loro avvertimenti basta colpire qualche contadino a mo’ di avvertimento. In un paese dove regna ancora la cultura orale, e dove il passaparola è molto efficace, messaggi del genere ottengono il loro effetto.

“Se avessi saputo quello che mi sarebbe successo non sarei andato a votare. Ma la tentazione era troppo forte: io,un povero agricoltore, chiamato a scegliere il nuovo capo del Paese!”, dice. Il giornalista gli chiede perché non ha portato con sé anche la moglie: “Dove abitiamo noi la donne non si occupano di politica”, risponde. Aggiunge di essere andato a votare perché dalle sue parti i Talebani non sono molto presenti, ma lì vicino, in un distretto a due passi, l'amministrazione è nelle mani dei Talebani: “i giudici, il capo della polizia, il vice governatore, tutti!”.

Commenti
vanni
11/09/09 12:03
Uno sfogo infantile
Questi eroi della resistenza armata e delinquenti senza Dio riceveranno soldi? Si dice che ricevano premi le famiglie degli assassini suicidi. E le vittime di codesti episodi? Con tutti i soldi e gli aiuti che l'Occidente dà a tanti boss, quanti finiranno alle vittime? Non si può mica lasciarle sole così. Per esempio: quel gruppo di ragazze afghane, sfregiate tempo fa perché desiderose di istruirsi, sono state aiutate? L'ONU non ha qualche organo interno che abbia competenza e magari una minima disponibilità finansiaria fra le varie UNESCO UNICEF...? La Croce Rossa? La Caritas? Qualche ong oppure onlus o come si chiamano? E l'Europa? Ma neanche una scuola - privata - che le adotti? Giusto per dare un cenno, un segnale fioco fioco, simbolico, tanto non succede niente di grave. Perché se dobbiamo aspettare Carla Bruni, con tutto quello che ha già da fare per Battisti...
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