Venerdì 10 Febbraio 2012
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La manifestazione a Roma

"Non è vero che l'Italia si ferma
se scioperano gli immigrati"

Intervista ad Alfredo Mantovano di

Roberto Santoro

2 Marzo 2010
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Entrando a Piazza Vittorio, luogo simbolo del primo ‘sciopero dei migranti’ a Roma, troviamo qualche centinaio di persone. Più italiani che migranti. Gadget, palloncini gialli, le associazioni antirazziste, qualcuno del sindacato. Sarà che i clandestini non vanno a manifestare in piazza dove c’è la polizia, fatto sta che la prima impressione non è proprio positiva, nonostante i bei colori e l'ottimismo degli organizzatori. Una tuta blu africana si lamenta perché il permesso di soggiorno tarda ad arrivare: "Andate a chiedere a quelli della Lega perché non rispettano le direttive della UE sulle multe ai datori di lavoro che assumono clandestini", dice con aria di sfida. Siamo andati via prima che arrivassero i big della politica, mentre si stava preparando a suonare l'ormai celebre "Orchestra di Piazza Vittorio". Probabilmente la piazza si sarà riempita (per il concerto, non per lo sciopero), ma se paragoniamo i risultati di queste “24 ore senza di noi” con il risalto dato all'avvenimento dagli organi di stampa qualcosa non torna, e diventa strumentale trasformarlo in un evento simbolico. Ne parliamo con il sottosegretario all’interno, Alfredo Mantovano.   

Onorevole, che giudizio dà dello "sciopero dei migranti"?

La sinistra deve trovare i voti che le mancano per governare e per riequilibrare la spesa pensionistica – quei voti che non trova più fra gli italiani. Per farlo ha bisogno di utilizzare nuove leve. I nuovi adepti, più che gli immigrati, sono i clandestini. Ieri gli immigrati regolari sono andati a lavorare invece di lasciarsi affascinare da queste suggestioni protestatarie. 

Una delle responsabili del comitato romano ha giudicato positivamente le dichiarazioni del finiano Fabio Granata. Un punto a favore della “cittadinanza breve”?

Credo che non sia corretto individuare nella cittadinanza un punto di partenza. La cittadinanza è un punto di arrivo. Quindi non dipende da un mero fatto temporale, magari da abbreviare, ma deve inserirsi in un ‘cammino’ nel quale si verifica anche dell’altro.

Per esempio se gli immigrati vogliono restare in Italia

Studi basati su dati oggettivi hanno evidenziato chiaramente che il 70 per cento degli immigrati regolari presenti in Italia non hanno la prospettiva di rimanerci indefinitivamente, ma piuttosto di fermarsi per 10 o 15 anni. Il tempo necessario a mettere da parte dei risparmi, acquisire delle professionalità, far andare i loro figli nelle scuole italiane, per poi riportare questi risultati nel loro Paese di origine e mettere a frutto l'esperienza fatta nel nostro. In questa prospettiva la cittadinanza non serve assolutamente a nulla.

Qual è l’alternativa?

Dovremmo approfondire quali sono i desideri degli immigrati regolari presenti in Italia e capire come garantire le loro aspirazioni senza sovrapporre ad esse le nostre opinioni, o aspettative, che in certi casi appaiono distanti dalla realtà.

Ha senso dire che se scioperano i migranti si ferma l'economia del Paese?

Non ha senso, così come non è vero che gli extracomunitari fanno dei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Questo discorso vale solo per le "collaborazioni familiari" – le badanti – ed è un fenomeno che interessa persone che provengono dai Paesi dell’Europa dell’Est, per esempio i rumeni. 

Però non è che i giovani italiani impazziscano proprio dalla voglia di tornare in fabbrica o all'agricoltura

In realtà gli extracomunitari fanno lavori che gli italiani evitano perché sono remunerati male, perché sono lavori in nero o comunque con salari inferiori rispetto a quelli previsti dalla contrattazione sindacale. Sarebbe opportuno fare una controprova e verificare se un giovane del Sud rifiuterebbe a priori un lavoro nell'agricoltura se gli venisse pagato con i contributi e con un salario corrispondente perlomeno ai minimi contrattuali.

Come si combatte il caporalato?

Proprio in queste settimane nelle zone maggiormente interessate da questi fenomeni è all’opera una task-force composta oltre che dalle forze di polizia – che hanno specifica competenza sul punto – dall’ispettorato del welfare, d’intesa con enti locali, Regioni e organizzazioni sindacali. Questo permette di recuperare un terreno che era stato abbandonato, colpevolmente, negli anni passati. Il caporalato si combatte moltiplicando i controlli e, di conseguenza, le sanzioni. Nulla di più.

A che punto è questa azione di contrasto?

Abbiamo dati consistenti sull'entità dei controlli operati in particolare nella zona del Reggino, a Rosarno e dintorni, nella zona di Eboli, nel nord della Calabria, nei dintorni di Foggia. Insomma, c’è già un’attenzione particolare in questo senso.

Non sarà che manifestazioni come lo sciopero dei migranti servono ad anticipare future sanatorie?

Questa manifestazione non favorisce nulla perché è fallita. Il rispetto delle regole non si ottiene con una manifestazione.

Commenti
daniele
02/03/10 10:15
Forse sarebbero da prendere
Forse sarebbero da prendere in considerazione anche i desideri degli italiani.Oltre che vedere cosa accaduto negli altri paesi,fare dei seri studi demografici,economici,(gli immigrati pagano le pensioni e a loro chi le pagherà?),sociologici,distinguere fra immigrati ed immigrati,perché non tutte le culture sono uguali ai fini dell'integrazione,(per Erdogan l'integrazione è contraria ai diritti dell'uomo!) e così via.Avendo in mente quale sia l'interesse dell'Italia,che voglia rimanere tale.Difficile se ci si fa dettare l'agenda da gente come Fini e Granata.
02/03/10 11:31
Strana sensazione
E' una ben strana sensazione, oggi, quella che scaturisce dal leggere un'intervista a un politico e dal trovarsi d'accordo su ogni singola parola. Ma, i fatti quando?
federico
02/03/10 12:42
lavoratori stranieri
Ma gli spacciatori di droga, i venditori abusivi di marchi imitati, i venditori molesti di paccottiglia varia, i trans, le prostitute e i loro sfruttatori, quelli che accattonano e non ti mollano nei parcheggi e nei supermercati, (secondo gli interessati anche loro "lavoratori" a tutti gli effetti) hanno scioperato o no??
Gio
02/03/10 16:14
GLI IMMIGRATI NON SERVONO
I novelli Spartacus hanno scioperato per dimostrare come fossero indispensabili alla società italiana. Ora, visto che del loro sciopero non se n'è accorto nessuno, tranne i giornalisti perdigiorno, significa che non sono indispensabili, anzi che non servono a nulla. Almeno la metà di quelli regolarmente presenti sono "inutili" se non dannosi, l'altra metà è neutra, potremmo benissimo farne a meno.
FuocoDiVesta
03/03/10 00:42
Lo sciopero è stato un flop
Da me gli unici che hanno scioperato sono stati i vù cumprà, sarà un caso, ma dove parcheggio quotidianamente la macchina, al contrario del solito, non ne ho visto nemmeno uno (saranno andati a qualche manifestazione?) per il resto, per quello che ho potuto vedere, tutti gli stranieri erano regolarmente al lavoro, penso che se non ci fossero stati i media a dare spazio a questo fantomatico "sciopero" nessuno se ne sarebbe accorto.
lapolide
03/03/10 19:54
Gli immigrati...clandestini e indesiderati
Padova, 27 febbraio/3 marzo 2010. Gli Immigrati… clandestini e indesiderati ! Questa volta il Presidente della Camera mi ha tirato per il collo al punto da infrangere il giuramento che avevo fatto a me stesso di non intervenire, quale rappresentante del popolo sovrano, in questo periodo increscioso di barbara politica in corso d’opera, se non per riciclare il tema dell’ immigrazione. Ma prometto di rientrare subito nei ranghi prefissatimi dopo aver evidenziato due o tre cose che mi stanno a cuore. Intanto a chi frega in Parlamento di quanto dice un rappresentante del popolo ? Rispetto il Suo intelletto ma Lui deve rispettare il mio, se non altro per esperienza data dall'età che porto appresso. Ciò che più sotto allego non è altro che una lezione di buon senso e del saper vivere, appunto, del Popolo Australiano attraverso il pronunciamento scritto del discorso del Suo ex Primo Ministro relativo al tema dell’invasione barbarica straniera. Il tutto riportato alla luce per merito di un articolo di Ida Magli, pubblicato da il Giornale il 22 febbraio 2010, secondo me passato un po’ in sordina, , dalla stampa che conta e dai masmedia. Andate a recuperarlo e leggetelo, merita per il contenuto. Non c’è da aggiungere altro se non per dire al Presidente della Camera di smetterla, data la posizione “superpartes” che occupa in Parlamento, di abusare del Suo mandato dimenticandosi in toto di essere anche la seconda ( ?) carica del Partito delle Libertà regalatagli da Silvio Berlusconi stesso. Non si può ad ogni piè sospinto osteggiare ciò che dice Berlusconi. O si segue la dirittura data dal partito a cui appartiene, oppure…. Che impari dal comportamento di Schifani. Il Suo operato sembra ricalcare uno dei sei personaggi di Pirandello in perenne ricerca di un Autore. A tutto vantaggio poi del popolo dell’Ostruzione Sinistro che lo esalta, sbagliando come sempre. Il problema degli immigrati clandestini islamici è più di carattere sociale oltrechè politico, secondo me, volto a raccattare voti Sinistri, per civiltà e cultura e modo di concepire la vita. Ha fatto bene l’Australia ( che non è Via Padova a Milano) tramite il suo ex Ministro John Howard ( Paese democratico abitato non da Ascari ) a esternare pubblicamente il pensiero del suo Governo e popolo, senza tentennamenti o devianze. Ce la faremo anche noi ? Solo se avremo il coraggio di considerare fuorilegge il komunismo come il nazismo. Ma concentriamoci al presente. Ecco le parti importanti del discorso scritto pronunciato dall’ex Primo Ministro Australiano che ci interessa: leggetelo, prima e dopo la manifestazione insulsa del primo marzo, voluta dai Sinistri per raccattare voti. State certi….non morde, ma insegna, al contrario, un sacrosanto principio di civiltà, cultura e patriottismo; valori da noi dimenticati sotto le ceneri comuniste. ( Sento già il cupo suono dell’Olifante Sinistro che impreca ma nulla fa.). Grazie comunque. lapolide. La parole del Signor John Howard: <<… Sono stanco del fatto che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà... La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo.... ma è un fatto. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un'altra parte del mondo. Questo è il nostro Paese, la nostra terra e il nostro stile di vita... se non fate altro che prendervela con il nostro stile di vita... allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un'altra grande libertà australiana: il diritto di an- dar- ve -ne >>. Chi è che parla così agli immigrati musulmani ? Il peggio re dei << razzisti >> degli << xenofobi >>, degli << ntegralistì >> ? Sarebbero, queste, infatti, le etichette pronte per chiunque avesse pronunciato un tale discorso in Italia, dove è stato definito << xsenofobo >> il 45% degli Italiani per aver affermato, in una apposita rilevazione statistica, di non gradire la presenza degli stranieri. E’ il Signor John Howard, invece, ex capo australiano, che ama il Suo Paese, che non tradisce la propria Patria e i propri concittadini, e che non esita a dire alcune indiscutibili verità. Il destino degli aborigeni insegna che non si possono ammettere strappi. (dall’articolo di Ida Magli ).
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