Venerdì 10 Febbraio 2012
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Contro il fondamentalismo

"Non c'è niente di anti-islamico nel vietare il burqa per legge"

conversazione con Daniela Santanchè di

Cristiana Vivenzio

7 Ottobre 2009

Integrazione double face. Da una parte i diritti di chi viene in Italia, la tutela della dignità della persona, il riconoscimento della libertà di espressione del proprio pensiero e del proprio credo religioso. Dall’altra le regole della convivenza civile, i doveri di chi è cittadino e di chi non lo è, il rispetto della legalità. In mezzo, coloro che fanno degli stranieri, dell’accoglienza, della solidarietà un uso politico. Che cedono alle lusinghe di un malinteso multiculturalismo, che rischia di danneggiare tutti. Per primi proprio quegli immigrati che si dice di voler tutelare.

Non si può dire che Daniela Santanchè faccia parte della schiera dei politicamente corretti. L’ex parlamentare, leader del Movimento dell’Italia, chiede da anni il rispetto della legge 152 del 1975 che vieta di nascondere la testa, ha presentato proposte di legge in parlamento, manifesta continuamente per restituire alle donne musulmane quella dignità per cui hanno combattuto e vinto le donne occidentali, è stata persino aggredita, insultata minacciata neanche un mese fa a Milano, mentre si stava svolgendo una festa islamica per la fine del Ramadan, e pubblicamente accusata di "turbativa di funzione religiosa autorizzata".

Insomma, lei, che non è certo una che si risparmia quando si tratta di  far valere i diritti delle donne musulmane, oggi non può non essere soddisfatta per la battaglia portata avanti dalla Lega contro il burqa (e il niqab).

“Contentissima, già si è perso troppo tempo. Questa legge poteva essere stata approvata già due anni fa. Anche se oggi il clima politico è pronto”.

In sintesi, la Lega chiede misure dure contro chi viola la legge e gira con il volto completamente coperto, tanto da rendere “difficoltoso e impossibile il riconoscimento”: arresto in flagranza, reclusione fino a 2 anni e multa di 2000 euro. In effetti, in Italia è reato girare con un passamontagna sulla testa. Lo stesso principio dovrebbe valere per le donne che vestono il burqa o il Niqab. Eppure c’è chi adduce motivazioni di natura religiosa e fa addirittura appello alla Bibbia laica per attaccare la Lega...

“Lo ha detto anche Mohammed Said Tantawi, grande imam dell'università al Azhar del Cairo nei giorni scorsi: burqa e niqab non sono simboli religiosi. Il velo integrale va abolito nelle classi anche in Egitto. È un'abitudine che non ha nulla a che fare con la religione. E la sinistra, che oggi grida alla violazione della libertà religiosa, evidentemente non conosce il Corano, non l’ha mai letto né approfondito. Nel Corano non c’è versetto in cui si correli il principio religioso a quel tipo di vestizione della donna. È una pratica tribale, quasi al pari dell’infibulazione”.

Nello stesso momento in cui si comincia a parlare di cittadinanza, diritti degli immigrati e integrazione la Lega propone una legge anti-burqa. È una provocazione? E soprattutto, lei pensa che questa maggioranza voterà compatta questa volta?

“Mi auguro che nessuno per fare il politicamente corretto con gli stranieri faccia il politicamente scorretto con gli italiani”.

E quindi?

“Sono certa che qualcuno che voterà contro ci sarà. Ma a quel punto dovrà assumersene le responsabilità”.

E della cosiddetta cittadinanza breve, lei cosa pensa?

“La trovo una follia. Sono fortemente contraria. Non è il momento. Prima si assicurino la sicurezza degli italiani, il rispetto di regole certe, la tutela della nostra cultura e della nostra lingua, poi si può iniziare a parlare di sveltire le pratiche per concedere agli stranieri di diventare cittadini italiani”.

"Via il velo!", dunque, soprattutto quello dell'ipocrisia.

 

Commenti
Autores
07/10/09 14:53
vi sbagliate
in Italia non c'e' niente di Islamico e anti-Islamico a NON vietare burqa e niqab non sono simboli religiosi.
Ritvan Shehi
07/10/09 15:15
Santanchè e cittadinanza a babbo morto
-----“(5 anni di residenza per chiedere la cittadinanza italiana) la trovo una follia. Sono fortemente contraria. Non è il momento. Prima si assicurino la sicurezza degli italiani, il rispetto di regole certe, la tutela della nostra cultura e della nostra lingua, poi si può iniziare a parlare di sveltire le pratiche per concedere agli stranieri di diventare cittadini italiani”. Daniela Santanchè------ Ma già che ci siamo, perché non aspettare anche la costruzione del ponte di Messina, la ricostruzione dell’Abruzzo e magari anche la sconfitta e scomparsa definitiva di mafia, camorra, ndrangheta e sacra corona unita, prima di “iniziare a parlare di sveltire le pratiche per concedere agli stranieri di diventare cittadini italiani”?:-) Parlando seriamente, faccio poco umilmente presente alla sig.ra Santanchè che, dei 12 Paesi “storici” dell’UE (in ordine alfabetico: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna) solo Grecia e Italia richiedono come requisito per chiedere la cittadinanza 10 anni di residenza: gli altri 10 Paesi richiedono solo 5 anni di residenza.
Andrea
07/10/09 16:02
Per Ritvan
Ritvan Shehi: In altre nazioni europee la cittadinanza viene concessa prima che da noi, e allora? cosa siamo noi dei pecoroni che devono farsi influenzare da ciò che accade nel resto d'Europa? A me 5 anni per diventare "italiani" sembrano chiaramente pochi e direi che gli altri stati europei non hanno molto da insegnarci in materia di immigrazione visti i problemi che hanno con le seconde e terze generazioni di immigrati, ho presente le periferie di certe grandi città europee ad alto tasso di immigrazione...
max
07/10/09 17:20
Ma lo si vuol capire che la
Ma lo si vuol capire che la maggioranza degli italiani tiene alla sua identità?E che citare gli altri paesi serve solo a rafforzare questa voglia,visto l'obbrobrio a cui molti paesi di eurabia sono ridotti?In quanto al burqa occorre solo un pò di cultura,che non costa molto,visto che basta andare su wikipedia.Anche Tantawi, alla fine, ha ammesso che il burqa non ha nulla a che fare con l'Islam.Delle posizioni della sinistra in merito si può solo apprezzare una,diciamo così,coerenza.I padri volevano imporci la "civiltà" del gulag,i figli la "civiltà" del burqa.
Ritvan Shehi
07/10/09 17:56
Cittadinanza
Per Andrea Se per lei adottare - seppur in ritardo- da nazioni universalmente (anche dagli stessi italiani intellettualmente onesti) riconosciute più progredite dell’Italia in quanto a senso civico criteri più civili e razionali in materia di naturalizzazione degli stranieri significa essere dei “pecoroni”, allora forse le converrebbe espatriare in un paese extra UE, magari in uno che se ne fotte altamente dell’esempio di altri Paesi più civili: che ne dice dell’Arabia Saudita?:-). In merito ai problemi che i suddetti Stati hanno – è vero – con le seconde e terze generazioni di immigrati, se lei crede veramente che fra la cittadinanza concessa in 5 anni al nonno e i problemi col nipote ci sia qualche nesso, allora probabilmente crederà anche a Babbo Natale:-). Infine, se ne facciamo una questione di pareri personali, a me personalmente anche 5 anni di residenza sembrano troppi. Perché vede, caro Andrea, a dispetto di quello che forse pensa lei, noialtri immigrati non siamo tutti uguali, come i cetrioli o i pomodori che richiedono più o meno lo stesso tempo per maturare. Sempre per rifarmi al mio esempio, mio padre si è laureato a Padova all’inizio della IIGM, in casa nostra (in Albania) si parlava correntemente in italiano e io, appena sbarcato in Italia conoscevo lingua, storia, cultura, abitudini alimentari italiche e quant’altro sicuramente molto meglio di certi vostri “onorevoli” che rimediavano figure di palta nelle interviste delle “Iene” su Italia1. Ah, se poi per lei il diventare cittadino italiano debba passare per forza dal farsi un’abbondante trasfusione di sangue direttamente dalle vene di Dante Alighieri, non ha che da chiederlo, eh, e la Lega sarebbe felicissima di preparare un ddl in merito!:-).
Pierpaolo
07/10/09 20:37
La cittadinanza sia subordinata all'assimilazione
La cittadinanza italiana è un privilegio concesso e non un diritto acquisito, in qualunque modo. La concessione deve avere come prerequisito inderogabile l'assimilazione. A garantire l'avvenuta assimilazione può essere chiamato a garantire solo il Comune dove lo straniero è effettivamente domiciliato. Il parere sfavorevole del Comune deve essere insindacabile. Un'assimilazione in meno di 20 anni non è credibile. Il fatto che altri Paesi europei concedanola cittadinanza (o la sudditanza) e, di conseguenza, lo status di cittadino comunitario è criticabile, ma noi dobbiamo concentrarci esclusivamente sulle nostrere sponsabilità di italiani.
Andrea
07/10/09 22:57
Vede caro Ritvan Shehi
Vede caro Ritvan Shehi ammesso sia vero che gli altri paesi europei siano più civili dell'Italia (non è così semplice stabilire il grado di progresso e civiltà di una nazione) questo non significa affatto che tutte le loro leggi siano automaticamente migliori delle nostre, poi si sa, c'è chi ragiona con la propria testa facendosi un'opinione da sè e chi invece per farsela ha bisogno di sapere come si comportano gli altri paesi europei... io costoro li classifico come "pecoroni". L'esempio delle seconde/terze generazioni e delle problematiche che creano nelle periferie l'ho fatto semplicemente per dimostrare che la cittadinanza non è nè una garanzia di integrazione nè la panacea di ogni male come vuole far intendere certa retorica finiana e non. Mi piacerebbe poi sapere come fa a sostenere che per me tutti gli immigrati sarebbero uguali, da cosa l'ha dedotto per curiosità? Anche io conosco immigrati che secondo me meriterebbero subito la cittadinanza, tuttavia è ovvio che si debba calcolare un periodo di tempo medio per ottenerla, e 5 anni per me sono mediamente troppo pochi per sentirsi e diventare italiani.
Anonimo
08/10/09 11:21
Il problema delle periferie
Il problema delle periferie delle città europee (chiunque abbia viaggiato in europa senza pregiudizi ha potutto notare che TUTTI sono più avanti di noi, sotto ogni punto di vista:libertà sociale,servizi,ecc.) è un problema nato dalla ghettizzazione. Io vivo a Torino e qui molti extracomunitari vivono in zone residenziali, quartieri vicini al centro, mischiati nei palazzi in mezzo a orde di italiani. Così si sono integrati in fretta. Nel mio palazzo ho tre famiglie di extracomunitari i cui figli parlano italiano meglio,e non scherzo, di molti miei vicini italiani! Quindi andiamo in direzione del futuro (quando tra 100 anni l'Europa sarà a maggioranza islamica il problema non si porrà più,perché in democrazia la maggioranza vince) e aiutiamo i cittadini stranieri a diventare "italiani" il più in fretta possibile. I loro figli dovrebbero esser già italiani da subito, come avviene in Francia, così in breve tempo saremo più mischiati e disponibili ad accettare le influenze esterne che ora ci fanno paura. Un giorno capiremo quanto ci avranno arricchito, perché la storia e la cultura sono fatte dall'incontro e dall'integrazione tra valori e costumi differenti.
Andrea
08/10/09 13:51
immigrazione indiscriminata
Io mi domando quali problemi (psicologici?) possa avere con i propri connazionali chi (come l'anonimo qui sotto) gode del fatto che gli italiani di questo passo presto o tardi diventeranno minoranza nel loro stesso paese finendo così per essere governati da stranieri... P.S. La storia è ricca anche di conflitti nati dal contatto fra culture e tradizioni differenti, ma il pensiero unico politically correct questo se lo scorda spesso.
Ritvan Shehi
08/10/09 18:14
Dialogo con Andrea
Bene, caro Andrea, per fare un piacere a lei, mio caro e affettuoso “padrone di casa”:-), le dirò che i legislatori di Germania, GB, Francia e altri paesi europei che richiedono solo 5 anni di residenza per la naturalizzazione sono dei fessacchiotti, mentre quelli di Italia e Grecia – che ne richiedono 10 – sono dei geni: ovviamente tale differenza è dovuta al fatto che i secondi sono discendenti in linea retta rispettivamente di Dante&Michelangelo e di Platone&Fidia. Cuntent?:-). Non ho mai detto che la concessione della cittadinanza, da sola, in 5 o in 10 anni che sia, fosse la “panacea di ogni male”. In quanto ad essere, invece, “garanzia di integrazione “, lo può essere in misura abbastanza ragionevole solo se concessa a chi DIMOSTRA veramente di essere INTEGRATO nella società italiana (e non “assimilato”, come pretende un altro commentatore: l’assimilazione è una brutta bestia che puzza di “pulizia etnica”). Infine, insistendo ancora sulla neccessità dei 10 anni come “tempo medio” per “sentirsi italiani”, lei conferma la mia impressione secondo cui per lei noialtri immigrati siamo “mediamente” tutti uguali nell’integrarci (e anche piuttosto “tardi”, visto che ci occorrerebbero “mediamente” almeno 10 anni): una specie di comunismo alla rovescia:-) il suo, temo.
Anonimo
08/10/09 22:56
Andrea io non ho problemi
Andrea io non ho problemi psicologici con i miei connazionali, vivo bene la dimensione di integrazione della mia città.La mia era una considerazione pacifica su come penso che finiranno le cose nel giro di un secolo. Se, come immagino, l'Islam sarà la religione dominante, non significa che smetteremo di essere cristiani, ma che pregheremo in chiese che sorgeranno accanto a moschee, e la cosa mi farebbe piacere, sarebbe segno di civiltà, di sviluppo sano. Compro la carne nei negozi islamici per il rapporto qualità prezzo, e come me molti torinesi comprano nei negozi etnici. Molti extracomunitari danno lavoro agli italiani, questo è segno di integrazione. E la battuta sull'italiano sconosciuto a molti miei vicini italiani...non era una battuta, ma una triste realtà!
Andrea
13/10/09 15:21
tempi per la cittadinanza
Cioè ritvan io considererei gli immigrati tutti uguali solo perché sostengo che la cittadinanza agli immigrati vada data dopo un tempo medio di permanenza? Ma stiamo scherzando? Poi non è vero che tutti i paesi europei a parte Italia e Grecia prevedono solo 5 anni di permanenza per l’ottenimento della cittadinanza, non sono informato su tutti, ma so per esempio che Spagna e Austria ne prevedono 10 e la Germania 8, in più Germania e Austria vietano la doppia cittadinanza quindi l’immigrato è costretto ad abbandonare quella del suo paese d’origine, penso comunque che in diverse nazioni europee ci sia troppa generosità nel concedere la cittadinanza (e ciò lo si sta già pagando), ad ogni modo una norma non è migliore di un altra solo perché è maggiormente condivisiva, dovessi io emigrare all’estero non avrei la pretesa di considerarmi cittadino del paese che mi ospita dopo solo 5 anni di permanenza. Non commento neppure poi il paragone che hai fatto tra l’assimilazione e la piulizia etnica...
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