Venerdì 10 Febbraio 2012
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"Ora la comunità internazionale deve puntare su Musharraf"

31 Dicembre 2007

La comunità internazionale è in lutto per il tragico assassinio dell’ex Primo Ministro pakistano Benazir Bhutto. La Bhutto rappresentava un’opposizione moderata al governo guidato da Musharraf. John Bolton, ex Ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite e autore di “Surrender is not an option”, intervenendo nello show americano di Alan Colmes, “HANNITY & COLMES”, si è espresso sulle ripercussioni di questo barbaro atto.

COLMES: Ambasciatore, grazie mille per la sua presenza al nostro show di stanotte.

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JOHN BOLTON: Felice di essere qui

Abbiamo fatto un errore cercando di spingere la democrazia troppo velocemente in una regione dove la stabilità, per usare una analogia fatta da Rich Lowry, è più importante della democrazia? Ritiene che questi due concetti si possano a volte escludere a vicenda?
Non penso che sia questo il problema per gli Stati Uniti. Penso che il nostro maggiore interesse strategico sia la sicurezza dell’arsenale nucleare pakistano. E io credo che accondiscendendo al desiderio di Benazir Bhutto di tornare in gioco in Pakistan, guardando a lei come a una alternativa a Musharraf, noi abbiamo in effetti accelerato le dinamiche che hanno portato al suo tragico assassinio. E’ difficile pensare che questa strada potesse avere successo.

Qui è dove volevo arrivare, e cioè che, spingendo la democrazia attraverso la Bhutto, confidando nel suo successo - è sembrato che stavamo tentando di influenzare le prossime elezioni in modo che la Bhutto diventasse Primo Ministro e stabilisse un qualche tipo di accordo con Musharraf, un qualcosa che sarebbe sembrato a tutti un matrimonio celebrato all’inferno.
Beh, io penso che questo ci insegna a non cercare di influenzare i dettagli di quello che avviene in paesi come questo. Quello che ci ritroviamo adesso è un percorso che porta diritto verso il caos. Il paese è su una lama di rasoio. Dobbiamo vedere cosa accadrà nelle città domani, se le rivolte si diffonderanno. Questo è esattamente quello che vogliono i fondamentalisti islamici, perché adesso lo stesso Musharraf è sottoposto a contestazioni ancora più pesanti. Il Pakistan al momento è estremamente instabile e il controllo delle sue armi nucleari è incerto.

Musharraf è in grado di mantenere l’ordine? E’ l’uomo giusto al posto giusto in questo momento?
Io credo che sia la persona su cui scommettere. Altrimenti rischiamo di avere la fazione militare, e questo porterebbe alla possibilità che elementi radicali dell’esercito e di altri settori della società pakistana prendano il controllo. Io non sto sostenendo che Musharraf sia un democratico jeffersoniano. Io sto semplicemente sostenendo che al momento è colui che ha più possibilità di tenere insieme l’esercito e di conseguenza il paese.

E’ stato un errore chiedere a Musharraf  di lasciare la sua leadership militare?
A questo punto penso che lo sia stato. E che sia stato parte di quel tentativo di influenzare i dettagli. A un certo punto potrebbe essere stata la cosa giusta da fare. Ma in questo momento serve una sorta di time-out. Noi dobbiamo chiedere ai leader politici responsabili di sedersi ai loro angoli. Cercare di calmare la situazione e ripartire da lì. Altrimenti più sale la tensione, più dilagano le rivolte per le strade, più si allarga la possibilità che i radicali islamici prevalgano in questo caos. 

RICH LOWRY: Signor Ambasciatore, qui è Rich Lowry. Grazie per essere con noi. Cosa sappiamo della ubicazione delle armi nucleari e quanto sono al sicuro?
Beh, non che voglia entrare nei dettagli, ma c’è qualcosa che sappiamo e qualcosa che non sappiamo. E quello che mi preoccupa al momento non è la sicurezza tecnica delle armi nucleari; è la possibilità di perderne il comando e controllo o il fatto che possano finire nelle mani di militanti islamici all’interno dell’esercito pakistano. Questo è il pericolo più grave al momento.

Ambasciatore, se mi è permesso vorrei sottoporle il problema affrontato dall'Amministrazione. Il tentativo di ottenere un accordo tra Musharraf e Benazir Bhutto era basato sulla premessa che se si vuole che Musharraf stabilizzi effettivamente il paese non lo si può lasciare isolato politicamente, e anzi gli si deve fornire un più ampio consenso politico cui appoggiarsi,  Benazir Bhutto era il modo per ottenere ciò.
Guardi, il giorno del suo ritorno in Pakistan, la Bhutto è stata subito il bersaglio di un attentato che ha ucciso oltre cento dei suoi sostenitori. Non si può dire che questo non fosse prevedibile e che ovviamente avrebbe portato alla sua morte, è difficile sostenere che questa potesse essere una strategia vincente.

Riguardo a Musharraf…, lei sa quale è il problema con lui. Non è il suo non essere democratico, ma è che non sta facendo abbastanza nelle aree tribali per dare la caccia ai talebani. E’ che non ha cacciato gli estremisti che si annidano nei suoi servizi di sicurezza. E’ che sembra più interessato a reprimere l’opposizione laica nel paese piuttosto che gli islamisti. Cosa ne pensa di queste accuse? E' davvero lui l’uomo giusto per noi in Pakistan?
Direi che è difficile starsene seduti a Washington o New York e cercare di intuire quale sia il generale che vorremmo fosse in carica. Certamente bisogna guardare all’intero spettro delle sue risposte dall’11 settembre ad oggi e benché non abbia fatto interamente quello che avremmo voluto, è stato generalmente in linea con quello che avevamo previsto. Io credo che avremmo potuto fare di più prima che si scatenasse questo caos per ottenere da Musharraf una politica più aggressiva sulla frontiera nord occidentale del Pakistan. Ma non bisogna sottostimare l’infiltrazione degli islamisti radicali nell’esercito pakistano. Questi non sono personaggi che Musharraf supporta o che vuole lì. Essi sono un dato di fatto della società pakistana con cui egli deve avere a che fare. 

Ci parli un po’ di cosa potrebbe essere una guerra civile? Comporterebbe la scissione dell’esercito in una fazione più radicale ed in una meno radicale?
Credo che si possa verificare una frammentazione dell’esercito. Quello che mi preoccupa non è una guerra civile su larga scala con grosse formazioni militari. Quello che mi preoccupa, per esempio, è il possibile assassinio di Musharraf. Ci hanno già provato almeno tre volte. E la possibilità di un piccolo gruppo di militari che prende il controllo. Questo è il pericolo più grande in questo momento, un piccolo gruppo di radicali islamici. Una conseguenza di questo pericolo sarebbe la perdita del controllo su una parte dell’arsenale nucleare e la possibilità che esso finisca nelle mani di Al Qaeda.

Grazie Signor Ambasciatore, sempre interessante. Grazie per essere stato con noi stanotte.

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