Giovedì 17 Maggio 2012
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Dopo l'anatema di Fini

"Serve un segno di discontinuità, ma Fini non farà come Follini nel 2005"

9 Novembre 2010
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A Perugia Fini ha inaugurato un “percorso alla Cameron, offrendo l’opzione politica di una destra moderna, europea, inclusiva che parla un linguaggio nuovo”. Parola di Silvano Moffa, presidente della commissione Bilancio a Montecitorio e “colomba” finiana che, suo malgrado (anche se non lo dice) ha dovuto abbassare le ali davanti ai “falchi” di Futuro e Libertà. Per il resto Fini è Fini (il capo, si sa, non si tocca) e Berlusconi farebbe bene a ragionare sul ‘nuovo patto di legislatura’ che il presidente della Camera ha praticamente riscritto con una pre-condizione: le sue dimissioni. Non per spazzarlo via  ma per rimetterlo in sella, assicura Moffa, fino al 2013.

Onorevole Moffa, Fini chiede la testa del premier, non le pare troppo?

E’ il tentativo di aprire una fase nuova, di rilancio dell’azione di governo fondato su un patto di legislatura e aprendo la maggioranza all’Udc, ciò che Berlusconi ha tentato di fare senza riuscirci. Ora si apre la seconda fase del governo Berlusconi.

Sì ma Fini non ha specificato se il nuovo governo sarà con o senza Berlusconi.

E’ evidente che si tratta di un Berlusconi-bis. E’ un errore leggere le dimissioni come un segno di debolezza del premier, è esattamente il contrario.

Hanno vinto i ‘falchi’ Bocchino e Granata sulle colombe Viespoli e Moffa?

Io preferisco le aquile: volo alto e sguardo lungo. I contenuti politici del discorso di Fini sono il frutto di un approfondimento sulle esigenze reali del Paese, ad esempio la necessità di fare gli ‘stati generali’ dell’economia e dunque andare oltre i cinque punti enunciati dal premier. Fini ha anche proposto una riarticolazione del centrodestra che passa da una linea inclusiva e ridà dignità a un’opzione politica finalizzata a una forte azione modernizzatrice del Paese. Berlusconi dovrebbe cogliere questa opportunità.

La verità è che a Perugia Fini ha archiviato definitivamente Berlusconi e il berlusconismo.

Fini ha spiegato che può esserci una destra ‘altra’ rispetto al berlusconismo e alla Lega lanciando una sfida anche al ceto medio, specialmente al Nord, per dire che esiste una destra che non difende solo il proprio portafoglio dalle tasse e dagli immigrati ma che è conservatrice e al tempo stesso liberale, aperta alle nuove domande che vengono dalla società, ferma sulla tutela dei diritti civili. Fini ha collocato in questo perimetro ideale un modello di destra europea, molto più vicina al Ppe.

Il Pdl considera “irricevibili” le condizioni di Fini.  Come se ne esce?

Le dimissioni del premier sono un segnale di discontinuità e servono per passare da una fase a un’altra; un atto di responsabilizzazione rispetto allo stallo in cui si trova il Paese. Si tratta di una proposta politica, non di una ripicca e d’altronde come si segna la discontinuità se non attraverso un passaggio che include un nuovo governo?

Perché Berlusconi dovrebbe rischiare di avventurarsi in una crisi al buio?

Nessuna crisi al buio, questo passaggio serve solo a fare le riforme necessarie al Paese e a portare avanti la legislatura. Del resto, da quando Berlusconi ha accettato il patto di legislatura alla convention di Perugia, ci sono stati alcuni elementi significativi: dall’allarme di Draghi alla Marcegaglia che ha chiesto un’azione di rilancio su ricerca e processi produttivi; si è chiesto un patto per lo sviluppo e Tremonti lo sta presentando. In questo contesto Fini ha chiesto al premier un colpo d’ala.

Tuttavia, dopo la direzione nazionale del Pdl lei e Viespoli avete detto sì al patto di legislatura offerto da Berlusconi a Fli. Cosa è cambiato in pochi giorni, tanto da cestinare quella proposta e riscriverla come ha fatto Fini a Perugia?

Fini ha dettagliato, scandito e in qualche modo costruito il percorso dell’accordo perché dire solo patto non basta. Io stesso dopo la direzione del Pdl ho detto che dalle parole bisognava passare ai fatti.

Il presidente della Camera che chiede le dimissioni del presidente del Consiglio e lo fa per via extraparlamentare. Cosa risponde?

Ricordo che fino a qualche tempo fa si chiedevano le dimissioni di Fini fuori dal Parlamento. Del resto lo stesso Berlusconi ha accettato il patto di legislatura ed ha risposto in una sede politica, quale il plenum del Pdl.

Berlusconi non si dimette e con Bossi conferma che il governo va avanti. A questo punto che succede?

Bisogna chiederlo a Berlusconi, è sua la responsabilità. Aspettiamo la sua risposta ufficiale: se conferma che non si dimette ci sarà il ritiro della delegazione dal governo. Certo, la mediazione di Bossi esiste sul serio, ora vedremo cosa accadrà. Credo ci sia la volontà di approfondire con Fini il percorso da lui indicato a Perugia.

Ma se Fli ritira la delegazione apre la crisi.

A quel punto è evidente che gli atti che saranno portati al Parlamento dal governo verranno esaminati con uno spirito che va nell’esclusivo interesse del Paese. È altrettanto evidente, però, che così non si dà una risposta alla questione politica che abbiamo posto e il governo rischia un tragitto insidioso.

Cioè un “Vietnam” parlamentare?

Non siamo vietcong.

Bocchino e Granata, invece, sì?

Le decisioni saranno comuni e tutti le accetteranno. Ragioneremo sulle cose giuste da fare nell’interesse collettivo. Svolgeremo il ruolo parlamentare di un gruppo che ha sua autonomia ma che ha ben presente la fase che il Paese sta vivendo.

A Perugia Fini ha insistito molto sui temi economici. Nel Pdl c’è chi non esclude che da qui a dicembre possa essere questo il terreno sul quale ‘provocare’ l’incidente. Del resto un primo segnale è già arrivato in commissione bilancio con Fli che ha votato con le opposizioni sui fondi Fas. Qual è la sua valutazione?

Mi auguro che non ci siano incidenti. Fini ha fatto bene a puntare sui temi economici e sono convinto che per cambiare passo occorre creare le condizioni per lo sviluppo, sostenendo imprese e famiglie. Lo stesso Tremonti qualche giorno fa ha capito che bisognava legare il patto di stabilità al piano di sviluppo: le due cose stanno insieme danno il senso di marcia per rilanciare economi e produttività.  Incidenti di percorso su questo terreno, francamente, non mi sembra possano esserci anche se è vero che dobbiamo discutere i contenuti del patto per lo sviluppo. Il punto è che finora Tremonti ha fatto un’azione di contenimento e tenuta dei conti pubblici; ora occorrono azioni per favorire la crescita.

Da uomo di destra si aspettava la citazione di Fini su Berlinguer?

Non me l’aspettavo ma è stato un passaggio efficace. C’è bisogno di recuperare senso dello Stato e decoro anche nei comportamenti pubblici da parte di chi occupa posizioni di responsabilità.

Dopo la vicenda della casa a Montecarlo che sul piano dell’opportunità non è certo un bell’esempio, il monito di Fini a Berlusconi è apparso quanto meno singolare.

Eviterei di commentare. Resto fermo sul principio dell’etica pubblica.

A proposito di discontinuità: Fini come Follini nel 2005?

Sono cose assolutamente non paragonabili.

Perché?

Perché qui stiamo cercando di costruire un’opzione politica per il centrodestra italiano dopo alcuni fallimenti. Nel Pdl è venuto meno lo spirito originario e noi vogliamo ricentrare la politica recuperando gli elettori delusi che si sono collocati nell’area del non voto. Eppoi la stessa genesi di Fli è diversa dall’esempio di Follini.  

Secondo lei quando si torna alle urne?

Non so rispondere. Spero che non si voti e ci si renda conto che oggi dobbiamo preoccuparci di risolvere i problemi del paese con riforme strutturali. Fini una soluzione politica l’ha trovata.

Lucia Bigozzi

Commenti
vanni
10/11/10 17:01
Caspar Friedrich Moffa – Cittadino viandante sul mare di nebbia
Ringrazio Moffa per il suo impegno a chiarire il complesso pensiero della sua parte, ma per me poveraccio le sue parole restano troppo ostiche e non capisco un tubo di quale Italia egli e i suoi vaghéggino l'avvento. Mi par di sentir parlare il povero Moro, il buon Andreotti, il callido De Mita... qui tutti pretendono di andare oltre. “Voli alti e sguardi lunghi, approfondimenti della situazione reale, stati generali, riarticolazioni, nuove domande che vengono dalla società, perimetri ideali, discontinuità, allarmi di Draghi e della Marcegaglia (ma basta!), dalle parole bisogna passare ai fatti(!!!), approfondire il percorso (?), azione di rilancio su ricerca e processi produttivi, responsabilizzazione, conservatrice e al tempo stesso liberale, creare le condizioni per lo sviluppo, senso di marcia”. Non posso riscrivere tutta l'intervista. Certo qui si va veramente oltre. C'è qualcosa per i cittadini?
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