Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il ddl al centro delle polemiche

"Troppe esuberanze accusatorie nella gestione dei pentiti di mafia"

Intervista a G. Valentino di

Filippo Benedetti Valentini

4 Febbraio 2010
Il pentito Gaspare Spatuzza

Difende le ragioni della proposta di legge di inziativa parlamentare e si augura che Alfano e Maroni "possano cambiare opinione”. Giuseppe Valentino, avvocato penalista e senatore del Pdl ha firmato il disegno di legge sull'utilizzo delle dichiarazioni dei pentiti di mafia finito in poche ore al centro di polemiche bipartisan: se l'opposizione fa le barricate un no secco arriva anche dal Guardasigilli e dal titolare del Viminale. Nella conversazione con L'Occidentale, Valentino spiega cosa c'è dentro al provvedimento e avverte: io vado avanti.

Senatore Valentino in cosa consiste il ddl sui collaboratori di giustizia?
Il mondo dell’avvocatura da anni sollecita interventi che possano ridimensionare le esuberanze accusatorie nella gestione dei collaboratori di giustizia, soggetti che accusano e che sovente accusano senza portare riscontri concreti alle loro  ragioni. Mi sono reso interprete di questa esigenza. Io vivo nelle aule di giustizia e continuo a fare il mio lavoro di avvocato, quindi so quali sono i problemi. Ho immaginato che con questo disegno di legge si potessero meglio inquadrare quei precetti che erano contenuti nel codice di procedura penale e che erano stati il frutto di una tormentata discussione nel corso della tredicesima legislatura alla quale io partecipai. Ricordo anche le motivazioni che indussero, allora, alla modifica della legge 192 e che sono le stesse che rivediamo adesso: bisognava contenere questa serie di verità “particolari” che venivano introdotte nei processi senza né controllo né criterio. Il punto è che a distanza di tanti anni si è costituita una giurisprudenza che ha legittimato quelle patologie antiche che a suo tempo si tentò di eliminare con la formulazione del nuovo articolo 192. La  mia non è un'iniziativa estemporanea, ma il frutto di un lavoro che ho portato a termine già da diversi mesi.

Secondo lei cosa non funziona nei meccanismi che regolano l'uso delle dichiarazioni dei pentiti di mafia?
La critica che io faccio è che non vi è un adeguato riscontro alle dichiarazioni accusatorie. Non è possibile che l’accusa sia una mera enunciazione, la quale si rivela in una certa circostanza e che poi sia sufficiente che un altro soggetto dica la stessa cosa, poi un altro ancora…Tre inconsistenti propalazioni, non corroborate da elementi concreti di prova, non fanno una verità. Le dirò di più: chi dice la verità fornisce inevitabilmente anche dei riscontri. La verità è lineare. Chi parla in maniera chiara e riferisce fatti che si sono verificati, poi fornisce anche indicazioni di supporto per consentire a questi fatti di avere dignità e poter entrare nel processo in maniera apprezzabile, e costituire elemento sul quale si possa fondare qualunque verdetto, sia di assoluzione che di colpevolezza.

Come spiega il no netto dei ministri Alfano e Maroni?
Questa domanda dovrebbe rivolgerla ai due autorevoli esponenti del governo. Io conosco le ragioni per le quali ho formulato la proposta, e le ragioni per le quali non recederò dall’obiettivo che mi sono prefissato. Poi, se si costituisce uno schieramento forte contro questa proposta, probabilmente la legge non passerà. La legge della democrazia è fatta di numeri, consenso e dissenso. Staremo a vedere. Mi conforta moltissimo che la comunità dei giuristi abbia apprezzato. La comunità di coloro che conoscono quali sono le problematiche e i disagi che si affrontano nel corso della quotidianità. Tra l’altro, un certo numero di colleghi mi ha chiesto di sottoscrivere il disegno di legge, e io ne sono ben lieto.

Quanti sono i senatori che sosterranno la sua iniziativa?
Per il momento almeno una decina. Sulla mia proposta ho sentito tanto dissenso, ma anche tanto apprezzamento.

Resta il fatto che Maroni proprio ieri ha ribadito che questo provvedimento non passerà in commissione dal momento che nè lui nel Guardasigilli lo condividono. Cosa risponde?
Io sono un inguaribile ottimista. Siccome ho fiducia nella capacità e nell’intelligenza sia del ministro Maroni che del ministro Alfano, mi auguro che, alla luce di un esame approfondito, di una verifica, di una consultazione, possano mutare opinione nei mesi che verranno. D'altronde, i lavori parlamentari servono a migliorare le ipotesi di lavoro. Trovo che il principio che ispira il mio disegno di legge non può che essere condiviso: avere una prova più genuina e verificata. Auspico che questo obiettivo possa beneficiare di apporti che vengono da tutti coloro che credono che il processo non deve essere fondato su sensazioni o certezze morali, ma su concreti elementi di prova sui quali basare le sentenze dalle quali dipendono i destini degli uomini.

La presidente dei senatori Pd Finocchiaro lo ha definito un provvedimento "pericoloso" eppure in alcune parti riprende l'idea di una proposta che nel 2008 venne presentata da esponenti del Pd, tra i quali Carofiglio.
Questo francamente non lo ricordo. Ricordo che una mozione presentata da alcuni autorevoli rappresentanti della cultura giuridica dell’ opposizione, nella parte emotiva di questa mozione, aveva fatto riferimento ai criteri che dovevano governare la valutazione delle prove che provenivano dagli accusatori.

I suoi detrattori parlano dell'ennesimo provvedimento ad personam.
Questa non è una legge ad personam. E’ una legge che tutela il principio secondo il quale gli strumenti d’acquisizione della prova devono essere rigorosamente verificati. Non credo che possano pensare che questo disegno di legge serva a qualcuno in particolare. Il vero tema della contrapposizione è che taluni esponenti della sinistra che questa innovazione, ove mai diventasse legge dello Stato, potrebbe agire negativamente sui processi. Io non sono d’accordo.

Perché?
Nessuno di quelli che mi attaccano lo spiega. Non ritengo esistano pericoli del genere. Ormai ognuno di noi è sottoposto ad un sistematico controllo: cellulare, bancomat, biglietto aereo. Quindi, la ricerca del riscontro non è cosa difficile. Gli inquirenti non avrebbero difficoltà. E un uomo che dice la verità può fornire mille indicazioni specifiche che conferiscano dignità alla propria dichiarazione. Questo è il punto. Di cosa bisogna aver paura? Perché devono rallentare o vanificare i processi? Anzi, corroborano ulteriormente. Consideriamo che le dichiarazioni possono anche servire alla difesa.

Il quotidiano La Repubblica ha ipotizzato una sorta di nesso tra la sua proposta di legge e le dichiarazioni del figlio di Ciancimino sul senatore Dell'Utri. Cosa risponde?
Guardi, quando io ho presentato il mio disegno di legge di Ciancimino non si parlava. E le sue dichiarazioni non mi interessano personalmente. Se sono fondate saranno corroborate da elementi di prova adeguati. Certamente, non c’è alcun nesso fra questa proposta legislativa e questo signore (Ciancimino jr, ndr). Il nesso lo hanno visto, forse, alcuni osservatori maliziosi che, all’indomani delle dichiarazioni di Ciancimino, inattese e singolari, hanno sollevato questo polverone.


 

Commenti
Arkkan
04/02/10 22:07
civiltà giuridica
Mi sento di apprezzare lo sforzo dell'on. Valentino. Ma ciò che mi fa inorridire è il fatto che, in uno stato di diritto (o che tale si vuole definire), Vi sia l'esigenza di una legge che stabilisca la necessità di un riscontro oggettivo, quindi reale ed effettivamente probatorio, alle affermazioni ovvero chiacchere di una o più persone altrimenti inattendibili. Nessuna giurisprudenza di uno stato di diritto ha mai accettato la validità di una testimonianza senza riscontro oggettivo, in quanto il testimone, in sè e per sè, può dire quello che gli pare e le sue parole, senza riscontro, non contano nulla. E' quantomeno singolare che nel nostro paese, che dovrebbe essere la patria del diritto, si siano costruiti processi ed anche sentenze solamente sulla base di testimonianze, riscontrate solo da altre testimonianze. Una, due, tre, dieci falsità non fanno una verità, solo un sacco di balle.
Giovanna Chelli
05/02/10 10:20
Collaboratori di giustizia
Gentilissimo Avvocato, Escludo che si possa arrivare ad una sentenza di condanna con le sole dichiarazioni del "pentito" , almeno per quello che riguarda le stragi del 1993, le dichiarazioni degli oltre 60 collaboratori di giustizia sono state tutte supportate da prove oggettive incontrovertibili , come i tabulati telefonici, i biglietti di viaggio e le prenotazioni in albergo , i riscontri i più dettagliati possibili sugli esplosivi e sui mezzi di trasporto dell'esplosivo stesso e quant'altro. Riteniamo che i Magistrati così tutti si comportino. Mentre purtroppo i limiti posti alle dichiarazioni dei collaboratori stessi che forniscono spunti poi da investigare comunque e provare , sono moltissimi e a volte dal puinto di vista di chi ha subito il torto gravissimi . La legge sui collaboratori di giustizia , non necessita ancora di limiti alla ricerca della verità , bensi ampliamenti alla possibilità dei collaboratori di raccontare tutto, e bene, poi sicuramente da verificare, ma non da limitare come temiamo si voglia in un momento in cui i collaboratori sono vitali con le loro esternazioni, per arrivare alla verità sulle stragi del 1993. Limiti ai "pentiti" di mafia se ne sono messi anche troppi e altri temiamo se ne metteranno, anche per addivenire alle disedarata delle bombe del 1993. Inoltre il quotidiano la Repubblica ha fatto benissimo a fare lo scoop altrimenti noi non sapremo mai nulla . Siamo stati massacrati sotto il tritolo stragista , abbiamo visto morire i nostri figli affinchè i collaboratori fossero tutti zittiti e non parlassero mai più, e nessuno pensa a noi quando in commissioni parlamentari si lavora a problemi come quelli dei collaboratori. Siamo in sintonia fortemente con i Ministri dell'Interno e dalla Giustizia. Se cambi ci saranno in fatto di collaborazione divranno essere per ampliare non limitare. Lei avvocato farà il Suo lavoro ci mancherebbe altro, ma noi faremo il nostro . Cordiali saluti Giovanna Maggiani Chelli Portavoce Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili .
www.pensieriliberi.eu
05/02/10 19:58
collaboratori di giustizia
A mio avviso le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non dovrebbero avere alcun valore se rese oltre i termini previsti dalla Legge (sei masi). Le dichiarazioni comunque dovrebbero avere, se rese da persone detenute o in stato d'arresto, puro valore indiziario, in quanto rilasciate da individui in stato di costrizione fisica e soggetti quindi a pressioni di qualsiasi genere, e non dignità processuale. In caso di dichiarazioni rivelatesi false e/o non supportate da dati di fatto dovrebbero scattare d'ufficio la denuncia per calunnia e cessare i benefici eventualmente ottenuti. Tanto per restituire un poco di dignità alla Giustizia.
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