Il caso Spatuzza e non solo. Il tema della gestione dei pentiti torna al centro del dibattito politico. Fare chiarezza, capire cosa non funziona e correggere le storture che negli anni si sono verificate è l'obiettivo sul quale il centrodestra sta lavorando. Proposta rilanciata dal vicepresidente vicario dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello e apprezzata da molti esponenti del centrodestra e dell'opposizione. Dove e come? In parlamento, con una commissione d'inchiesta. Partendo dalle proposte già in campo, come il disegno di legge presentato a Palazzo Madama dai senatori Luigi Compagna e Francesco Cossiga, sottoscritto da una ventina di senatori Pdl.
Senatore Compagna, perché una commissione parlamentare d'inchiesta sui pentiti?
E' un'iniziativa proposta nella quattordicesima legislatura da un centinaio di senatori (primo firmatario Lino Jannuzzi) che allora non andò a buon fine. Quella proposta andava ripresentata come abbiamo fatto, vi ha aderito anche il senatore a vita Francesco Cossiga, e a mio avviso sarebbe stato necessario farlo fin dagli anni in cui i pentiti erano Di Maggio e Contorno.
Oggi cosa è cambiato?
Abbiamo una nuova tipologia di pentiti, mi riferisco a Spatuzza e in prospettiva a Massimo Ciancimino. Ci sono aspetti molto oscuri riguardo a cosa è avvenuto nel periodo della detenzione, con chi hanno parlato, con chi sono stati messi in contatto e perché ciò è potuto accadere. Se il procuratore Grasso dice che la legge sui pentiti va bene così, è altrettanto vero che non si può limitare un diritto-dovere del parlamento, cioé quello di verificare come la norma sui collaboratori di giustizia viene applicata. Da questo punto di vista penso che la nostra proposta possa rappresentare un'occasione di approfondimento. Naturalmente, ben vengano altre proposte sulle quali ci confronteremo o elementi migliorativi del nostro testo.
Cosa si aspetta da una commissione ad hoc sui pentiti?
Elementi di chiarezza.
Dove sono gli aspetti non chiari?
Il punto è che spesso, su semplici dichiarazioni di collaboratori di giustizia non suffragate da adeguate fonti di prova si sono costruite ipotesi accusatorie, che in seguito si sono dimostrate del tutto infondate, per quanto, anche a causa di alcune norme procedurali lesive del principio costituzionale del contraddittorio, non sia sempre agevole far prevalere nel processo la verità sulle falsità. Ad esempio, in base alla norma in vigore sulla valutazione delle prove, è possibile condannare l’imputato sulla base di dichiarazioni di più collaboratori non supportate da altro riscontro: si tratta della cosiddetta "convergenza del molteplice". E' un dato di fatto che la gestione dei pentiti nelle inchieste di mafia e in particolare in quelle che avrebbero dovuto accertare i rapporti tra mafia e politica, più di una volta abbia assunto profili poco chiari. Così come sembrano inquietanti i profili di vicende più recenti.
Ad esempio?
Emblematico il caso di Baldassarre Di Maggio, sulle cui rivelazioni risultate poi false si è basato l’impianto accusatorio di uno dei processi più delicati che hanno riguardato i rapporti tra mafia e politica. Pochi mesi dopo il suo arresto e il suo pentimento, nella primavera '93, Di Maggio, come risulta da intercettazioni telefoniche dei carabinieri, si trovava non lontano dalla Sicilia, come, invece, sarebbe dovuto avvenire secondo la legislazione sui pentiti. Era a San Giuseppe Jato vicino Palermo, ed era lì per riorganizzare, anche attraverso una serie di omicidi, la sua cosca. In sostanza, Di Maggio stava riprendendo il controllo del suo mandamento con i soldi e i mezzi messi a disposizione dallo Stato in cambio delle sue rivelazioni.
Come è andata a finire?
Solo dopo diversi anni, Di Maggio fu arrestato, nel settembre del '97. Ma questo non è un caso isolato.
A cosa si riferisce?
A Totuccio Contorno. Gli capitò di riuscire a regolare i suoi conti, nel periodo in cui aderiva al trattamento speciale previsto dalla legge sui collaboratori di giustizia, al punto che tornò a Palermo e finì al centro di una faida nella quale furono uccisi diciassette suoi avversari di mafia. Poi fu arrestato nel triangolo della morte vicino a Bagheria insieme ai suoi cugini Grado, armati di kalashnikov e armi automatiche. Merita di ricordare che i due casi furono valutati, in maniera criptica, da alcuni esponenti della magistratura palermitana come un uso “dinamico” del pentitismo da parte degli inquirenti. Altre volte, invece, come nel caso di Giuffrè e oggi potrebbe valere anche per Spatuzza, è successo che di un pentito si usino anche le dichiarazioni rilasciate oltre i centottanta giorni previsti dalla legge, termine entro il quale il pentito deve dire tutto ciò che sa all'autorità giudiziaria.
Dunque basta coi collaboratori di giustizia?
Non è così e non intendiamo certo affermare che l’istituto della collaborazione sia da sopprimere, quanto piuttosto evidenziare come si debba evitare ogni forma di strumentalizzazione o uso improprio. La gestione dei pentiti rappresenta forse il punto più delicato della strategia della lotta contro la mafia, in quanto la strumentalizzazione giudiziaria o politica di questo fenomeno finisce proprio per favorire la mafia, che alla legislazione dell’emergenza ha reagito proponendo dei finti pentiti per depistare le indagini. In altri casi, invece, le false accuse dei pentiti non sono dettate da una strategia della mafia, ma da soggetti accusati di efferati delitti che hanno un proprio interesse personale ad accusare altri soggetti. Una strategia finalizzata a ottenere per se stessi l’immunità rispetto ai delitti commessi e benefici economici. Alle strumentalizzazioni della mafia o dei singoli mafiosi si aggiungono quelle di alcuni magistrati intenzionati a mantenere in piedi un terorema accusatorio grazie alle dichiarazioni a senso unico dei pentiti. A mio avviso, occorrerebbe che la posizione di ogni singolo collaboratore venisse vagliata e valutata con estrema cautela.
Su cosa la commissione dovrebbe indagare?
Anzitutto sulle ragioni che hanno portato a impiegare risorse per soddisfare le esigenze di alcuni collaboratori e se siano state recuperate da parte dello Stato le somme pagate ai collaboratori che hanno detto falsità o violato i termini della convenzione. La Commissione dovrebbe anche verificare quanti anni di carcere siano stati espiati da chi, accusato dai collaboratori, è risultato poi innocente. Per quanto possibile, dovrà inoltre verificare anche i rapporti economici tra i collaboratori e i loro difensori e gli ambiti di controllo del servizio di protezione sui collaboratori stessi. Non solo: serve una verifica attenta dei criteri adottati per l’inserimento o l’espulsione del collaboratore nel programma di protezione oltre a una ricostruzione delle vicende legate al fenomeno di numerosi pentiti che sono tornati a delinquere.
Va cambiata la legge sui pentiti?
Non lo so. Voglio che me lo dica la commissione parlamentare. I Graviano, gli Spatuzza i Vassallo non possono essere lasciati a trasmissioni come Annozero e il parlamento ha il diritto-dovere di non tralasciare la questione. Del resto, mi sembra che la Costituzione sia esplicita a proposito delle prerogative del parlamento e di quelle sul rapporto tra governo e parlamentari.
Che idea si è fatto di Gaspare Spatuzza?
Penso che il concorso esterno così come delineato non dal codice ma dalla Cassazione sia una vergogna per un paese civile. La penso esattamente come l'onorevole Turco del Pd sul caso Cosentino. Mi dispiace che dal suo gruppo non abbia avuto grande libertà di espressione, lo hanno lasciato parlare solo cinque minuti al momento delle dichiarazioni di voto.



Commissione sacrosanta,con i