Quindici ragazzi uccisi nelle strade: Obama ha avuto la risposta che ha chiesto a Teheran. Non quella che attendeva, sul nucleare, ma quella più congeniale al regime di Khamenei che usa il sangue degli innocenti come messaggio inequivocabile: l’Iran continuerà a costruirsi la sua bomba atomica e a massacrare i suoi oppositori. Tra qualche anno, quando sarà finita la “moda Obama”, quando tutti avranno preso atto dell’idiozia del Nobel della Pace che gli è stato assegnato, saranno pochi gli analisti che non descriveranno le mosse dell’inizio della presidenza di Obama nel confronti di Teheran come assolutamente demenziali.
Dopo il suo discorso del Cairo del 4 giugno scorso – scritto da una musulmana che disprezza Israele e le sue ragioni – Obama ha infatti scoperto di avere conseguito un solo risultato: ha dato spazio e agio a Khamenei e Ahmadinejad per agire indisturbati, togliendo loro anche il fastidio di quella fronda interna che auspicava moderazione per non rompere del tutto con gli Usa. Verificato che gli Usa di Obama non avevano nessuna intenzione di reagire, né di minacciare imprese militari (come faceva George W. Bush), i dissidenti del regime non hanno avuto più nessuna leva a disposizione per agire e Khamenei ha avuto tutte le mani libere per accentuare la sua svolta autoritaria (e per costruire la sua atomica).
Il quadro interno all’Iran che questi terribili giorni dell’Ashura ci mostrano è così inquietante. Da una parte un movimento di opposizione ammirevole: centinaia di migliaia di giovani che a Teheran e in tante altre città iraniane scendono in piazza, che sanno di avere dietro di sé larga parte della società iraniana e sfidano la morte, senza farsi intimorire da una repressione che definire bestiale è dir poco. Dall’altra, però, c’è un regime che non solo è compatto, ma che ha anche dietro di sé, palese, evidente, l’appoggio e il consenso di una parte enorme della società iraniana. Dopo quella delle morti dei manifestanti, la notizia peggiore che ci viene da questo paese tormentato è infatti… la mancanza di notizie su una qualche crepa interna al regime. Rafsanjani tace, altre voci dissidenti di dignitari del regime non ve ne sono, Larijani, che in Occidente tanti davano per “moderato”, ormai chiede che si spari ad alzo zero sui manifestanti.
Morto l’ayatollah Montazeri, rimangono le flebili voci di alcuni ayatollah, anche di peso sul piano dottrinario, che però non contano nulla nella dinamica politica di un regime che dal 1981, ad opera dello stesso Khomeini che arrestò il grande ayatollah Shariat Madari, ha esautorato del tutto gli ayatollah dal controllo della sua Repubblica Islamica. Non solo: le manifestazioni filo Khamenei e filo Ahmadinejad che la televisione di stato ci ammannisce, non sono false, così come è chiaro che le decine di migliaia di bassiji che menano ferocemente i manifestanti nelle strade iraniane, non sono mastini prezzolati, ma militanti convinti di un’idea.
L’Iran di oggi mostra al mondo dunque la terribile realtà di un regime autoritario che però gode di un enorme consenso di massa. Questo consenso al regime, ben più delle pallottole e dei manganelli dei pasdaran e dei bassiji è il vero, terribile, avversario dei manifestanti. Su questo consenso l’occidente potrebbe agire, non solo con le sanzioni, ma con un vero e proprio embargo contro l’Iran. Ma non lo ha fatto e probabilmente non lo farà, per una ragione tanto semplice quanto sconfortante: gli Usa hanno un presidente che sul tema ha sbagliato tutto sinora e che con ogni evidenza non ha nessuna idea su come rimediare.



In Iran, la violenza è la vera faccia del regime degli ayatollah
Il remake del '53
presidenti
Sono in totale disaccordo
panella????????