Venerdì 10 Febbraio 2012
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La protesta continua

La repressione a Teheran è il frutto degli errori politici di Obama in Iran

28 Dicembre 2009
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Quindici ragazzi uccisi nelle strade: Obama ha avuto la risposta che ha chiesto a Teheran. Non quella che attendeva, sul nucleare, ma quella più congeniale al regime di Khamenei che usa il sangue degli innocenti come messaggio inequivocabile: l’Iran continuerà a costruirsi la sua bomba atomica e a massacrare i suoi oppositori. Tra qualche anno, quando sarà finita la “moda Obama”, quando tutti avranno preso atto dell’idiozia del Nobel della Pace che gli è stato assegnato, saranno pochi gli analisti che non descriveranno le mosse dell’inizio della presidenza di Obama nel confronti di Teheran come assolutamente demenziali.

Dopo il suo discorso del Cairo del 4 giugno scorso – scritto da una musulmana che disprezza Israele e le sue ragioni – Obama ha infatti scoperto di avere conseguito un solo risultato: ha dato spazio e agio a Khamenei e Ahmadinejad per agire indisturbati, togliendo loro anche il fastidio di quella fronda interna che  auspicava moderazione per non rompere del tutto con gli Usa. Verificato che gli Usa di Obama non avevano nessuna intenzione di reagire, né di minacciare imprese militari (come faceva George W. Bush), i dissidenti del regime non hanno avuto più nessuna leva a disposizione per agire e Khamenei ha avuto tutte le mani libere per accentuare la sua svolta autoritaria (e per costruire la sua atomica).

Il quadro interno all’Iran che questi terribili giorni dell’Ashura ci mostrano è così inquietante. Da una parte un movimento di opposizione ammirevole: centinaia di migliaia di giovani che a Teheran e in tante altre città iraniane scendono in piazza, che sanno di avere dietro di sé larga parte della società iraniana e sfidano la morte, senza farsi intimorire da una repressione che definire bestiale è dir poco. Dall’altra, però, c’è un regime che non solo è compatto, ma che ha anche dietro di sé, palese, evidente, l’appoggio e il consenso di una parte enorme della società iraniana. Dopo quella delle morti dei manifestanti, la notizia peggiore che ci viene da questo paese tormentato è infatti… la mancanza di notizie su una qualche crepa interna al regime. Rafsanjani tace, altre voci dissidenti di dignitari del regime non ve ne sono, Larijani, che in Occidente tanti davano per “moderato”, ormai chiede che si spari ad alzo zero sui manifestanti.

Morto l’ayatollah Montazeri, rimangono le flebili voci di alcuni ayatollah, anche di peso sul piano dottrinario, che però non contano nulla nella dinamica politica  di un regime che dal 1981, ad opera dello stesso Khomeini che arrestò il grande ayatollah Shariat Madari, ha  esautorato del tutto gli ayatollah dal controllo della sua Repubblica Islamica. Non solo: le manifestazioni filo Khamenei e filo Ahmadinejad che la televisione di stato ci ammannisce, non sono false, così come è chiaro che le decine di migliaia di bassiji che menano ferocemente i manifestanti nelle strade iraniane, non sono mastini prezzolati, ma militanti convinti di un’idea.

L’Iran di oggi mostra al mondo dunque la terribile realtà di un regime autoritario che però gode di un enorme consenso di massa. Questo consenso al regime, ben più delle pallottole e dei manganelli dei pasdaran e dei bassiji è il vero, terribile, avversario dei manifestanti. Su questo consenso l’occidente potrebbe agire, non solo con le sanzioni, ma con un vero e proprio embargo contro l’Iran. Ma non lo ha fatto e probabilmente non lo farà, per una ragione tanto semplice quanto sconfortante: gli Usa hanno un presidente che sul tema ha sbagliato tutto sinora e che con ogni evidenza non ha nessuna idea su come rimediare.
 

Commenti
Aleks Kapllaj
28/12/09 16:20
In Iran, la violenza è la vera faccia del regime degli ayatollah
RIVOLUZIONE IRANIANA - In Iran la violenza è la vera faccia del regime degli ayatollah L'attuale violenza con cui Teheran sta cercando di stroncare le proteste è il segno che il regime fondato da Khomeini è forse giunto al capolinea Se la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, afferma che “l’opposizione sarà eliminata agli occhi della nazione”, e subito dopo susseguono le violenze di questi giorni, vuol dire che è iniziato il conto alla rovescia, che determinerà la fine di un regime teocratico dittatoriale. Le proteste degli oppositori e la reazione dei pasdaran di eliminare o di fermare le contestazioni ed ogni speranza per cambiamenti nella politica interna ed internazionale di Teheran, porterà non solo lo scontro diretto per il potere che è il primo scopo dei dirigenti dei manifestanti, ma oggi i valori della democrazia e della libertà e della speranza che si trasmettano tramite l’internet dalle democrazie internazionali, porteranno il loro paese verso cambiamenti storici, verso il rovesciamento del regime degli ayatollah. Oggi, più che mai, è importante un informazione corretta che arrivi ai cittadini onesti iraniani, che aspirano alla libertà e che non si sentano soli. Per confermare la consapevolezza che Ahmadinejad è il nemico numero uno per il popolo iraniano come erano per i loro popoli Hitler, Lenin, Stalin, Mussolini, Pinochet, Milosevic, Fidel Castro, Pol Pot, Enver Hoxha. Che Mahmoud Ahmadinejad ( lo strumento degli ayatollah) è lo stratega dell’espansione e della resistenza del terrorismo. Tutti i dittatori, vecchi e nuovi, hanno avuto la loro ascesa al potere (soprattutto nel secondo o terzo mandato), con il loro progetto per la distruzione di una minoranza, di un paese, di una democrazia o di una religione, sempre in nome del loro popolo, il quale viene convinto con la demagogia o con la violenza, usata contro l’opposizione vera. Se fino a ieri l’obbiettivo di Ahmadinejad era per distruggere Israele, cosa che lo conferma tutto l’operato dell’ Iran, nella costruzioni delle centrifughe che producono l’uranio arricchito per la nucleare ( che non può essere mai pacifico quando è nelle mani dei dittatori), e lo dice la presenza dell’Iran in Iraq, Afganistan, Siria, Libano, Sri Lanka e nella Striscia di Gaza per uccidere le democrazie di questi paesi, la minaccia contro il diritto di esistere di un paese, vuol dire una minaccia anche per i cittadini del suo paese aspiranti ai diritti umani fondamentali. Ormai tutti devono essere consapevoli che ogni dittatore è una minaccia mondiale, è il primo segnale è la violenza e la repressione contro la sua popolazione. Le minacce dell’Iran contro Israele e l’Occidente in generale, e il continuo attuazione del progetto per costruire l’arsenale nucleare, non sono da sottovalutare. Oggi più che mai abbiamo una consapevolezza del pericolo che Iran, rappresenta anche per i paesi arabi confinanti. Tutta questa situazione,che si aggrava ogni giorno che passa, significa che è arrivato il momento di isolare il regime dittatoriale degli ayatollah, e di appoggiare l’opposizione vera che sia in grado di rovesciare il male che c'è nel loro Paese. Articolo pubblicato nel sito del movimento politico IO AMO L'ITALIA
Pierpaolo
29/12/09 09:51
Il remake del '53
Il remake del '53 è un flop. L'impero USA, nella versione Obama, non solo è a corto di mezzi, ma pure di idee. L'embargo all'Iran, come già il "blocco continentale" di napoleonica memoria, porterà inevitabilmente alla guerra e con essa alla fine del sogno imperiale.
mauro
29/12/09 09:54
presidenti
Nel dicembre 1981 dopo il colpo di stato militare in Polonia del Generale Jaruzelski, Ronald Reagan passò il Natale alla Casa Bianca e sul balcone di una delle sue finestre mise una candela, la candela della libertà. Il fuoco della fiammella di quella candela ha fatto crollare il comunismo. Oggi la Casa Bianca è vuota, il suo Presidente è in vacanza alle Hawaii. Se ci fosse stato ancora Reagan, non ci sarebbero state ingenue e controproducenti offerte di "appeasement". Lui avrebbe detto ai governanti iraniani: "Non ci interessano le vostre centrali atomiche, non ci interessa la vostra ridicola bomba. Siete Voi il Male, noi vogliamo Voi!"
Simone Trinchero
29/12/09 10:30
Sono in totale disaccordo
Sono in totale disaccordo con questo articolo, che mi pare faccia un analisi nella migliore delle ipotesi ingenua e certamente fuorviante. La repressione in Iran dipende dal fatto che in quel paese vive una delle peggiori dittature esistenti in questo momento, non certo per le politiche di questo o di quel paese straniero. Un embargo o qualsiasi atto ostile straniero per arginare la repressione, avrebbe l'unico effetto di aumentare la percezione di un nemico esterno ed aiutare il regime a compattare i suoi sostenitori e deviare le energie degli oppositori sul nemico. Il regime non ha un ampio consenso o meglio ha il consenso che si basa su ignoranza, disinformazione, elargizione di favori e vantaggi, terrore; come tutti i regimi della storia. Le uniche azioni possibili dall'esterno sono dare informazioni ai cittadini iraniani, finanziare l'opposizione interna in modo nascosto, pregare per chi sta rischiando la vita sua e dei suoi cari per la libertà in quel paese.
Anonimandrea
29/12/09 12:59
panella????????
complimenti a questo giornalista... un vero esperto di questioni orientali e di Iran in particolar modo..... mia moglie è iraniana e posso dire con autorevolezza che l'articolo riportato stravolge completamente una realtà fatta di opposizione ad un dittatore che ha brogliato grossolanamente il risultato elettorale del 12 luglio e che, a mezzo anche di veri e propri mercenari vestiti con una divisa di poliziotto, sta massacrando la popolazione inerme che chiede solo democrazia. ancora complimenti panella!!!!! le consiglierei un viaggio nello stupendo e carico di storia iran e la conoscenza di qualche iraniano prima di scrivere baggianate.....
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