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Destino dell'economia legato al dollaro

2010, un altro “annus horribilis” per la Russia?

9 Gennaio 2010

Per la Russia il 2009 è stato, a dir poco, un anno da dimenticare. Dei paesi che compongono il G20, ossia le 20 maggiori economie mondiali, nessuno ha avuto un crollo del PIL come quello sofferto da Mosca. Il dato sarebbe, già da solo, disastroso, ma non rende completamente l’idea del collasso. La differenza tra il “prima” e il “dopo”, rispetto alla  crisi internazionale, è abissale.

Oggi può sembrare incredibile, ma un anno fa il governo russo sosteneva che la crisi avrebbe solo annullato la crescita e portato a una contrazione minuscola del PIL. Si affermava anche, e si è visto con quanta lungimiranza, che la Russia avrebbe sofferto meno degli altri e che sarebbe uscita dalla crisi velocemente e addirittura rafforzata!

Personalmente avevo espresso opinioni molto più negative, rivelatesi più aderenti alla realtà rispetto a quelle del Cremlino. Non leggo il futuro nella palla di vetro e non ho mai ricevuto il Nobel per l’economia, tuttavia ho una certa conoscenza della struttura economica russa e del suo funzionamento. Prevedere un 2009 disastroso non era poi così difficile.

E il 2010 come si prospetta?

Le previsioni ufficiali moscovite parlano di una moderata e faticosa ripresa, decisamente più bassa degli anni pre-crisi, ma comunque tale da stabilizzare il paese dopo il crollo. Questa volta potrebbero anche rivelarsi esatte, ma c’è un grosso punto di domanda.

Il paese comincia l’anno in condizioni certamente molto peggiori del precedente.

Se si è evitato il totale collasso economico e finanziario è stato grazie al massiccio uso dei “fondi di riserva”, creati negli anni di vacche grasse coi proventi energetici, e al forte rialzo dei prezzi petroliferi (e poi, di conseguenza, di quelli del gas) avvenuto durante il 2009. Se il petrolio non fosse passato dai poco più di 30 $ al barile, agli 80 $ dei tempi recenti, nemmeno un miracolo avrebbe salvato la Russia.

Qualcuno potrebbe, giustamente, chiedersi come mai il petrolio costa di più, dopo tanta crisi e scarsa domanda, rispetto a diversi mesi prima. E qui appunto arriviamo al nocciolo della questione. Questo livello di prezzo ha permesso al paese di sopravvivere e di sperare in una prossima ripresa, ma non è detto che duri. Le borse di tutto il mondo e le materie prime hanno avuto un boom che non trova giustificazioni reali. Siamo di fronte a una gigantesca bolla speculativa che, prima o poi, esploderà con effetti devastanti.

Il tutto ha origine dall’abbassamento a zero dei tassi americani per decisione della Federal Reserve. Questo ha creato un fenomeno, noto come “carry trade”, che, per farla breve, ha gonfiato tutto, dal prezzo del petrolio alle quotazioni di borsa, e fatto crollare il dollaro rispetto a tante monete (euro compreso). Ma la pacchia finirà, quando il signor Bernanke dirà che i tassi vanno rialzati, e a quel punto sarà l’iradiddio…

La cosa potrebbe succedere benissimo nel 2010, oppure essere rimandata fino al 2011. Naturalmente tutti ne risentiranno, ma la Russia in particolare. Un secondo crollo economico, poco dopo il primo, sarebbe difficilmente sostenibile.

I fondi di riserva sono già stati abbondantemente usati per fare fronte ai problemi del 2009. Secondo il ministro delle Finanze, Alexei Kudrin, uno dei due fondi si esaurirà totalmente nel 2010, per fare fronte al deficit di bilancio, e questo supponendo che il prezzo del petrolio resti stabile e circa sui livelli attuali. Ma se il prezzo del petrolio, come possibile per i motivi sopra descritti, dovesse crollare di nuovo…

Sinceramente non so dove le autorità russe potrebbero trovare i soldi per tenere in piedi lo stato e le tante industrie che, dopo un anno di crisi gravissima, si trovano con un piede nella fossa e sopravvivono solo grazie alla generosità pubblica.

E’ ironico che il destino di Mosca sia così dipendente da un’istituzione americana come la Federal Reserve. Eppure, sembra che, di questi tempi, la maggiore preoccupazione di Putin sia di creare un grande arsenale offensivo, per neutralizzare l’eventuale “scudo antimissile” americano…

Commenti
Vlad
20/01/10 18:20
stime crescita
Secondo le stime stilate nell'ultima bozza del World Economic Outlook pubblicato in anticipo dall'agenzia Ansa, il Pil italiano quest'anno crescerà dell'1%, ovvero 0,8 punti percentuali in più rispetto alle ultime previsioni ufficiali, e nel 2011 segnerà un +1,3% (+0,6 punti rispetto alle stime di ottobre). Un dato positivo, e tuttavia l'Italia rimane piuttosto indietro sia rispetto ai partner europei che rispetto ai Paesi del G8 e ai principali Paesi emergenti. L'India per esempio metterà a segno nel 2010 una crescita del 7,7%, e del 7,8% l'anno prossimo; la Russia crescerà del 3,6% e del 3,7% nel 2011; il Canada del 2,6% e del 3,6%; il Regbo Unito dell'1,2% e del 2,6%; la Germiania +1,4% e +1,8%; la Francia +1,2% e +1,6%. Solo la Spagna farà peggio dell'Italia: quest'anno non riuscirà infatti ad afferrare la ripresa, e arretrerà ancora dello 0,7% (+0,8% l'anno prossimo).
Luca
17/10/10 09:06
Russia
E’ chiaro che un paese come la Russia risente in maniera particolare delle oscillazioni dei prezzi delle risorse energetiche. Senza dubbio però l’era di Putin, caratterizzata da un ritorno dei settore chiave dell’economia sotto il controllo dello stato, ha rappresentato una fase di ripresa economica dopo l’era di Eltsin, caratterizzata invece dalle privatizzazioni selvagge.
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