Giovedì 17 Maggio 2012
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Una marcia anti-islam

Colonia, scoppia il caso della moschea e dell'integrazione che non c'è

18 Settembre 2008

Il via libera definitivo è stato dato lo scorso 30 agosto dal Consiglio comunale di Colonia (favorevoli la SPD, la Linke, la FDP e i Grünen, contrari la CDU e la lista civica “Pro Köln”): la grande moschea prevista nel quartiere di Ehrenfeld si potrà fare. Sono passati sei anni dal momento in cui il progetto mosse i primi passi. Firmato dall’architetto tedesco Paul Böhm, esso prevede la cupola più alta dell’altezza di 34,50 metri e due minareti di 55 metri ciascuno per un costo di circa 25 milioni di euro. Un edificio imponente. Non è un caso dunque che i problemi posti fin all’inizio dai residenti tedeschi del quartiere fossero legati anzitutto alle sue dimensioni. Il movimento anti-grande moschea è cresciuto tra i cittadini di Colonia fino a diventare un partito politico, il cirato “Pro Köln” (www.pro-koeln-online.de), che alle comunali del 2004 ha ottenuto il 4,7%. Un partito che con la manifestazione “anti-islam” prevista a Colonia per i prossimi 19 e 20 settembre, cui ha aderito personalmente anche il parlamentare europeo della Lega Nord Mario Borghezio, si vorrebbe etichettare ora, forse semplicisticamente, come di “estrema destra” (nel manifesto figurano le sigle dello Fpö austriaco, del Vlaams Belang belga e del Front National francese, ma nelle ultime ore hanno dato disdetta sia il capo del Fpö, Hans-Christian Strache, che Jean-Marie Le Pen, del Front National).

In realtà, il dinamismo degli appartenenti a “Pro Köln”, unitamente alla oggettivamente dubbia necessità di una moschea di quelle dimensioni, ha permesso fino a qualche tempo fa al movimento di incassare il consenso, oltre che di una buona fetta di cittadini di Colonia, da parte di personalità che nulla hanno a che fare con la cultura estremistica. Su tutti lo scrittore Ralph Giordano. L’ebreo-italo-tedesco sopravvissuto ai campi di concentramento, che pure ora ha preso le distanze dalla prossima manifestazione, avrebbe dovuto tenere l’ennesimo discorso contro l’edificazione della grande moschea nel corso di una manifestazione pubblica prevista a Colonia esattamente un anno fa, l’11 settembre 2007. Per motivi di sicurezza pubblica quella manifestazione non venne autorizzata e Giordano decise di pubblicare il proprio intervento sulla rivista “Cicero”, col titolo "Il problema non è la moschea ma l’islam": un lucido atto d’accusa verso i politici tedeschi, responsabili di sottacere il problema del rapporto tra una maggioranza cristiana e una minoranza musulmana (principalmente turca), ma anche la denuncia di una debacle: “L’integrazione è fallita!”.

Basta guardare i giovani turchi, suggeriva Giordano. Rappresentano la terza generazione e, nonostante tutti gli sforzi, “il 40% di loro ha limitate conoscenze linguistiche del tedesco, non possiede un titolo di studio e dunque risulta confinato ai margini della società e del mondo del lavoro.” E dall’anno scorso la situazione non è certo migliorata. Il riferimento ai turchi-tedeschi aiuta ad andare al cuore del problema. Non è un caso infatti che promotrice e futura proprietaria della grande moschea sia la Ditib (Unione Turco-Islamica per la Promozione della Religione), una realtà legata direttamente al governo di Ankara (sarebbe da chiedersi come mai questo dato non secondario sia stato ignorato nel pur elaborato articolo apparso sul “Corriere della Sera” del 9 agosto scorso…). Parole ancor più dure rispetto a quelle pur chiare di Giordano (“la grande moschea è una dichiarazione di guerra da parte di chi è  nemico dell’integrazione”) erano venute da Necla Kelek, sociologa e collaboratrice della Frankfurter Allgemeine d’origine turca: “La grande moschea di Colonia non c’entra nulla con la libertà religiosa: è un’espressione politica dell’islam turco”, scrisse un anno fa sulla FAZ, “l’architettura parla alla pari del chador. Il progetto richiama espressamente l’ex-Basilica di Santa Sofia di Istanbul, a suo tempo occupata e trasformata in moschea dagli Osmani. Proporre quel modello significa dire: ecco, siamo arrivati fin qui.” La Kelek aveva espresso idee piuttosto chiare anche su che cosa sia una moschea: “Non può essere posta sullo stesso piano di una chiesa cristiana o di una sinagoga. Nella moschea si insegna la sottomissione alla collettività, all’imam, non a Dio. Al suo interno di educano schiavi, non uomini.”

Ora, a sottolineare l’esistenza di un problema che oltrepassa di molto i confini della città di Colonia e che non può essere sottaciuto, è giunta la notizia giorni fa del sostegno dell’Iran di Ahmadinejad alla richiesta di divieto della manifestazione del 19 e 20 settembre, da leggersi evidentemente come un pericoloso segnale di avvicinamento e convergenza tra diversi “islam” nazionali.

Al alzare il livello dello scontro ci hanno pensato anche rappresentanti di quelle forze politiche tedesche da sempre sostenitrici del “multiculti”: “Questi tipi” ha detto appena ieri Jürgen Wilhelm, della SPD, riferendosi a coloro che parteciperanno alla manifestazione, “sono la peste della politica tedesca ed europea e noi non esiteremo ad usare nei loro confronti metodi terapeutici”. Immediata è giunta la risposta di Judith Wolter, la trentenne avvocatessa presidente di “Pro Köln”: “Usando questa terminologia nazionalsocialista Wilhelm non fa che smascherare se stesso e il suo sentimento d’odio verso le persone.” La stessa polizia di Colonia teme azioni violente durante il convegno da parte della sinistra più radicale.

In un clima simile sarà utile allora ricordare le parole ragionevoli pronunciate dal cardinale di Colonia, Joachim Meisner. Interpellato sulla vicenda della grande moschea, il prelato ha infatti riconosciuto come sia “un bene che lo Stato tedesco riconosca e promuova la libertà religiosa, di cui anche i musulmani godono”, e tuttavia non ha potuto tacere il principio della reciprocità, richiamandosi esplicitamente (fatto mai scontato tra gli ecclesiastici di Germania) a Benedetto XVI: “La libertà religiosa di cui godono i musulmani in Germania deve essere riconosciuta anche per i cristiani che vivono nei Paesi dove la maggioranza è musulmana.” Meisner ha infine riconosciuta come lecita la domanda che tanti cittadini di Colonia si pongono: per quale motivo la Ditib, promotrice della costruzione della grande moschea, non dimostra alcun tipo di sostegno ai cristiani di Turchia, cui viene costantemente impedito di costruire chiese, anche di piccole dimensioni?

Commenti
18/09/08 19:24
L'assenza di Le Pen dà un
L'assenza di Le Pen dà un volto piò onesto, a questa manifestazione.Con lui era impresentabile.
Anonimo
19/09/08 07:57
snza colpo ferire
invasione islamica e in atto senza che nessuno se ne accorge (silenziosamente). tutto questo grazie alla politica di integrazione sbagliata . E grazie alla chiesa che fa finta di non vedere e specula su questa gente per fare soldi ricoverando questa gente in tutti i locali parrochiali chiedento contributi e lasciando queste persone al loro destino di nulla facente.
ellecaprino
19/09/08 09:59
Islam
Io mi meraviglio sempre quando qualcuno scopre che i mussulmani non si integrano nelle società straniere in cui vivono! Ma siamo seri! Cosa vuol dire integrarsi? Vuol dire cambiare mentalità,... costumi, ...credenze...Allora vuol dire cambiare religione! Tutto dipende da lì! Allora vanno ammirati quelli che sono assolutamente fedeli al loro credo e quindi non si integreranno mai! Il concetto di integrazione presuppone l'elasticità mentale di chi non è sicuro al 100% della propria religione, che non è proprio il caso dell'islam! Quindi in Europa ci saranno sempre più comunità islamiche separate in via di ingrandimento, fin quando attraverso libere elezioni, da cui non si possono escludere, eleggeranno i loro rappresentan-ti nelle assemblee nazionali, in cui costituiranno le maggioranze necessarie per costituire governi totalmente islamici. Questo avverrà sicuramente entro questo secolo!
Arkkan
20/09/08 21:39
Colonia-islam
Oggi la manifestazione anti-moschea è stata vietata per ragioni di ordine pubblico. Cioè per evitare che i pro moschea (contromanifestanti) entrino in contatto fisico con gli anti. L'anno scorso stessa cosa. Ora, è mai possibile che in un paese europeo democratico non si possa svolgere una manifestazione pacifica di dissenso? Recentemente anche a Bruxelles venne vietata con le stesse motivazioni una manifestazione antislamica. Tutto questo è molto grave.
luigi
21/09/08 15:11
integrazione per caprino
integrazione vuol dire accettare le regle diconvivenza col paese ospitante , farsi degli amici ,andare a cena con loro ,senza necessariamente mangiare maiale e bere vino al parco , vedere i loro bambini mangiare con gli altri , non insegnare che gli altri sono dei maiali , o che non andranno mai in paradiso perchè non sono musulmani , evitare che un pò di pirloni in viale jenner tengono in scacco milano , per far vedere che sono tanti e forti , le moschee non servono per pregare , fu invetata come luogo di ritrovo per prendere decisioni ,anche di guerra , per chiamare la gente alla preghiera , come bazar ,per tenersi insieme ,chi costruisce moschee non lofà per dare un luogo di preghiera ai fedeli , ma per affermare il suo potere. ciao
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