Giovedì 17 Maggio 2012
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Fibrillazioni nel Pdl

A Montecitorio tutti aspettano "la sorpresa " di Fini

16 Dicembre 2009

Un pranzo ai piani alti di Montecitorio. Gianfranco Fini convoca lo stato maggiore di Alleanza Nazionale ma questa volta gli auguri di Natale non c’entrano. C’entra, invece, quello che pare sempre di più un redde rationem nelle file aennine e dentro il Pdl.  Il nuovo strappo consumato dal presidente della Camera sul voto di fiducia alla finanziaria segnerebbe l’ultimo atto prima del “grande passo”.  In Transatlantico oggi non si parla d’altro: lo scenario dato per imminente disegnerebbe addirittura l’uscita dei finiani dal Pdl con la conseguente formazione di un gruppo parlamentare autonomo. E’ la voce che già da metà mattinata circola con insistenza nei corridoi della Camera tra i deputati della maggioranza in attesa di votare la fiducia alla finanziaria che qualche ora più tardi passa con 307 sì e 271 no (due astensioni). 

Ma nel Pdl c’è anche chi smorza i toni, invita alla calma e non crede per nulla allo scenario di cui si parla. Nelle file aennine , poi, si fa notare che il vertice nell’appartamento del presidente della Camera in realtà sarebbe più un’occasione per ragionare sul grado di rappresentatività degli ex An all’interno del partito unico, eslcudendo la nascita, almeno per ora di gruppi autonomi. In sostanza, Fini vuole capire se nella rappresentanza parlamentare del Pdl sono ancora pienamente rappresentate le ragioni politiche che hanno portato alla nascita del partito e soprattutto se ha ancora un senso la ripartizione interna delle quote col 70 per cento a Fi e il 30 ad An. In altre parole, il suo obiettivo è quello di rimettere mano alle quote, stabilendo ad esempio che il 30 per cento finora appannaggio del suo ex partito, diventi da qui in avanti la percentuale  assegnata ai finiani che oggi dentro il Pdl rappresentano la componente di minoranza e il restante 70 per cento venga ripartito tra forzisti ed ex aenne passati tra i berluscones. In definitiva, un modo per alzare nuovamente il prezzo e rinegoziare gli equilibri interni, più che l’intenzione di dire addio al partito che ha contribuito a fondare.  

Eppure le voci di uno strappo definitivo restano sul tappeto e il pranzo voluto dal presidente della Camera sarebbe il seguito di una notte piuttosto concitata nei ranghi del Pdl con una girandola di telefonate e contatti per capire cosa in realtà stia succedendo e cominciare a ragionare sui numeri in parlamento. Tanto che stamani c’era chi dava l’ambo secco: 23 deputati e 7 senatori pronti a seguire Fini. Al suo desco la terza carica dello Stato avrebbe chiamato lo stato maggiore dell’ex partito (da Matteoli a La Russa, da Alemanno a Gasparri che però avrebbe declinato l’invito) e alcuni parlamentari di comprovata fede, come il vicepresidente dei deputati Bocchino, il viceministro Urso e il senatore Augello.

Ma qual è il disegno di Fini? E’ la domanda delle domande e anche qui le letture divergono nei ranghi della maggioranza. Da un lato ci sono quelli convinti che il presidente della Camera stia preparando il terreno per un governo istituzionale fatto con chi ci sta, da Di Pietro a Casini e Bersani passando per i delusi del Pdl che potrebbero guardare più al mantenimento della poltrona di parlamentare che al destino del partito unico e del suo leader. Dall’altro, c’è chi esclude categoricamente un’ipotesi del genere considerandola semplicemente irrealizzabile, numeri alla mano. Mettiamo anche il caso che Fini riceva l’incarico dal presidente Napolitano – è il ragionamento – una volta in Parlamento per ottenere la fiducia su quali voti reali potrebbe mai contare?  Di certo non su quelli del Pdl (eclusi i finiani) e della Lega che avrebbero invece tutto l’interesse a tornare subito davanti agli elettori e a giocarsi la partita vera, quella del consenso. Che oggi, Fini e i finiani non possono avere già in tasca, come invece è per Berlusconi.

Insomma, l’ipotesi di una riproposizione in salsa finiana del governo Dini non convince anche perché, si fa notare, il presidente della Camera in almeno quattro o cinque convegni ha dichiarato solennemente che non ci saranno mai governi diversi da quello uscito dalle urne un anno e mezzo fa e votato democraticamente dalla maggioranza degli elettori.

Eppure, gli indizi sul fatto che qualcosa si stia muovendo ai piani alti di Montecitorio ci sono tutti, basta leggere le cronache di questi giorni, compresa la frase sibillina di Casini che di fronte all’ipotesi di un governo con la valigia in mano annuncia  la creazione immediata di un fronte unico per salvaguardare la democrazia (da cosa?) vaticinando “sorprese”.

 

Commenti
daniele
16/12/09 16:58
Quello che si riempie sempre
Quello che si riempie sempre la bocca con la parola "istituzioni",utilizza Montecitorio come luogo di incontri partitici (Berlusconi compiacente) ed ora addirittura correntizi.A questo è ridotto il pdl.Ad avere uno che incita a stare uniti quelli che vengono da an e,addirittura,che vuole il 30%di un partito,in cui,a livello di elettori,sembra rappresentare quasi il nulla.Fino a quando durerà questa farsa?
Massimo
16/12/09 17:48
sciacalli
il capo sciacalli ha riunito il branco. qualcuno si sarà smarcato? non si sa... quello che ormai è chiaro per TUTTI è che fini non è super partes...(non lo è mai stato)
Paolo_da Benevento
16/12/09 19:41
E' questa la situazione
E' questa la situazione paradossale: Fini dispone di una supporto parlamentale che, in proporzione, non guadagnerebbe mai con il voto dei cittadini. Quanti, sui 415 parlamentari - tra deputati e senatori - attualmente nel PdL, sarebbero a disposizione di Fini? Un centinaio o forse meno? E quanti fra gli elettori voterebo per lui? Il 2-3%? Ecco, Fini dispone di un peso parlamentare ben maggiore del suo peso elettorale; e lo sa bene, signori, lo sa bene. Ecco perchè le elezioni anticipate sono il suo spauracchio, sono il "male assoluto" (giusto per parafrasare un'espressione tanto cara all'uomo). Le sue posizioni sono sì minoritarie e pur determinanti all'interno del PdL attuale, ma tra gli elettori di centrodestra la componente "finiana" è quasi irrilevante. Questo può accadere solo in Italia, dove un personaggio politico può portarsi via cento parlamentari senza disporre sulla carta neppure degli elettori necessari ad eleggerli. Questo significa sovvertire l'esito elettorale; Fini può riuscire dove PD, IdV, Santoro, Travaglio, Gruppo editoriale l'Espresso e procure hanno fallito. E proprio ora che Berlusconi attraversa un momento di "debolezza" (parlo di debolezza fisica a causa dell'attentato), come si vede dalla telefonata dopo l'intervento di Cicchitto alla Camera o la recente riunione con i fedelissimi (questa sì scandalosa, perchè si è utilizzata una sede istituzionale per affari privati). Certo, perchè come si dice: "quando il tuo nemico è a terra, puoi sempre prenderlo a calci". Vai, Granfranto, continua così che magari ce la fai a farti fare un applauso dai tuoi nuovi compari radical-chic; potrai goderti la sensazione un attimo prima di essere gettato via da questi come uno stumento un tempo utile ma ora sorpassato.
Vittorio
17/12/09 19:35
C'è un detto antico che
C'è un detto antico che dice:si gode più a comandare che a fottere (nel senso di scopare).Così i tradimenti sono sempre di moda.Oggi è fini,ieri era casini,avantieri era follini e via via tradendo.Ma come la storia insegna,i traditori poi finiscono col partorire eroi della storia.Prendi il caso di Giuda.Se non ci fosse stato lui Gesù Cristo non avrebbe potuto santificare con la morte la Sua missione e cambiare così il mondo.
17/12/09 21:00
Fini ha passato il limite.
Fini ha passato il limite. Non ci deve essere più posto nel PDL per lui e i suoi pochi amici. Ma il benservito gli va dato nel momento opportuno, quando lo metterà più in difficoltà. Bisogna trattare la gente come si merita. Carlo
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