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L'Occidentale Biopolitica

Se in Europa vince l'aborto è una sconfitta per tutti anche i pro-choice

7 Marzo 2010

L’aborto in Europa ormai impressiona sia per le cifre, sia per le tendenze in atto, sia per l’impatto sociale e politico del fenomeno. Né la società né le istituzioni possono rimanere indifferenti La si può pensare in mille modi sulla vita e la morte, ma davanti a queste cifre e a queste modalità nessuno può nascondersi dietro vecchi slogan e battaglie di bandiera. Stiamo perdendo tutti la guerra perché se la vita non ha ragioni, chi mai potrà più avere ragione?

I dati forniti dall’Instituto de Politica Familiar di Madrid nel suo periodico Rapporto sull’aborto in Europa impressionano sia come cifre assolute, sia per le tendenze sociali di cui sono sintomo. Una gravidanza su cinque termina con l’aborto. Nell’Unione Europa a 27 (UE27) negli ultimi 15 anni non sono nati a causa dell’aborto 20 milioni di bambini. E’ come se fosse sparita l’intera popolazione della Romania o dell’Olanda. Nell’intera Europa ogni anno non nascono circa 3 milioni di bambini, una cifra pari alla popolazione di Estonia, Cipro, Lussemburgo e Malta messe insieme. L’aborto è la prima causa di mortalità in Europa. Nella UE27 il numero degli aborti è pari al deficit di natalità: senza l’aborto sarebbe garantito il ricambio generazionale. In dodici giorni muoiono più feti che persone per incidente stratale in un intero anno. Il panorama è desolato e desolante.

Il 63 per cento degli aborti dell’UE27 avvengono nei paesi dell’Europa a 15 (UE15) ossia nei paesi del benessere. Mentre in questi gli aborti sono aumentati, nei paesi dell’allargamento a 27 sono diminuiti. Romania, Francia e Regno Unito hanno avuto il maggior numero di aborti nel periodo 1994-2008, però mentre la Romania ha segnalato un vistoso calo, così non è stato per gli altri due. Nei paesi dell’allargamento il miglioramento delle condizioni di vita ha frenato l’aborto, mentre nei paesi più sviluppati la cultura del benessere li ha fatti aumentare. In questi ultimi il problema è prima di tutto culturale ed educativo. Ed infatti sta scoppiando il caso degli aborti di ragazze adolescenti. Il Regno Unito è il paese di punta: nel 2008 sono stati 45 mila gli aborti realizzati da adolescenti (170 mila nella UE27). Il tema dell’aborto si collega quindi con il nichilismo dei paesi sviluppati, che è un fenomeno culturale e non economico, e con una generazione di teenagers fuori controllo. Si collega anche con l’inverno demografico e con un continente stanco di futuro. Senza l’aborto avremmo in Europa 10 milioni e mezzo di giovani in più, di speranze e dinamismo, di idee nuove e entusiasmo.

Dentro questo quadro fa impressione il dato spagnolo. Qui gli aborti son aumentati del 115 per cento annuo, pari ad un incremento di quasi 70 mila ogni anno. Dal 1985 si cono accumulati 1 milione e 350 mila aborti. E’ grazie alla Spagna, balzata all’improvviso al quinto posto in Europa, che l’UE15 mantiene alti i propri tassi di interruzione della gravidanza. I dati dimostrano che in Spagna l’aborto è adoperato come sistema anticoncezionale: le donne che hanno abortito più di 5 volte è aumentato del 213 per cento negli ultimi 10 anni. Anche in Spagna, come avviene in Inghilterra con le adolescenti, l’aborto è sempre più banalizzato. Secondo l’IPF la recente legge farà aumentare ulteriormente il ricorso all’aborto: sarà permesso già dai 16 anni, sarà libero fino alla 14 settimana con estensione fino alla 22ma in caso di supposti rischi, si restringe l’obiezione di coscienza, si lancerà una istruzione capillare nelle scuole improntate alla ideologia del gender e della salute riproduttiva. Le proiezioni dicono che nel 2015 si supereranno in Spagna i 115 mila aborti, in controtendenza rispetto all’UE27 ove complessivamente gli aborti sono in diminuzione.

Oggi l’aborto è ancora illegale solo in Irlanda e a Malta. In 14 paesi la legge lo prevede in presenza di determinate circostanze. In 11 paesi si può abortire senza restrizioni. Il 30 per cento dei paesi dell’UE27 non riconosce il diritto all’obiezione di coscienza. In metà paesi è previsto un periodo di riflessione per la donna, in un’altra metà nemmeno.

Le proposte dell’IPF davanti a questa situazione sono molteplici. Vanno dalla riduzione dell’Iva per i pannolini alla costituzione di Centri di aiuto alla vita per madri in gravidanza. Tra i più interessanti si segnalano l’Istituzione di un Libro Verde sulla natalità in Europa, la realizzazione nei diversi paesi di un Piano nazionale sulla natalità, una riunione urgente dei Ministri della famiglia e soprattutto un appello alla società civile, dato che le azioni dei governi sembrano molto deficitarie, quando non addirittura fallimentari.

Una cosa è certa: bisogna ricominciare.

 

 

Commenti
marco
07/03/10 14:02
sottoscrivo in pieno tutto
sottoscrivo in pieno tutto l'articolo, c'è parecchia gente che dovrebbe leggerlo e meditarlo, sia a destra che a sinistra.
Anonimo
07/03/10 20:23
L'aborto diventerà una
L'aborto diventerà una stretta necessità nei decenni a venire. Non ci sono sufficienti risorse per far fronte alla crescita demografica e l'aborto si impone come soluzione pragmatica (sempre su basi volontarie, almeno finché non saremo ridotti come i cinesi) che aiuterà a rallentare il collasso dovuto all'imponente aumento della popolazione mondiale...
marco
08/03/10 14:04
scusa anonimo, ma tu credi
scusa anonimo, ma tu credi ancora al Club di Roma che è stato smentito dai fatti? tanto per capirci gli anni di maggiore crescita economica mondiale sono stati quelli di maggiore crescita demografica (1945-70 baby boom e boom economico, gli anni praticamente coincidono) Attendo risposte e eventuali smentite.....
Eratostene
10/03/10 18:21
Se in Europa vince l'aborto di Stefano Fontana
Quando ero ragazzo (primi anni '70) la mia domestica era una ex monaca, sposata, con due figli e 6 aborti a prezzemolo e spilloni alle spalle. "Non avrei potuto farli crescere come si deve..!" era la sua giustificazione. Nè trovava che i suoi aborti (degli altri non pretendeva di parlare) fossero in contrasto con la sua fede: "Dio sa bene i mei motivi" rispondeva. Pensa forse Fontana che se limitassimo l'aborto per legge questo diminuirebbe? Che siano donne sensate che voglio dare un futuro adeguato ad un numero limitato di figli o troie individualiste che non riescono a tenere a freno i propri istinti, certo non le fermeremo con l'IVA sui pannolini o il bonus bebè o i consultori familiari.. Aggiungeremo solo ulteriori spese ad un welfare ormai debordante. In Europa mancano all'appello 20 milioni di bambini? Benissimo: 20 milioni di probabili disadattati in meno. E' sempre meglio dell'aborto selettivo di cinesi ed indiani, Paesi nei quali mancano decine di milioni di bambine. Non mi pare che sul pianeta manchi il personale umano e se gli europei hanno deciso di suicidarsi, beh, peggio per loro. Se l'Europa è mercantilista, consumista, sfrenatamente individualista (l'individualismo è tutelato dalla Costituzione)e di conseguenza edonista, perchè meravigliarci dei dati sull'aborto? Quando vedo le pubblicità per le bambine in tv , penso sempre alla monaca di Monza, che da bambina veniva fatta giocare con le bambole vestite da monaca, per allenarla al suo futuro ruolo. Analogamente la nostra tv propone alle bambine un modello devastante fatto di seduzione, imbelletamento, balli e feste: quale coscienza civile e ruolo societario dovrebbero ricaverne? Prendersela con l'aborto, significa prendersela con le donne quali responsabili dei mali della società: un'amena cazzata. Ma sopratutto significa scambiare l'effetto con la causa.
Uniroma.tv
23/04/10 13:06
Aborto
Al seguente link http://www.uniroma.tv/?id_video=15717 potrete visualizzare il video "La Storia di Irene Vilar", sconvolgente storia della donna statunitense che nell'arco di 17 anni ha abortito 15 volte. Ufficio Stampa di Uniroma.TV info@uniroma.tv http://www.uniroma.tv
Roberto
13/02/11 10:20
Ad una donna che medita di
Ad una donna che medita di abortire mi sento di dire soltanto: Un figlio non è mai dei genitori; dal concepimento alla morte, è solo di se stesso perché è “altro da te”. Parti quindi dal presupposto che “non è tuo”. Se non vuoi esserle madre dallo in adozione ma sappi che, come non è tuo il seme maschile che con il tuo ovulo lo ha generato, non è e non sarà mai tuo l'essere che da quell'incontro ha iniziato il cammino della vita. Assumiti la responsabilità di portare a termine la sua gestazione, ne sarai per sempre felice, e poi consegnalo alle successive tappe della vita affidandolo alle cure di chi sarà felice di completarne la missione educativa. Un giorno quel figlio avrà modo di dire a se stesso che chi lo ha messo al mondo avrebbe potuto abortirlo e non lo ha fatto; amerà quella scelta e chi l’ha fatta. Avendo accolto la sua vita e vinto la tua paura, riceverai il suo amore. Questa tua scelta, che implica la volontà e la consapevolezza di dover affrontare e superare emozioni negative come la disperazione, la paura del giudizio e la vergogna, ma anche l’egoismo e la rabbia, aumenterà la tua autostima, la tua dignità di essere umano e di donna, e ti darà la gioia di essere stata capace di dare la vita invece che interroperne il cammino. Tu sei sempre più forte di chi vuol farti credere di essere debole. Ogni scelta è sempre e solo nostra, se vuoi crescere e stare bene con te stessa assumitene la responsabilità. Ricorda che ogni crescita personale implica l'accettazione di affrontare una sofferenza. Ma il premio che poi ne deriva te la farà dimenticare perché ne uscirai più forte e più illuminata, grazie al fatto che avrai preferito ascoltare la tua coscienza anziché il tuo ego. L’esempio più bello è Maria, la madre di Gesù.
AA
28/08/11 15:54
Se, come dice Roberto, la
Se, come dice Roberto, la vita del figlio è solo di se stesso, allora non sarà giustificabile l'aborto, ma certamente lo è l'eutanasia! Io credo, come l'anonimo che ancora non ha risposto, che in un futuro lontano, non l'aborto, ma uno stretto controllo sulle nascite sarà necessario. La Cina lo sta facendo da un pezzo e la sua popolazione tornerà sotto il miliardo di abitanti entro il 2100. Il pianeta può reggere ancora, ma non per sempre. Sarà obbligatorio stabilire un limite alle nascite e curare con attenzione il rapporto tra nati e morti...
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