Giovedì 17 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Percorso a ostacoli

Abu Mazen mette Israele davanti a una scelta: la pace o gli insediamenti

27 Settembre 2010

L’autorità palestinese s'impunta sulla questione della moratoria sulla costruzione di nuovi insediamenti da parte dello stato ebraico ma allo scadere della mezzanotte non sembra che da parte israeliana ci sia la volontà di prorogare la situazione. Netanyahu chiede ai coloni una "prova di moderazione", Obama spera nel partner israeliano, il Re di Giordania avverte che senza un accordo nuove guerre scoppieranno nella regione.

Oltre a una moderata approvazione israeliana del discorso di Obama e a una più convinta adesione palestinese, nulla sul fronte dell’estensione della moratoria sugli insediamenti in Cisgiordania. Il discorso del presidente Usa all’assemblea generale dell’Onu sembrava aver creato una breccia nello stallo in cui è finito il delicato processo di pace in Medioriente. Un’altra fase “delicata” come ce ne sono state da sessant’anni a questa parte, per dirla con Barack Obama, eppure proprio lo scarso clamore sotto cui si stavano compiendo i colloqui pareva una garanzia di successo.

Ma poi è arrivata la doccia fredda. Stanotte la moratoria sulla costruzione di nuovi insediamenti è scaduta, e per adesso non ci sono notizie su una sua eventuale proroga. Dopo l'assemblea dell'Onu, voci ufficiose riportano l’impegno di Obama e del Dipartimento di Stato per raggiungere, invece, un contenimento delle costruzioni. Non un blocco totale, dunque, né tanto meno un arretramento, come Abu Mazen si aspettava. Il problema è che Netanyahu sulla questione rischia di spaccare la sua maggioranza e il governo.

Dopo aver respinto le dure critiche pervenutegli da Hamas, che lo accusava di aver tradito la causa del suo popolo, Abu Mazen ha seccamente respinto l’ipotesi di un compromesso che, secondo i palestinesi, finirebbe per favorire Israele. Abu Mazen ha anche accusato Netanyahu di fare melina senza impegnarsi davvero nelle trattative, visto che nei suoi ultimi discorsi il premier israeliano ha riportato in auge la questione del riconoscimento reciproco, che in realtà è già avvenuto nello storico incontro tra Rabin e Arafat del ’93. Anche il leader palestinese però non sembra avere assi da giocare e si è rimesso a una decisione della Lega Araba, che dovrebbe riunirsi in settimana.

Dall’Anp si aspettano risposte più concrete, ed è per questo che il Quartetto per la pace in Medioriente (Ue, Onu, Russia e Usa) sta lavorando in modo frenetico con le autorità palestinesi e gli altri attori mediorientali. Il presidente Sarkozy, ieri invitava Israele a trovare delle soluzioni, "se non il processo di pace non servirà a niente". Netanyahu ha esortato alla moderazione i coloni, ma nello scorso pomeriggio in alcuni insediamenti ci sono state delle cerimonie con la posa delle prime pietre di nuove case. Secondo il Re di Giordania, se la politica di espansione degli insediamenti continuerà Israele e il Medio Oriente potrebbero conoscere un'altra guerra. 

Commenti
Costantino Pistilli
27/09/10 09:17
Aridatece Begin
‎" Non una ma cento Elon Moreh! "
Anonimo
28/09/10 11:26
Si «impunta»
Va da sé che l’articolo non aggiunge nulla alla conoscenza del fatto, alla notizia, che si conosce già da altre fonti. Ma quanto in apertura si legge, per mano dell’articolista, l’espressione “si impunta” non è questo un modo non già di dire qualcosa sul fatto in sé, ma di continuare a fare propaganda a favore di una parte contro l’altra. Il fatto che Loquenzi (credo direttore de L’Occidentale) prenda parte alla squallida manifestazione di Fiamma Nirenstein, ed è almeno la seconda volta che lo colgo in fallo, la dice lunga sulla natura della testata. Ma non è certo un mistero... Quanto al merito, bisogna proprio essere dei servi idioti e corrotti per accettare negoziati, dove è chiaro anche ai ciechi come si cerchi un quisling, un kapò, per apporre la firma all’atto finale di una pulizia etnica, per cui vi è solo l’imbarazzo della scelta della data iniziale: il 1897 (congresso sionista di Basilea), la Dichiarazione Balfour o il 1948 e il piano Dalet? Ma poiché noi siamo qui, e non lì, possiamo sensatamente chiederci chi fra di noi, in Italia e in Europa, è complice o plaude alla “pulizia etnica”. Che questi negoziati siano una farsa che più farsa non si può è perfettamente evidente a chiunque abbia un minimo di intelligenza politica e di onestà intellettuale.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl