Che la crisi dei mutui fosse molto importante, lo si era capito fin dall’inizio. Ma che questa portasse ad un radicale mutamento degli assetti economici americani, non era poi così prevedibile. Invece proprio questo è successo, con la trasformazione di Goldman Sachs e Morgan Stanley in banche commerciali, ponendo di fatto fine alle gloriose banche d’affari statunitensi.
Lo aveva anticipato Kenneth Lewis, il presidente di Bank of America: «Morgan e Goldman tra un anno non avranno più la forma attuale: ambedue hanno bisogno di più depositi per sopravvivere alla crisi». Ed in effetti, così è stato. La Federal Reserve ha concesso la «transazione con efficacia immediata» per le due investment banks, che sono diventate a tutti gli effetti delle holding bancarie, chiudendo il discorso con il Glass Steagal Act del 1933, la normativa anti-speculazione che prevedeva la divisione fra commercial banks ed investment banks. Questo gli permetterà di poter aprire il proprio mercato a settori come quello retail, in modo da accumulare depositi per consolidare la propria situazione patrimoniale. Nella decisione hanno pesato i forti bilanci in rosso, a tal punto che, secondo indiscrezioni di Bloomberg, nel weekend GS e MS avevano addirittura pensato anche loro di chiedere l’iscrizione al Chapter 11 del Bankruptcy Code. Solo dopo questa mossa, la Fed avrebbe ragionato sull’influenza che questo fatto avrebbe avuto sugli addetti ai lavori. Infatti, la navigazione a vista è quella che più viene utilizzata e l’eventualità di un fallimento di altre due banche d’affari sarebbe stato un colpo troppo forte per un mondo che si sta ancora leccando le ferite.
Ancora, potranno ricevere il supporto finanziario del Tesoro e della Fed, in caso di dissesti finanziari. Sembra infatti che la decisione di mutare la natura delle due banche sia dovuta principalmente alla condizione di forte indebitamento in cui versano, dopo le svalutazioni legati ai mutui subprime. A cadere sotto i colpi sono state prima Bear Stearns, poi Lehman Brothers ed il governo, così facendo, ha cercato di porre una soluzione per evitare il collasso completo del sistema bancario americano. Di fatto, si è messa una pezza, chiudendo un’epoca.
Eppure bisogna fare una distinzione fra quella che è la crisi finanziaria e la trasformazione delle investment banks: anche se non siamo di fronte ad un nuovo 1929 perché fino ad oggi non sono stati ripetuti gli errori del passato, è certo che un’era si è chiusa. Certo, perché il terremoto dei subprime ha fatto crollare quasi tutte le istituzioni della finanza yankee, quelle che da Gordon Gekko in poi hanno fatto sognare molti individui. Banche d’affari che adesso devono chinar la testa di fronte allo strapotere orientale, come dimostrano gli interessamenti del fondo sovrano cinese, China Investment Corp, nei confronti di Morgan Stanley.
Come se non bastasse, anche sul fronte globale, le cose non vanno benissimo. La decisione di Henry Paulson, Segretario del Tesoro, di creare un maxi-fondo per tutti i “toxic assets” delle entità finanziarie è stata recepita in maniera differente. Si tratta di oltre 700 miliardi di dollari che andranno a rilevare tutte le attività patrimoniali in dissesto per cercar di porre un fine alla crisi, nazionalizzando a spada tratta dove si può. Ma non basta ancora, dato che Paulson ha espressamente richiesto aiuto al G-7 per la creazione di regole comuni ed il varo di un piano globale sullo stesso modello di quello appena presentato da Washington. La speranza è che si possano controllare le perdite e, soprattutto, comprendere in quali anfratti si nascondono le svalutazioni legate alle cartolarizzazioni selvagge. Il sentore è che però questo non serva ancora per risollevarsi, specie considerando l’enorme sforzo finanziario a cui saranno sottoposti i cittadini americani. Se si poteva sperare in una ripresa economica già nel 2009, con questo piano d’azione probabilmente si sposterà in avanti in termine. Anche perché non tutto il marcio dei subprime è emerso dal mercato. Solo quando si capirà con esattezza a quanto ammonta la spazzatura si potrà far pulizia, a patto che non si vada contro un sistema che ha dimostrato di essere valido, bensì contro chi abusava di esso.


