Venerdì 12 Marzo 2010
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Operazione "Colpo di spada"

Afghanistan, l'offensiva Usa continua e gli italiani non si tirano indietro

7 Luglio 2009
zzzzzzzzzzzzznew_page_1.htm_txt_tgb307C-014_small.jpg
Marines rispondono al fuoco nemico

Dal G8 di Trieste, allargato ad Afghanistan, Pakistan e altri paesi dell'Asia centrale, è venuto un forte impegno per garantire uno svolgimento sicuro e corretto delle elezioni di agosto in Afghanistan. Tutti i convenuti si sono detti pronti a contribuire agli sforzi NATO ed ONU per non far fallire un appuntamento che Washington considera "l'evento dell'anno". Vedremo poi quello che succederà la prossima settimana all’Aquila, in quello che sarà G8 a tutti gli effetti. Per adesso, Obama è riuscito a strappare al presidente russo Medvedev un accordo sul transito di materiale e personale militare americano in Afghanistan attraverso la Russia, compresi 4.500 voli l'anno (e con un risparmio fino a 133 milioni di euro l'anno per gli americani).

Intanto la situazione sul campo vede le forze di ISAF e di Enduring Freedom all’offensiva su tutti i fronti per contrastare una guerriglia sempre più attiva, anche al di fuori dalle aree di tradizionale insediamento come l’est ed il sud. Giovedì scorso le forze americane hanno lanciato una grande offensiva nella parte meridionale della valle del fiume Hellmand, concentrata tra il capoluogo dell’omonima regione, Lashkar Gah, e il distretto caldo di Garnser, storiche roccaforti talebane. Nell’offensiva, tuttora in corso, sono coinvolti oltre 4.000 soldati americani, per la gran parte Marines, 650 uomini dell’ANA, 50 aerei ed un numero imprecisato di elicotteri. Secondo alcuni ufficiali sul terreno si tratterebbe della più grande operazione aerotrasportata mai compiuta dai Marines dopo la guerra del Vietnam.

Le manovre sono iniziate con una massiccia infiltrazione via elicottero di centinaia di colli di cuoio nel distretto di Nawa, 30 km a sud di Lashkar Gah, un’area dove finora le truppe di ISAF non si erano mai spinte. L'operazione ha il nome in codice di "Khanjar" (colpo di spada) e ciò che la rende "diversa" da quelle condotte nei mesi e negli anni scorsi, ha dichiarato sin dal suo avvio il generale Larry Nicholson, comandante del 2° MEB (Marines Expeditionary Brigade) e veterano dell’Iraq, "è la massiccia entità delle forze impiegate", ma anche "la velocità" dell'attacco ed il fatto che stavolta si punta a tenere le posizioni che verranno strappate ai talebani: "dove andremo, resteremo". Il riferimento è ad analoghe operazioni condotte in passato nella stessa area da britannici e canadesi che pur raggiungendo gli obiettivi e conquistando posizioni sotto il controllo dei talebani, non erano però in grado di assicurarne il mantenimento a causa molto spesso dell’insufficienza di truppe. Questa volta, grazie al surge deciso dal presidente Obama, che prevede lo schieramento di 8.000 soldati americani aggiuntivi proprio nella regione di Hellmand, le cose si spera possano andare diversamente. Dopo la prima facile avanzata, già dal secondo giorno hanno iniziato ad infuriare i combattimenti e si contano già i primi caduti anche tra le fila alleate. Impossibile avere un’idea delle perdite tra i ranghi della guerriglia.

Ma un altro settore dove da settimane sono in corso combattimenti su larga scala è la provincia d Baghdis, nella regione nord-occidentale dell’Afghanistan sotto comando italiano. Un’area dove la guerriglia ha aperto un nuovo fronte e nella quale dal 2007 la violenza è aumentata di ben il 263 per cento. Militari italiani della Folgore, soldati dei contingenti spagnolo e americano e soldati afgani sono impegnati da metà maggio a strappare alla guerriglia il controllo del distretto di Bala Murgab, nella provincia di Baghdis, al confine con il Turkmenistan. L’operazione si sta svolgendo in stretto coordinamento con un’offensiva portata avanti da forze del 209° Corpo afgano e militari del Regional Command North sotto comando tedesco convergente sul distretto confinante di Ghowrmach. In questi due distretti, Bala Murgahab e, appunto, Ghowrmach, la presenza talebana è fortissima e, di fatto, fino a questa primavera, erano gli stessi talebani a controllare il territorio dove avevano installato una sorta di Governatorato ombra retto dal Mullah Dastagir, ucciso poi in un raid aereo americano lo scorso febbraio, e sostituito, pare, dal suo vice Jamaloddin Mansoor.

Tra i comandanti talebani più influenti dell’area ci sono anche Abdul Rahman Haqqani, un uomo della vecchia guardia fino a poco tempo fa nascosto in Pakistan ed al tempo del Governo talebano governatore della vicina provincia di Ghor, che però pare non abbia buoni rapporti con Mansoor, esponente della fazione talebana più giovane e meno propensa a seguire le direttive della shura di Qetta. Nel solo distretto di Bala Murghab si contano oltre 74 basi talebane o riconducibili a elementi ostili. Qui è presente anche la FOB (Forward Operating Base) Colombus, dove attualmente opera la Task Force Alpha del 183° reggimento della Folgore assieme a militari americani e dell’ANA. Negli ultimi mesi la base è stata attaccata più volte dalle forze talebane, quasi ogni giorno, ma i nostri miliari hanno risposto sempre al fuoco ricorrendo in più occasioni anche ai mortai da 120 mm usati con ottimi risultati e, soprattutto, con eccellente precisione contro le postazioni nemiche.

Per gli italiani, quella attualmente in corso, è la più grande operazione militare dai tempi della Seconda Guerra mondiale. L’obiettivo è quello di riportare la sicurezza nel distretto di Bala Murghab, assicurare la libertà di movimento per le forze NATO e la sicurezza della principale via di comunicazione dell’area, denominata in codice Lithium. Anche in questo caso si punta a prendere il controllo del territorio e lasciarlo alle forze dell’ANA soltanto una volta tornate le condizioni di normalità. L’operazione, denominata operazione Murghab, vede il coinvolgimento di un battaglione di parà della Folgore, Task Force North, unità del genio e per le PSYOPS (Psycological Operations), elicotteri d’attacco Mangusta, tre in appoggio diretto alle operazioni e due in riserva, un velivolo non pilotato Predator per la ricognizione e due elicotteri da trasporto Chinook. All’offensiva prendono parte anche due battaglioni del 207° Corpo dell’ANA, guidati dai nostri OMLT (Operational Mentor and Liaison Team), uno squadrone di elicotteri Mi-17 dell’ANA, quattro compagnie della polizia afgana e due compagnie della polizia di frontiera. Il supporto dall’aria è garantito dagli aerei A-10 americani. Ma un ruolo importante in questo contesto lo svolgono anche i nostri Mangusta che mai come in questi mesi sono stati impegnati in operazioni di combattimento. I report parlano di decine e decine di missili Tow e di migliaia di colpi di cannone da 20 mm sparati contro le postazioni e gli assembramenti talebani. 

Finora nell’offensiva hanno perso la vita alcuni soldati afgani ed una decina di soldati italiani sono stati feriti ed alcuni veicoli Lince danneggiati. Di contro, le stime inducono a pensare che le perdite nelle fila degli insorti siano ben oltre le 100 unità. 
 

La URL per il trackback di questo articolo è: http://www.loccidentale.it/trackback/74677
Commenti
08/07/09 09:43
Intervento italiano...
Bisognerebbe ricordare questo immenso tributo italiano, ai tanti detrattori che da qualche giorno blaterano su una fantomatica esclusione del nostro paese dal G8... Questa gente dovrebbe vergognarsi, e ricordare il tributo del nostro esercito in questa immensa, quanto silenziosa guerra, che i media non trattano come dovuto; sia negli andamenti, che nel raccontare cos'è questo fronte aperto, e perchè combattiamo. Il peso politico dei comunisti nel nostro paese continua con la sua marcia distruttiva ad infangare, a dire NO, a inceppare come può il governo; basti vedere i titoli dei giornali stamane, e il tiro incrociato di alcuni quotidiani esteri. L'Italia c'è, ha avuto il coraggio di esserci e continuerà ad esserci col suo contributo essenziale. Sono orgoglioso e vicino ai nostri soldati, e sono imbufalito con chi non vive, in questo sentimento, l'espressione più alta di cittadinanza. Una cittadinanza non più, non solo, rivolta ai nostri interessi nazionali, ma al riassetto del quadro generale di un mondo che vive una guerra di un nuovo tipo, ma che sempre guerra è.
Andy77
08/07/09 12:36
caro Mark69...parli come il
caro Mark69...parli come il mio bisnonno! Dunque secondo te quei ragazzi che vanno solo per soldi a farsi un giro in un super blindato in mezzo alla polvere sarebbero l'espressione più alta della cittadinanza? Mi pare che le tue parole vengano da lontano...non nello spazio, ma nel tempo!C'è ancora chi crede a questa storia degli eroi da trasferta che lottano per la ns.patria? Laggiù? Ah,già,dobbiamo liberar le donne dal burqa...ma la storia non vi ha insegnato niente? In afghanistan ci puoi stare 40 anni,far morire migliaia di ragazzi (illusi con laute paghe), ma appena te ne vai, in 10 anni è tutto come prima.Ripeto,non si cambiano le abitudini storiche dei pashtun/talebani.Essi rimangono ciò che sono da 1000 anni,e lo faranno per i prox.1000.Noi non potremo star lì per sempre(costi e morti troppo alti), loro hanno il tempo come alleato... questa è e sarà sempre una guerra persa in partenza...ve lo dice uno che ocnosce un minimo lo spirito afghano.
lincepara
10/07/09 08:00
Molto interessante il
Molto interessante il commento di Andy77. Io sono uno di quei "ragazzi che vanno solo per soldi a farsi un giro in un super blindato in mezzo alla polvere". Anzi, per dirla tutta sono un PARACADUTISTA dela Brigata FOLGORE e scrivo da Farah(estremo sud della zona di responsabilità italiana). Vivo in tenda da oltre 3 mesi e ci resterò per altri quattro. Oggi la temperatura è di circa 45 gradi all'ombra. Negli ultimi tempi, come facilmente constatabile dai media nazionali, abbiamo avuto diversi feriti, dei quali qualcuno anche piuttosto grave che è stato rimandato in Patria (lettera maiuscola) per le cure. Uno di questi, lo abbiamo dovutoimbarcare quasi a forza perchè urlava di non voler tornare a casa lasciando il suo gruppo qui. Difficile e decisamente riduttivo giustificare questo spirito, il rischio della vita o della menomazione permanente con il compenso economico... Ma neanche vogliamo passare per eroi o per espressione più alta della cittadinanza. Noi siamo Italiani (lettera maiuscola) normalissimi che fanno il proprio mestiere (quello delle armi) per passione e che credono in quei principi che, per alcuni, arrivano "da lontano nel tempo". Tu che conosci un minimo lo spirito afgano, dovresti studiarne anche un po' di storia. Commetti un errore grossolano associando i Talebani ai millenni di storia, visto che proprio loro sono il recente frutto di una aberrazione religiosa. Si parla di pochissimi decenni di esistenza e di un movimento che MAI è appartenuto alla tradizione afgana. Anche l'associazione Pashtun e Talebano è piuttosto grossolana. è vero che i Talebani sono quasi tutti Pashtun, ma ci sono moltissimi Pashtun che combattono i Talebani. Mi viene in mente il Presidente Karzai. In Afghanistan si combatte una insurgency. Nessuna insurgency è durata 10 minuti nella storia dell'essere umano. Perciò la tua previsione che il conflitto durerà lunghi anni è decisamente scontata. Accetto l'aggettivo illuso perchè sono fermamente convinto che il conflitto si può vincere. Ho quotidiani contatti con gente locale comune che non smette un secondo di ringraziarci per quello che facciamo. Non accetto che ci associ la "lauta paga" perchè nessuno di noi è proprietario di case di lusso o conti correnti gonfi di denaro. Io finora ho passato quasi due anni della mia vita, sebbene in più riprese, in questo paese martoriato. Ho visto di tutto qui. Morti suicidi ridotti a brandelli per arrecare qualche danno a noi, incredibili accrocchi per aumentare il potere demolente degli ordigni esplosivi che gli insorti utilizzano per limitare i nostri movimenti, avversari uccisi e feriti, gente comune con le malattie più strane che ogni giorno viene a farsi visitare dai nostri medici, amici e colleghi feriti... Quello che ancora mi manca è vedere qui qualcuno di quelli come te che critica dal calduccio di casa sua, seduto dietro al suo bel computer e spara giudizi e sentenze su quelli come me. Lascia perdere, quella si che è una guerra che non puoi vincere! FOLGORE!
Legolas
11/07/09 11:28
Perché.
Caro Andy77, condivido in pieno il tuo pensiero circa la durata del conflitto in Afghanistan. Del resto è un Paese che viene da decenni di conflitti con avversari, sulla carta, ben più agguerriti degli italiani. Faccio parte del contingente italiano in Afghanistan e non sono certo qui per quei pochi soldi che guadagno (comunque sempre di più se confrontati a quei pochissimi che si guadagnano in Patria). I soldi a cui tu sembri dare molta importanza non c'entrano. Sono qui perché il mio Paese (il nostro?) si è giustamente impegnato a contribuire ad una soluzione di stabilità tanto desiderata dalla maggioranza degli Afgani. Sono qui perché ho scelto il mestiere delle armi, non per amore della violenza ma per la consapevolezza che la pace (termine molto abusato oggi, soprattutto da alcune correnti di pensiero) non è gratuita. La pace è costosa ed il prezzo della pace è pagato da quelli come me che, credimi, sono gli ultimi a cercarsi guerre, visto che sono i primi a doverle combattere. Sono convinto che se tutti i filosofi e profeti della non violenza venissero un po' da queste parti si ricrederebbero, se ne avessero il tempo prima di venire ammazzati come cani in nome della Guerra Santa. Caro Andy77 ci sono in Afghanistan ceceni, iraniani, turchi, pakistani, arabi, che non cercano altro se non uccidere infedeli, come li chiamano loro, in nome del Profeta e della globalizzazione di un Islam integralista e medioevale frutto di un'interpretazione scorretta del Corano. Gli Afgani sono spesso combattenti per mancanza di alternative, non per scelta. Quello che la comunità internazionale sta cercando di fare è proprio la creazione di alternative alla violenza. Queste alternative, perché si possano realizzare, presuppongono un contesto di sicurezza che fino a che qualcuno non inventerà qualcosa di risolutivo e non violento solamente la forza militare può garantire. Quindi, caro Andy77, permettimi un consiglio: cerca di essere un po' più collegato alla realtà perché i sogni sono belli quando si dorme. Un militare Italiano in Afghanistan.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2009 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl