Martedì 22 Luglio 2014
Dopo la morte della 13enne

Afghanistan, si discute sulle “regole d’ingaggio” ma la missione continua

4 Maggio 2009
italia2.jpg

Ieri il ministro Frattini ha espresso “profondo sgomento” per la sorte di Behnooshahr, la ragazza di 13 anni uccisa per errore da uno dei nostri soldati in Afghanistan, manifestando la sua solidarietà alla famiglia della vittima. Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Lupi (Pdl) che guida la delegazione italiana arrivata proprio ieri a Herat. 

La ragazzina viaggiava su una Toyota Corolla che si è avvicinata a forte velocità verso il convoglio formato da tre automezzi delle truppe italiane. I militari hanno imposto “l’alt”, poi hanno lampeggiato e sparato in aria un colpo di avvertimento, ma l’auto ha continuato a correre verso di loro. Quando è giunta a una decina di metri dal convoglio uno dei nostri mitraglieri ha aperto il fuoco.

“Pioveva e la visibilità era pessima – ha raccontato il 32enne Ahmad Wali, lo zio della ragazza, al volante dell’auto colpita – ho visto delle luci davanti a noi ed è apparso un convoglio di soldati stranieri. Subito dopo ho visto che metà del volto di mia nipote non c’era più, che sua madre era ferita al petto e il mio viso era insanguinato”. Secondo il padre Ahmed, la macchina procedeva alle spalle del convoglio italiano e non c'era modo di sentire o vedere i segnali di avvertimento dei militari italiani.  Sul caso indagano la Polizia militare, la Procura di Roma, le autorità afghane.

Nella nota diffusa dalla Farnesina si legge che “la tragica situazione” delle vittime innocenti in Afghanistan è figlia di un contesto ambientale che i gruppi terroristi e l’estremismo talebano hanno saputo sfruttare, ma “l’Italia continuerà a garantire alla popolazione civile afghana le condizioni di massima sicurezza”. Sempre ieri, una bomba nascosta in una moto ha ammazzato 2 bambini (e ferito altre 7 persone) nella provincia dell’Helmand. L’attentato è stato rivendicato dai talebani che, a differenza della Nato, non si fanno scrupoli quando colpiscono i civili.  

La Corolla è uno dei mezzi che vengono usati più spesso come auto-bomba dalla guerriglia e potrebbe essere questa la spiegazione della reazione italiana; ma non basta a stabilire con certezza qual sia stata la dinamica dell’incidente. Secondo la versione fornita dal comando italiano, il mitragliere avrebbe sparato prima per terra e poi sul cofano dell’auto. Dopo lo scontro il convoglio italiano ha proseguito sulla sua strada senza fermarsi, in ossequio alla procedura. Solo in seguito gli italiani sono venuti a sapere cos’era accaduto alla bambina e ai suoi parenti dalla polizia afghana.  

Com’è morta Behnooshahr? Sulla sua sorte per adesso c’è solo il racconto dello zio. Poteva essere soccorsa anche grazie all’aiuto dei nostri soldati? Servirebbe fare il punto sulle rules of engagement (Roe) del nostro contingente, cioè sui modelli di comportamento seguiti dai soldati della missione Nato. Il diritto all’autodifesa ed altre norme tutelano il mitragliere che ha deciso di sparare ma – se venisse provato che ha ecceduto nell’uso della forza – quel soldato si troverebbe a dover rispondere penalmente davanti al tribunale militare di Roma.

Per adesso il ministro della difesa Ignazio La Russa assicura che le regole d’ingaggio sono state rispettate: “Ciò non toglie che rimane un margine di drammatico errore come in questo caso che purtroppo costa la vita ad una ragazza”. Il generale dei parà Marco Bartolini promette che si indagherà fino in fondo sull’accaduto: “siamo i primi – dice – a voler capire se qualcosa non ha funzionato nelle procedure, in modo da evitare che simili fatti possano ricapitare”.

L'opposizione sembra determinata a non mettere in discussione la missione italiana in Afghanistan. Secondo Piero Fassino (Pd) le nostre truppe vanno rafforzate, mentre Rosa Calipari, capogruppo del Pd nella commisione Difesa a Palazzo Madama, ha chiesto di verificare "il reale rispetto delle disposizioni" chiedendo di "ridefinire le missioni Enduring Freedom sotto Comando Usa e quella Isaf che invece dipende dalle Nazioni Unite, perché non si percepisce più la differenza e invece gli ordini assegnati sono completamente diversi, almeno sulla carta". Anche la vedova di Nicola Calipari, in ogni caso, dice che in Afghanistan dobbiamo restarci.

Se da una parte ci sono i “caveat” – le limitazioni imposte dai singoli governi alle proprie truppe – dall’altra abbiamo le regole d’ingaggio che fanno parte del ‘bagaglio comune’ della Coalizione. Lo scorso maggio, il governo italiano decise di venire incontro alle richieste degli alleati americani, attenuando le restrizioni nell’impiego dei nostri militari in missioni di combattimento. Considerando i ripetuti attacchi a cui vengono sottoposte le truppe della Nato in questo periodo (secondo il generale Bertolini "i talebani sono sotto pressione e agiscono con azioni isolate"), e più in generale la complessità dei rapporti tra le Roe e i caveat, l’Italia potrebbe essere costretta a mettere nel conto altri “incidenti” come quello avvenuto ieri – il drammatico prezzo della guerra in corso.  

l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Registrazione del Tribunale di Roma
n° 141 del 5 Aprile 2007.