Lunedì 21 Maggio 2012
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Un partito finito

Al Pd non basta cambiare dirigenza

20 Febbraio 2009
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Salottiera, giustizialista, pessimista, conservatrice. Questo il ritratto della sinistra lasciato in eredità ai dirigenti e militanti del suo partito da un Veltroni finalmente libero di strapparsi di dosso, almeno per un minuto, la crosta di melassa buonista che fino a ieri era stata la sua cifra retorica. Quattro parole che valgono decine di saggi, e molti ne riassumono (da Luca Ricolfi a Andrea Romano, da Giampaolo Pansa a Emanuele Macaluso). Uno squarcio di luce, ma certo troppo abbagliante per illuminare un uditorio da troppo tempo abituato a vivere nella penombra. Non ha caso nel resoconto dell’Unità, che quegli ingredienti centrifuga ogni mattina nel beverone che offre al lettore “democratico” (il pessimismo in prima, il salotto di Conchita De Gregorio in seconda, il giustizialismo di Travaglio in terza..) di quella frase non c’è traccia, a differenza del disincantato quotidiano di origine margheritina, Europa.

Veltroni nel prendere atto del fallimento del suo progetto ha attribuito a se stesso il merito di aver cercato di liberare la sinistra dai quei suoi mali oscuri. Non è però facile trovare nell’azione dell’ex segretario traccia di un simile impegno per l’innovazione.

Difficile ad esempio pensare che l’alleanza con Di Pietro alle elezioni politiche potesse sciogliere il groppo giustizialista che trovò la sua più indecente espressione all’epoca della lapidazione di Craxi davanti al Raphael nel 1993. La gragnuola di insulti e monetine scagliate contro il segretario del Psi dai militanti che tornavano da Piazza Navona dopo un comizio di Occhetto attraversa tuttora il corpo della sinistra come una devastante molecola di violenza psicopolitica. Naturale che Di Pietro s’ingrassi della polpa del Pd.

Allo stesso modo l’incertezza, la titubanza, il rinvio, cos’altro sono se non il risvolto di un’antica palandrana comunista intessuta di opportunismo e conservatorismo?

Un esempio recente: il caso Englaro. Il Pd una volta tanto pesca il biglietto vincente della lotteria. Alla guida del suo gruppo nella commissione Sanità c’è un politico dichiaratamente cattolico, e il caso vuole che questo cattolico sia anche un luminare della medicina e al tempo stesso un seguace dei lumi nella bioetica. Rara opportunità di realizzare la fusione calda fra le diverse anime del partito. Per giunta i sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani è d’accordo con le posizioni espresse dal professor Ignazio Marino in materia di testamento biologico. Ebbene, proprio alla vigilia delle elezioni sarde il partito di Veltroni riesce, con burocratica nonchalance, a sostituire Marino con una parlamentare cui la fede cattolica impone di far corrispondere, in questo caso, le sue scelte politiche a quelle del Vaticano e, en passant, a quelle del centrodestra. Difficile non pensare che anche in questo caso le ragioni della coesione interna del Pd abbiano prevalso e soffocato con esiti disastrosi quelle del rapporto con gli elettori.

Incerto su tutto, dalla gestione degli affari correnti (caso Campania, e ora Lazio) a quelli internazionali (in quale gruppo andranno a sedersi in Europa gli eletti del Pd? Risposta: lavoreremo per cambiare l’Europa!), a quelli economici (mi schiero con Cisl e Uil che scelgono di lavorare per il superamento della crisi planetaria o con la Cgil che lavora per evitare la propria?), a quelli che investono le libertà civili il Pd oggi non è un partito debole, è un partito inutile.

Per questo ogni previsione sul suo futuro è oggi impossibile. Al Pd non basta mutare dirigenza, come non è bastato scegliere o non scegliere fra il negazionismo di Veltroni (“non sono mai stato comunista”) e l’evoluzionismo berlingueriano di D’Alema, fra i cattocomunisti postdemocristiani e i teodem neoclericali. La Destra oggi trionfa perché, dopo il terremoto politico-giudiziario di Tangentopoli, il suo leader ha azzerato la storia dell’area moderata e ha ridotto a figuranti i suoi vecchi protagonisti e i loro eredi. A Sinistra non è successo nulla del genere e si è proceduto a tentoni senza una direzione precisa. Ma ormai è giunta al capolinea. Stavolta non può sperare di trovare l’ennesimo escamotage (Cosa, Ulivo, Unione, Pd) per evitare di fare fino in fondo i conti col proprio passato. E con l’immagine ironica e deforme che le rimanda lo specchio sollevato da Veltroni. 

Commenti
vanni
20/02/09 11:12
Quando una sinistra al passo con i tempi?
Forse confusamente, ma che Veltroni abbia intuito che una revisione (la vogliamo chiamare così?) dei vecchi principi comunisti andasse fatta, e con palese chiarezza, per la loro - come dire – inadeguatezza, mi pare che si veda. Che poi alla persona manchino le qualità per guidare un tale cambiamento (che invero non è un cambiamento di poco conto: da quanto il "popolo di sinistra" viene nutrito con dosi sempre più massicce di superiorità antropologica, giustizialismo, ci deve pensare lo stato, dàgli al fascista, industria e energìa assassine ecc.?) mi pare che pure si veda. I D'alema i Fassino i Bersani... che faranno? Ritorneranno a lisciare in qualche modo il pelo allo zoccolo duro per recuperare i transfughi, negozieranno meglio con i cattolici adulti, svilupperanno una più accorta tattica politica di alleanze (i comunisti non san fare altro). Poi sempre antiberlusconismo, statalismo, dirigismo ideologico, saccheggio del pubblico, cigiellismo, bassolinismo, terzomondismo... Non rimpiango Veltroni, ma mi dispiace che sia stato bersaglio di pernacchie per le sue movenze, in quanto l'insufficienza politica investe parimenti i suoi compari. Pensare che nasca qualcosa di buono da questi dirigenti è come pensare che nasca qualcosa di buono dalla riforma della giustizia, qualora si sia costretti, per realizzarla, a coinvolgere l'attuale dirigenza della magistratura, i Violante, i Dipietro e via così.
Monitor
20/02/09 16:38
Veltroni
Mi sembra che il lettore Vanni abbia descritto bene la situazione attuale del PD, ma a mio giudizio occore una precisazione. Non credo alla buonafede di Veltroni circa la sua volontà di realizzare quanto promesso. Come tutta la classe dirigente proveniente dal PCI, anche se lui nega di essere stato comunista, anelava al potere assoluto pronto a rinnegare, come poi si è verificato, il suo programma pur di conservare quel posto che non i famosi tre milioni partecipanti alle primarie gli aveva affidato, ma il sinedrio di cui faceva parte. Il guaio è, per lui, che non ha la stoffa del capo. D'altronde gli altri maggiorenti non è che siano più dotati di Veltroni. Infatti, dalla cacciata di Natta, tutti gli aspiranti alla poltronissima hanno fatto la stessa fine. Istruiti da una scuola che faceva riferimento a quella della defunta URSS, si sono dimenticati che quel Politburo si reggeva perché era in possesso della forza di uno Stato brutale. In una democrazia liberale, le cose vanno diversamente. Ma è difficile che gli attuali ex, a meno che non diventino dei Ferrara o dei Caprara, riescano a comprendere la lezione.
Algonautic
20/02/09 21:48
Ma che razza di commenti...
Capisco che ormai le polemiche con chi la pensa in modo diverso da te possono portare a toccare qualsiasi argomento perchè tanto ormai si può dire tutto e il contrario di tutto, ma insomma: "vecchi principi comunisti", URSS, Politburo... Ma mi dite Veltroni che cavolo c'entra con tutto questo? Ma non parliamo neanche di giustizialismo perchè quello lo interpreta bene solo Di Pietro in Italia. Ma dai, siamo seri. Veltroni non lo si può definire neanche lontanamente un post-comunista, io sinceramente lo vedo meglio come un post-democristiano, poteva forse essere un nuovo Aldo Moro, ma, purtroppo per lui, non ne ha la caratura politica ed istituzionale (e poi questi sono altri tempi in cui neanche il miglior Moro avrebbe avuto grande fortuna politica...). Anzi, io credo che Veltroni abbia fallito proprio perchè, tra le altre cose, non è stato neanche un briciolo un po' di sinistra, figuriamoci l'URSS e il politburo. Sono queste per me le solite cavolate che dice chi, per fare le consuete polemiche, ha sempre e solo la testa e lo sguardo rivolto all'indietro, ad un passato che appare sempre più lontano nell'Italia di oggi. Secondo me, a parte per l'estenuante litigiosità interna, Veltroni ha fallito soprattutto perchè è apparso, al contrario, molto vago ed indeciso su posizioni e su una proposta che doveva essere chiaramente alternativa a quella del centro-destra. Un elettore o simpatizzante del PD, pur non essendo stato mai nè comunista nè post-comunista, si aspetta un qualcosa comunque che sappia un po' di sinistra e comunque lontano dal berlusconismo, altrimenti tanto vale rivolgersi all'originale. Ed infatti l'unico dell'attuale opposizione che aumenta in consensi è Di Pietro perchè è l'unico, pur non di sinistra, che, suo modo, fa vera opposizione e dice cose radicalmente diverse da chi è ora al governo. Viviamo in un'epoca nella quale la politica è fatta di scontro e contrapposizione e la politica-melassa non ha il minimo di appeal, figuriamoci che possibilità poteva avere il mieloso lombrico uolter in questa epoca dominata da squali e caimani...
Monitor
21/02/09 10:45
Algonautic
Algonautic ha preso cappello, mi dispiace per lui. Se riflettesse sulla storia della "cuccciolata" allevata da Berlinguer capirebbe un po' meglio. Naturalmente se è in buona fede. Dimentichi, per un attimo, la figura di Veltroni missionario nelle foreste africane o delle figurine Panini e vedrà un altro uomo
Algonautic
21/02/09 11:53
Ognuno della propria idea...
Gentile Monitor, ognuno la vede come vuole. Io, per quanto mi sforzi, non vedo in Veltroni nulla nè del comunista, nè del post-comunista e questa non è una difesa del politico Veltroni, anzi al contrario credo sia stato un suo limite: secondo me se era un po' più comunista forse non lo facevano così facilmente fuori come poi lo hanno effettivamente fatto. Per me, effettivamente, più dell'uomo figurine panine e missionario in Africa Veltroni davvero oggi non può fare. La cucciolata di Berlinguer? Mah... io non vedo nessuno in Italia che si possa definire, nel bene o nel male, erede di Berlinguer; ma neanche vedo alcun altro paragonabile a Nenni, a Moro o ad Almirante. Quella politica era tutt'altra cosa e richiamarla oggi con improbabili paragoni o presunte eredità rappresenta per me solo un inutile chiacchiericcio polemico. Poi ognuno libero di farlo e di crederci evidententemente. Io ritengo molto più interessante cercare di capire disinteressatamente i fatti e i protagonisti attuali in quello che effettivamente rappresentano nell'Italia di oggi che è quella che è, e comunque molto diversa dall'Italia degli anni '60 e '70.
Monitor
21/02/09 14:29
Algonautic
Mettiamola così: ognuno si tenga le proprie convinzioni, ma una piccola precisazione la voglio fare; ho parlato dell'uso e della conquista del potere e non di ideologia, ma forse per lei non sono stato chiaro - colpa mia - e non ho parlato di eredi di Berlinguer ma della "storia" della sua "cucciolata" cioè di come si sono compartati i "cuccioli" dopo la morte di Berlinguer. Nè più e nè meno di quanto detto e scritto da altri commentatori più autorevoli di me, leggasi per esempio Pansa di qualche giorno fa e, stamattina, la figlia di Craxi. Anche se è stato interessante conoscere il suo punto di vista, per me la questione è chiusa.
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