Lunedì 21 Maggio 2012
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Aldo Moro, la storia dimenticata

11 Maggio 2008

Dalla saga della fermezza alla saga del pentimento. A trent’anni di distanza dall’assassinio di Moro e dei cinque agenti della scorta, si è passati dalla Ragion di Stato alla Ragion Privata. Come definire, infatti, i pentimenti, resi pubblicamente, di Cossiga, di Ingrao, di Fassino e di tutta una schiera di personaggi delle istituzioni e di numerosi brigatisti? Insomma: continua in forme diverse la saga del catto-comunismo, che segnò successive fasi: il terrorismo, a cui il mondo cattolico fornì il braccio armato e qualche mente; la fermezza, per cui lo Stato dettò la suprema norma morale; il perdonismo (gozzinismo),  in base al quale chi vince si dimostra poi clemente (variante, questa, dello Stato inteso come presidio di moralità); il pentimento, infine, a completare il circuito perverso -degno d’analisi psichiatrica- dei cattopuntocom.

Infatti quale morale si può mai individuare in quel circuito, che va dalla pistola alla lacrimuccia? La risposta agli analisti.

Nel trentennale della morte di Moro il tema ancora in discussione è “trattativa sì, trattativa no”. In questo continua ad esercitasi la migliore Ipocrisia nazionale. Mentre invece aperte rimangono le ferite pubbliche e private, che non sono affatto i “misteri”, veri o fasulli, del caso Moro, ma due temi, complementari, su cui la gran parte degli osservatori sorvola, nicchia. Ed essi sono il perdonismo (gozzinismo), con la faccia speculare del fiancheggiamento morale.

Il gozzinismo (dalla legge Gozzini, su sconti di pena per pentiti o dissociati) è la perfetta proiezione giudiziaria del catto-comunismo. Colpa, pena e perdono vi si confondono in modo stomachevole. Naturalmente non si tratta di discutere sul piano giurisprudenziale la famosa legge: chiunque dimostrerebbe che lo Stato ne ha tratto un vantaggio, perché molti terroristi hanno parlato, con la prospettiva degli sconti di pena. Ma la domanda, subito dopo, è la seguente: Lorsignori hanno detto tutto? O, come nel caso di Moretti, hanno, con ogni evidenza, detto ciò che volevano, e taciuto molto altro ancora?

Perché è certo che molti brigatisti pentiti, o dissociati, hanno taciuto su numerosi aspetti della vicenda. Ascoltammo Germano Maccari, il giovane “quarto uomo” di via Montalcini. Non si è mai saputo se sia stato lui il materiale omicida di Moro, visto che in quel garage, la mattina del 9 maggio, i brigatisti si impappinarono (qualcuno inceppò l’arma, un altro scoppiò a piangere) e il giovane Maccari avrebbe risolto lui, con giovanile prontezza, la questione.

Ma, nel corso dell’audizione in Commissione stragi, Maccari, che era stato catturato ben 14 anni dopo il fatto, chiedeva l’indulto o addirittura l’amnistia. Era un uomo, non più un giovane, cambiato, messa su famiglia e figli, chiedeva la clemenza per i gravi errori di gioventù. Un esponente del Pds gli chiese di contraccambiare la possibile generosità dello Stato (in quelle settimane della metà del 2000 si parlava nuovamente di provvedimenti di clemenza), chiarendo alcuni fatti ancora rimasti oscuri. Non gli fu chiesto di riferire dei nomi. Ma Maccari si irrigidì e si rifugiò in una serie di “non ricordo” o di silenzi. Era chiarissimo che in lui fosse scattata l’antica solidarietà brigatista, fra compagni di lotta, che prevaleva sulle esigenze dello Stato, della pubblica opinione, cioè dei cittadini. Andò via fra lo sgomento della Commissione, morì d’infarto in carcere due anni dopo.

Il tema della solidarietà con il terrorismo, del fiancheggiamento materiale morale che esso ricevette, è il secondo aspetto della questione.

In Italia è stata contemplata, ed applicata con pene, un’ipotesi di reato non presente nel Codice: “concorso esterno in associazione mafiosa”. Mai si è parlato di prevedere il “concorso esterno in associazione terroristica”! E la ragione è fin troppo ovvia. Parte significativa del mondo politico, intellettuale e giornalistico fiancheggiò allora, ed in buona misura ancor oggi fiancheggia, il terrorismo eversore o i suoi cascami. Come giudicare il professor Franco Piperno, che, in Commissione stragi, afferma di aver partecipato, pochi giorni dopo l’assassinio di Moro, ad una riunione con brigatisti, in una casa altolocata di piazza Cavour a Roma, per discutere della situazione? E alla domanda del presidente Pellegrino, su quali fossero i nomi degli altri convenuti, risponde di non ricordarli e che comunque non li avrebbe mai rivelati, “perchè in me agisce una norma morale che è superiore a qualsiasi legge”? Di quanti Piperno grandi e piccoli, simpatizzanti o fiancheggiatori, si è giovato il terrorismo brigatista? Tutto normale?

Tutto normale che il professor Romano Prodi abbia riferito a suo tempo di aver avuto il nome “Gradoli” nel corso di una seduta spiritica? In altre democrazie, prive dell’ipocrisia pubblica del catto-comunismo, un personaggio del genere sarebbe caduto nel pubblico discredito e non sarebbe certo divenuto per due volte presidente del Consiglio dei ministri!

Il fiancheggiamento morale del terrorismo omicida continua ancor oggi. Molti brigatisti vanno a spasso per l’Italia a tener pubbliche conferenze. Altri sono nelle istituzioni. A costoro un ampio manipolo di intellettuali, uomini politici e giornalisti tiene bordone, spesso soltanto per la ricerca di pubblicità riflessa.

Lasciamo, quindi, in pace Moro e la memoria di lui. Parliamo di perdonismo e di complicità morali, vera vergogna italiana.
 

Commenti
federico
11/05/08 19:32
cattocomunismo a gogo
"Colpa, pena e perdono vi si confondono in modo stomachevole" bellissimo. viene in mente l'indulto di due anni fa: per svuotare carceri straripanti l'hanno messa giù come un atto di clemenza e grazia Cristiana. che tristezza
11/05/08 22:46
Moro
ho visto qualche stralcio del telefilm su di lui: che schifo. la solita rappresentazione del terrorista con l'animo in pena costratto a fare quello che non vorrebbe, ma guidato da un dovere superiore. anzi, sembra quasi siano vittime delle macchinazioni DC - PCI. ma chi è che l'ha sceneggiato? ma si potrà fare una roba del genere. se questo è il livello della fiction in italia allora è meglio walker texas ranger. Almeno li chi sono i buoni e chi i cattivi SI CAPISCE. ciao
Ermione
12/05/08 12:53
Chi vuole davvero la verità?
Egregio Dott. Gianni Donno; il mio vero ed unico interrogativo è quello ho messo in oggetto. Chi vuole davvero la verità? Lei sarebbe disponibile a comprenderla e a raccontarla, anche se fosse INDICIBILE? Se così fosse, il sottoscritto può darle (molto volentieri) una mano! Cordialmente da Ermione
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