Venerdì 10 Febbraio 2012
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Alemanno non può permettersi di fallire ma non potrà piacere a tutti

29 Aprile 2008

Quando vince la squadra del cuore – specie se ha passato anni in fondo alla classifica, spernacchiata dagli avversari e ignorata dalla grande stampa – un paio di giorni di follia, qualche intemperanza e i colori del team su tutti i muri, sono da mettere nel conto e nessuno si scandalizza. Poi però la coppa si mette in bacheca e si ritorna sul campo di gioco e alla routine dell’allenamento.

Così nessuno si dovrebbe scandalizzare più di tanto per i festeggiamenti dei sostenitori di Gianni Alemanno dopo la sua incredibile affermazione nelle elezione a sindaco. Qualche saluto romano, qualche eia, eia, alalà, fanno parte della scenografia scontata di una vittoria  conquistata proprio contro coloro che speravano di vincere agitando lo spauracchio del fascismo. C’è dunque un che di liberatorio in quei gesti e la voglia di una piccola rivincita anche simbolica contro l’egemonia perbenista che ha messo Roma allo stremo.

Anche in questo caso però deve arrivare presto il tempo di mettere da parte feste e revival e cominciare ad affrontare gli infiniti problemi della capitale. Dopo decenni di governi democristiani o comunisti (di cui gli ultimi 15 di regime rutellian-veltroniano) per il centrodestra italiano si presenta un’occasione che non si può perdere. Alemanno deve attrezzarsi fin dal primo giorno nell’impresa di non fallire a Roma: nessuno si aspetta miracoli, ma il senso di un cambiamento di rotta e di stile deve essere percepibile al più presto.

Il neo sindaco ha fatto bene nel rasserenare gli animi e nel dichiararsi il sindaco di tutti i romani, ma non deve spingersi troppo oltre nel voler tenere assieme tutto e tutti. In Italia da quasi un decennio il regime dell’alternanza a livello nazionale si è affermato e nel bene o nel male ha prodotto risultati: un certo spoil system nelle nomine, la selezione di classi dirigenti alternative, l’affermarsi di interessi netti e contrapposti su alcuni temi nodali per lo sviluppo del paese.

A Roma tutto questo è mancato: la continuità pluridecennale nella gestione del potere ha impastato uomini e interessi in un’unica e gigantesca matassa che ha finito per soffocare città e cittadini. Alemanno deve cominciare a districarla e lì dove non riesce, deve  tagliare i nodi di netto; deve riuscire a mettere in concorrenza gli interessi finora collusi e deve sottoporre alla selezione del mercato i gruppi di potere che finora si sono spartiti a tavolino le risorse della capitale.

Non c’è nulla di male ad evocare anche per Roma il metodo dello spoil system. Alemanno ha detto invece che non vuole sentirne parlare e che per lui conta solo il merito. Sono parole concilianti, adatte alle prime ore di un vincitore;  ma in seguito, se vuole navigare sulle acque torbide della capitale, se vuole sfuggire ai  suoi trucchi e alle sue mille seduzioni, dovrà imparare a scegliere di chi fidarsi ed essere consapevole che il Campidoglio sarà fin dall’inizio un fortino assediato.

La sua vittoria è stata un fenomeno antropologico prima ancora che politico. Lo scontro sui programmi in campagna elettorale è stato esile e spesso pretestuoso, ma lo scontro tra culture e tra “etnie” è stato invece sanguinoso e senza esclusione di colpi. Roma ha bisogno di terapie shock per risvegliarsi e non tutte o molto poche potranno essere condivise. Anche a molti cittadini, e non solo alle vecchie elites, potranno non piacere le sue iniziative: se ne faccia una ragione. Ma se le idee sono chiare e la squadra è compatta il sindaco potrà alla fine convincere tutti che vale la pena tentare strade nuove e impervie. E’ successo alla Moratti a Milano con il ticket per entrare in città: anche i giornali di centro-destra hanno detto che era pazza e i suoi elettori hanno tentennato, poi i risultati le hanno dato ragione.

Alemanno dica subito ad esempio e se ci crede, che è necessaria una moratoria sulle feste, sui festival, sulle notti bianche, sugli eventi e che tutto ciò che si risparmia verrà destinato alla pulizia delle strade, alla riparazione delle buche, alla lotta contro i graffiti, alla cura del verde pubblico… Forse all’inizio qualcuno storcerà il naso, dirà che Alemanno e la destra sono nemici della cultura, ma poi ci si renderà conto che senza quegli interventi minimi la città non vive e che la cultura, se non è solo affari e consulenze, si apprezza di più in una città viva e funzionante. Si dirà che molti degli epifenomeni del veltronismo erano pagati dagli sponsor privati. Benissimo, vorrà dire che Alemanno chiederà agli sponsor di dirottare il loro denaro per rimettere in sesto piazza fontana di Trevi, per ricostruire i muretti distrutti di villa Borghese, per riaprire interi settori del Palatino chiusi da anni per lavori, o qualsiasi altro intervento necessario e duraturo. Romani e turisti alla fine non se ne lamenteranno.

La ricetta per far rinascere Roma è in effetti semplice da enunciare e quasi impossibile da realizzare: si tratta di riportare la legalità in tutti gli aspetti della vita cittadina. Dalle macchine in seconda o terza fila che infartano la circolazione del traffico, agli ambulanti che trasformano in suk le più belle piazze; dai furgoni che consegnano le merci ad ogni ora del giorno, ai grafitari che si accaniscono sulle facciate appena restaurate dei palazzi; dai clandestini che vivono indisturbati di piccoli e grandi crimini, agli abusi edilizi; dall’assenteismo di impiegati comunali, vigili, netturbini, all’inadempienza delle ditte che si occupano di manutenzione… la lista è lunghissima. Ma in quasi tutti i casi si tratta di far rispettare le leggi e le norme di una città per troppo tempo distratta, accomodante e illusa di essere qualcos’altro.

La vittoria di Alemanno a Roma è almeno il segno che i romani hanno aperto gli occhi sulla loro città. E’ un po’ come in Matrix quando Morpheus consegna la pillola rossa a Neo e quello d’improvviso si accorge della realtà che lo circonda: non un’ordinata e funzionante metropoli, ma un cumulo di fumanti macerie.

Aprire gli occhi è però solo il primo passo per cambiare le cose. Gli americani hanno un'immagine piuttosto cruda in questi casi: è come il caso del cane che insegue sempre la macchina che passa: il giorno che la prende che ci fa? La vera sorpresa sarebbe che si mettesse al volante e dimostrasse di saperla guidare.

Commenti
Bimba
29/04/08 18:49
Roma e Milano
Le informazioni vanno sempre verificate e non filtrate attraverso le proprie preferenze elettorali: Milano non è il paradiso di cui sopra, parlandone coi diretti cittadini (che oltre ad aver disgraziatamente piazzato la destra da anni al potere ora non trovano neanche ascolto presso la faziosissima stampa di regime)si scoprirà che è una città dove gli stupri sono aumentati, l'inquinamento è ai livelli di guardia, la prostituzione e il degrado italiano ed extracomunitario sono lungi dall' essere estirpati, si è raso al suolo il boschetto di Gioia (parco Sempione) per fa posto ad un centro residenziale ma in compenso è pure una città culturalmente e socialmente morta ed inerte. Continuate a far sparire i problemi solo dall'informazione fasulla: fino a quando? Sarà pure vero che a Roma, COME IN TUTTE LE ALTRE CITTA' DEL MONDO,si intrecciano poteri politici ed economici, ma io me la ricordo bene la zona della stazione Termini prima di Rutelli, e posso dire di aver visto nascere quartieri come la Romanina in cui sono stati dati 50 milioni dell'epoca a fondo perduto x permettere a famiglie l'acquisto di appartamenti di edilizia agevolata, si sono aperti negozi, parchi, mercatini e perfino teatri in una zona di estrema periferia. Se il discorso che fate è "avete rubato finora, ora vogliamo rubare pure noi" diciamocelo chiaramente ma non mi parlate delle città destrorse xchè fanno pena.
rosario nicoletti
30/04/08 10:28
law and order
L'articolo del Direttore di questo giornale - condivisibile in ogni parola - esprime molto bene il disagio dei cittadini romani. "Ripristinare la legalità" è un pensiero alto, difficilissimo da realizzare, ma che rappresenta una buona parte del declino del Paese: declino che rende le città sporche, piene di buche nelle strade, invasa dal commercio abusivo. Sarà impresa molto ardua, specie in latitanza della giustizia, a proposito della quale l'uscente Ministro dell' Interno dice che le carceri sono piene di cittadini in attesa giudizio e poco frequentate da condannati per reati. Ed è solo una speranza che il "buonismo" contagioso non renda impossibile l'impresa di ripristinare "law and order".
30/04/08 13:20
Doppia e Tripla Fila ?
Condivido l'articolo, tranne l'inserimento tra le "legalità da ripristinare" di coloro che parcheggiano in doppia e tripla fila. Ecco. La doppia fila a Roma NON è questione di mancanza di senso civico o di legalità. A Roma, o parcheggi in doppia fila, oppure NON puoi fermarti. Perché non ci sono parcheggi. Allora, a meno di parcheggiare 3 quartieri più in là, si è COSTRETTI alla doppia fila. Oppure a parcheggiare alle fermate degli autobus o nei miliardi di parcheggi riservati agli invalidi. Però se un ausiliario del traffico ti becca in seconda fila, non può farti la multa. Se ti beccano su una fermata dell'autobus o su un parcheggio per invalidi, sono 70 euro +2 punti. Siccome la gente non è stupida, anche se occupare temporaneamente un parcheggio per invalidi crea meno disagi al traffico di una doppia fila, parcheggia egualmente in doppia fila. SE ci fossero parcheggi, la gente non parcheggerebbe i doppia e tripla fila. Non è che noi romani lo facciamo apposta perché ci stanno antipatici gli amministratori. Se Alemanno vuole risolvere questo problema, costruisse parcheggi. Che non si azzardi a mandare schiere di vigili a multare le doppie file.
Luca
30/04/08 14:26
articolo di Carlo Gambescia
"Non volevamo commentare la vittoria di Alemanno. Ma è bastata un’occhiata ai giornali per cambiare idea. La grande stampa organica al centrosinistra, per non parlare di quella di sinistra, è già partita all’attacco definendo la vittoria del genero di Pino Rauti, come una specie di seconda “Marcia su Roma”. Ora, noi non neghiamo, che vi siano sottopelle e spesso pure in superficie, in certi esponenti minoritari della destra post-missina nostalgie neo-fasciste, più ispirate però al fascismo-regime (ordine, sicurezza, eccetera), che al fascismo-movimento (socializzazione, eccetera). Ma crediamo che quel blocco di potere favorevole a Rutelli, si riposizionerà subito, passando a destra. E di conseguenza, i giornali di centrosinistra, a meno che Alemanno non commetta qualche errore spettacolare (ma a nostro avviso nulla cambierà, a parte qualche vigile in più in strada, qualche piccola concessione ai tassisti, e la solita manfrina sui fondi destinati al sociale ), assumeranno un atteggiamento più neutrale. Il potere è un collante fortissimo. E Alemanno ha sempre mostrato di capirlo: in cinque anni come ministro è riuscito a non farsi alcun vero nemico a sinistra (a cominciare da Pecorario Scanio...). Un fatto che spiega anche questa vittoria romana. Poi c’è un altro problema che impedirà svolte “decisive”, anche sul piano dei grandi lavori pubblici promessi da Alemanno. La macchina comunale è completamente nelle mani di una dirigenza di centrosinistra che farà “melina”. E con la quale Alemanno, abile com’è, patteggerà. Nessuno, insomma, si farà male. Infine il blocco di potere romano, rappresentato, soprattutto dai costruttori, vuole soprattutto investire nell'edilizia privata e di lusso... Comunque staremo a vedere. Pertanto non crediamo in alcuna “marea nera”. Al massimo Roma, sprofonderà nel grigiore post-democristiano … I saluti romani, a parte il valore che continuano possedere all'interno di alcune lunatic fringes (minoranze che politicamente non contano nulla), sono ormai puro folclore, di cui i dirigenti post-missini ridono, trattando questi militanti come buffi bimbetti che giochino a imitare, con in testa un enorme cappello piumato, i nonni bersaglieri, morti e stramorti... Piuttosto tutta la sinistra, invece di gridare al lupo fascista, incominci a riflettere sulle cause della sconfitta. I “padroni” di oggi come i “padroni” di ieri, troveranno un accordo anche con Alemanno, come con chi verrà dopo di lui. Questo è il vero problema" Di Carlo Gambescia
anonimo
30/04/08 15:48
articolo di Maurizio Blondet
"Alcuni lettori vogliono da me un parere, assolutamente, su Alemanno sindaco di Roma. Una vittoria «storica», come si affannano a ripetere i media? Inquietante, come dice la sinistra arcobaleno ufficiale (molti dei cui militanti hanno votato il «neofascista»)? Il mio modesto e provvisorio parare è che Alemanno pagherà presto lo stesso errore che, peggiorato, ha commesso Berlusconi con la promessa di salvare Alitalia: assumersi impegni, e suscitare speranze, che troppo presto e troppo facilmente resteranno inadempiute, e smentite dal prossimo fattaccio di cronaca. Troppo visibilmente non mantenute, le promesse diventano subito boomerang, dimostrando l’incapacità del promettitore. Anche quella del demagogo è un’arte. Alemanno ha condotto la campagna sulla «sicurezza». La gente, a Roma, può aver sviluppato la falsa convinzione che AN sia un partito di «duri», e quindi capaci di «mettere a posto» i rom che violentano le signore alle fermate dei bus, le torme di zingare mendicanti, svaligiatrici, minacciose, nonchè i proliferanti graffitari che vandalizzano le antiche mura. Ma Alemanno non farà nulla per la sicurezza, esattamente come hanno fatto nullaVeltroni e Rutelli. Anzitutto per il motivo generale che il potere, in Italia, è così frazionato nei numerosissimi strati amministrativi, che nessuno ha potere abbastanza per «fare» qualcosa, ma ne ha solo a sufficienza per impedire di fare. Ciò non è casuale: il partitismo ha voluto così, sotto specie di «portare la democrazia vicina al cittadino», sì che nessun centro di potere, alla fine, sia identificabile come responsabile di qualcosa, e per la sua inazione possa sempre accusare qualche altro centro, che «ha posto ostacoli». E’ così che la Casta si perpetua, con tutte le sue avide sottocaste: legittimandosi con la loro impotenza. Il comune di New York o di Los Angeles hanno vasti poteri anche in fatto di sicurezza, hanno una polizia locale vera, non pizzardoni . Se il programma «tolleranza zero» di Rudy Giuliani fosse fallito, i newyorkesi avrebbero potuto dare un nome al responsabile del fallimento; Giuliani ci ha messo la faccia, e poteva perderla, con conseguenze elettorali. A Napoli sepolta sotto montagne di immondizia, non ci si riesce a liberare nemmeno di Jervolino e Bassolino; quelli non si dimettono, non non si sentono responsabili, perchè le «loro competenze» in tema di spazzatura e di ogni altra sciagura arrivano «fino lì e poi basta», poi ci sono i commissari per le emergenze, le ditte di consulenza, le ASL, gli uffici valutatori d’impatto ambientale, i verdi-ecologisti, i dimostranti sostenuti dai sindacati e dai vescovi, eccetera, eccetera. Per la sicurezza, un sindaco ha nessuna o poche competenze. E quelle poche sono sorvegliate da tre polizie, da magistrature occhiute a favore dei delinquenti, dall’opposizione comunale e sub-comunale, dalla provincia, dalla Caritas, dal Papa, da «grandi giornali» (specialmente a Roma) pronti a difendere ogni bidonville, baraccopoli, rifugio di clandestini pregiudicati sotto i ponti, se solo il cognato di Rauti mandasse mai i vigili a smantellare quella urbanistica da topi. Sarebbero titoloni sull’«ordine nero» imposto dal «fascista dalla croce celtica» contro «gli immigrati». Fare ronde di tipo padano, nemmeno a pensarci. E non solo per il motivo detto sopra, ma perchè una cosa è fare una ronda di cittadini in un paesino del vicentino, un’altra nella megalopoli otto volte più grande di Parigi, cresciuta con metastasi abusive sub-urbane proliferate dalla speculazione palazzinara, in oltre mezzo secolo. E anche se il sindaco Alemanno volesse dar l’impressione di fare qualcosa per la «sicurezza» e contro «il degrado», non ne ha i mezzi tecnici. L’apparato dell’amministrazione comunale è da gran tempo una macchina burocratica rotta. Come ogni altra burocrazia inadempiente italiana, ma a Roma ancor più, essa concepisce il «servizio pubblico» anzitutto come un servizio a se stessa e ai suoi membri, in aperta ostilità verso la cittadinanza che dovrebbe servire. Come volete che si rieduchino a servire l’ordine pubblico spazzini che non spazzano le bottiglie rotte di birra nemmeno in Piazza di Spagna, figurarsi alla Bufalotta, e dipendenti pubblici assenti uno su tre ogni santo giorno, mai controllati e mai puniti perchè protetti dai superiori come dai sindacati. Così, è impresa disperata sperare che si mettano a combattere i piccoli delinquenti e gli irregolari, i mendicanti e i ladri, dei vigili urbani cui è stato insegnato che il loro compito è fare tantissime multe per divieto di sosta, onde portare più soldi nelle casse comunali: è un lavoro facile taglieggiare i cittadini innocui - di fatto è il mestiere voluttuosamente preferito dalle burocrazie, quell’altro è difficile e pericoloso, ci si guadagnano orari scomodi, contatti sgradevoli, coltellate o denunce del procuratore per eccesso in legittima difesa, insomma solo guai (1). Si tenga presente che il capo dei vigili romani s’è fatto il contrassegno da (falso) invalido per parcheggiare dove non ha diritto. E’ il sintomo più chiaro che «il degrado», la «insicurezza», per non dire la «microcriminalità», sono anzitutto dentro l’amministrazione comunale, coincidono con essa. Da lì bisognerebbe cominciare la tolleranza zero. Lì servirebbero licenziamenti esemplari, colpiscine uno per educarne cento, e poi ricostruire quella che alla Bocconi chiamano «la cultura aziendale», la «mission»: instillare nelle teste inadempienti che sono pagate dai contribuenti per servire i contribuenti, e non sè stesse. Vasta impresa. Può farla Alemanno? Non può farla perchè AN non è il mitico fascismo, ma è la rappresentanza politica di un ceto sociologico preciso: i piccoli statali centro-meridionali. Quelli meno pagati nell’ordine della Casta (in ogni caso, il 37% in più dei lavoratori privati di pari livello), ma col posto inamovibile e i micragnosi privilegi connessi, il diritto all’assenza, lo spaccio interno, la «precedenza» nell’uso dei «servizi» che per gli altri non ci sono mai. AN non può nè vuole alienarsi il suo elettorato, la sua «forza», che a Roma è una maggioranza potente. Alemanno poi è antropologicamente uno di questo mondo: l’impiego pubblico, la moglie alla RAI, le «precedenze», la conoscenza dei «regolamenti»... Così, ha già annunciato il lancio di grandi progetti: che significa consulenze che dureranno decenni. E finirà per fare quel che ha fatto Veltroni: notti bianche, estati romane, concerti rock gratis, cineforum senza biglietto. Lasciando le bottiglie di birra spezzate, le scritte sui muri, le zingare ladre dove sono. Il guaio - per costoro, la «destra» che ha «vinto» - è che hanno ricevuto un mandato così vasto e inequivocabile, che per loro sarà difficile nascondersi, alla prima inadempienza delle promesse, dietro il dito del «non è di mia competenza», del «sono stato ostacolato». Con quel mandato, la gente gli chiede di «prendersi» i poteri che gli mancano, in un duro confronto con gli altri poteri frazionari. Ma per far ciò bisogna avere le cosiddette «palle», il che significa: smettere di pensare in termini di riforme, e prendere atto che ci vuole la rivoluzione; e subito dopo, domandarsi se uno se la sente di assumersi iniziative e responsabilità rivoluzionarie. Se non se la sente, uno non dovrebbe nemmeno aspirare a una carica in cui, senza poteri, ha solo da perdere la faccia. Invece, il buongiorno l’abbiamo visto dal mattino: chiaramente Berlusconi non vuole, stavolta più che mai, nessuno scontro. Nessuno con i sindacati. Nessuno con le procure. Nessuno con i prelati. Nessuno. Soprattutto, nessuno con la Caste e le sue sottocaste inadempienti, il cui potere consiste nel «non lasciar fare», e in quanto tale è invincibile. Un altro governo democristiano, ornato con superfluità come la croce celtica, notti bianche col Bagaglino anzichè Guccini, e il Ponte di Messina, o Alitalia «nazionale». Già il Salame ha detto al proposito: se l’Europa continua a porre ostacoli, l’Alitalia la compra lo Stato. Ecco in che mondo vive, come intende rispettare i contribuenti che l’hanno votato: lui farebbe ricomprare Alitalia e i suoi 20 mila fancazzisti all’erario. Per fortuna, non è possibile. Ma intanto, già il nuovo governo non ancora insediato fa sapere che non taglierà l’IRAP, la tassa sulle perdite aziendali... si trema a pensare che l’Italia avanza nella crisi storica del sistema mondiale, politico e capitalistico, con una simile classe dirigente. Il che non significa, s’intende, che la «sinistra» sappia far meglio. Che Veltroni, Visco e Pecoraro Scanio abbiano una qualche credibilità maggiore e una migliore volontà di governo. Ma dopotutto non è colpa di Veltroni, che fra poco sarà sbranato dalla sua stessa «sinistra» avendo perso Roma. Come s’è visto, la «base» militante della sinistra arcobaleno, per vendicarsi di Veltroni, ha votato il «nero» Alemanno e fatto perdere Rutelli: il che conferma che la sola guerra che i pacifisti fanno volentieri è la guerra civile, quella che si dedica a pugnalare l’alleato e il vicino, a costo di chiamare al potere il nemico. E’ l’Italia, ed è inguaribile."
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