Lunedì 21 Maggio 2012
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Verso il decollo

Alitalia, i sindacati perdono tempo
e Fantozzi lancia l'ultimatum

10 Settembre 2008
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Le trattative continuano serrate, l’accordo per far rinascere Alitalia dovrebbe essere vicino e davanti alla ritrosia dei sindacati arriva l'aut-aut del Commissario straordinario di Alitalia Fantozzi.  "Vi ho convocato perché auspico per domani il buon esito della trattativa. Se buon esito non sarà domani doverosamente dovrò procedere alla disdetta dei contratti di lavoro e aprire le procedure di mobilità", avrebbe detto alle nove sigle sindacali.

Il quadro resta infatti confuso nonostante le previsioni del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ieri a l’Occidentale aveva dichiarato di essere ottimista sull’esito finale del negoziato. “Questa – ha detto il ministro in un incontro alla Summer School di Magna Carta a Frascati - è effettivamente l’ultima possibilità che ha Alitalia per continuare a vivere e soprattutto di sperare in una ripresa. Inoltre questa fase potrebbe anche contribuire in modo positivo alla creazione di un nuovo sistema di relazioni industriali e di modello contrattuale all’interno della stessa azienda”. Sembrava insomma di essere a un passo dalla svolta ma dopo circa ventiquattro ore,  è arrivata la replica. Tutti i sindacati hanno stroncato l'atteggiamento propositivo del ministro definendone fuori luogo l'ottimismo. La maggior parte dei presenti all'incontro sul piano di salvataggio ha infatti parlato di situazione molto difficile e del rischio "che salti tutto in aria". Da qui l'aut-aut del Commissario Straordinario Fantozzi, che ha messo alle strette le associazioni di rappresentanza dei lavoratori.

Una replica secca, quella sindacale di oggi, a metà strada tra il pessimismo di rito e l'immobilismo che caratterizza la Casta dei sindacati in Italia, più concentrati sui loro interessi che non su quelli dei lavoratori. Eppure ieri si era aperto più di uno spiraglio per l'intesa. Il primo passo in quella direzione era stato mosso dalla Cisl con il segretario Raffaele Bonanni, disposto a firmare l’accordo. Segnali di apertura erano arrivati anche dalla Cgil che dopo aver denunciato l’intenzione della nuova compagnia di voler tagliare del 50% il costo del lavoro, si era detta disposta a trattare.

Da qualunque angolatura la si guardi, è necessario chiudere al più presto: i soldi in cassa sono pochissimi e i creditori aspettano il Commissario Fantozzi al varco. Proprio ieri i gestori degli scali di Fiumicino (Adr) e Milano (Sea), hanno bussato alla porta. Dopo la dichiarazione di insolvenza della compagnia, le due società si sono messe in allarme - conscie del fatto che i soldi per ripagare tutti i creditori (quindi anche loro, che vantano crediti per 130 milioni) non ci sono -  e hanno deciso di battere cassa davanti al commissario Fantozzi, cui è affidato il compito di garantire l’operatività dei voli fino alla chiusura del dossier ma anche di liquidare la bad company e soddisfare i creditori.

Sullo sfondo, a seguire l'evoluzione del confronto con i sindacati (che riprenderà domani), ci sono sempre i francesi  che puntando a rafforzare la collaborazione commerciale con Alitalia, giudicata strategica, e valutano le prospettive di successo del progetto: “Se la partecipazione apparirà profittevole Air France è pronta ad investire in una quota di minoranza”, ha confermato ieri il numero uno Jean-Cyril Spinetta, smentendo così le voci di un piano segreto per prendere il controllo della compagnia.

Di certo c'è che sulla questione Alitalia l’Esecutivo si prepara a chiudere il dossier e tramite il ministro dell’Economia Tremonti spiega l’operazione. “Per il bilancio pubblico la procedura in atto per la vendita di Alitalia non crea perdite ma interrompe il processo di formazione di nuove perdite”, ha detto Tremonti in audizione davanti alle commissioni congiunte Bilancio, Lavori pubblici, Industria del Senato e Bilancio, Trasporti, Attività produttive della Camera. Inoltre, all’orizzonte non ci sarebbe alcuna cessione della nuova Alitalia a stranieri o a terzi perché la vendita delle quote della nuova società ad un azionista straniero sarebbe resa difficile dallo statuto che lega i soci della Cai: “Il cosiddetto 'lock up' societario non è solo un patto parasociale ma una componente strutturale dello statuto sociale della società che si è presentata all'offerta. Una sua modifica richiederebbe una maggioranza del 66%”.

Sul fronte europeo invece, entro i primi di ottobre l'Italia dovrà fornire a Bruxelles nuovi chiarimenti sul prestito ponte da 300 milioni, mentre già oggi si svolgerà un nuovo round di incontri tecnici sul decreto di modifica della legge Marzano. Una delegazione composta da tecnici di diversi ministeri (Economia, Trasporti, Politiche comunitarie, Sviluppo economico), della presidenza del Consiglio e dell'Enac sarà infatti a Bruxelles per discutere con i membri del gabinetto Tajani e con i responsabili della Direzione generale trasporti, i contenuti del decreto di modifica della legge Marzano. Ieri il commissario ai Trasporti Antonio Tajani ha ribadito che la Commissione dovrà verificare come tutti i passaggi dell'operazione di salvataggio non violino le norme Ue. Lo stesso commissario ha poi confermato che alcuni aspetti del piano toccano le competenze della responsabile della concorrenza Neelie Kroes. Sul versante del prestito ponte, Tajani ha indicato nel 3 ottobre prossimo la scadenza dei 30 giorni lavorativi concessi da Bruxelles a Roma per rispondere alle “richieste di chiarimenti” avanzate da quattro compagnie aeree - British Airways, Ryanair, Neos, Sterling - e l'associazione europea dei tour operator, che sostengono come dietro al prestito ponte si celino aiuti di Stato illegali. Spetta a Roma, ora, convincere l’Ue della bontà dell’operazione e di un prestito ponte che il ministro Tremonti ha definito “il risultato a valle di una politica di inerzia protrattasi per oltre 22 mesi”.

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