Lunedì 21 Maggio 2012
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Alitalia, Berlusconi ha semplicemente difeso il mercato

25 Marzo 2008

Finalmente. Ci avevano raccontato la favola della “fine delle ideologie”, anzi, con ancor più enfasi, di sapore spengleriano, ci avevano descritto minuziosamente la saga del “tramonto delle ideologie”, con tanto di cartello “Off limits”. Tutto celebrato con il fasto dei grandi trionfi e con bulimia retorica.

La sinistra che Tremonti definisce “mercatista”, quella “post-comunista”, ha partecipato con grande ardore a questo spettacolo postmoderno e ci ha insegnato che essa, sì, aveva sempre sbagliato, praticamente su tutto, dal trionfo del “bel sol dell’avvenire” al compromesso storico, ma oggi era in grado di salire in cattedra per raccontare al mondo la Verità: il marxismo non è mai morto. Esso vive ancora. Ha preso l’accento della City di Londra, soprattutto dopo l’exploit mercatista della “merchant bank a Palazzo Chigi”, opera del grande post-comunista D’Alema, e oggi è in grado di rivisitare l’intero percorso del liberismo. Dello striminzito liberismo destrorso. Perché il liberismo è di sinistra.

Dunque, loro, pur avendo perso, hanno oggi ragione, perché il liberismo che la globalizzazione pretende di imporre a tutti, senza più nessuna distinzione (egualitarismo? O livellamento antropologico?), è già qui in mezzo a noi: sono “loro” i liberisti. E sono liberisti perché globalizzati, punto primo, e hanno ragione perché “di sinistra”, punto secondo, prego prendere nota minuziosamente.

Ricolfi ha scritto un bel libro su questo schematismo ideologico, appunto: ideologico, della sinistra, secondo il quale essa ha oggi sempre ragione, anche quando, ieri, aveva palesemente torto. Le cose funzionano nel mondo della dialettica hegelo-marxista. Non importa di che colore sia il gatto, l’importante è che ammazzi i topi: Lenin docet, ieri come oggi. Sempre.

Ergo, questi esimi e colti neo-liberisti di sinistra sono anche oggi leninisti e se ne vantano. E perché se ne vantano? Semplice: perché, a destra, nessuno osa dichiarare guerra al trionfo di questo mefitico nichilismo che, in molti, in troppi, hanno definito ad abundantiam “tramonto delle ideologie”.

L’alibi per non pensare più la politica, perché, si sa, se aspiri ad un progetto politico, come minimo sei un costruttivista, ed Hayek, il principe del liberalismo, ti darà bacchettate dall’oltretomba finché la mano destra, quella sbagliata, non ti cadrà di netto. E rimarrà soltanto la sinistra. Che ieri era la mano maledetta. Parola di Cacciari. Lo scrisse in un volume dei primi anni Ottanta del secolo ormai alle nostre spalle, il “secolo breve”, in realtà lunghissimo, con varie protesi nel presente, un saggio collettaneo dedicato al tema dei temi: cos’è la sinistra? E il dòtto sindaco di Venezia si sbilanciò non poco su codesto ammennicolo ideologico, fino a screditare la sinistra perché sinisteritas è alterazione della retta via e, dunque, avversione agli schemi. Ma, alla fine, oplà!, redenzione in zona Cesarini: la sovversione degli schemi e, in fondo, la pelle rivoluzionaria della sinistra, così “sinistra” (da far paura anche a se stessa), è maledettamente bella e sempre attuale, non finisce mai come l’amore eterno degli stilnovisti. Questi uomini maledettamente “di sinistra” sono certamente “sinistri” (cioè, da evitare), ma insieme, come negarlo?, affascinanti, come Lenin e, in fondo, Pol Pot. Dunque, la sinistra è certamente sinisteritas, ma è per questo anche eternità pura, ideologia che non tramonta e può legittimamente, essa soltanto s’intende, assumere nuovi volti, prendere nuove pose, attingere a nuovi pozzi, andrà sempre bene. Perché di sinistra si muore per poi, come l’Araba Fenice, rinascere. Infatti Cacciari, in un’intervista sbalorditiva, ha dichiarato, senza colpo ferire: io ormai sono così liberale che proprio non riesco a concepire tutte queste pregiudiziali politicistiche e statalistiche. Liberal-liberista “ma anche” leninista: Veltroni aveva già capito tutto. Le fonti sono le fonti e chi ha studiato sa dove andare a pescare il metodo e i contenuti. Conclusione: i mercatisti-liberisti di oggi sono i leninisti non di ieri, ma di oggi, perché, proprio perché leninisti, si dichiarano oggi liberisti. Ecco perché Tremonti li bolla come “mercatisti”. Per la stessa ragione per la quale, ieri, erano materialisti storici.

Ebbene, tutte queste cose i liberisti proprio non le intendono. Un limite gigantesco che, per paura di travalicare la linea Maginot della resistenza al “colbertismo”, “neocolbertismo” e affini - che poi, per loro, è la bestia infernale di sempre: il protezionismo – non prendono nella dovuta considerazione. Rifiutandosi di conoscere la realtà per quella che è, diventano ideologi di qualcosa a cui non sanno neanche dare un nome.

Esempio prezioso: il caso Alitalia. E’ del tutto evidente che Air France non stia facendo un’operazione di mercato, ma un saccheggio manu militari con tanto di leva pubblica, transalpina, dunque di origine ENA, Ecole Nazionale de Administration, dunque roba forte, che fa male. Siamo nel pieno del colbertismo, neanche troppo riveduto e corretto: uno Stato, quello francese, che per ora non si pronuncia, ma ha mandato avanti Spinetta a fare le sue veci, che impone ad un altro Stato, azionista di maggioranza della sua compagnia di bandiera, di non usare i diritti aeroportuali, che prevedono accordi con Paesi comunitari ed extracomunitari (dunque, viene fuori anche una questione in punta di diritto internazionale), autoescludendosi, così, dal mercato e dal consesso internazionale.

In sostanza, autocertificandosi colonia o protettorato francese e drop out rispetto a tutto il resto del mondo. Una follia che soltanto un punto di vista ideologico, come quello dei liberisti nostrani, potrebbe considerare a prova di mercato. E questa è soltanto una delle clausole dell’accordo con Air France. Dunque, Berlusconi non ha soltanto difeso la cosiddetta “italianità”, ma ha difeso le regole del mercato e del diritto internazionale. Ciò risulta anche per quel che riguarda la difesa dei legittimi diritti sul patrimonio dell’Alitalia, che il governo deve vantare. Secondo Spinetta, esautorare il governo da questi diritti equivarrebbe a “salvare” l’Alitalia dal fallimento.

Certo, mandando a fondo le sostanze patrimoniali della nostra compagnia di bandiera, con la benedizione di chi dovrebbe vantare diritti di tutela nei loro confronti. Una follia iper-statalista e iper-colbertista. Si impedisce agli italiani di fare concorrenza in Europa nei trasporti aerei, con ciò blindando, di fatto, il mercato, non aprendolo, come vorrebbe la regola aurea del liberismo. Bene, tutto ciò è evidente, ma, per capirlo e rovesciarne i presupposti, all’apparenza “liberisti” e “mercatisti” (il che non è un bel complimento), ci vorrebbe più l’umiltà dell’osservatore ragionevole che il piglio arrogante dell’ideologo.

Per quest’ultimo, se la realtà smentisce la sua tesi, peggio per la realtà. Per chi, invece, osserva la realtà e prende atto dei fatti registrabili, facendo poi, alla fine, un’analisi circostanziata, vale la regola, anch’essa aurea, del matematico Alexis Carrel: "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”.

Commenti
cuomo daniele
25/03/08 15:32
belle parole
le tesi qui riportate,che sono poi la fotocopia di quanto afferma il governatore della Lombardia Formigoni,sono molto allettanti e interessanti,peccato che per formulare una tesi,come il buon Hegel fece a suo tempo,bisogna pure argomentarla,e bisogna farlo basandosi sui fatti. Alitalia,che per inciso fino al 2001 aveva i conti in ordine da tre anni quando era ministro dei trasporti Bersani,è una nave alla deriva,sulla quale sono già state versate cifre enormi di denaro pubblico,senza sortire alcun effetto,e che occorreva privatizzare al più presto,visto che proprio gli interventi "statalisti" e "neocolbertisti" ,che per anni il governo Berlusconi ha prediletto come metodo per gestire l'Alitalia,non erano più tollerati dall'Europa. Il governo,è stato costretto a vendere,per altro in accordo con le teorie liberiste di Frieddiana memoria. La trattativa con Air-France non è stata poi una trattativa segreta e sottobanco,ma è stato paerto un bando di gara internazionale alla luce del sole,durato parecchi mesi,al termine del quale l'offerta dei francesi è stata giudicata la più "pagante",e quindi Alitalia sarà acquistata dall'Air-France,come il mercato ordina. Sarebbe ora interessante tuttavia spiegare perchè il tanto bastonzto governo Prodi ha voluto svendere la possibilità italiana di accedere sui mercati internazionali per mero vantaggio di Parigi(ah,per chi non lo sapesse le merci italiane viaggiano su aerei cargo solo per percentuali trascurabili),e francamente mi sembra che il buon Formigoni e tutti coloro che sostengono queste tesi lo debbano dire. Poichè in effetti,il nuovo piano industriale di Alitalia rispecchia quello precedentemente concordato ai tempi della'uspicata fusione con KLM,che gli enti locali in mano alla lega vollero far fallire,e il posto di Alitalia a Malpensa verrà rapidamente preso da altre compagnie(ce ne sono trentasette a fare la fila),mentre potremmo finalmente avere,grazie ai francesi,il primo vero Hub italiano:quello di fiumicino.Mi si dovrebbe poi anche spiegare,perchè uùil leader di uno dei maggiori partiti candidati alle elezioni politiche,e che nella recente storia italiana guidò ben TRE cordate fasulle, debba tirare fuori dal cilindro,a pochi giorni dalle elezioni,una misteriosa cordata italiana,di cui non si è saputo nulla fino ad ora,da lui direttamente guidata,la quale tuttavia avrebbe bisogno di tempo per materializzarsi,guarda caso dopo le elezioni,visto che tutti questi mesi non sono bastati per organizzarla. Se l'Italia e la sua credibilità devono esser difese da queste persone e in questo modo....poveri noi!
26/03/08 13:48
Ali italiane...
La cordata o pallacorda o corda. Berlusconi promette queata volta, il miracolo italico con le ali.. la cordata, naturalmente, parte della corda sono i suoi cari bamboccioni anche se in realtà dietro a tutto il cordame c'è lui, sempre lui, il conflitto d'interessi personificato e non da solo ma in compagnia di industriali che metteranno la crocetta sul simbolo del PDL, personaggi davvero ..agresti. In altre nazioni come ad esempio gli Stati Uniti, avrebbero riaperto le porte di alcatraz naturalmente solo per una visita di cortesia non si fraintenda, in Italia, abbiamo da visitare la bella isola di Pianosa, patrimonio dell'umanità.
raffaele iannuzzi
26/03/08 14:56
Risposta dell'autore a Daniele
Commentare un articolo, di cui legittimamente si discutono le tesi, inscrivendo queste ultime in uno schema politico ad hoc, in questo caso, diciamo così, il “formigonismo”, è appunto sintomo di quella deriva ideologica mai sopita, anche in ambienti liberisti, liberali o sedicenti tali. Hegel, a questo punto, avrebbe dialettizzato adeguatamente ed io non mi sottraggo al compito. Primo. Continuare a fare la storia dell’Alitalia congelandone le fasi negli schemini, appunto ideologici, dell’Età dell’Oro (nel 2001 i conti erano in ordine e c’era Bersani: capirai ecce homo, il liberalizzatore mancato, dopo aver frequentato magari anche master nelle università anglosassoni di punta, un po’ di decenza ci vorrebbe) e dell’Età della Grande Crisi è sbagliato sul piano analitico. Sia perché la montagna di denaro pubblico versato nelle casse della compagnia di bandiera ha una storia assai più articolata, come del resto tutta la storia del settore pubblico italiano, si dia una scorsa alle pagine dolenti e dettagliatissime di Necci sulla materia, sia perché qui non si tratta della lotta tra il Bene e il Male, ma della battaglia politica, assolutamente legittima, fra chi, come Prodi, ha sempre praticato lo sport dello svenditore al ribasso dei gioielli di famiglia di casa Italia (mentre i suoi rimangono ben depositati nella cassaforte…), e oggi continua a borsdeggiare i contribuenti come se avesse un terzo mandato all’Iri, puntuali le parole di Tremonti, anche in questo caso, e noi, che, deboli, fragili, impacchettati, tutto quel che vuole, ma, in ogni caso, abbiamo ben chiara la differenza tra un’asta opacamente messa in campo, con qualcosa come venti, dico venti, segnalazioni per insider trading da parte della Consob,a partire dal dicembre 2006 (cfr. Giannino, Libero, 23 marzo) e, incapace di uscir fuori dal cul de sac nel quale si è infilato, si richiama a qualcosa che, da buon svenditore statalista e, se vuole, faccio il raffinato, da buon apologeta del “modello renano”, francamente non ha mai conosciuto, vale a dire il mercato. Le suggerisco, prima di aprire il fuoco, come scrisse nel suo ultimo libro il mio grande conterraneo, Bianciardi, di documentarsi meglio e osservando dati e contesti storici, un suggerimento, se me lo permette: www.centrofondi.it, per cominciare, in cui si dicono tante belle cosette sulla devastazione causata dall’euro, voluto, fortissimamente voluto da Prodi, con una bella trattativa di valuta di cambio con la Bundesbank (ma guarda, la patria del modello renano e forse con qualche interessuccio bancario di mezzo, chissà…), ma si racconta anche tutta la storia del nostro prode nazionale, ingrassato con i soldi miei e suoi, con una società di consulenza, la Nomisma, intestata a sua moglie, che tratta di robe che non si capiscono, tra cui l’energia, fa statistiche che nessuno legge e intasca parecchi soldi, che a nessuno farebbe dispiacere che rimassero nelle tasche dei legittimi proprietari, cioè noi. Sul resto, legga gli ultimi tre interventi di Forte su Libero, soprattutto quello in cui si declina, nero su bianco, la strategia di svuotamento dell’asset strategico del Paese attraverso la cessione al ribasso di Alitalia, per favorire Parigi. Proprio oggi Giannino, su Liberomercato, pone una serie di domande su una serie di questioni, a proposito di chiarezza nella trattativa, la rimando a quel prezioso testo. E poi, mi scusi: ma dove ha letto che Air France sarebbe stato considerato l’interlocutore più affidabile? Mai letto niente del genere, ho invece letto molte perplessità in merito allo scaricamento di alternative a questo interlocutore. Peraltro, con un governo, come quello francese, finora convitato di pietra, silente, eppure presente, eccome, al tavolo della trattativa, con Monsieur Spinetta. In questo contesto, l’unico vero hub italiano, Fiumicino, pone qualche problemuccio al Nord e a chi prende al’ereo da quelle parti, non per andare a visitare Stoccolma, ma per andare a lavorare. E’ così evidente la cosa che non c’è neppure bisogno di aggiungere altro. Infine, Cardia, presidente della Consob, dopo aver tirato venti volte le orecchie a Prodi, oggi richiama tutti i politici alla responsabilità, perché il titolo Alitalia potrebbe anche andare giù e di brutto. Giusto. Ma allora come mai il governo non l’ha cautelativamente tirato fuori dalla borsa, onde affrontare in maniera cauta e trasparente la trattativa con Air France? E perché oggi, dopo quelle efficaci sortite di Berlusconi, che ha già vinto ed ha sparigliato tulle le carte (per lei è l’opposto, ma aspetti ancora un secondo, prego…), il titolo ha messo a segno, a fine della giornata di ieri, il 32,35% a 04578 euro? Quando va giù è colpa di Berlusconi (cosa mai avvenuta) e quando va su di chi è la causa? Ovvio, Prodi è il grande generale, il quale vuole bellamente svendere e oggi, però, non sa spiegarsi (cfr. intervista a SkyTg24 di due gg. fa) perché Spinetta stia calando le braghe anche di fronte ai sindacati e non sia più in grado di tirare su la trattativa secondo le regole della concertazione tra le parti sociali, così cara a Bersani, e soprattutto secondo le elementari regole delle relazioni industriali (vigenti in Europa, suppongo anche in Francia). Ribadisco: l’ideologia è una brutta bestia e, quando si assomma a pregiudiziali politiche, diventa occasione di scontro. Spero di aver evitato lo scontro e di aver, invece, favorito la maggiore chiarezza su una trattativa ormai diventata chiacchiera da bar. In cui giganteggiano le bugie e chiude il moralismo. Un Paese governato da un uomo che ha ancora chiare le coordinate strategiche, politiche e culturali di quel che una volta si soleva chiamare “interesse nazionale” è un Paese che, perlomeno, non avrà banchieri che fanno i politici e politici che fanno i banchieri. E scusate se è poco. Cordialmente, Raffaele Iannuzzi
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