Domenica 1 Agosto 2010
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Alitalia: anche per la stampa tedesca Berlusconi è un genio

26 Marzo 2008

Tutti a stracciarsi le vesti per un editoriale velenoso del Wall Street Journal su Berlusconi e Alitalia. Ma in questo momento gli unici commenti internazionali da tenere d’occhio sul serio sono quelli tedeschi. Come i tre articoli in 48 ore della tedeschissima Frankfurter Allgemeine.

Chi scrive martedì scorso è stato letteralmente sommerso di telefonate da amici e conoscenti, grossomodo tutte sullo stesso tema: le critiche del Wall Street Journal a Silvio Berlusconi.

Per il vero, pur avendo notato anch’io il pezzo (si intitola “Silvio and Alitalia”) non vi ho dato granché peso.

Non per superbia o ignoranza – ci mancherebbe altro, il WSJ è una lettura quasi obbligata per chi vive non sulle nuvole ma in questo mondo – bensì per una serie di considerazioni.

La prima è che non provo grande amore per articoli non firmati, soprattutto se non si limitano a riportare fatti ma prendono posizioni precise. So bene che è un costume abbastanza diffuso nel giornalismo anglosassone (basta pensare all’Economist), dove un pezzo spesso subisce tante di quelle rielaborazioni da risultare irriconoscibile perfino agli occhi del suo “padre” originario. So altrettanto bene, però, che un editoriale velenosetto buttato così,  con assoluta nonchalance, nel bel mezzo di una campagna elettorale si presta a esacerbare i già bollenti spiriti.

La seconda ragione è che il WSJ in passato ha già ospitato interventi di commentatori italiani, spesso autorevoli ma mai carezzevoli con Berlusconi. E se si considera che Veltroni da sempre cura moltissimo i rapporti con la stampa straniera – vedi il coccolosissimo articolo dedicato a Walter dal WSJ di oggi -  di cosa ci si stupisce?

La terza ragione è che, per quanto le posizioni del WSJ siano interessanti, nel caso specifico di Alitalia non illuminano granché l’intricato nodo della compagnia di bandiera. Molto meglio, allora, dedicare le proprie letture internazionali alla tedeschissima Frankfurter Allgemeine Zeitung (la FAZ). La quale, nell’arco di 48 ore, ha mandato in rotativa ben 3 articoli dedicati ad Alitalia, Berlusconi e dintorni.

Ironia della sorte, martedì, mentre i mezzi d’informazione di casa nostra si accapigliavano a “rimbalzare” il Wall Street Journal, nessuno o quasi si prendeva la briga di leggere un interessante e lungo commento di Tobias Piller dalle pagine delle FAZ.

Il pezzo, pur non risparmiando una (molto lieve) ironia sui conflitti d'interesse di Berlusconi, mette in luce la genialità della mossa del nostro.

Il quale in un sol colpo ha costretto Prodi a uscire dal dimenticatoio in cui i Veltroniani lo avevano relegato; ha screditato in tronco la gara-patacca di Padoa Schioppa; ha messo in luce le contraddizioni aeroportuali di Walter Veltroni (cui è almeno in parte da ascrivere la misère di Malpensa); ha esaltato le diversità tra i prodiani (Bianchi che assicura la possibilità di decidere entro la fine del 2008; Padoa Schioppa che dice l'opposto).

Se ci aggiungi l’ostilità manifesta della FAZ per una cordata tutta italiana, capirete anche voi che i giornali tedeschi una volta tanto sono parecchio più interessanti di un commento del WSJ.

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Commenti
26/03/08 20:42
Silvio and Alitalia
Il commento del WSJ non era firmato perché è un editoriale, per l'appunto un commento, un'opinione, non una notizia. E' d'uso nel mondo anglosassone non firmare simili note in quanto rappresentano la visione "del giornale" e non del singolo. Pertanto, sarebbe da considerarsi più autorevole del semplice "opinion piece", firmato da un individuo identificato che parla per sé. In questo contesto, ricordiamo che l'Economist, generalmente considerato abbastanza autorevole, non mette la firma a nessun pezzo - con una sola eccezione, l'ultimo editoriale di un direttore quando lascia la testata. Mediamente durano una dozzina d'anni al timone... Per il resto, l'interessante in quest'editoriale, almeno da parte di che segue la stampa estera, dipende proprio dal fatto che fino ad ora il Wall Street Journal è stato una delle pochissime testate internazionali di peso - insieme con il FAZ e Le Figaro - ad appoggiare editorialmente Silvio Berlusconi. Scrivono ora però che "ha deluso". Per quanto riguarda la "genialità politica" descritta nel servizio del FAZ invece, è proprio questa che viene criticato nel commento del WSJ: la disponibilità a mettere i criteri puramente politici davanti alla sana gestione economica. l giornale americano infatti chiude la sua nota osservando di Berlusconi che: ""E' un politico disposto a fare qualsiasi cosa pur di vincere. Ciò non è una buona notizia né per Alitalia, né per l'Italia". E' perfettamente vero invece che il giornale negli anni ha anche ospitato articoli critici - rigorosamente firmati, erano opinioni esterne - dell'operato dell'ex Premier. Nulla di più normale, non è un giornale di partito. Se può consolare, forse è bene sottolineare un aspetto dell'intervista a Veltroni che non sembra essere stato molto notato dalla stampa italiana finora. E' tutto imperniata sulla "sfida impossible" del leader PD e osserva più volte che la vittoria di Berlusconi nelle prossime elezioni è largamente attesa. E' bene che si legga la stampa estera. E' sbagliata tentare di farla rientrare negli schemi politici italiani. Siccome all'estero non gliene viene niente, tendono a raccontare i fatti nazionali come gli appaiono, anche senza coerenza e a volte ingenuamente, proprio perché non sono tenuti a dare "l'appoggio integrale" a chicchessia. Tanti saluti, J.
gattoff
27/03/08 00:48
W:S:J
Descrivere il W.S.J come un giornale ostile è patetico. Notoriamente il proprietario e la redazione sono destro-consevatori. questa non è la mia opinione ma è quella di molti analisti USA.
ramafra@libero.it
28/03/08 10:59
L'articolo giustamente pone
L'articolo giustamente pone in luce la genialità di Berlusconi politico, a caccia di voti in piena campagna elettorale. E' infatti indubbio che i suoi interventi riaprano il sipario che i Veltroniani hanno coattamente calato sulla vicenda di Alitalia. Si perché la trattiva e la formulazione della proposta di Airfrance, non solo sono ridicole ma ci fanno dubitare sulla buona fede dell’esecutivo, in particolare del suo capo e del suo ministro dell’economia, che sembrerebbero animati da qualsiasi intento, tranne quello di rendere un servizio al paese. E a questo proposito la parte finale del commento di James Hansen è piuttosto ingenua. Ma come si fa a dire che “all'estero non gliene viene niente”? Innanzitutto il 20% circa di Airfrance è detenuto dal governo francese e il resto del capitale è nelle mani di investitori internazionali. Inoltre in questa trattativa sono coinvolte in qualità di advisors alcune delle banche d’affari più importanti dell’intero panorama mondiale i cui interessi sono diffusi in tantissimi paesi, incluso il nostro. E non a caso molti membri del presente esecutivo hanno diversi trascorsi proffesionali in qualità di Advisor. Aggiungo che Berlusconi si fa efficacemente portatore degli interessi internazionali: chi è ben informato circa la proposta formalizzata da Airfrance, sa benissimo che l’operazione si presenta come l’acquisizione di assets e non di una integrazione di Alitalia all’interno di un network. Berlusconi dimostra di avere capito che questa operazione non valuta minimamente l’interesse italiano di avere una compagnia aerea che sia un trampolino di lancio del made in Italy sul panorama dell’economia globale. Quindi, se non geniale, Berlusconi cerca almeno di non svendere il proprio paese.
Omacatl
28/03/08 13:23
Siamo alle solite... oggi il
Siamo alle solite... oggi il governo Prodi vuole svendere Alitalia... ieri il governo Berlusconi ha fatto di tutto per non vendere Alitalia... ed i conti sono andati sempre più in rosso!! Ed io continuo a pagare le tasse... Che ipocrita tutta questa classe politica!!
28/03/08 13:46
WSJ e Berlusconi
Osserviamo un attimo in che modo viene dipinto lo stesso Berlusconi al di fuori dei confini italiani. Non di certo in modo limpido, bensì nella maniera distorta che permea anche dai nostri media, notoriamente poco indulgenti con lui. Mi ricordo un brillante editoriale del 2004 sul WSJ ad opera di Alberto Mingardi in cui si spiegavano le lacune della politica economica del governo del tempo. La mia opinione è che quando si muove una critica, bisogna anche osservare chi la porta avanti. Io vedo l'atteggiamento del WSJ come una risposta a delle aspettative ben maggiori, riposte in Berlusconi. Non dev'essere visto in modo estremamente negativo, bensì come critica costruttiva. In quest'ottica si può osservare come il quotidiano Usa colpisca nel segno, come lo fa il FAZ, ma secondo due schemi diversi, esplicito ed implicito. Che poi i media stranieri abbiano interessi di parte nelle vicende italiane (anche politiche) non ci vedo nulla di strano, anche se lo vedo un po' improbabile. Sul merito della vendita di Alitalia, invece, mi trovate molto dubbioso. Ricordo solo che si sta andando avanti da 15 anni a sprecare denaro. Ricordo solo che è fallita la Pan Am senza troppi patemi d'animo e vittimismi italici. Soluzione? Per il sottoscritto, farla fallire. Ma è solo la mia opinione... Cordialmente, FG
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