Prima candelina per Alitalia. A un anno dall’avvio della procedura per la liberalizzazione della compagnia di bandiera, l’azienda risorta dalle ceneri della vecchia Alitalia, passando per la Cai (Compagnia aerea italiana) - sostenuta da una cordata di imprenditori nazionali - fa il bilancio. La cura è passata per un ‘dimagrimento’, che ha permesso di ridurre i costi con un doloroso abbattimento del personale ma anche di preconizzare il pareggio dei conti gia’ nel 2011.
Dopo 365 giorni di dubbi, incertezze e indispensabile riorganizzazione del lavoro, la nuova Alitalia oggi, per il suo amministratore delegato, Rocco Sabelli è "un'azienda che sta sul mercato, che ha un futuro, che affronta la competizione con costi più bassi di altri, che non brucia cassa". La società – assicurano i vertici - ha raggiunto il pareggio operativo nel secondo semestre 2009, anche se nel 2010 prevede ancora il ‘rosso’ perchè il mercato sarà "piatto" e "aumenteranno i costi". Il nuovo management ha operato su tre fattori distinti: un maggiore utilizzo degli aerei e del personale; la concentrazione dell’attività sul trasporto passeggeri; la riduzione del personale.
Quanto al fattore di riduzione dei costi, i vertici della nuova Alitalia si sono orientati verso un modello di business che prevede sette basi di collegamento, contro le due precedenti: oltre a Roma e Milano (Linate e Malpensa), anche Torino, Venezia, Napoli e Catania. "Abbiamo fatto questa scelta – spiega Sabelli – perché quello italiano è un mercato con flussi periferici forti, nel quale la gente vuole andare dal nord al sud e viceversa, senza dover passare per forza da Roma o da Milano". Il tutto "aumentando la rotazione degli aerei e del personale che vola di più nello stesso orario di lavoro". La concentrazione sul ‘core business’ storico della compagnia ha consentito di ‘esternalizzare’ manutenzione e trasporto merci, i quali richiedono economie di scala che la dimensione di Alitalia ancora non consente. Anche questo passaggio non è stato indolore, tanto che sono convocati a Palazzo Chigi per il 15 gennaio i lavoratori di Ams (Alitalia mantainance systems) che tengono da giorni ‘in ostaggio’, simbolicamente a Fiumicino, un motore Alitalia per Airbus 320, che doveva essere inviato in Svizzera per la revisione. I lavoratori protestano per scongiurare la delocalizzazione del polo manutentivo. Il governo ha deciso di intervenire con un tavolo interistituzionale che risolva la vertenza e dia garanzie lavorative e continuità delle commesse Alitalia.
Infine, l’intervento sul personale. Oggi la compagnia italiana ha 14 mila 60 dipendenti, un migliaio in più rispetto a quanto previsto dagli accordi siglati il 31 ottobre 2008 a Palazzo Chigi. Ha assunto 700 persone dalla cassa integrazione. Ha introdotto il part time diminuendo così l’assenteismo e andando incontro alle esigenze di una quota di personale, soprattutto femminile. Ha salvato Atitech garantendo per cinque anni la manutenzione in esclusiva per gli aerei Alitalia. Su questo modello si appresta a risolvere anche la questione Ams nel campo dei motori.
Resta scettica l’opposizione che, con il Pd, ha convocato a Malpensa una conferenza stampa con il segretario Pierluigi Bersani e il presidente della provincia, Filippo Penati per dire che l’operazione salvataggio è costata tre miliardi in più ai contribuenti italiani senza nessun vantaggio concreto rispetto all’ipotesi della fusione Alitalia-Air France. Il segretario del Pd ha ricordato che in caso di nozze con Air France "con 500 milioni di euro lo Stato italiano avrebbe potuto avere il 30% della più grande compagnia aerea del mondo, e sedersi al tavolo del Consiglio di amministrazione come partner strategico". Invece, con la liberalizzazione e l’attuazione del cosiddetto ‘Piano Fenice’ – ha proseguito Bersani - "abbiamo rinunciato a questo". E anche a "servizi in più, occupati in più, più infrastrutture e prezzi competitivi".
Tuttavia, il 2010 porterà qualche novità positiva. Intanto per la rete, che crescerà. Con la riapertura della rotte per Malaga e Vienna, per Miami da Milano e per Los Angeles da Roma, ma anche, da marzo o aprile, con un nuovo servizio da Malpensa dedicato a una clientela sensibile al prezzo. Poi, sul fronte alleanze. Dopo quelle con Air France-Klm, Delta-Northwest e Aeroflot, si profila per il nuovo anno un accordo con Air Vietnam. Accordo che contribuirà, tra gli altri, a fare di Alitalia nei prossimi cinque anni – secondo gli auspici del suo ad - "una compagnia con base nazionale, forte all’interno di un solido sistema di alleanze, che arrivi a trasportare 28-30 milioni di passeggeri con qualche rotta internazionale e intercontinentale in più".

