Lunedì 21 Maggio 2012
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Follie settembrine

Alitalia va verso la privatizzazione
ma qualcuno lo spieghi a Marrazzo

4 Settembre 2008
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Marrazzo si è autocandidato per acquisire una partecipazione nella nuova compagnia

Come è noto, la politica è l’arte del possibile! La vicenda Alitalia prende in questi giorni una piega che non può piacere fino in fondo a chiunque possieda un minimo di  cultura politica liberale. Troppe sono le ombre dell’operazione: il ricicciare del mito dell’italianità e dei campioni nazionali, la creazione di  una cordata di imprenditori che sembra rispondere più alla logica di un circolo del bridge che a quella dell’iniziativa imprenditoriale, la sostanziale fusione con l’unico serio competitore sulla rotta nazionale (la Roma – Milano) più redditizia per le imprese e più cara per i consumatori (e quindi presumibilmente diverrà ancora più redditizia e più cara), la questione degli esuberi da riassorbire (nella p.a., nelle Poste s.p.a., in altre imprese pubbliche?).

Per un autentico liberale non c’è dubbio che la soluzione migliore, dopo il fallimento (per responsabilità sindacale) dell’offerta AIR France, sarebbe stata il fallimento della compagnia. In un’economia libera il fallimento di un’impresa non è una catastrofe da impedire ad ogni costo, ma è la normale sanzione di mercato cui vanno incontro le gestioni imprenditoriali inefficienti.

Ma tutte queste sono considerazioni teoriche che, in particolar modo nel nostro Paese, non albergano quasi mai nell’animo della politica. E così, a malincuore, ci siamo alla fine rassegnati al progetto Fenice consolandoci, non solo per l’indubbio beneficio politico che il Governo trae dall’operazione, con una considerazione che in un’ottica liberale è decisiva. Sarà forse una svendita, ma è comunque una privatizzazione. Per un liberale una svendita è pur sempre meglio della manomorta di Stato. Da domani lo Stato non avrà più un ruolo diretto in un mercato, quello del trasporto aereo, che negli ultimi vent’anni ha abbondantemente dimostrato di poter essere efficiente e competitivo anche senza l’intervento della mano pubblica.

Avevamo con fatica ritrovato la serenità, quando le notizie di ieri ci hanno fatto ripiombare in uno stato depressivo. L’immaginifico governatore del Lazio, Piero Marrazzo si è autocandidato per acquisire una partecipazione nella nuova compagnia aerea, la quale a suo dire avrebbe natura strategica per gli interessi della collettività laziale, per gli operatori economici, per i lavoratori di Fiumicino.  Prendendo per un attimo sul serio il ragionamento di Marrazzo, non si può non rilevare come ci si trovi per l’ennesima volta di fronte all’equivoco che per oltre quarant’anni ha inquinato la vita pubblica italiana. Marrazzo è ancora fermo all’idea che la tutela degli interessi della collettività debba essere perseguita direttamente dalla mano pubblica e che viceversa affidarsi alle dinamiche spontanee del mercato finisca per arricchire unicamente i capitalisti (la plutocrazia giudaico massonica si sarebbe detto qualche anno fa). Né è chiaro perché gli interessi pubblici in gioco siano solo quelli dei cittadini del Lazio. E i lombardi, i veneti, i siciliani o i pugliesi, non sono forse altrettanto interessati alle sorti della compagnia di bandiera? E perché non coinvolgere anche le province e i comuni (almeno quelli capoluogo?). Si potrebbe dar vita ad una spettacolare public company di Stato in cui tutti gli enti territoriali e le regioni detengono quote sì di minoranza ma in grado di condizionare le scelte del management!

Riflettendoci con più calma ci siamo però rassicurati. L’idea di Marrazzo è talmente sconclusionata che probabilmente neanche lui ci crede. E’ solo il frutto, oltre che del sole agostano, delle tattiche e delle dinamiche che agitano la vita interna del PD. La voce ricorrente che non sarebbe lui il candidato democratico alla prossime elezioni regionali del Lazio evidentemente lo ha posto nella necessità di assumere alcune iniziative clamorose per sparigliare il gioco. Come confermano le reazioni sorprese ed irritate di alcuni leader del PD, le non troppo velate accuse di “intelligenza con il nemico” (Marrazzo, chiedendo di farne parte, ha legittimato politicamente il progetto  Fenice).

Poi però un altro incubo si è affacciato nella nostra mente: non è che qualcuno dei geni creativi che popolano il Governo, qualche mente sapiente in possesso di tattiche sopraffine di gestione del potere, alla fine si fa venire l’idea di raccogliere la provocazione di Marrazzo, pur di mettere in ulteriore difficoltà Veltroni e la sua scalcagnata compagnia di giro?

 

Commenti
Anonimo
04/09/08 10:26
Il frutto delle
Il frutto delle privatizzazioni è forse quello di costituire cartelli dediti al furto legalizzato di risparmi, polizze, espellere GENTE dal mondo produttivo? Quali benefici ne sono stati tratti?. Il vezzo dei liberisti italiani e dei cosidetti studiosi di economia nostrani è sempre quello di pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti.
Afro
04/09/08 10:51
Privatizzazione ?
Io, più che una privatizzazione, avrei preferito una liberalizzazione. Ma forse, i nostri politici non conoscono la differenza tra le due cose. Questo governo, tanto meno.
tacitus
04/09/08 14:16
L'articolista incorre in
L'articolista incorre in un'inesattezza dicendo che gli esuberi saranno assorbiti nei vari enti pubblici. Vedi tra l'altro il Ministro Brunetta (Matrix 3/09/08).
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